Il dibattito sulla crescita economica, sul peso del debito pubblico e sull'efficacia della spesa dei fondi del PNRR, è centrale nel confronto politico contemporaneo.
Molte analisi internazionali sostengono che le riforme strutturali, faticano a scaricarsi sull'economia reale, mentre l'inflazione e la perdita del potere d'acquisto dei salari continuano a pesare sulle famiglie.
Tuttavia, la stabilità nei sondaggi dell'attuale maggioranza, si può spiegare attraverso diversi fattori sociologici e politici.
Spesso il consenso si consolida non per un'adesione incondizionata, ma per la percezione di mancanza di un'alternativa di governo strutturata o convincente.
La polarizzazione politica porta molti elettori a confermare il voto di appartenenza, indipendentemente dall'andamento degli indicatori macroeconomici.
Una vasta fascia di cittadini sfiduciati, stupidamente smette direttamente di votare, lasciando ai partiti di maggioranza una percentuale di consensi relativi ancora più solida.
Le recenti intitolazioni ad Avellino e Montefredane, testimoniano quanto la figura di Ciriaco De Mita rimanga centrale e controversa nella memoria collettiva dell'Irpinia e d'Italia.
Se da un lato la critica storica e politica, evidenzia il forte ricorso al sistema clientelare e all'occupazione del potere, dall'altro lato i sostenitori e gli storici del periodo, gli riconoscono specifici interventi sul territorio e sul piano politico nazionale.
Nella ricostruzione post-terremoto del 1980, l'azione di De Mita permise di convogliare ingenti risorse statali verso l'Irpinia a favore però, delle imprese nordiche.
Tra gli interventi principali vi fu l'infrastrutturazione industriale delle aree industriali come Pianodardine, Solofra, Calitri...Nusco.
Sebbene molte di quelle industrie abbiano subito crisi negli anni successivi, per diversi decenni hanno garantito un'occupazione manifatturiera in una terra storicamente segnata dall'emigrazione.
Il potenziamento delle reti viarie interne ed extraurbane in Campania e in Irpinia, negli anni '80 fu fortemente spinto dall'asse politico che faceva capo alla Democrazia Cristiana irpina.
De Mita portò una classe dirigente meridionale ai vertici delle istituzioni e della cultura politica dell'epoca, si pensi al ruolo del progetto culturale dell'Università di Salerno e mai di Avellino, però, o ai centri di formazione politica.
Ciò nonostante, il dibattito su quale sia l'eredità a lungo termine — se uno sviluppo autosufficiente o una dipendenza dall'assistenzialismo e dalla spesa pubblica — rimane del tutto aperto e divide profondamente l'opinione pubblica.
La riflessione sulla tendenza del popolo a seguire il cane pastore, o sulla facilità con cui le spinte rivoluzionarie e populiste finiscono per omologarsi al potere, richiama un classico tema della sociologia politica italiana, dal trasformismo descritto da Gramsci fino al gattopardismo.
Quando la politica viene percepita esclusivamente come gestione del potere personale, e non come strumento di trasformazione sociale, il cittadino rischia di oscillare tra la rassegnazione e la delega acritica.
RDM

Nessun commento:
Posta un commento