Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

sabato 14 marzo 2026

Avellino: tutti comandano escluso la città che continua a subire..!

 



L’intervento a gamba tesa di Edmondo Cirielli sulle dinamiche politiche avellinesi, solleva interrogativi profondi sul rispetto che un uomo delle istituzioni, per di più con un passato nei Carabinieri, dovrebbe nutrire verso gli organi inquirenti.


Appare paradossale che la legittimità di indagini e processi venga riconosciuta solo quando le sentenze ricalcano i desiderata del governo Meloni.


Per il Viceministro, figure come Nargi e Festa rappresenterebbero il meglio della città, nonostante Avellino sia attualmente un teatro complesso di inchieste e accuse pesanti.


Una valutazione che suona come una sfida aperta alla Procura: chi dovrebbe avere riverenza per il lavoro investigativo, sembra invece ignorare gli elementi probatori in mano ai magistrati, preferendo la narrazione politica ai fatti giudiziari.


Siamo di fronte a un’epoca segnata dallo scontro tra poteri, dove la prevaricazione diventa la nuova regola di vita, una scelta vincente applaudita da una schiera di gregari pronti a compiacere il più forte.

In questo scenario, la lezione di Petracca appare lucida: dividere il fronte per una prova di forza interna è un errore madornale che prepara la strada alla sconfitta.


L’asse tra la sinistra e il Movimento di Giuseppe Conte ha già dimostrato la propria efficacia in regione;


puntare su un candidato che goda della stima popolare e che vanti una moralità specchiata, potrebbe intercettare persino l’elettorato di destra, stanco di dinamiche prettamente ideologiche.


Le incursioni di personaggi come Martusciello o Cirielli, estranei alla realtà territoriale irpina, generano un fastidio profondo.


Si percepisce un’arrogante pretesa di condizionare il pensiero locale, trascinando ancora una volta la città nel vortice delle scelte clientelari.


Toni Iermano


Avellino non ha bisogno di tutele esterne ma di un’autonomia coraggiosa.

Nomi come Vincenzo Ciampi, Antonio Gengaro, Nicola Giordano, Toni Iermano...e altri che restano da parte.

Tanti rappresenterebbero le risorse capaci di costruire un futuro amministrativo degno, restituendo respiro a una comunità che non può più accettare subornazioni o diktat calati dall’alto.

Basterebbe volerlo.


RDM

venerdì 13 marzo 2026

Avellino: Il culto dell'indegnità coltivato e alimentato dai soliti nomi..!

 


I nodi al Pronto Soccorso del Moscati hanno finalmente stretto il cappio attorno alla gestione del nosocomio. 

Il nuovo direttore generale, che pure ha scaldato la poltrona di vertice amministrativo dal duemila diciannove al duemila ventidue, finge oggi lo stupore delle vergini davanti al deserto dei concorsi. 

Nessun medico sano di mente accetta di farsi immolare in una struttura che egli stesso ha contribuito a plasmare. 

Le colpe gestionali pesano come macigni su una carriera costruita tra le carte, di quello che oggi appare come un lazzaretto senza speranza.

L'attuale sfacelo non è il frutto di un destino cinico e baro, ma il risultato di oltre tre lustri di degrado costante. 

Abbiamo assistito personalmente alla trasformazione di un ospedale in una bolgia infernale, dove le urla di dolore dei pazienti e lo sfinimento del personale sanitario, sono stati sistematicamente ignorati da chi avrebbe dovuto avere la dignità dell'ascolto. 

La sordità dei vertici ha trasformato l'assistenza pubblica in un dramma quotidiano, peggiorando una situazione che già anni fa appariva insostenibile.

Non c'è da stupirsi, poiché Avellino si conferma la capitale del ristagno morale. 

Il Capoluogo affonda con compiacimento nelle sabbie mobili di una politica clientelare e spudorata, forte di un disinteresse collettivo che rasenta la complicità. 

Questo territorio sembra trarre nutrimento dalla propria sventura, alimentando un sistema di favori che soffoca ogni merito e ogni diritto alla salute. 

La rassegnazione dei cittadini è il tappeto rosso su cui sfilano i responsabili di questo scempio.

La dialettica di destra e sinistra in questa città è una farsa che altrove susciterebbe sdegno, ma che qui viene consumata come il pasto principale. 

Avellino si alimenta di queste amenità, recitando un copione stantio dove i protagonisti cambiano maschera ma mai sostanza. 

Il confronto politico non è mai sui servizi o sulla qualità della vita, ma sulla spartizione dei resti di una provincia morente, mentre la popolazione assiste inerte allo spettacolo della propria rovina.

La religione locale impone il culto del mammasantissima e la riproposizione ciclica di figure già ampiamente bocciate dalla storia. 

Il ritorno sulla scena degli ex sindaci e la brama insana di dimostrare un potere vacuo, sono le cifre stilistiche di un popolo che ha disimparato il concetto di dignità. 

Il capoluogo si ostina a rappresentare il peggio a ogni livello, preferendo la fedeltà al potente di turno, piuttosto che la pretesa di un servizio sanitario che possa definirsi civile.

RDM

giovedì 12 marzo 2026

Avellino, città "scumbinata"...!

 

Fulvio Martusciello

La destra irpina si conferma come la copia carbone di quella nazionale, un assemblaggio di inquisiti e figure impresentabili che fungono da punte di diamante per una compagine ormai ridotta a un colabrodo. 

Giorgia Meloni non è stata in grado di cavare un ragno dai molteplici buchi che lei stessa ha scavato, guidata dalla convinzione personalistica che la sopravvivenza al potere passi per il servilismo verso il presidente americano di turno. 

Questo ossequio straniero avviene sistematicamente a discapito degli interessi del Paese, eppure resta un mistero come la gente perbene, quella che non attende prebende dal governo, non riesca ancora a recidere il legame con questa accozzaglia.

Nel microcosmo locale, Laura Nargi esibisce una spocchia priva di dignità e di qualsiasi rispetto per la verità storica, arrivando a dichiararsi estranea alla destra proprio mentre calpesta la memoria della sua recente candidatura regionale con Forza Italia. 

Allo stesso modo, Gianluca Festa cerca di rifugiarsi sotto l'etichetta di civico dopo aver banchettato con la lista di Cirielli, in un gioco di maschere che non incanta più nessuno. 

Martusciello, Cirielli e la compiacente Ines Fruncillo rappresentano collettivamente la caricatura di una politica d'accatto, un comitato concentrato esclusivamente sul pro domo sua che ha ormai oltrepassato il tempo della frutta, per giungere direttamente all'ammazzacaffè.

L'esistenza stessa di una Lega in Irpinia, infine, è un insulto all'intelligenza e alla memoria storica di una terra che per decenni è stata il bersaglio preferito della bile leghista. 

Vedere sindaci e amministratori locali, accorrere sotto le insegne di un partito nato e cresciuto nel disprezzo sistematico del Mezzogiorno, rappresenta la prova provata di una desertificazione delle coscienze. 

L'adesione a questa compagine non è un atto politico, ma una pubblica confessione di assenza di amor proprio, il sigillo definitivo su una dignità svenduta al miglior offerente, in cambio di una sopravvivenza amministrativa tanto misera quanto effimera.

Questi personaggi marionetta solcano impavidi il territorio civile ed elettivo della provincia, ignorando le macerie che si lasciano alle spalle. 

Le aspettative per il futuro sono nulle in una terra dove l'Ospedale Moscati fa acqua da ogni lato, mentre l'Alto Calore la perde da tempo immemore, a causa di una gestione fallimentare. 

Siamo di fronte a un'amministrazione giunta ai titoli di coda, impegnata a preparare gli scatoloni mentre la città affonda tra disservizi e menzogne. 

La spudoratezza di questi attori politici è l'ultimo atto di una farsa che ha stancato anche gli spettatori più pazienti, lasciando Avellino in balia di predatori che confondono il mandato elettorale con una licenza di fare altro.

RDM

mercoledì 11 marzo 2026

Avellino: i candidati della destra scelti purché indagati..!

 Cirielli e Festa

Il palcoscenico della politica irpina e nazionale si arricchisce di nuove, spudorate esibizioni che chiariscono, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la caratura morale di chi tiene le redini del potere. 

Le recenti dichiarazioni del sottosegretario Cirielli, che rivendica con orgoglio il proprio legame con Gianluca Festa in virtù del sostegno ricevuto alle regionali, rappresentano il trionfo del mercimonio elettorale elevato a sistema. 

È la conferma di una statura politica infima, la stessa che mentre ci trascina verso i venti della terza guerra mondiale e ci lascia affogare in un fallimento economico senza precedenti, trova il tempo per rinsaldare patti basati sullo scambio di favori.

Questo disprezzo ostentato per l’istituzione giudiziaria, che molti fingono di voler riformare per il bene dei cittadini, svela la vera natura della riforma Nordio. 

Le parole del ministro e le uscite deliranti della sua collaboratrice Giusi Bartolozzi, che definisce la magistratura un plotone d'esecuzione proprio mentre si trova sotto inchiesta, rendono il no al prossimo referendum, un atto di legittima difesa democratica. 

È ormai palese che tale stravolgimento serva solo a garantire l’impunità a chiunque sieda al governo, trasformando la giustizia in uno strumento asservito al potere politico. 

In questo clima, la cena tra Cirielli e il pluriprocessato Festa non è solo un atto di cortesia, ma una scelta di campo precisa, speculare all’ascesa di Walter Giordano, l’imprenditore dei funerali caro a Petracca, che attende solo di celebrare le esequie della dignità cittadina.

Il desiderio di sentirsi al di sopra di ogni regola e di ignorare figure che, come Nicola Giordano o Antonio Gengaro, hanno dimostrato una coerenza e una dignità politica ormai rare, evidenzia la deriva verso un modello di alleanza autoritario dove l'obbedienza cieca sostituisce il confronto. 

In questo groviglio di interessi inconfessabili, l'esclusione di personalità serie come Vincenzo Ciampi e del Movimento 5 Stelle dalle valutazioni elettorali, appare non solo un errore tattico, ma un insulto alla parte sana della città. 

Ignorare chi ha operato con onestà per rincorrere sogni di gloria basati su appalti e trasformismi dell’ultima ora, porterà inevitabilmente a reazioni nefaste per chi crede di poter comandare Avellino come fosse un feudo privato.

RDM

martedì 10 marzo 2026

Avellino: scrivere non basta se l'anima è perversa..!

 



L’immagine dei sindaci irpini che accorrono sotto le insegne della Lega offre la misura esatta dell’amnesia collettiva che colpisce chi dovrebbe, per mandato e dignità, custodire la memoria del proprio territorio. 

Questi amministratori sembrano aver rimosso con una velocità sospetta la storia recente di un partito che ha edificato le proprie fortune elettorali, immaginando il Mezzogiorno come una distesa di macerie morali e civili. 

Gli inni del Carroccio sono stati scritti per decenni attingendo a un repertorio di contumelie e irrisioni volgari, spesso sfociate in una disumanità ostentata che oggi viene pudicamente celata dietro una facciata di finto pragmatismo nazionale.

Invece di provare un sussulto d’orgoglio davanti a chi ha fondato la propria identità sull’odio verso il Sud, questi figuranti preferiscono ignorare il passato per un piatto di lenticchie di potere immediato. 

Si assiste alla celebrazione del cazzismo elevato a religione civile, una dottrina che vede nella pseudo politica un mero strumento di affermazione personale, privo di qualsiasi ancoraggio ai valori fondamentali che dovrebbero invece dettare le prerogative dell'agire pubblico. 

La dedizione alla causa non è più un esercizio di etica, ma una rincorsa al posizionamento tattico che dimentica le offese subite dai propri concittadini in nome di una poltrona.

La coerenza viene sacrificata sull’altare di una convenienza di cortissimo respiro, mentre il senso di appartenenza a una comunità viene svenduto a chi, fino a ieri, considerava l’Irpinia e il resto del meridione, come un peso morto da sganciare. 

Questi sindaci si muovono con la disinvoltura di chi non teme il giudizio della storia, convinti che il trasformismo sia l'unica bussola possibile, in un panorama politico ormai privo di spina dorsale. 

Il risultato è un teatrino deprimente dove l'interesse particolare schiaccia il bene comune, confermando come la dignità sia diventata una merce rara tra i palazzi del potere locale.

La carenza di una classe dirigente degna di tale nome ad Avellino è la plastica rappresentazione di un servilismo di ritorno, fotocopia sbiadita delle miserie che infestano il panorama nazionale. 

La piazza irpina si popola di factotum pronti a tutto, figure intercambiabili dedite all'ossequio verso il potente di turno in una rincorsa affannosa alla briciola di potere. 

Ciò che colpisce non è tanto la fluidità ideologica, quanto l'assoluta indifferenza collettiva dinanzi a un conflitto d'interessi che grida vendetta. 

Il soggetto in questione gode infatti di un annoso appalto cimiteriale con il Comune, un legame contrattuale che non sembra impensierire nessuno nei palazzi che contano. 

L'etica pubblica viene così sepolta sotto una coltre di silenzio complice, dove il controllore e il controllato finiscono per coincidere in un abbraccio incestuoso che offende il buon senso prima ancora che la legge.

Non si può fare a meno di notare l'ironia sinistra che avvolge questa possibile ascesa al soglio cittadino del Walter Giordano estimatore all'unisono di Festa e Nargi.

E inoltre, affidare le chiavi della città a chi per mestiere e profitto si occupa di decessi, non appare certamente come il miglior auspicio per una comunità che avrebbe un disperato bisogno di linfa vitale. 

In una città già morente sotto i colpi dell'incuria e del clientelismo, l'immagine di un sindaco custode di loculi e funerali, suona come l'estrema unzione per ogni speranza di rinascita. 

Avellino non necessita di affossatori della politica, ma di visioni capaci di guardare oltre il recinto del nulla in cui questa classe dirigente vorrebbe confinarla.

RDM


lunedì 9 marzo 2026

Avellino: la spudoratezza raccontata in un manifesto..!

 



L’ultima ondata di ordinanze di abbattimento che flagella Avellino, da via Zigarelli a via Annarumma, non è che il rigurgito tardivo di un sistema di potere fondato sulla compiacenza e sul baratto elettorale. 

Mentre la propaganda cittadina si affanna a dipingere il successo del candidato vincente come un trionfo della volontà popolare, i fatti nudi e crudi raccontano una storia di ordinaria illegalità.

Questi provvedimenti non piovono dal cielo per una improvvisa epifania di legalità della macchina comunale, ma rappresentano il debito che torna a riscuotere il suo prezzo dopo anni di clientela selvaggia.

Le amministrazioni che si sono succedute, con un cinismo che non conosce confini, hanno utilizzato il territorio come moneta di scambio per sedare appetiti elettorali o per ripagare dedizioni criminali rimaste per troppo tempo inconfessabili. 

Il denaro pubblico è stato dilapidato per oliare un meccanismo che oggi, sotto i colpi delle inchieste della magistratura, rivela tutta la sua fragilità. 

È la parabola perfetta di una campagna elettorale infinita dove il futuro della città è stato ipotecato per garantire la sopravvivenza politica di pochi.

Questa sfilata di muri che cadono è l'unica eredità tangibile di una gestione che ha elevato l'abuso a metodo di governo. 

Pensare di costruire un consenso duraturo sulle macerie di scelte amministrative scellerate è l'ultima illusione di chi crede ancora che la demagogia possa nascondere l'odore del fango. 

Avellino si risveglia scoprendo che le promesse di ieri erano solo il preludio ai sequestri di oggi, mentre la classe dirigente continua a recitare la propria parte nel teatro dell'assurdo di Piazza del Popolo.

La discesa agli inferi di Avellino non è un processo meccanico ma una scelta consapevole e reiterata di un corpo elettorale che ha smarrito ogni bussola etica. 

Finché la morale resterà un orpello da sfoggiare nei salotti buoni e non diventerà la spina dorsale del comportamento civile, la città rimarrà avvinghiata alle proprie macerie con una pervicacia che rasenta l'autolesionismo. 

Nulla e nessuno potrà sollevare dal baratro una comunità che si compiace della propria cecità e che osserva con olimpica indifferenza il crollo delle proprie istituzioni.

Il baratto del voto con la promessa di un favore o con la sanatoria di un abuso ha creato un circolo vizioso dove il degrado urbano è solo lo specchio del degrado dell'anima cittadina. 

La mancanza di una conversione ai valori della legalità trasforma ogni consultazione elettorale in una farsa grottesca dove si scelgono i carnefici convinti di eleggere i salvatori. 

Questa insensibilità a quanto accade intorno, questa capacità di ignorare il tanfo di bruciato che sale dalle stanze del potere, è il segno inequivocabile di una fine imminente.

Le macerie che oggi circondano Piazza del Popolo non sono fatte solo di cemento e sigilli giudiziari ma sono i resti di una dignità svenduta al miglior offerente. 

La città continua a scendere verso il fondo, convinta che ci sia sempre un gradino ulteriore su cui poggiare i piedi per elemosinare l'ultima prebenda. 

Senza uno scatto d'orgoglio che rimetta al centro l'onestà intellettuale, il destino di Avellino è segnato da un'oscurità che nessuna propaganda potrà mai illuminare.

RDM

sabato 7 marzo 2026

Avellino: finchè daremo voce a incompetenti palesemente ipocriti, sprofonderemo sempre più..!



 Antonio Gengaro

Avellino si configura come un antro delle streghe dove la politica ha smesso di produrre visioni per dedicarsi esclusivamente alla distillazione di pozioni e malefici. 

Le invenzioni dei pensatori dell'ultim'ora raggiungono vette di puro delirio, alimentando un clima in cui l'inganno è l'unica moneta avente corso legale. 

In questo scenario di confusione programmata, la scelta di Martusciello di designare D'Agostino come responsabile provinciale di Forza Italia appare come l'emblema di una lungimiranza appezzottata. 

Il profilo del prescelto d'altronde parla chiaro: un passato montiano, poi piddino, festiano e infine nargiano, in un vortice di casacche che renderebbe fiero qualsiasi trasformista da fiera paesana.

Dall'altro lato della barricata, il Partito Democratico non brilla certo per acume o spirito critico. 

Ci si ostina su nominativi palesemente improponibili, calpestando ogni forma di rispetto verso quegli alleati che scelgono saggiamente di defilarsi. 

Chi non è organico alle logiche governative nazionali, preferisce difendere la dignità dell'equità piuttosto che accettare una condizione di sudditanza umiliante. 

L'arroganza delle decisioni prese nelle stanze chiuse prescinde ormai da qualunque valutazione seria delle personalità coinvolte, preferendo la fedeltà cieca alla competenza reale.

I due schieramenti sembrano separati alla nascita ma risultano nei fatti tragicamente sovrapponibili. 

Entrambi restano fossilizzati su livelli che ricordano tristemente l'era di Gianluca Festa, dimostrando l'incapacità cronica di elaborare un pensiero etico che anteponga l'interesse comune al tornaconto particolare. 

Esiste tuttavia una realtà parallela fatta di persone che si battono per la città da oltre venti anni, con dedizione quotidiana e caparbietà, lontano dalla convenienza. 

Questi soggetti vengono regolarmente ignorati poiché il loro operato risulta insipido al palato di chi agogna solo il potere fine a se stesso. 

La giostra continua a girare tra squallore e indifferenza, mentre la dignità di Avellino affoga in un calderone di interessi privati spacciati per bene pubblico.

Il solito Antonio Gengaro ha stigmatizzato l'andazzo volgare che il partito democratico vuole perseguire spudoratamente. 

E’ sorprendente, poi, che proprio le associazioni progressiste che hanno fatto parte della coalizione che mi ha sostenuto alle scorse amministrative siano state escluse da questo confronto iniziale. 

Hanno forse il torto di esprimere un pensiero originale e non conformista?


Auspico che nel PD e nel centrosinistra irpino si possa aprire una discussione vera, nel merito dei problemi della citta’ e per costruire una alleanza credibile per il futuro. Scegliere il nome di chi la guiderà è l’ultima cosa.

RDM