Massimo Passaro è la dimostrazione vivente che ad Avellino la politica non è una missione, ma una forma di resistenza ostinata contro il buon senso e l'oblio.
Con il suo movimento I Cittadini in Movimento, si è ritagliato il ruolo di eterno bastian contrario, una sorta di grillo parlante locale che non perde occasione per infilare il dito nelle piaghe purulente dell'amministrazione cittadina.
L'avvocato Passaro si muove tra aule di tribunale e dirette social, con la stessa disinvoltura con cui un naufrago si aggrappa a un relitto.
La sua attività si riassume in un monitoraggio ossessivo di ogni delibera, ogni tombino fuori posto e ogni irregolarità che possa imbarazzare chi siede a Palazzo di Città.
Da Festa alla Nargi, non c'è primo cittadino che non abbia dovuto fare i conti con i suoi esposti.
È l'uomo che grida ai sordi, colui che trasforma ogni dubbio procedurale in una battaglia campale.
Ogni giorno, puntuale come una cambiale in scadenza, appare sui monitor degli avellinesi per denunciare il degrado, le inefficienze della gestione dei rifiuti o i misteri dei cantieri infiniti che martirizzano la città.
È stato tra i primi a sollevare polveroni su concorsi dubbi e assegnazioni di appalti che poi sono finiti sotto la lente d'ingrandimento della magistratura.Il limite di questa figura è la sua stessa natura di censore perpetuo.
Pur raccogliendo consensi tra i cittadini esasperati, sembra destinato a restare nella terra di mezzo tra la denuncia civile e l'isolamento politico.
Ad Avellino lo si ama o lo si detesta, per alcuni è l'unico che ha il coraggio di parlare, per altri è solo un avvocato in cerca di visibilità che cavalca lo scontento popolare senza mai offrire una visione di governo che non sia basata sul NO preventivo.
In una città dove il silenzio è spesso d'oro e la complicità è di platino, Passaro resta un rumore di fondo fastidioso per il potere, una spina nel fianco che ricorda a tutti quanto sia facile scivolare nel ridicolo amministrativo.
Il Commisario avrebbe avuto un lampo di genio se avesse chiesto a uno dei pochi conoscitori dei drammi e delle priorità irrinunciabili, di affiancarlo, invece Perrotta per quanto attenta in alcune occasioni, non ha capito o voluto capire, l'occasione che Passaro pure le aveva fornito.
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