La scomparsa di Giuseppe Gargani segna la fine di un'epoca, lasciando un vuoto in un panorama politico locale, ormai caratterizzato da una diffusa miseria morale, culturale e politica.
Storico deputato italiano ed europeo, nonché sottosegretario alla Giustizia per ben sei esecutivi consecutivi, Gargani ha rappresentato uno degli ultimi e più autorevoli punti di riferimento per l'Irpinia, mantenendo intatto il proprio spessore intellettuale anche molto tempo dopo aver concluso la sua esperienza nelle istituzioni attive.
Il suo addio giunge proprio nel momento in cui la città si affaccia a una nuova e delicata fase amministrativa, un passaggio per il quale lo statista non aveva mancato di spendersi fino all'ultimo, offrendo riflessioni e auspici affinché la comunità avellinese potesse finalmente, ritrovare quei sentieri di dignità e competenza abbandonati da troppo tempo.
Ciò che rimane oggi, al contrario, è la desolante presenza di esponenti politici improvvisati legati fra di loro per quella debolezza culturale che li rende intercambiabili.
Figure che si sono illuse di essere grandi protagoniste della scena pubblica, rivelandosi invece del tutto incapaci di elaborare analisi elementari o di produrre una reale efficacia gestionale.
Questa critica profonda nei confronti del declino locale, è stata una nostra bandiera portata avanti con determinazione nel corso degli anni, nonostante l'immobilismo di un contesto in cui nulla sembrava mutare, se non l'atteggiamento perennemente arrogante di Gianluca Festa e l'incomprensibile smania di protagonismo di Laura Nargi.
La parabola di quest'ultima appare come la recitazione di un copione tragico, ormai logoro e del tutto privo di significato per il futuro di una città, che necessita urgentemente di recuperare la propria statura storica e morale.
Ora siamo alla conta delle vacche, ogni muggito, un euro e chi ne ha sette o ottocento, prende tutto...o quasi..!
RDM



