Il mercato delle coscienze appare in pieno fermento, con un frenetico oscillare tra schieramenti opposti privo di qualsiasi pudore, animato dall'unico obiettivo di occupare le stanze di un potere fine a se stesso.
Personaggi come Festa, Negrone e Genovese appartengono a una compagine gravata da pendenze giudiziarie che nulla spartisce con le promesse sbandierate in campagna elettorale.
Chiunque abbia scelto di accoglierli nelle proprie fila, dovrebbe chiarire quali aspettative riponga in figure che hanno già ampiamente, dato prova di inaffidabilità.
Resta da capire se l'elettore non avvezzo al mercimonio o alle questue sia riuscito a mettere a fuoco la gravità della situazione;
ignorare quanto accaduto e quanto continua a verificarsi, presuppone necessariamente malafede o una desolante ottusità.
Le norme e i regolamenti sistematicamente disattesi per anni, con esiti penali che si manifesteranno a settembre, nonostante una lentezza giudiziaria quasi sospetta, assumono contorni inquietanti.
Quando il commissario Paolo D'Attilio, al termine del suo mandato, sintetizzò il malaffare definendo il Comune come un ente privo di regole, sembrò parlare al vento.
Allo stesso modo, il Procuratore Airoma e chiunque abbia conservato un briciolo di etica e morale, schierandosi contro il sistema rappresentato da Nargi e Festa, è stato deriso e ignorato, persino dal clero e dal Vescovo che incoronò Nargi durante una celebrazione eucaristica in Cattedrale.
Evidentemente, una città che preferisce abbandonarsi a palchi sonori e movida tossica, piuttosto che affrontare la miseria della propria quotidianità, nutrendosi di sterili proclami sul futuro anziché di fatti concreti, ha smarrito ogni diritto sociale e ogni residua speranza di crescita.
RDM





