L'appartenenza a formazioni come Fratelli d'Italia, Lega o Forza Italia implica una condivisione totale della loro storia e delle recenti derive governative che affollano le cronache.
La realtà viene così piegata alla narrazione, come accadeva per le borse contraffatte di Daniela Santanchè, elevate magicamente al rango di autentici capolavori solo in virtù del ruolo e del potere sociale del personaggio.
In questa palude di indifferenza, i rappresentanti dei partiti di governo non hanno mai speso una parola concreta per la città.
Nonostante ciò, si assiste all'esaltazione di figure come Fabio Benigni, dipinto come un amministratore di talento pur restando un fantasma rispetto ai problemi reali del territorio.
Al contrario, Nicola Giordano, artefice delle denunce che hanno scosso un Comune deviato, non rinuncia all'analisi critica e pone interrogativi ineludibili sul futuro di Avellino.
La questione cruciale riguarda la gestione dei servizi: una scelta che non è solo tecnica, ma profondamente politica, poiché definisce l'essenza stessa dell'amministrazione pubblica.
Il nodo centrale è rappresentato dalla scadenza del contratto per il controllo della sosta, attualmente in capo alla società in house ACS, posta in liquidazione dal Commissario Giuliana Perrotta.
Mentre la politica locale osserva in silenzio, si sta consumando il passaggio della gestione dei parcheggi dal pubblico al privato, continua l'ex consigliere, un processo che trova continuità nelle scelte degli anni passati e nell'interesse di soggetti come Telereading.Il dibattito pubblico resta assente su un tema che coinvolge la tutela del lavoro e il ruolo del Comune.
Secondo l'Ingegnere la domanda rivolta a chiunque aspiri alla guida della città rimane inevitabile:
si vuole gestire direttamente il patrimonio collettivo o si intende svendere ogni servizio al mercato, rinunciando definitivamente a un modello di comunità solidale..?
Ma capite bene che è inutile, la ricerca è il potere, e Benigni rappresenta da sempre il più importante che tutti conosciamo, ed è proprio per questo che non riteniamo il Presidente dell'Ordine idoneo: la sua è una visione che prescinde dai drammi che invece altri considerano priorità.
L'ostinazione con cui si persegue la ricerca del potere fine a se stesso rende vano ogni tentativo di confronto dialettico.
Fabio Benigni incarna da sempre quella forma di potere consolidato che la città conosce fin troppo bene, una posizione che lo rende, a chi osserva con occhio critico, una figura del tutto inidonea alla guida della comunità.La sua è una visione aristocratica e distante, che sembra prescindere sistematicamente dai drammi quotidiani e dalle emergenze sociali, che altri considerano invece priorità assolute.
In un contesto dove l'appartenenza ai circoli che contano garantisce un'immunità morale, le necessità dei cittadini comuni diventano semplici dettagli.
Chi rappresenta il rilievo forense porta con sé una forma mentis strutturata sulla conservazione degli equilibri esistenti, piuttosto che sulla rottura necessaria per emendare una città allo scatafascio.
Il distacco tra le stanze del potere e la strada è ormai incolmabile, e la candidatura di figure simili non fa che confermare la volontà di mantenere intatto lo status quo, ignorando la sofferenza di chi non ha voce nei salotti buoni.
Affidare il futuro di Avellino a chi non ha mai vissuto sulla propria pelle, o almeno ascoltato con attenzione, le istanze di chi soffre per la gestione fallimentare dei servizi e della cosa pubblica, significa condannare il territorio a un'ulteriore stagione di declino.La politica non può essere una semplice estensione delle carriere professionali di prestigio, ma deve tornare a essere un atto di servizio verso una collettività che chiede onestà, presenza e soprattutto, una netta discontinuità con il passato.
RDM

