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giovedì 5 novembre 2026

Avellino: la città della chiacchiera aspetta che il malato tiri le cuoia...come sempre..!



Intestarsi ruoli e riconoscimenti fini a se stessi, senza una reale ragione scatenante o un beneficio tangibile per la cittadinanza, sembra essere purtroppo l'unico traguardo che questa amministrazione riesca davvero a raggiungere.

Il sindaco, baciato da un vero e proprio incrocio astrale, è stato recentemente nominato presidente provinciale dell'ANCI, l'associazione dei Comuni che, a onor del vero, non ha mai fatto la benché minima differenza per il nostro territorio da quando è stata formata.

Anziché concentrarci sui problemi reali e quotidiani della città — che continuano ad accumularsi tra inerzie e promesse mancate, assistiamo all'ennesima passerella istituzionale; 

a una medaglia da appuntare al petto utile soltanto a nutrire la vanità politica del momento, ma completamente vuota di contenuti e di utilità pratica, per chi vive e amministra la nostra comunità ogni giorno.

Ci piacerebbe — e lo scriviamo da tempo ormai — che il sindaco battesse finalmente un colpo e proponesse un primo programma d’intervento ad horas, prescindendo dalle solite cazzate calcistiche con cui si tenta periodicamente di distrarre la piazza. 

Le criticità sul tappeto sono molteplici e le stiamo denunciando da troppo tempo, purtroppo rimanendo puntualmente inascoltati. 

Pensiamo alla vertenza dell'ospedale Moscati, finita persino sui tavoli della Prefettura, o alla situazione dell'Alto Calore che a giorni alterni, sembra respirare solo per poi veder scivolare il proprio diagramma, verso la linea retta della morte cerebrale.

Eppure, di fronte a questo quadro dantesco, l’amministrazione trova comunque il tempo di compiacersi per l'arrivo di un pullman di turisti proveniente dalla Puglia, atterrato non si sa per quale strano caso del destino, in una città con tre o quattro monumenti e ben poco altro da raccontare.

Restiamo ora in fiduciosa attesa dei soliti incontri della giunta, con qualche cantante o artista da far esibire al Teatro Gesualdo, mentre sulle questioni vere cala il silenzio. 

Tra strade dissestate, vegetazione incontrollata che aggredisce le principali arterie viarie, e servizi alle fasce deboli segnati da politiche sociali indifferenti e asettiche, dinanzi alla disperazione della gente, il nulla cosmico incombe sul nostro capoluogo come una vera e propria iattura.

Un sindaco assente — o quanto meno ostinatamente silenzioso — potrebbe forse provare ad avvicinarsi al cittadino, ascoltandone le istanze e cercando di intervenire simultaneamente. 

Ma tutto ciò semplicemente non avviene. 

Paolo Foti, nei suoi anni, trascorreva il tempo intrattenendosi nei bar, insensibile a qualsiasi proposta dei consiglieri e Gianluca Festa preferiva le riprese per i film che aveva in testa, con Laura Nargi al suo fianco a tenergli il sacco.

Oggi, comprensibilmente, vorremmo capire come trascorra invece le sue giornate questa giunta. 

E soprattutto, quali siano i risultati concreti ottenuti finora, al di là delle solite promesse, dei futurismi da propaganda e di invenzioni cervellotiche che, alla fine della fiera, ci sono già costate qualche milione di euro.

RDM

mercoledì 4 novembre 2026

Avellino, la città del pallone. I cittadini possono attendere..!

 


Ad Avellino non c’è via di scampo. 

Pensare alle difficoltà di chi soffre, di chi combatte quotidianamente con la malattia o di chi attende una visita medica sembra ormai un esercizio di ingenuità. 

La città ha scelto le proprie priorità, il calcio uber alles, lo stadio come orizzonte politico e tutto il resto relegato a una fastidiosa contabilità di bisogni, che nessuno sembra intenzionato a saldare.

Ci eravamo illusi che questa amministrazione, dopo aver fatto qualche conto con la realtà, avesse compreso l’enormità delle esigenze quotidiane degli avellinesi. 

Ma evidentemente i conti si fanno soltanto quando c’è da parlare di pallone, mentre per il resto si preferisce mantenere il sacco, lasciando che le criticità si accumulino come foglie nelle caditoie.

E proprio il maltempo di questi giorni, rappresenta l’ennesima cartina di tornasole di un’amministrazione che non riesce a convincerci, neppure quando dovrebbe semplicemente fare il proprio dovere. 

Le caditoie restano otturate, la manutenzione continua a essere una chimera e l’ACS, dalla quale ci saremmo aspettati un sussulto di operatività, sembra perseverare nella propria latitanza.

Insomma, quando piove, la città scopre che l’acqua non si ferma davanti alle promesse elettorali.

Ma è sul versante sanitario che il quadro diventa davvero sconfortante. 

Il Moscati ha ampliato il Pronto Soccorso, ma l’organizzazione sembra ancora lontana da quella razionalità che dovrebbe garantire efficienza e tempestività. 

I controlli per liberare i posti letto impropriamente occupati, restituendoli ai reparti e consentendo una migliore gestione dei ricoveri, restano una prospettiva che i cittadini continuano ad attendere.

E allora torniamo a rivolgere al sindaco Nello Pizza la domanda che abbiamo posto fino alla nausea: 

com’è possibile che la massima espressione sanitaria cittadina, che dovrebbe avere a cuore la salute della propria comunità, non avverta l’urgenza di intervenire, almeno sul piano politico e istituzionale, su una questione che prima o poi coinvolgerà ciascuno di noi?

La sanità non è un problema di qualcun altro. 

Non è una questione da archiviare con qualche dichiarazione di circostanza. È il dramma di chi soffre, di chi aspetta, di chi non può permettersi di perdere tempo.

Eppure, ad Avellino, sembra che il pallone abbia acquisito una dignità superiore persino alla salute pubblica. 

Si discute, si sogna, si progettano scenari calcistici faraonici, mentre le esigenze dei cittadini vengono trattate come una comparsa sgradita sul palcoscenico della politica.

Una città che non riesce a garantire una manutenzione ordinaria dignitosa, che lascia irrisolte le criticità dei servizi e che non pone la sanità al centro della propria attenzione, dovrebbe forse interrogarsi prima di inseguire ambizioni monumentali.

Perché uno stadio può riempire gli spalti, ma non può riempire i vuoti di un’amministrazione.

E mentre qualcuno continua a coltivare la propria passione calcistica, gli avellinesi restano alle prese con allagamenti, disservizi delle politiche sociali e attese sanitarie.

La politica, evidentemente, ha trovato il proprio pallone da rincorrere, peccato che, nel frattempo, siano i cittadini a finire fuori gioco.

E quando la salute diventa una partita persa, non c’è curva che possa trasformare una sconfitta in una vittoria.

RDM

martedì 3 novembre 2026

Avellino: le sanzioni della sanità, non possono diventare una criminalizzazione dei pazienti..!

 


L'ex sindaco di Avellino ed ex consigliere regionale Enzo Ciampi, interviene sulla vicenda delle sanzioni per le mancate disdette di visite ed esami sanitari prenotati, relative al periodo 2017-2022, evidenziando le criticità di un sistema sanitario già gravato da liste d'attesa interminabili e carenze di personale.

Nel suo ragionamento, Ciampi sottolinea come l'efficienza della sanità pubblica debba dipendere innanzitutto da una corretta organizzazione dei servizi e da un'adeguata programmazione, senza scaricare sugli utenti-pazienti le responsabilità delle inefficienze strutturali.

La mancata disdetta, secondo l'ex amministratore, non può essere considerata la causa determinante del malfunzionamento delle liste d'attesa. 

Il cittadino, infatti, è spesso costretto a un percorso estenuante tra prescrizione del medico di famiglia, difficoltà di prenotazione e attese di mesi o perfino anni, che talvolta lo inducono a ricorrere alla sanità privata.

Particolarmente contestabile è l'aspetto temporale delle sanzioni, che colpiscono oggi comportamenti risalenti fino a nove anni fa, quando gli strumenti digitali per prenotare e disdire erano meno accessibili, rischia di apparire sproporzionato. 

Per Ciampi, eventuali sanzioni dovrebbero essere applicate a partire da oggi, accompagnate da un'adeguata campagna informativa.

Il punto centrale del suo intervento è la tutela del diritto alla salute e della dignità del paziente, evitando che quest'ultimo venga trasformato nel capro espiatorio di un sistema sanitario inefficiente.

Ciampi ricorda, infine, che il cittadino sostiene già la sanità pubblica attraverso la fiscalità generale, i ticket sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche, quelli sui farmaci e l'acquisto di medicinali non coperti dal servizio sanitario nazionale.

Una riflessione che richiama la necessità di un equilibrio tra responsabilità degli utenti e doveri delle istituzioni: 

prima di sanzionare i cittadini, occorre garantire servizi sanitari realmente efficienti, accessibili e rispettosi dei tempi di cura.

La passione e l'attenzione ai dettagli dimostrate da Vincenzo Ciampi nella sua riflessione, avrebbero fatto piacere se fossero state manifestate anche dagli amministratori, passati e presenti, troppo spesso indifferenti a quanto accade nel nosocomio avellinese. 

Una realtà in cui tanti cittadini, già provati dalla malattia, si trovano oggi a dover combattere persino con il fisco, tra disagi sanitari e sanzioni retroattive.

RDM

lunedì 2 novembre 2026

Avellino: fuori dai giochi di parte, servirebbe solo serietà amministrativa ..!


Le prime pagine dei giornali continuano a fossilizzarsi sullo stadio, alimentando un'insopportabile spocchia che sembra accomunare una parte dell'informazione alla tifoseria, nella speranza di vendere qualche copia in più facendo leva su una caratteristica ben conosciuta del pubblico avellinese. 

Il pallone, evidentemente, tira più di qualsiasi altra notizia, anche quando la città avrebbe ben altre ragioni per indignarsi..

E così, mentre c'è chi vive con i piedi nell'acqua in alloggi popolari fatiscenti, chi non riesce neppure a mettere insieme il pranzo con la cena e chi è costretto a fare i conti con una disoccupazione senza prospettive, il grande dibattito pubblico sembra ruotare intorno alla costruzione di un nuovo stadio. 

Al diavolo le difficoltà quotidiane, le strade bombardate dalle buche, la vegetazione che cresce senza controllo, e le politiche sociali che troppo spesso sembrano abbandonare proprio chi avrebbe maggiore bisogno di sostegno.

Una sorta di ludopatia collettiva, nella quale il risultato sportivo e il sogno di una nuova struttura finiscono per oscurare ogni altra necessità. 

E la politica, anziché ricondurre il confronto alla realtà, utilizza questa distrazione come uno scudo, trovando terreno fertile in una cittadinanza sempre più disabituata a pretendere risposte concrete.

A questo punto, seguendo la stessa logica, potremmo anche abbattere il Centro Sociale Samantha Della Porta, tanto, si dirà, nessuno lo utilizzava più. 

Potremmo consegnarlo alla Motorizzazione, liquidando con una decisione amministrativa una vicenda che meriterebbe ben altra trasparenza e un confronto pubblico serio. 

Quale sia la vera ratio di questa operazione, resta una domanda alla quale qualcuno dovrebbe finalmente rispondere. 

Perché quando si parla di patrimonio pubblico non bastano le decisioni calate dall'alto, servono motivazioni, atti e responsabilità.

Per fortuna, in questo scenario, qualcosa si è mosso. 

Le prese di posizione dure e determinate di Nicola Poppa hanno finito per scuotere anche le coscienze di una parte del resto dell'opposizione; 

che finalmente, ha trovato il coraggio di schierarsi al fianco del consigliere, già esponente del Pd, determinato ad esercitare il proprio mandato nell'interesse della città. 

Una battaglia che va oltre le appartenenze e che restituisce dignità al ruolo dell'opposizione, troppo spesso confinata in dichiarazioni di circostanza.

A Poppa va riconosciuto il merito di aver insistito, senza arretrare, su questioni che non possono essere archiviate con qualche comunicato o con il solito gioco delle convenienze politiche.

Resta, tuttavia, una figura sulla quale molti cittadini continuano a riporre aspettative, il sindaco Nello Pizza. 

Considerato una persona perbene, dotata di una riconosciuta correttezza e di una specchiata onestà intellettuale, Pizza non può continuare a essere soltanto il garante formale di un'amministrazione che mostra evidenti difficoltà, soprattutto sul piano della qualità e dell'autonomia della propria giunta. 

Una squadra che, a giudicare dalle scelte compiute, sembra aver risentito anche delle pressioni dei soliti riferimenti politici.

È arrivato il momento che il sindaco faccia sentire personalmente la propria voce, senza delegare ad altri decisioni e responsabilità. 

Non basta assistere, magari con qualche comprensibile perplessità, alle giravolte della propria maggioranza. 

Governare significa anche assumere posizioni scomode, difendere il patrimonio pubblico e dimostrare che le esigenze dei cittadini, vengono prima delle convenienze di partito e delle suggestioni elettorali.

Perché, diversamente, non resterebbe che chiudere baracca e burattini, rinunciando persino a commentare le disgrazie di un territorio che sembra non meritare l'impegno. 

Il tempo e i rischi di chi prova ancora a stimolare una politica incapace di produrre segnali convincenti, se non in qualche sporadica occasione, potrebbe finire.

Sarebbe la scelta meno coraggiosa, ma indubbiamente in linea con la viltà di questo territorio.

Avellino non ha bisogno di uno stadio nuovo. 

Ha bisogno di strade percorribili, case dignitose, servizi sociali efficienti, opportunità di lavoro, spazi pubblici tutelati e amministratori capaci di guardare oltre il prossimo titolo di giornale.

Una città non si governa inseguendo gli applausi di una curva, ma restituendo dignità a chi ogni giorno vive le sue difficoltà. 

E questo, purtroppo, sembra essere diventato il problema più trascurato.

RDM

sabato 31 ottobre 2026

Avellino: promesse abitative e la dura realtà delle manutenzioni urbane...!

 

Un raggio di sole sembra squarciare il velo di scetticismo, che da tempo avvolge l'operato dell'amministrazione guidata dal Sindaco Pizza. 

La recente attenzione rivolta alle politiche abitative ha colpito profondamente l'opinione pubblica, un segnale che potrebbe indicare un'inversione di rotta rispetto a una narrazione mediatica, spesso concentrata su escursioni sportive e apparenze, a discapito dei problemi reali dei cittadini.

È difficile ignorare la disperazione di chi fatica a mettere il piatto in tavola o si scontra quotidianamente con politiche sociali percepite come saccenti e distanti. 

Troppo spesso la sociologia sembra essere interpretata al contrario, complicando la vita di chi è già in difficoltà invece di semplificarla. 

In questo contesto, l'annuncio della consegna di 42 nuovi alloggi di edilizia sociale, rappresenta una potenziale svolta amministrativa.

Sebbene si sia ancora in una fase festa-nargiana di promesse, l'ammissione implicita di una precedente superficialità nel percorso intrapreso, costituisce già un punto di partenza. 

Ritornare su se stessi e riconoscere l'urgenza dell'emergenza abitativa è un passo necessario, ma non sufficiente.

L'auspicio è che questo ritrovato pragmatismo non si limiti alla questione abitativa. 

È fondamentale che anche i media e l'opinione pubblica facciano cartello per spingere verso un ripristino sistematico della pavimentazione stradale, una gestione oculata del verde e una disciplina delle acque che non necessiti di termini inglesi altisonanti per essere efficace.

L'Azienda Città Servizi, nata proprio per la manutenzione della città, deve imporre un controllo periodico e sistematico di caditoie e cunette. 

Inoltre, la politica della piantumazione di nuove alberature e del verde urbano deve sostituire una cementificazione fine a se stessa. 

È cruciale garantire l'esistenza del verde esistente, evitando che sparisca per presunte malattie degli alberi non meglio identificate, un fenomeno purtroppo già osservato in passato.

La consegna degli alloggi è un inizio speranzoso, ma la vera sfida per il Sindaco Pizza e la sua giunta risiede nella capacità di affrontare con costanza e concretezza l'ordinaria amministrazione e le necessità basilari della comunità.

RDM

venerdì 30 ottobre 2026

Avellino: ostacolare il mandato elettivo, non è democrazia, il buon gusto, poi, ne risponde subito..!

 


Il diritto di accesso agli atti non è una concessione degli uffici, ma uno strumento essenziale per garantire trasparenza, controllo politico e rispetto della volontà popolare.

Riteniamo che quanto sta accadendo sollevi una questione di estrema gravità, che va ben oltre un semplice contrasto tra un consigliere comunale e gli apparati burocratici dell'ente. 

È in gioco il corretto funzionamento delle istituzioni, il rispetto del mandato elettivo e soprattutto, il diritto dei cittadini a essere rappresentati da chi hanno scelto democraticamente.

Non possiamo accettare che l'esercizio delle prerogative di un consigliere comunale venga ostacolato, né che la richiesta di documenti e informazioni necessari a svolgere il proprio ruolo, sia trattata come un fastidio da contenere, anziché come un diritto da rispettare.

Il consigliere comunale non chiede favori, esercita una funzione pubblica nell'interesse della collettività. 

Il suo compito non si esaurisce nella partecipazione alle sedute consiliari, ma comprende il controllo sull'attività amministrativa, la verifica degli atti, la valutazione delle scelte compiute, e la possibilità di informare i cittadini su ciò che accade nella casa comunale.

L'articolo 43 del testo unico degli enti locali, riconosce ai consiglieri comunali il diritto di ottenere dagli uffici, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del mandato. 

Non si tratta di un privilegio personale, ma di una prerogativa funzionale al controllo democratico e alla trasparenza dell'azione amministrativa.

Nicola Poppa, a quanto emerge dal confronto politico cittadino, sta diventando una voce scomoda per un’amministrazione, che sembra faticare a trovare una direzione chiara. 

Le questioni che solleva non riguardano soltanto singoli provvedimenti, ma chiamano in causa il metodo con cui vengono assunte le decisioni, e la capacità di dare risposte concrete a una città, che da troppo tempo attende una programmazione lungimirante.

La vicenda della collocazione dell’università ne è un esempio emblematico. 

Perché, ancora una volta, non si sia valutata fino in fondo la possibilità di utilizzare questa opportunità, per riqualificare uno dei quartieri rimasti ai margini dello sviluppo cittadino. 

Avremmo potuto immaginare una presenza universitaria capace di portare studenti, servizi, attività economiche e nuove prospettive in aree che le amministrazioni, nel corso degli anni, non sono riuscite a valorizzare adeguatamente.

Invece, secondo le obiezioni sollevate da Poppa, la soluzione individuata rischierebbe di tradursi in un vantaggio soprattutto per Atripalda, considerata la collocazione degli spazi al confine con il territorio comunale, in prossimità del paese di San Sabino. 

Una scelta sulla quale riteniamo necessario aprire una discussione seria, senza pregiudizi, ma anche senza rinunciare a domande scomode.

Quali benefici concreti ricadranno su Avellino? E perché non si è puntato su una soluzione capace di produrre anche una ricaduta urbanistica e sociale nei quartieri più trascurati?

Non è una questione di campanilismo. 

È una ragione di pianificazione e di interesse pubblico. 

Un insediamento universitario non dovrebbe essere valutato soltanto in base alla disponibilità immediata di locali, ma anche considerando la sua accessibilità, i costi di gestione, l'integrazione con il tessuto urbano e le opportunità che può generare per l'intera comunità.

C'è poi il problema degli spazi, della loro estensione e dei costi necessari per renderli funzionali. 

Strutture molto ampie possono comportare spese significative per il riscaldamento e la manutenzione.

Aspetti che meritano una valutazione preventiva, documentata e trasparente. 

RDM


giovedì 29 ottobre 2026

Avellino: alloggi fatiscenti e umilianti, eppure la priorità resta una patologia detta stadio..!

 

I media hanno finalmente cominciato a occuparsi del degrado in cui versano gli alloggi post-terremoto. 

Cartongesso ridotto a una spugna intrisa d’acqua, pareti aggredite dalla muffa, e condizioni abitative che impongono una riflessione seria, sulle responsabilità di chi dovrebbe garantire dignità e sicurezza ai cittadini.

Eppure, mentre c’è chi è costretto a convivere con l’emergenza abitativa, le priorità di chi governa sembrano concentrate altrove. 

La modifica delle curve dello stadio incombe, come se le sofferenze di chi vive in condizioni precarie fossero un problema secondario, sacrificabile sull’altare delle esigenze sportive.

Il desaparecido assessore Giancarlo Giordano, il sindaco e tutti gli amministratori impegnati nella partita dello stadio, dovrebbero interrogarsi su questa evidente sproporzione di attenzione. 

Prima ancora di rivendicare risultati, dovrebbero spiegare ai cittadini quali risposte concrete, siano state date a chi aspetta una casa dignitosa, e perché le emergenze sociali sembrino destinatarie di un’attenzione tanto inferiore, rispetto ai progetti legati all’impianto sportivo.

Perché chi amministra percepisce un compenso pagato dalla collettività, e a quel compenso devono corrispondere responsabilità, impegno e risultati verificabili. 

Non basta occupare una poltrona: bisogna dimostrare di meritare la fiducia ricevuta.

Ma il problema non riguarda soltanto le priorità amministrative. 

Investe anche il modo in cui si vive l’appartenenza politica.

Appartenere a un partito dovrebbe significare condividere idee, valori e obiettivi. 

Troppo spesso, invece, sembra ridursi a un atto di fede, a un’obbedienza alle direttive di gruppo, anche quando non coincidono più con le proprie convinzioni.

Quando qualcuno riesce finalmente a squarciare il velo della mistificazione e decide di allontanarsi, resta da capire se lo faccia per coerenza e per principio, oppure se stia semplicemente cercando una nuova sponda sulla quale approdare. 

Perché, in politica, il cambiamento di casacca non sempre coincide con un cambiamento di idee, talvolta cambia soltanto il luogo dal quale esercitare il potere.

È in questo meccanismo che il servizio al cittadino rischia di trasformarsi in una promessa vuota. 

E allora la domanda è inevitabile: la politica è ancora uno strumento per risolvere i problemi delle persone o è diventata, troppo spesso, un mezzo per conservare posizioni e conquistare nuovi spazi di potere?

A giudicare dalle emergenze che restano irrisolte e dalle energie spese su altre questioni, i cittadini hanno tutto il diritto di pretendere risposte.

Perché una città non si governa soltanto progettando uno stadio, si governa, prima di tutto, garantendo dignità a chi una casa dignitosa ancora non ce l’ha.

RDM

mercoledì 28 ottobre 2026

Avellino: la politica degli improvvisati: fallisce il modello Iacovacci-Pizza..!

 


Il passo indietro di Ettore Iacovacci mette nero su bianco il fallimento di un metodo: non si diventa amministratori capaci per decreto o investitura politica. 

La gestione del territorio, partita da questioni minime come i semafori di via Francesco Tedesco o la questione del mercato, ha dimostrato il limite di una giunta impreparata e priva di una visione strategica.

Alla fine per fortuna o perché la vergogna era diventata così esagerata, che continuare il cammino sulla strada intrapresa contro l'Acs, diventava insopportabile perfino per Iacovacci, si è fatto un passo indietro e si è ritirata la voglia insana di liquidare l'azienda di manutenzione. 

Il danno maggiore imputato alla politica locale è proprio questo: 

l'assunzione di ruoli chiave da parte di persone prive delle necessarie competenze tecniche, spesso accompagnata da un atteggiamento di chiusura e supponenza di fronte alle critiche.

Grande era l'attesa attorno a Nello Pizza, figura stimata sul piano professionale, da cui ci si aspettava un cambio di passo nella gestione amministrativa. 

Tuttavia, la scelta di delegare figure come Iacovacci e altri esponenti ha azzerato le aspettative, evidenziando una valutazione politica errata.

Il quadro non migliora guardando all'opposizione e alle minoranze, inclusi i movimenti legati a Pasquale Giuditta, spesso concentrati su grandi temi mediatici come lo stadio o la ferrovia, senza incidere sui problemi reali. 

Il risultato è un sistema politico complessivo che continua a deludere le aspettative dei cittadini, intrappolati in una cronica assenza di risposte concrete.

RDM

martedì 27 ottobre 2026

Avellino: la politica dei risultati altrui e delle emergenze dimenticate..!

 


L'amministrazione comunale di Avellino, continua a offrire l'impressione di una squadra poco preparata ad affrontare le emergenze della città, più incline alla comunicazione celebrativa che alla programmazione e alla soluzione dei problemi. 

Si assiste a un immobilismo che rischia di trasformarsi in un metodo di governo, mentre i cittadini attendono risposte che non arrivano, e interventi che tardano a concretizzarsi.

Il caso dei fondi Prius rappresenta, in questo quadro, un esempio emblematico della distanza tra la narrazione politica e la realtà amministrativa. 

Una parte dei finanziamenti e dei progetti presentati oggi, come risultati dell'attuale amministrazione, affonda le proprie radici nel lavoro della precedente gestione guidata da Gianluca Festa, alla quale va riconosciuto il merito di aver intercettato risorse e avviato percorsi progettuali. 

È dunque legittimo chiedersi quanto vi sia di nuovo nelle iniziative oggi pubblicizzate, e quanto, invece, sia il frutto di attività precedenti.

Luca Cipriano, in particolare, sembra impegnato a valorizzare politicamente questi risultati, con una comunicazione che rischia di far apparire come conquiste personali, o dell'attuale squadra di governo ciò che era stato predisposto prima del suo insediamento. 

Portare avanti un progetto ereditato è certamente un dovere amministrativo; 

appropriarsene sul piano della comunicazione, senza distinguere adeguatamente i meriti e le responsabilità delle diverse fasi, è tutt'altra cosa.

La continuità amministrativa non è una colpa, anzi è spesso indispensabile, per evitare che ogni cambio di governo cancelli il lavoro precedente. 

Ma proprio per questo occorre chiarezza. 

Chi ha reperito i fondi? Chi ha elaborato i progetti? Chi li ha finanziati? 

E soprattutto, quali risultati concreti sono stati effettivamente conseguiti dall'attuale amministrazione? 

Sono domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere con atti, date e documenti, anziché affidarsi a post, dichiarazioni e rappresentazioni autocelebrative.

Il problema, tuttavia, non si esaurisce nella contesa sui meriti. 

A preoccupare è la qualità complessiva della squadra di governo, che dovrebbe essere giudicata sulla base delle competenze, della capacità decisionale e dei risultati, non delle appartenenze, delle convenienze o delle fedeltà politiche. 

Quando le nomine sembrano rispondere più agli equilibri interni, che alla necessità di amministrare efficacemente, il rischio è quello di ritrovarsi con una macchina comunale incapace di imprimere una svolta.

Nel frattempo, Avellino continua a fare i conti con questioni ben più urgenti dei comunicati celebrativi. 

La crisi dell'Alto Calore, con le sue ripercussioni sul servizio idrico e sulla vita quotidiana delle famiglie, richiede attenzione costante e soluzioni credibili. 

La situazione del Pronto Soccorso e le difficoltà che interessano l'area ospedaliera, comprese le criticità della viabilità e dell'accessibilità, impongono interventi e un confronto istituzionale serio. 

Sono problemi che incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla sicurezza e sulla dignità dei cittadini.

Eppure, su queste emergenze, la voce dell'amministrazione appare troppo spesso debole, quando non del tutto assente. 

Il sindaco Nello Pizza dovrebbe assumere un ruolo più incisivo, indicare priorità, sollecitare gli enti competenti e rendere conto pubblicamente delle iniziative intraprese. 

Il silenzio, quando i problemi persistono, non è una strategia: è un vuoto politico che finisce per essere pagato dalla comunità.

Non aiuta neppure un sistema dell'informazione locale che, almeno in alcune sue espressioni, sembra dare maggiore spazio alla rappresentazione dei risultati e alle convenienze della comunicazione istituzionale, che all'analisi critica delle questioni irrisolte. 



L'informazione dovrebbe verificare, confrontare e chiedere conto; 

non limitarsi a fare da cassa di risonanza alla versione più favorevole di chi governa. 

La pubblicità e i rapporti economici non possono diventare un filtro attraverso il quale selezionare ciò che merita di essere raccontato e ciò che, invece, rischia di disturbare il potere.

Avellino non ha bisogno di una giunta impegnata a distribuire patenti di efficienza a se stessa, né di amministratori che confondano la visibilità con il lavoro svolto. 

Ha urgenza di una classe dirigente capace di distinguere la propaganda dai risultati, di riconoscere i meriti altrui e di assumersi le proprie responsabilità.

Perché i fondi intercettati ieri non diventano meriti esclusivi di chi li presenta oggi. 

E un progetto annunciato non equivale a un'opera realizzata, così come un video celebrativo non sostituisce una soluzione concreta.

La domanda, allora, è semplice: quanto tempo dovrà ancora attendere Avellino prima che l'amministrazione smetta di raccontare ciò che ha ereditato, e cominci a dimostrare ciò che è realmente capace di fare?

La città non vive di frasi fatte, fotografie e rivendicazioni. Vive di acqua, sanità, strade, servizi e prospettive. 

Ed è su questo terreno, non su quello dell'autopromozione, che un'amministrazione deve essere giudicata.

RDM


lunedì 26 ottobre 2026

Avellino: Pizza, Petitto e Fico e nuovo Stadio Partenio: la filiera istituzionale appezzottata..!



Livio Petitto in Regione non ha fatto altro che mettere nero su bianco, quello che su questo diario andiamo ripetendo da tempo. 

L'intervento in Consiglio Regionale si è tenuto il 21 ottobre 2026, quando Livio Petitto ha presentato un'interrogazione d'aula rivolta alla Giunta e al presidente Roberto Fico, sui fondi destinati al nuovo stadio Partenio-Lombardi di Avellino.

Durante la seduta, il consigliere di Forza Italia ha incalzato la Regione, denunciando la totale mancanza di copertura finanziaria, e di atti concreti per la realizzazione dell'opera.

Di fronte alle sue richieste di chiarimento sui tempi e sui fondi effettivi, la Regione non ha fornito alcuna garanzia contabile.

E la vera sorpresa, semmai, è un’altra: 

come ha fatto un professionista esperto e navigato come il sindaco Pizza, a cascare con tutte le scarpe di fronte alle promesse del governatore Fico?

Parliamo di ben 72 milioni di euro promessi per un’opera che appare del tutto fuori dal mondo, in una Campania che affoga tra liste d’attesa infinite nella sanità, strade colabrodo, nuova povertà e disperazione sociale. 

La gente ha ben altro a cui pensare, e ben altre urgenze quotidiane da affrontare.

Ci meraviglia profondamente che Pizza, al suo primo faccia a faccia con Fico dopo la nomina, abbia pensato bene di mettere sul piatto un’ennesima anomalia di un sistema politico troppo spesso attento alle fesserie, e quasi mai al reale servizio dei cittadini. 

Una figuraccia decisamente poco esaltante.

Ma il buon Livio Petitto, che continua a fare da scendiletto a D’Agostino, non è voluto essere da meno: 

ha ben pensato di condividere 'a fiurella, dimostrando di non avere niente di più interessante da fare, se non eseguire da servo sciocco gli ordini del sindaco di Montefalcione, suo attuale segretario di partito.

Ora non ci resta che attendere: 

vediamo quale sarà la prossima piroetta politica di questi due saltatori della quaglia, e in quale nuova dimensione riusciranno a paracadutarsi, attingendo a piene mani a quella miriade di spregiudicate opportunità che la politica campana sa sempre offrire.

RDM

sabato 24 ottobre 2026

Avellino: Cipriano riscopre l’attivismo. Poppa, invece, non ha mai smesso di battagliare..!

 



Le recenti apparizioni dell’assessore Luca Cipriano, impegnato a seguire i lavori al Teatro Gesualdo con toni da salvatore della patria, sollevano una domanda inevitabile: perché tanto attivismo soltanto adesso?

Post, video e dichiarazioni celebrative accompagnano una narrazione che sembra voler attribuire all’attuale assessore, il ruolo di protagonista di una rinascita attesa da tempo. 

Eppure, guardando al passato, il quadro appare meno entusiasmante. 

Durante le precedenti stagioni amministrative, quando Cipriano sedeva anche tra i banchi del Consiglio comunale, non si ricordano prese di posizione altrettanto nette né battaglie d’aula, capaci di porre con la stessa enfasi il problema delle condizioni della struttura.

Il contrasto con altri protagonisti della politica cittadina è evidente. 

Nicola Poppa, dai banchi dell’opposizione, ha condotto battaglie dai toni accesi, contestando decisioni della maggioranza e sollevando questioni che, nella sua prospettiva, potevano comportare conseguenze anche sul piano contabile e giudiziario. 

Una presenza scomoda, talvolta ruvida, ma che ha fatto della contestazione uno strumento concreto di controllo politico.

Cipriano, al contrario, sembra aver riscoperto oggi l'urgenza di temi che vengono presentati come imprescindibili. 

Una riscoperta che appare tanto più singolare se si considera il suo lungo passato alla guida del Teatro Gesualdo, durato circa un decennio, segnato da risultati e luci, ma anche da vicende giudiziarie che meritano di essere valutate sulla base dei fatti e degli esiti accertati.

La questione, dunque, non è negare l'importanza dei lavori o contestare la necessità di restituire piena funzionalità a uno dei luoghi culturali più importanti di Avellino. 

Il punto è un altro: la manutenzione della città e la tutela delle sue istituzioni culturali non possono diventare un palcoscenico per l'autopromozione politica. 

I cittadini hanno diritto di sapere chi ha agito, chi ha taciuto, quali decisioni siano state prese e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti.

Sul fondo resta la figura del sindaco Nello Pizza, la cui azione amministrativa appare sempre più esposta al peso delle dinamiche interne alla maggioranza e delle deleghe affidate ai suoi assessori. 

Un quadro che rischia di allontanarsi dall'immagine di equilibrio e misura che dovrebbe contraddistinguere la guida di Palazzo di Città.

Avellino non ha bisogno di nuovi salvatori della patria, né di protagonisti che ricompaiano sulla scena quando un'opera torna utile per costruire consenso. 

Ha bisogno di amministratori capaci di programmare, assumersi responsabilità e rendere conto del proprio operato, anche quando i riflettori sono spenti.

Perché il vero merito politico non consiste nel comparire davanti a un cantiere quando i lavori sono in corso. 

Consiste nell'aver vigilato, denunciato e agito quando era necessario farlo, anche senza telecamere e senza applausi.

RDM

venerdì 23 ottobre 2026

Avellino: la città senza rotta: la crisi della politica locale e la trappola del male minore..!

 


Gli eventi degli ultimi giorni sembrano muoversi lungo un binario ormai tristemente noto, estranei solo in apparenza al momento di profonda crisi, in cui il territorio è stato trascinato da una classe politica e da una compagine di governo, ritenute ampiamente inadeguate. 

Chi segue da tempo questa testata sa bene che non vi sono simpatie di parte da tutelare:

pochissime realtà editoriali possiedono oggi una reale misura sociale del proprio lavoro informativo. 

In passato, pur di vedere superate amministrazioni comunali poi regolarmente commissariate a ripetizione, si è auspicato un cambio di passo capace quantomeno di rappresentare il male minore rispetto al precedente. 

Il problema, tuttavia, si è riproposto con contorni persino peggiori, quasi a confermare una sorta di iattura, per cui la città sembra condannata a non poter esprimere una guida politica dignitosa.

In questo quadro, la stessa comunità avellinese finisce per essere artefice del proprio destino, riflettendo i propri limiti.

È un dato di fatto come questo diario raccolga un seguito inferiore, quando evita gli attacchi personali per dedicarsi allo studio dei problemi, e all'elaborazione di contributi reali. 

Il pubblico del pettegolezzo e dello 'nciucio preferisce la polemica al merito delle questioni.

Sul fronte politico locale, intanto, Nello Pizza appare ormai la controfigura di se stesso; 

poco visibile e poco presente, incline a delegare l'azione amministrativa a figure di forte peso interno come Iacovacci, mentre l'attenzione dell'esponente politico, sembra concentrarsi quasi esclusivamente sulla vicenda dello stadio, condotta tra malumori e aperture di facciata.

A livello generale, il dibattito attuale offre spunti di seria preoccupazione, specialmente di fronte a provvedimenti come i decreti sicurezza.  

Pretendono di individuare in modo preventivo contesti e soggetti a rischio, basandosi su elementi puramente esteriori, come l'abbigliamento, una catena d'oro al collo o un paio di scarpe da ginnastica bianche. 

La realtà dei fatti, al contrario, risiede nella profonda disperazione sociale generata dalle politiche governative, dalle quali resta escluso solo un risicato 5% di popolazione benestante, del tutto indifferente alle difficoltà altrui. 

La crescente rabbia dei minorenni nei confronti delle fasce più agiate non nasce dunque dal nulla, ma dall'empatia e dall'amore verso i propri genitori. 

Costretti a rientrare a casa dopo estenuanti giornate di lavoro, senza la certezza di poter pagare le bollette, sostenere i figli o persino acquistare un giubbotto, un paio di scarpe da pochi euro.

RDM


giovedì 22 ottobre 2026

Avellino e la matematica dell’arroganza: bilanci e semafori in rosso..!

 


Il confronto politico ad Avellino registra un nuovo momento di tensione attorno allo scontro che ha visto contrapposti l'assessore Ettore Iacovacci e l'ex sindaco Gianluca Festa. 


Al di là dei toni della polemica, la questione sollevata da Festa sulla gestione della cosiddetta nuova amministrazione, tocca argomenti contabili e gestionali concreti che meritano un'analisi approfondita. 

Soprattutto di fronte a un'azione di governo che per molti aspetti, appare in perfetta continuità con le passate gestioni commissariate.

Al centro della contesa c'è la situazione finanziaria dell'Avellino Città Servizi. 

Sulle tabelle contabili dell'azienda partecipata si confrontano due bilanci diametralmente opposti. 

Da un lato quello elaborato dal precedente direttivo guidato da Spagnuolo, che evidenziava un utile superiore al milione di euro; 

dall'altro quello redatto dall'attuale amministrazione, che registra una perdita vicina ai 500 mila euro. 

Di fronte a una forbice di un milione e mezzo di euro, le richieste di chiarimento appaiono motivate dalla necessità di fare chiarezza nell'interesse pubblico. 

In questo contesto, l'atteggiamento di fermezza del sindaco in pectore Iacovacci e la sua chiusura al dialogo finiscono per assumere i tratti di una difesa d'ufficio dell'operato della giunta, dove il principio d'autorità sembra prevalere sulla trasparenza.

La rigidità mostrata sul fascicolo Acs si riflette anche nelle scelte relative alla quotidianità della città e alle competenze amministrative dell'assessore. 

Un esempio evidente è rappresentato dalla gestione della viabilità lungo via Francesco Tedesco, dove il blocco dei semafori ha sollevato forti perplessità tra automobilisti e residenti per i disagi arrecati al traffico locale.

Il quadro generale restituisce così l'immagine di un'amministrazione che gestisce il territorio e i beni pubblici con una forte discrezionalità, giustificandola in nome di priorità ed esigenze mai chiarite del tutto fino in fondo. 

Il rischio per la città è quello di trovarsi in una situazione persino più complessa di quella passata, con decisioni che impattano direttamente sulla comunità senza che vi sia un reale spazio di confronto.

RDM

mercoledì 21 ottobre 2026

Avellino: sicurezza a pezzi, il miraggio dello stadio addormenta la città..!

 


Quando si vive quotidianamente un senso di insicurezza in quartieri o vie specifiche, come Via Fariello e le zone limitrofe al Terminal Bus e all'Azienda Ospedaliera Moscati, la sensazione che le priorità dell'amministrazione e delle forze dell'ordine siano sfocate, diventa forte e palpabile.

Il tema della sicurezza urbana ad Avellino, pur essendo una città di dimensioni medio-piccole, presenta diverse complessità su cui si concentrano spesso le rivendicazioni dei cittadini.

La gestione dell'ordine pubblico fa capo al Prefetto, al Questore e al Comando dei Carabinieri attraverso il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. 

La richiesta di un'integrazione più stretta del Sindaco con la Polizia Locale, le Forze dell'Ordine e le istituzioni come il Moscati, spesso teatro di episodi critici nei pressi del pronto soccorso o delle aree di sosta, è un punto cruciale che richiede protocolli dedicati e presenza costante.

Il contrasto percepito tra l'attenzione verso le infrastrutture sportive come lo stadio o la riapertura della Curva Nord, e i servizi essenziali, sicurezza, vivibilità, trasporti e decoro, è al centro del dibattito cittadino. 

Gli eventi sportivi o i progetti di forte impatto mediatico monopolizzano l'agenda politica e la discussione sulle piattaforme digitali, lasciando in secondo piano i problemi di quartiere quotidiani.

Quando il senso comune o il dibattito sui circuiti mediaici tende a minimizzare i disservizi, in nome della passione calcistica o di interventi di facciata, si genera una sensazione di rassegnazione ed approssimazione.

Per far sì che queste segnalazioni non restino confinate alle discussioni cittadine o ai social media, esistono alcuni canali e strumenti di partecipazione istituzionale. 

Formulare richieste formali o petizioni di quartiere, per sollecitare un'attenzione specifica sul quadrante di Via Fariello in sede di Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, non dovrebbe essere difficile.

Come coinvolgere i consiglieri comunali per portare all'ordine del giorno interrogazioni dettagliate sui protocolli di sicurezza, e sui servizi nelle zone più sensibili della città.

Insomma, diventare parte integrante del territorio, non rimanere sterili osservatori immediatamente silenziati dal nuovo stadio e dalla curva nord.

RDM


martedì 20 ottobre 2026

Avellino: tanti annunci, fondi rinviati a data da destinarsi..!





Il consiglio comunale si occupa oggi delle questioni relative allo stadio e all'Acs. 

La ricostruzione di un'opera particolarmente onerosa suscita inevitabilmente un forte interesse, tanto che un'eventuale affidamento a D'Agostino avrebbe allontanato diversi esponenti dalle consuete manovre che spingono molti a candidarsi. 

Risulta fondamentale che la cittadinanza sia informata su quanto avviene all'interno dell'assise, affinché emerga chiaramente chi opera per tornaconto personale e chi agisce nell'interesse della comunità.

L'attività dell'amministrazione si è avviata in modo maldestro, evidenziato dal tentativo di cedere alla motorizzazione il bene pubblico intitolato a Samantha Della Porta, donato alla città con precisi vincoli statutari. 

E assegnare un ulteriore immobile a Contrada Quattrograna, alle organizzazioni sindacali, ben note per non aver mai impiegato gli spazi a loro destinati presso il centro sociale, completa la vergogna.

In questo scenario, Nicola Poppa appare attualmente come l'unico consigliere di opposizione capace di distinguersi. 

Presentando rilievi documentati che nessuno è riuscito a smentire, Poppa si è trovato nuovamente a confrontarsi sul tema dello stadio con un atteggiamento ritenuto arrogante da parte di Jacovacci.

Le immagini delle arterie viarie sommerse dalla vegetazione, unitamente alle condizioni fatiscenti delle pavimentazioni stradali, e alle infrazioni al codice della strada incomprensibilmente tollerate dalla polizia municipale, costituiscono alcune delle principali criticità costantemente affrontate e dibattute.

Poppa ha rivolto all'assessore Enza Ambrosone tre quesiti improntati alla stretta logica, di fronte ai quali non sono giunte risposte adeguate. 

L'incertezza espressa dall'assessore in merito alla proposta di acquisto dello stadio avanzata da D'Agostino, evidenzia l'inconsistenza decisionale della giunta. 

Rispetto alla remota ipotesi di un finanziamento regionale previa presentazione di un progetto, Poppa replica sulla disponibilità del mezzo milione di euro necessario per avviare le procedure ridotta a un vago intento; 

così come è rimasta irrisolta la questione relativa al reperimento della differenza di almeno trenta o quaranta milioni di euro.

La prospettiva di una mera fantasia appare dunque concreta, mentre la cittadinanza rimane in uno stato di sostanziale inconsapevolezza.

L'inserimento congiunto degli argomenti relativi allo stadio e all'Acs all'interno dell'ordine del giorno, si configura come una strategia condizionata, tesa a favorire una specifica direzione decisionale a scapito di un'altra. 

Tale modalità operativa suscita forti perplessità in chi osserva la vicenda con correttezza e onestà intellettuale, con il solo obiettivo di perseguire il bene della città e di superare qualsiasi legittimo sospetto legato ad aspettative inconfessabili.

RDM

lunedì 19 ottobre 2026

Avellino: dal Commissario a Iacovacci: le storte amministrative che affondano la città..!

 


L’operato del commissario Giuliana Perrotta ha portato con sé iniziative senza dubbio lodevoli, ma anche storture decisamente scadenti. 

L’impressione è che si sia voluto a tutti i costi portare a termine un disegno mentale iniziale, orientato a far bene all’economia della città, ma a quale prezzo? 

L’economia è certamente una priorità fondamentale, ma quando le scelte arrivano a mettere alla fame intere famiglie, o a regalare il patrimonio pubblico a sindacati ed enti pubblici, viene davvero da pensare che l’ex Prefetto sia andato in più di un’occasione fuori giri con il cervello.

Pur essendoci sempre trovati in aperto contrasto con l’amministrazione Festa, in questo caso ci vediamo costretti a prenderne le parti di fronte all'atteggiamento del super assessore Ettore Iacovacci, per ampiezza di deleghe ma di certo non per capacità dimostrate. 

Il suo piano strategico per l’Acs ha del diabolico: spingere la gente verso la pensione e penalizzare chi resta, con l'unico scopo di annullare una società partecipata che in realtà nessuno ha mai gestito con attenzione e rispetto per la comunità. 

Una simile linea d'azione è tutt'altro che un'intuizione illuminata.

Ci troviamo di fronte a una gestione palesemente contraddittoria e dannosa. 

Da una parte vediamo Pizza regalare i beni pubblici a sindacati che non hanno mai sfruttato nemmeno i locali riservati al Samantha della Porta, per poi destinare quello stesso centro sociale alla Motorizzazione Civile; 

dall’altra si assiste alla distruzione dell’Acs, l’unica azienda incaricata della manutenzione e dei servizi essenziali per la città.

Se era questa la nuova storia sventolata durante la campagna elettorale, non resta che prenderne atto con rammarico: 

questa amministrazione ha iniziato il suo cammino decisamente con il piede sbagliato.

RDM

sabato 17 ottobre 2026

Avellino: da De Mita a Meloni: il potere cambia volto, ma l’Irpinia resta in attesa del suo futuro..!

 


Il dibattito sulla crescita economica, sul peso del debito pubblico e sull'efficacia della spesa dei fondi del PNRR, è centrale nel confronto politico contemporaneo. 

Molte analisi internazionali sostengono che le riforme strutturali, faticano a scaricarsi sull'economia reale, mentre l'inflazione e la perdita del potere d'acquisto dei salari continuano a pesare sulle famiglie.

Tuttavia, la stabilità nei sondaggi dell'attuale maggioranza, si può spiegare attraverso diversi fattori sociologici e politici.

Spesso il consenso si consolida non per un'adesione incondizionata, ma per la percezione di mancanza di un'alternativa di governo strutturata o convincente.

La polarizzazione politica porta molti elettori a confermare il voto di appartenenza, indipendentemente dall'andamento degli indicatori macroeconomici.

Una vasta fascia di cittadini sfiduciati, stupidamente smette direttamente di votare, lasciando ai partiti di maggioranza una percentuale di consensi relativi ancora più solida.

Le recenti intitolazioni ad Avellino e Montefredane, testimoniano quanto la figura di Ciriaco De Mita rimanga centrale e controversa nella memoria collettiva dell'Irpinia e d'Italia.

Se da un lato la critica storica e politica, evidenzia il forte ricorso al sistema clientelare e all'occupazione del potere, dall'altro lato i sostenitori e gli storici del periodo, gli riconoscono specifici interventi sul territorio e sul piano politico nazionale.

Nella ricostruzione post-terremoto del 1980, l'azione di De Mita permise di convogliare ingenti risorse statali verso l'Irpinia a favore però, delle imprese nordiche. 

Tra gli interventi principali vi fu l'infrastrutturazione industriale delle aree industriali come Pianodardine, Solofra, Calitri...Nusco. 

Sebbene molte di quelle industrie abbiano subito crisi negli anni successivi, per diversi decenni hanno garantito un'occupazione manifatturiera in una terra storicamente segnata dall'emigrazione.

Il potenziamento delle reti viarie interne ed extraurbane in Campania e in Irpinia, negli anni '80 fu fortemente spinto dall'asse politico che faceva capo alla Democrazia Cristiana irpina.

De Mita portò una classe dirigente meridionale ai vertici delle istituzioni e della cultura politica dell'epoca, si pensi al ruolo del progetto culturale dell'Università di Salerno e mai di Avellino, però, o ai centri di formazione politica.

Ciò nonostante, il dibattito su quale sia l'eredità a lungo termine — se uno sviluppo autosufficiente o una dipendenza dall'assistenzialismo e dalla spesa pubblica — rimane del tutto aperto e divide profondamente l'opinione pubblica.

La riflessione sulla tendenza del popolo a seguire il cane pastore, o sulla facilità con cui le spinte rivoluzionarie e populiste finiscono per omologarsi al potere, richiama un classico tema della sociologia politica italiana, dal trasformismo descritto da Gramsci fino al gattopardismo.

Quando la politica viene percepita esclusivamente come gestione del potere personale, e non come strumento di trasformazione sociale, il cittadino rischia di oscillare tra la rassegnazione e la delega acritica.

RDM