Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

giovedì 12 febbraio 2026

Avellino: la riappropriazione della piscina comunale ci ricorda quanto valessero le passate amministrazioni..!

 



Rientrare in possesso di un bene pubblico non è il traguardo finale ma solo il punto di partenza per una sfida più complessa, perché ora bisogna decidere con estrema chiarezza quale destino assegnare a questa struttura.

Pensare di alienare la piscina comunale insieme allo stadio e al palazzetto dello sport con l'unico scopo di fare cassa sarebbe una resa incondizionata e non una soluzione lungimirante. 

Nicola Giordano solleva un punto cruciale sottolineando come la strada da percorrere debba essere quella della valorizzazione senza cadere nella trappola della privatizzazione selvaggia.

Esistono strumenti tecnici ed economici come il finanziamento a lungo termine per la realizzazione di un progetto, che permettono di mantenere saldamente la proprietà pubblica garantendo al contempo gli investimenti necessari per la manutenzione e il rilancio delle attività. 

Bisogna cambiare radicalmente prospettiva perché lo sport non può e non deve essere considerato un semplice costo di gestione. 

Al contrario rappresenta un pilastro fondamentale per la coesione della comunità oltre a essere un investimento diretto sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni. 

La piscina è tornata a casa e ora il nostro dovere collettivo è quello di difenderla da logiche di puro profitto che finirebbero per impoverire ulteriormente il tessuto sociale avellinese.

Non dobbiamo dimenticare l'amara analisi storica per la nostra città, poiché i guai che Avellino ha subito negli anni derivano proprio da affidamenti a privati che si sono rivelati fallimentari. 

I soggetti che hanno gestito il bene pubblico con spregiudicatezza ci hanno lasciato in eredità soltanto debiti e scuorno ovvero una vergogna che pesa come un macigno sulle spalle dei cittadini. 

Proprio per evitare di ripetere gli errori del passato il progetto finanziato deve essere inteso come uno strumento di partenariato dove il Comune non abdica al proprio ruolo di controllo, ma lo esercita con estrema severità.

In questa forma di cooperazione il privato mette i capitali per la riqualificazione e la gestione, ma la proprietà resta indiscutibilmente nelle mani dell'ente pubblico. 

Il rischio di impresa deve ricadere interamente sul gestore senza che il Comune diventi il bancomat per coprire perdite o inefficienze. 

Giordano è stato chiaro e categorico, se in passato abbiamo assistito a privatizzazioni che hanno spolpato il patrimonio cittadino è perché è mancata una visione politica capace di blindare i contratti, e di pretendere manutenzioni costanti e servizi di qualità per la popolazione.

Assoservizi e De Vizia sono due nei secondo noi, che non porteranno mai lucro nelle casse comunali mentre le due aziende speculeranno finché gli converrà, dopodiché ci ritroveremmo nelle medesime condizioni della piscina.

I capitolati d'oneri ferrei prevederebbero la decadenza immediata della concessione al primo segnale di inadempienza. 

Non possiamo più permetterci di essere la periferia dimenticata dove i privati fanno il bello e il cattivo tempo a spese della collettività. 

Nicola Giordano ha ragione nel dire che lo sport è salute e futuro ma affinché questo principio si realizzi serve una gestione che metta al centro il cittadino e non il profitto facile di qualche imprenditore d'assalto. 

Avellino ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di degrado e di strutture abbandonate ed è giunto il momento di invertire la rotta con una vigilanza costante che non faccia sconti a nessuno.

Ma questo non dovrebbe essere una merce di scambio per campagne elettorali, com'è accaduto finora, perché è facile regalare i beni degli altri e farsi ringraziare..!

RDM

mercoledì 11 febbraio 2026

Avellino: tra ombre e buio assoluto..!

 Laura Nargi e Gianluca Festa

Il cerchio dei De Luca si chiude con precisione chirurgica mentre l'intromissione sfacciata mirata al controllo delle province, trova terreno fertile nella servitù di una politica nostrana ormai prostrata al capobastone di turno. 

Maurizio Petracca e Vincenzo De Luca

Maurizio Petracca sceglie di ignorare il peso dei suoi venticinquemila elettori per arrendersi dinanzi alla prepotenza salernitana, trascurando il fatto che il territorio vanti riferimenti seri e all’altezza dei ruoli.

Questa è purtroppo la realtà di Avellino. 

D’altronde non sarebbero potute fiorire così tante amministrazioni farlocche, se non fosse esistito un elettorato disposto a vendersi per un misero piatto di lenticchie. 

È la cronaca di una provincia da sempre subornata e addomesticata da una facies democristiana fin troppo invasiva nelle vite e nelle coscienze della comunità. 

La colpa non ricade su chi accalappia ma su chi accetta di farsi preda facile. 

Se l’italiano in genere possiede uno spirito colonizzabile, quello della provincia irpina raggiunge vette esagerate.

Chi ha mostrato coraggio come Nicola Giordano è stato immediatamente biasimato proprio dai finti amici di partito. 

Allo stesso modo il tentativo di Antonio Gengaro di imporsi con determinazione è stato penalizzato dal fuoco amico. 

Bisogna farsene una ragione perché Avellino resta il clone di Festa e Nargi ovvero quel duo inutile e pernicioso che ha reso la città celebre in Italia per vergogna e invivibilità.

Nulla cambia nel profondo. 

Giuliana Perrotta

Persino il Commissario che sembrava partito con grande slancio alla fine è dovuto scendere a compromessi. 

Risulta oggi incapace di governare una Polizia Municipale che continua a vedere e non vedere, senza intuire le reali priorità e senza ascoltare chi quotidianamente si erge a sentinella del territorio senza secondi fini. 

Anche questa figura appare sensibile ai richiami del potere che ci ha ridotti a colonia napoletana e dal quale ogni tentativo di fuga viene represso con forza. 

Evviva Festa e Nargi dunque, perché resteremo per sempre il nulla e in fondo non meritiamo nulla di più.

RDM

martedì 10 febbraio 2026

Avellino: basta con le controfigure di una politica inesistente..!


La Dogana, vera piazza della città, che amministratori pericolosi hanno utilizato per creare danni d'immagine e economici alla Comunità..!

Il risveglio della coscienza politica ad Avellino passa inevitabilmente per le denunce di chi ha avuto il coraggio di rompere il silenzio mentre la città sembrava assopita in un torpore compiacente. 

Nicola Giordano ha sollevato il velo su dinamiche che molti preferivano ignorare e oggi la sua posizione appare non solo legittima ma necessaria per scuotere un sistema incancrenito.

Mentre i cittadini comuni affrontavano la realtà quotidiana, i vertici del potere locale restavano a guardare, salvo poi riapparire improvvisamente con la pretesa di decidere il destino della comunità a tavolino. 

Questi caporioni temono profondamente chi gode del consenso genuino della gente perché quel favore non nasce da scambi o favori, ma dalla stanchezza verso un modo di fare politica che considera la città come una proprietà privata.

È un segreto di Pulcinella il fatto che certi pacchetti di voti vengano costruiti con precisione chirurgica attraverso promesse e piccole elargizioni. 

La strategia è nota e collaudata, il denaro come strumento di pressione immediata, la promessa di un impiego o di un incarico preventivo per blindare la fedeltà degli indecisi.

La sicurezza ostentata di candidati che si sentono già eletti prima ancora che le urne vengano aperte.

Nicola Giordano

In questo scenario le primarie rappresentano l'unica vera minaccia per chi ha basato la propria carriera sulla gestione artatata del consenso. 

Dare la parola ai cittadini significa scardinare i calcoli dei signori delle tessere e permettere una scelta che sia finalmente libera da condizionamenti economici o clientelari. 

È l'occasione per dimostrare che Avellino non è in vendita e che il futuro della città appartiene a chi la vive e non a chi la usa come merce di scambio.

RDM

lunedì 9 febbraio 2026

Avellino, vittima di se stessa per sopportazione e scarsa lucidità..!


 

Nessuno di lor signori si è mai interessato della città, ma ora si sentono in diritto di decidere..!


Il panorama politico avellinese si presenta oggi come il palcoscenico di un teatro dell'assurdo dove la memoria corta sembra essere l'unico requisito per candidarsi a guidare la città. 

Dopo anni caratterizzati da un’assenza istituzionale totale di fronte allo scempio del Pronto Soccorso, al collasso dell'Alto Calore e all'eterna incompiuta del Centro per l'Autismo di Mercogliano, assistiamo ora a una narrazione della destra che rasenta il surreale.

Da una parte c'è Laura Nargi, figura dipinta come una guida solida ma che finora ha brillato solo per la sua inconsistenza politica. 

Dall’altra Gianluca Festa, un primo cittadino uscente che, ignorando il peso dei processi penali che lo attendono ad aprile, continua a vantare risultati mirabolanti come se la città vivesse in un universo parallelo. 

Un minimo di educazione istituzionale avrebbe suggerito a questo istrione senza pudore di cospargersi il capo di cenere e fare diversi passi indietro, se non altro per aver trascinato Avellino alla ribalta delle cronache nazionali solo per scandali e brutte figure.

Invece la strategia è chiara: puntare tutto su quella fetta di elettorato che si riconosce in certi atteggiamenti e che sembra preferire il rumore alla sostanza. 

Accanto a lui spuntano nomi come Pionati o l’imprenditore Giordano, figure pescate all'ultimo momento dal cilindro della vecchia politica, persone mai viste né sentite quando c'era da lottare per i servizi minimi o per i diritti dei più fragili.

Avellino resta così intrappolata in un limbo, ultima per vivibilità e prospettive economiche, dove l'unico collante sociale sembra essere rimasto il calcio. 

I presupposti per le prossime amministrative sono, se possibile, ancora peggiori del passato. 

Dinanzi a questo scenario di desolazione politica non resta che una rassegnata preghiera, nella speranza che la città prima o poi si svegli dal suo torpore.

RDM

sabato 7 febbraio 2026

Avellino non potrà mai risorgere senza teste pensanti..!

 


Scrivere di politica locale, specialmente in un contesto stratificato come quello di Avellino, può dare la sensazione di trovarsi davanti a un eterno ritorno dell'uguale, dove i nomi cambiano posizione sulla scacchiera ma la logica di potere rimane ancorata a dinamiche che sembrano ignorare i reali bisogni della città.

Il quadro è quello di una politica del trasformismo e della sopravvivenza, dove la coerenza ideologica cede il passo al posizionamento personale.

Ecco un’analisi schematica di ciò che rende così frustrante il racconto giornalistico o l'analisi politica in Irpinia oggi.

Molti nomi di gente inutile se non perniciosa, sono sulla cresta dell'onda da decenni. 

Questo crea una barriera all'ingresso per nuove energie e dà l'impressione che la cura sia affidata a chi, in un modo o nell'altro, abbia contribuito alla genesi del problema.

Spesso non si tratta di mancanza di comprensione, ma di un sistema di clientelismo o di rassegnazione che spinge a scegliere il male minore o il volto noto, consolidando il potere di figure inconsistenti.

Passare da Foti a Festa, fino alla gestione Nargi, per molti osservatori non ha segnato una rottura, ma una continuità in termini di metodi e di cerchi magici, lasciando irrisolti nodi strutturali quali urbanistica, servizi e cultura.

È ironico vedere personaggi che hanno attraversato vicende giudiziarie o fallimenti amministrativi riproporsi come salvatori della patria. 

Questa narrazione regge solo se manca una memoria storica collettiva o se l'opposizione è altrettanto frammentata e priva di una visione alternativa credibile.

La politica ad Avellino sembra essersi trasformata in un sistema chiuso, dove il dibattito non verte su cosa fare per la città, ma su chi debba occupare quale poltrona per garantire la tenuta di determinati equilibri di potere.

Scrivere di questo purtroppo è inutile, ma è l'unico modo per tenere accesa una luce su vicende che altrimenti si consumerebbero nel silenzio dell'indifferenza. 

La satira o la cronaca tagliente sono spesso l'unico anticorpo rimasto...forse..!

RDM

venerdì 6 febbraio 2026

Avellino: escludere almeno quelli sotto processo sarebbe un bel segnale..!

Era il 2013

Una città sospesa tra il cinismo e la rassegnazione, un palcoscenico dove la politica non è più servizio, ma una sorta di recita a soggetto.

Il fenomeno sociologico interessante, anche se amaro è la trasformazione del guaio giudiziario in medaglia al valore.

Quando un aspirante sindaco riesce a narrare le proprie peripezie legali come un attacco al territorio o come il prezzo da pagare per aver amato troppo, scatta quel meccanismo di identificazione in cui la zona grigia si sente difesa, quasi legittimata nel suo stare ai margini delle regole.

Il tormentone del colpevole d'amare è un classico della comunicazione populista locale. 

Funziona perché sposta il focus dalle carte processuali al sentimento.

Se il beniamino soffre, è colpa di un sistema che vuole bloccare lo sviluppo della città. 

Non è più una questione di legalità, ma di passione contro la burocrazia.

Il disagio delle zone lasciate a se stesse è il terreno fertile per questa narrazione. 

Quando lo Stato o il Comune arretrano, lasciando buchi neri di incuria, il cittadino non cerca più il buon amministratore, ma il protettore

L'aumento degli stipendi è visto come il primo atto concreto dei nuovi eletti.

Quindi le promesse vacue utilizzate come sedativo per una popolazione che, pur sapendo di essere intortata, preferisce la chiacchiera alla solitudine dell'abbandono.

In sintesi, sembra che la campagna elettorale si stia preparando a essere un enorme esercizio di commercializzazione del limone

spremere il possibile finché c'è succo, vendendo la buccia come se fosse oro.

La crudezza di questa visione è forte dei fatti che ogni giorno si palesano in Campania, non ultimo l'assessore di Forza Italia agli arresti.

Ma che tocca nervi scoperti di molte realtà locali italiane dove il confine tra consenso e complicità si fa sottile.

RDM

giovedì 5 febbraio 2026

Avellino: serve gente seria, capace e...per bene, per non abbandonarsi alla vergogna..!

Vincenzo e Piero De Luca


L'atmosfera ha i tratti di un realismo cupo, quasi gotico, dove la politica si trasforma in una processione di figure che riemergono ciclicamente dal passato. 

L'analisi tocca un nervo scoperto della gestione del potere locale, dipingendo un quadro in cui l'elettorato sembra oscillare tra una rassegnata assuefazione e una strana forma di desiderio per quegli stessi meccanismi che hanno generato il declino.

L'operazione che sta delineandosi somiglia a una scacchiera dove ogni mossa è studiata per blindare il territorio. 

La manovra dell'ex governatore De Luca su Salerno e il successivo spostamento del baricentro verso Avellino tramite figure di assoluta fiducia come Francesco Todisco, suggeriscono una volontà di centralizzazione che non ammette repliche. 

In questo contesto, il Partito Democratico non appare come un corpo unitario ma come un terreno di scontro dove le vecchie logiche del clientelismo e della fedeltà personale prevalgono sui progetti collettivi.

Il caso di Maurizio Petracca è emblematico della differenza tra forza numerica e reale indipendenza politica. 

Possedere un bacino di venticinquemila preferenze è un risultato mastodontico, eppure la quantità di voti non si traduce automaticamente in sovranità decisionale se il sistema di riferimento resta quello dell'obbedienza gerarchica. 

Al contrario, il gesto di Nicola Giordano viene percepito come una rottura di questo schema, un tentativo di sottrarsi a una dinamica di controllo che sembra soffocare ogni voce fuori dal coro.

L'avellinismo cronico è forse l'espressione di un sistema che si nutre delle proprie anomalie. 

Quando una popolazione accetta o addirittura invoca il ritorno di chi ha causato le criticità attuali, ci troviamo di fronte a un cortocircuito democratico. 

La resistenza delle altre province, più ostiche, sarà il vero banco di prova per questo disegno di espansione totale della galassia deluchiana.

RDM