L'attuale scenario politico e sociale manifesta i sintomi di un decadimento irreversibile, dove l'intelligenza critica viene sacrificata sull'altare dell'appartenenza tribale.
Il caso del procuratore Nicola Gratteri incarna perfettamente questo paradosso della miseria intellettuale contemporanea.
Egli subisce oggi l'ostracismo della destra che lo dipinge come un avversario ideologico, dopo aver patito per anni le accuse della sinistra che lo etichettava come un reazionario di fazione opposta.
La conclusione logica di tale teatrino, suggerisce che nella modernità non sia più ammesso l'esercizio autonomo del pensiero.
Chiunque rifiuti di spegnere il cervello per allinearsi a un gregge prestabilito, finisce inevitabilmente, nel mirino di opposte tifoserie, incapaci di concepire l'indipendenza di giudizio.
Questa deriva autoritaria e anti intellettuale trova un riflesso grottesco nelle dinamiche d'oltreoceano.
La figura di Donald-o Trump si scaglia con rabbia vendicativa contro i membri della Corte Suprema, colpevoli soltanto di aver esercitato il proprio dovere costituzionale opponendosi ai dazi.
Il desiderio di questo aspirante tiranno è quello di ridurre l'alta magistratura, a un manipolo di esecutori proni al comando, pronti a tradire la legge in nome della fedeltà personale.
Si pretende che i giudici agiscano come animali ammaestrati, ignorando che la loro missione risieda proprio nel preservare l'equilibrio dello Stato dalle bramosie dei singoli.
Spostando lo sguardo sulle vicende amministrative locali la fauna politica non offre spettacoli più decorosi.
Si assiste allo stravagante fenomeno di cittadini irpini, che dichiarano vicinanza a quella Lega che storicamente, ha vomitato insulti contro il sud invocando catastrofi naturali.
In questo alveo di incoerenza si muovono personaggi come D'Agostino, Petitto, Rotondi, Nargi e Festa i quali dialogano e si scambiano favori, ignorando con olimpica noncuranza il proprio passato e ogni residua traccia di pudore.
La dignità e la morale che un tempo rappresentavano i pilastri del dibattito pubblico, sono state sostituite da un trasformismo becero e privo di spina dorsale.
In tale contesto si inserisce la ricomparsa mediatica di Luca Cipriano che dopo un lungo silenzio nelle precedenti amministrazioni, torna ora a dispensare valutazioni di scarsa consistenza.
I mezzi di comunicazione fungono da megafono a questa vacuità, riportando notizie prive di merito pur di riempire spazi bianchi, alimentando così un circolo vizioso di qualunquismo.
La disponibilità di certi soggetti a ricoprire ruoli di rappresentanza, è inversamente proporzionale alla loro capacità di incidere sui problemi reali della collettività.
Finché non cesserà l'adulazione verso chi vive lontano dalle necessità comuni, il declino sarà inevitabile.
La speranza di una rinascita appare minima, poiché il territorio continua a perdere le eccellenze, lasciando spazio soltanto allo scarto di una società che ha smarrito la propria umanità.
RDM
