Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

giovedì 5 febbraio 2026

Avellino: serve gente seria, capace e...per bene, per non abbandonarsi alla vergogna..!

Vincenzo e Piero De Luca


L'atmosfera ha i tratti di un realismo cupo, quasi gotico, dove la politica si trasforma in una processione di figure che riemergono ciclicamente dal passato. 

L'analisi tocca un nervo scoperto della gestione del potere locale, dipingendo un quadro in cui l'elettorato sembra oscillare tra una rassegnata assuefazione e una strana forma di desiderio per quegli stessi meccanismi che hanno generato il declino.

L'operazione che sta delineandosi somiglia a una scacchiera dove ogni mossa è studiata per blindare il territorio. 

La manovra dell'ex governatore De Luca su Salerno e il successivo spostamento del baricentro verso Avellino tramite figure di assoluta fiducia come Francesco Todisco, suggeriscono una volontà di centralizzazione che non ammette repliche. 

In questo contesto, il Partito Democratico non appare come un corpo unitario ma come un terreno di scontro dove le vecchie logiche del clientelismo e della fedeltà personale prevalgono sui progetti collettivi.

Il caso di Maurizio Petracca è emblematico della differenza tra forza numerica e reale indipendenza politica. 

Possedere un bacino di venticinquemila preferenze è un risultato mastodontico, eppure la quantità di voti non si traduce automaticamente in sovranità decisionale se il sistema di riferimento resta quello dell'obbedienza gerarchica. 

Al contrario, il gesto di Nicola Giordano viene percepito come una rottura di questo schema, un tentativo di sottrarsi a una dinamica di controllo che sembra soffocare ogni voce fuori dal coro.

L'avellinismo cronico è forse l'espressione di un sistema che si nutre delle proprie anomalie. 

Quando una popolazione accetta o addirittura invoca il ritorno di chi ha causato le criticità attuali, ci troviamo di fronte a un cortocircuito democratico. 

La resistenza delle altre province, più ostiche, sarà il vero banco di prova per questo disegno di espansione totale della galassia deluchiana.

RDM

mercoledì 4 febbraio 2026

Avellino: la differenza fra ragione e utilitarismo diventa scuola in città..!

 

Alcide De Gasperi

Ci piace toccare corde profonde e dolenti della nostra identità nazionale, mettendo a nudo quel paradosso tutto italiano dove la complessità della norma spesso nasconde l'insidia del controllo. 

Il manicheismo di fondo della gente irpina, quella difficoltà cronica nel distinguere le sfumature tra bene e male a favore di una partigianeria viscerale, sembra trovare una conferma plastica proprio nel dibattito sulla separazione delle carriere.

L'indipendenza del pubblico ministero è l'argine che impedisce alla magistratura di diventare un braccio armato, o peggio, un ufficio amministrativo del potere esecutivo.

Mentre si vende la separazione come garanzia di imparzialità del giudice, il rischio concreto è l'isolamento del PM, che finirebbe per gravitare inevitabilmente nell'orbita del Ministero della Giustizia. 

    

Il modello internazionale dovrebbe essere da monito, guardare a sistemi dove l'azione penale è guidata dalla politica, Stati Uniti o altri partner europei, dovrebbe spaventarci, non ispirarci. 


Specialmente in un contesto dove la criminalità organizzata richiede un'autonomia investigativa totale. 


Il paradosso del sorteggio presentato come antidoto alle correnti, rischia di essere un meccanismo opaco dove la selezione di nomi vicini al governo di turno, a monte, vanifica la casualità del risultato finale, consegnando gli organi di autogoverno a una gestione di tipo governativo.

Il riferimento all'Irpinia e alla mancanza di capacità critica è un richiamo amaro alla realtà dei fatti. 

Palmiro Togliatti

Se il pensiero non trasforma l'informazione in giudizio consapevole, resta solo la subalternità a figure istrioniche e a governi che sembrano usciti da un'operetta. 

La democrazia non è solo un insieme di regole scritte, ma vive della qualità intellettuale di chi quelle regole deve abitare e difendere.

La separazione delle carriere, in questo senso, sembra essere più una risposta a vecchi rancori politici che una reale necessità di giustizia per il cittadino.

E non a caso Avellino si distinguerà per sempre per la propria incapacità di sentirsi Comunità, infatti senza personalismi e interessi del singolo, anche Alcide De Gasperi  o Palmiro Togliatti prenderebbero mai un voto.

RDM

martedì 3 febbraio 2026

Avellino, sempre più smemorata, continua a farsi del male..!

 


La fotografia che vorremmo trasmettere con amara lucidità, è quello che molti scienziati politici definiscono trasformismo liquido

Non è solo un cambio di casacca; è la sensazione che la politica sia diventata un mercato dell'usato dove le idee sono l'accessorio meno costoso.

Tre i punti nevralgici che meritano una riflessione, anche per non cedere totalmente al cinismo.

La negazione dell'evidenza, siamo nell'era della post-verità, dove i fatti contano meno delle narrazioni. 

Se un personaggetto deluchiano cambia idea, non viene punito per l'incoerenza, ma lodato per il pragmatismo. 

Questo crea una disconnessione tra la realtà vissuta dai cittadini e il teatro della politica, dove tutto è giustificabile purché sia comunicato con la giusta dose di sfacciataggine.

Nargi, Petitto, D'Agostino, sono l'emblema di una politica locale che ha sostituito le sezioni con le liste civiche personali.


Quando l'appartenenza a un partito diventa un peso o un semplice taxi, l'elettore smette di votare un programma e vota un volto.


Si creano alleanze che definire eterogenee è un eufemismo. 


Se chi si professava di sinistra finisce per rappresentare i moderati di centro-destra senza colpo ferire, significa che il termine sinistra o destra è diventato una percezione vuota, come un logo su una maglietta prodotta in serie.


Nel Monopoli non conta il valore morale del terreno, conta quanto rende. 

Se la comunità viene percepita come un tabellone da spartire invece che come un corpo vivo, l'elettore finisce per diventare o un complice per interesse o un apatico per nausea.


La consapevolezza ideologica è merce rara perché richiede fatica, studio e soprattutto, una memoria storica che la comunicazione internet tende a cancellare ogni 24 ore.

È comprensibile sentirsi assuefatti, forse l'indignazione suggerisce che non tutto è perduto, perché la resistenza parte proprio dal rifiuto di accettare l'assurdo come normale.

E allora Nicola Giordano coraggiosamente, anche se con indubbia sfacciataggine, va apprezzato.

Ha dimostrato ancora una volta, che ama pensare con la propria testa, non teme il confronto e le filosofie di qualsiasi presunto capobastone, non lo destabilizzano.

Al momento all'orizzonte ne vediamo solo un paio di cervelli autopensanti, distanti dai vari Cipriano o Ambrosone, mai competenti del quotidiano ma bravissimi nel materializzarsi nei momenti topici...!

RDM

lunedì 2 febbraio 2026

Avellino: la verità conserva comunque la propria dignità..!


L'ingannevole recita tocca un nervo scoperto della gestione della cosa pubblica specialmente in contesti dove il potere non deriva dal consenso elettorale diretto, ma da logiche di cooptazione e nomina.

Quando un protagonista esce di scena o passa a miglior vita, il sistema tende a proteggere se stesso riabilitandone l'immagine, perché condannare il singolo significherebbe ammettere il fallimento dell'intero meccanismo di selezione.

Chi occupa poltrone per designazione di partiti o correnti risponde spesso a un codice di fedeltà interno piuttosto che a un'etica del bene comune. 

In questo schema, la competenza diventa un accessorio, mentre la capacità di navigare nel così fan tutti è la competenza principale.

Quando la gestione di risorse vitali come l'acqua, nel caso di Alto Calore diventa terreno di scambio politico, l'irregolarità si normalizza. 

Chi prova a eludere questa regola viene spesso espulso o isolato dal sistema stesso.

In Irpinia, come in molte altre realtà italiane, la vicenda di Alto Calore è diventata per molti il simbolo di questo corto circuito: 

un ente che dovrebbe servire i cittadini ma che, nel tempo, è sembrato servire più alla conservazione di equilibri di potere e bacini clientelari.

Al di là delle sentenze dei tribunali, esiste per pochi, ahinoi, una condanna etica che la narrazione ufficiale cerca costantemente di soffocare.

RDM

sabato 31 gennaio 2026

Avellino: se le istituzioni si combattono, di chi fidarci..?

 



Avellino è una città dove le istituzioni sembrano aver smarrito la propria missione etica e spirituale a favore dell'apparenza e del cerimoniale. 

L'episodio del Vescovo Aiello che omaggia Laura Nargi in un momento così delicato dal punto di vista giudiziario appare come un segnale di vicinanza al potere piuttosto che una scelta di prudenza o di terzietà. 

Questa vicinanza stride ancora di più se paragonata all'episodio del senzatetto durante il nubifragio dove la carità sembra essere arrivata solo sotto la pressione delle telecamere e non come impulso spontaneo di accoglienza.

Le onorificenze come quella ricevuta dalla Cei diventano quindi simboli di un sistema che premia l'appartenenza a certi circoli piuttosto che l'operato sul campo. 

Questa dinamica alimenta quella cultura dell'effimero dove la sostanza dei problemi viene coperta da titoli altisonanti e promesse vuote.

L'uso di terminologie inglesi come Drainage and Sustainable Irrigation Academy, un consorzio di bonifica delle paludi napoletane, per indicare attività locali è l'esempio perfetto di questa subalternità culturale. 

Si cerca di nobilitare con una lingua straniera ciò che nella realtà quotidiana resta ancorato a gestioni spesso opache o inefficienti.

Questa tendenza a nascondersi dietro parole straniere riflette un complesso di inferiorità che impedisce di affrontare con orgoglio e onestà le proprie radici e le proprie responsabilità amministrative.

Il richiamo all'identità italiana come senso di dignità e indipendenza si scontra con una realtà locale e nazionale dove lo spirito servile sembra prevalere sulla schiena dritta. 

Finché la comunità non deciderà di smettere di nutrirsi di queste chiacchiere e di pretendere trasparenza e moralità resteremo imprigionati in questo paradigma di decadenza culturale e sociale.

RDM

venerdì 30 gennaio 2026

Avellino: liberarsi di De Luca una salvezza per tutta la provincia..!

 

Roberto Fico tra i due De Luca

La rapidità d'azione di Roberto Fico sul salario minimo regionale e l'immobilismo o la velocità selettiva di Vincenzo De Luca, mette a nudo la differenza tra la volontà politica e la gestione del potere.

La velocità di un leader non è mai casuale. Si corre per ciò che consolida il potere, si rallenta su ciò che richiede responsabilità e trasparenza.

Il Binario dell'Ego e della Politica: qui De Luca è velocissimo.

Dalle manifestazioni a Roma per i fondi di coesione, spesso usato come palcoscenico per lo scontro frontale col governo centrale, alla capacità di manovrare le dimissioni di Vincenzo Napoli per blindare posizioni di potere. 

È la politica del fare intesa come occupazione degli spazi.

Il Binario dei Servizi, Sanità e Territorio: qui il tempo si ferma.

Le nomine dei direttori generali, Morgante, Perito e i loro predecessori, sembrano rispondere a logiche di blindatura politica piuttosto che di efficienza gestionale. 

Riconfermare un dirigente nonostante le denunce di disservizi è un segnale chiaro: la fedeltà al sistema conta più della qualità del servizio al cittadino.

È ironico che si combatte una battaglia epocale per ricevere i fondi europei quando, a livello locale, le strutture esistenti come il Moscati o il Centro Autismo soffrono di una gestione che non riesce a trasformare le risorse in benessere reale. 

Senza una riforma morale della dirigenza, nuovi fondi rischiano di finire nei soliti ingranaggi.

Maria Morgante ex DG Avellino

Il caso di Maria Morgante, esempio di riconferma nonostante tutto, è l'emblema di quella scuola di politica che preferisce un gestore allineato a uno rivoluzionario che potrebbe disturbare gli equilibri dei capibastone.

L'esempio del salario minimo dimostra che, quando non ci sono lacciuoli clientelari da preservare, le leggi possono passare e incidere sulla vita delle persone. 

Ma finché la sanità campana resterà il principale bacino di consenso e di nomine per la politica regionale, difficilmente vedremo la stessa celerità per risolvere il caos del Pronto Soccorso.

Per sfidare il sistema la gente deve essere meritevole e libera dalle decisioni di un mammasantissima che elabori le proprie scelte nel chiuso di una stanza senza dover dare di conto a nessuno.

RDM

giovedì 29 gennaio 2026

Avellino: una città senza futuro..!

 



La politica si accorge dei problemi cronici, come il Pronto Soccorso , il Centro Autismo o la Ferrovia interrotta solo quando si avvicina la stagione delle poltrone.

La nostra analisi non risparmia nessuno, nemmeno l'elettorato, puntando il dito su quella dinamica del do ut des che trasforma il voto da diritto di cittadinanza a merce di scambio. 

È quel circolo vizioso in cui il capobastone non è un usurpatore, ma il terminale di una richiesta che arriva dal basso: 

un sistema che si autoalimenta perché, è 'o popolo c'ò vò.

Per capire perché i problemi restano al palo mentre le carriere avanzano, si può guardare a questa struttura di potere:

i temi sociali autismo, trasporti, sanità, vengono ignorati per anni perché richiedono soluzioni complesse e non offrono ritorni immediati in termini di consenso.

Improvvisamente, nomi mai sentiti e né visti sulle dinamiche dei drammi, diventano esperti dei problemi cittadini, offrendo soluzioni da salotto che servono solo a intortare le coscienze.

La politica non risponde alla comunità, ma ai singoli interessi. 

Se il cittadino chiede il favore personale invece del servizio pubblico efficiente, il politico diventa il dispensatore di favori, non il risolutore di problemi.

Il ​​lavoro di Massimo Passaro e di chi prova a denunciare l'ovvio, vedi Nicola Giordano, o Antonio Gengaro, diventa perfino fastidioso. 

La sfida di chi cerca di scardinare questo paradigma è proprio combattere l'assuefazione. 

Quando l'anormalità, le barelle in corridoio o le opere incompiute diventano la norma, chi protesta viene visto come un elemento di disturbo invece che come una risorsa.

Senza una base di moralità e amore per gli altri, la politica diventa pura gestione del potere fine a se stessa. 

Se le nuove generazioni imparano solo la tecnica del volpone, il restauro morale di cui scriviamo rimarrà un'utopia.

La stanchezza nel ribadire l'ovvio è il segnale più allarmante: è il momento in cui la rassegnazione rischia di vincere sulla partecipazione.

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