Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

mercoledì 25 febbraio 2026

Avellino: è la natura del popolo irpino che incide, non gli astri..!

Presto vivremo l'assalto alla diligenza

L'attuale scenario politico e sociale manifesta i sintomi di un decadimento irreversibile, dove l'intelligenza critica viene sacrificata sull'altare dell'appartenenza tribale. 

Il caso del procuratore Nicola Gratteri incarna perfettamente questo paradosso della miseria intellettuale contemporanea. 

Egli subisce oggi l'ostracismo della destra che lo dipinge come un avversario ideologico, dopo aver patito per anni le accuse della sinistra che lo etichettava come un reazionario di fazione opposta. 

La conclusione logica di tale teatrino, suggerisce che nella modernità non sia più ammesso l'esercizio autonomo del pensiero. 

Chiunque rifiuti di spegnere il cervello per allinearsi a un gregge prestabilito, finisce inevitabilmente, nel mirino di opposte tifoserie, incapaci di concepire l'indipendenza di giudizio.

Questa deriva autoritaria e anti intellettuale trova un riflesso grottesco nelle dinamiche d'oltreoceano. 

La figura di Donald-o Trump si scaglia con rabbia vendicativa contro i membri della Corte Suprema, colpevoli soltanto di aver esercitato il proprio dovere costituzionale opponendosi ai dazi. 

Il desiderio di questo aspirante tiranno è quello di ridurre l'alta magistratura, a un manipolo di esecutori proni al comando, pronti a tradire la legge in nome della fedeltà personale. 

Si pretende che i giudici agiscano come animali ammaestrati, ignorando che la loro missione risieda proprio nel preservare l'equilibrio dello Stato dalle bramosie dei singoli.

Spostando lo sguardo sulle vicende amministrative locali la fauna politica non offre spettacoli più decorosi. 

Si assiste allo stravagante fenomeno di cittadini irpini, che dichiarano vicinanza a quella Lega che storicamente, ha vomitato insulti contro il sud invocando catastrofi naturali. 

In questo alveo di incoerenza si muovono personaggi come D'Agostino, Petitto, Rotondi, Nargi e Festa i quali dialogano e si scambiano favori, ignorando con olimpica noncuranza il proprio passato e ogni residua traccia di pudore. 

La dignità e la morale che un tempo rappresentavano i pilastri del dibattito pubblico, sono state sostituite da un trasformismo becero e privo di spina dorsale.

In tale contesto si inserisce la ricomparsa mediatica di Luca Cipriano che dopo un lungo silenzio nelle precedenti amministrazioni, torna ora a dispensare valutazioni di scarsa consistenza. 

I mezzi di comunicazione fungono da megafono a questa vacuità, riportando notizie prive di merito pur di riempire spazi bianchi, alimentando così un circolo vizioso di qualunquismo. 

La disponibilità di certi soggetti a ricoprire ruoli di rappresentanza, è inversamente proporzionale alla loro capacità di incidere sui problemi reali della collettività. 

Finché non cesserà l'adulazione verso chi vive lontano dalle necessità comuni, il declino sarà inevitabile. 

La speranza di una rinascita appare minima, poiché il territorio continua a perdere le eccellenze, lasciando spazio soltanto allo scarto di una società che ha smarrito la propria umanità.

RDM

martedì 24 febbraio 2026

Avellino: isterie e mal celate ipocrisie sono l'essenza di questa terra..!


Lo squallore politico di un'intera provincia raccontato in uno scatto..!

La palude avellinese non smette di gorgogliare vapori mefitici, confermando che il fondo, in certi luoghi, è solo un trampolino per scavare ancora più in basso. 

La commemorazione di Michelangelo Ciarcia presso l'Alto Calore non è che l'ennesimo atto di una farsa tragica, dove il carnefice viene pianto dalle sue stesse vittime consenzienti.

Risulta quasi poetico che un uomo passato dal ruolo di revisore dei conti a quello di amministratore abbia presieduto al dissesto finanziario con la stessa imperturbabile dedizione di un orchestrale sul Titanic. 

Il consorzio idrico, ridotto a un colabrodo di debiti, diventa il palcoscenico ideale per celebrare chi non ha visto, o ha finto di non vedere, il baratro.

Una schiera di primi cittadini, ipnotizzati dal simbolo del Partito Democratico, ha rinnovato mandati su mandati a un uomo che oggi affronta accuse di peculato e truffa.

L'Ente che oggi commemora è lo stesso che ha tentato di costituirsi parte civile nel processo contro di lui. 

Un cortocircuito logico che rasenta il ridicolo.

Gianluca Festa ha compreso perfettamente la psicologia delle masse locali. 

La sua strategia di invadere la città con manifesti in cui si dichiara colpevole è un capolavoro di manipolazione. 

Egli sa bene che, in una terra abituata al sopruso, l'esibizione sfacciata della colpa viene percepita come una provocazione goliardica o, peggio, come una forma di onestà brutale che finisce per assolverlo agli occhi degli stolti.

Confessare tutto per non pagare nulla; se la colpa diventa spettacolo, cessa di essere un reato.

Il calcolatore sparito e i documenti sottratti diventano dettagli trascurabili di fronte al carisma del capopopolo.

Il quadro si completa con la benedizione spirituale ai piedi dell'altare. 

Vedere l'aspirante sindaco bionda ricevere omaggi durante una celebrazione liturgica, sotto l'egida di un clero provinciale che ha smarrito ogni bussola morale, chiude il cerchio del degrado. 

Il pigmalione e la sua protetta vengono santificati mentre la città affonda, dimostrando che ad Avellino il sacro e il profano si mescolano solo per servire il potere di turno.

Questa provincia ha rinunciato alla propria dignità, trasformando l'istituzione in un banchetto privato. 

Quando il resto d'Italia osserva e deride, non si tratta di pregiudizio, ma della constatazione di un fallimento collettivo che meriterebbe, più che la critica, una punizione esemplare.

RDM

lunedì 23 febbraio 2026

Avellino: se non esiste il pensiero, ogni discussione perde di valore..!


La rinascita secondo le ultime amministrazioni, tanto amate..!

Il declino demografico della provincia di Avellino non è il frutto di un destino avverso, ma la logica conseguenza di un sistema che ha smarrito ogni riferimento. 

Nel corso del duemilaventicinque il territorio ha registrato la perdita di ben tremila residenti confermando una tendenza all'evaporazione che dura da oltre un ventennio. 

La città è scivolata dai sessantamila abitanti dei primi anni duemila ai poco più di cinquantaduemila attuali segnando un solco di ottomila partenze che pesano come macigni.

Non si tratta di un crollo improvviso bensì di un logoramento silenzioso fatto di valigie chiuse e di famiglie che scelgono altre latitudini per costruire il proprio futuro. 

Liquidare il fenomeno come una piaga nazionale legata alla denatalità, è un esercizio di retorica sterile che serve solo a nascondere le responsabilità locali. 

Chi ha avuto il coraggio di tornare dopo aver maturato esperienze professionali altrove, non lamenta la mancanza di talento o di bellezza, ma punta il dito contro l'assenza totale di visione politica.

Esiste una differenza abissale tra un territorio che si muove e uno che resta immobile nascosto dietro lo schermo di slogan e inaugurazioni di facciata. 

La vitalità di una comunità non si misura dal numero di locandine stampate per eventi effimeri, ma dalla capacità della struttura amministrativa di creare continuità e programmazione. 

Negli ultimi anni Avellino ha puntato tutto su cartelloni e rassegne, dimenticando che un ecosistema incapace di trattenere i propri figli è un organismo destinato alla morte clinica.

Il turismo viene spesso sbandierato come la panacea di ogni male ma senza una strategia pluriennale, resta un fenomeno episodico che non genera permanenza né ricchezza. 

Parlare di turismo lento senza creare percorsi stabili o laboratori visitabili tutto l'anno è pura narrazione romantica priva di sostanza. 

Barbara Politi, ex assesore festiano al turismo..!

Serve un coordinamento unico del calendario territoriale e incentivi reali per chi decide di investire nell'Irpinia invece di inseguire costantemente l'urgenza del momento.

Quando una città perde abitanti smarrisce contemporaneamente contribuenti forza lavoro e prospettive per le proprie scuole. 

Questo effetto a catena non si arresta con i comunicati stampa, ma con il coraggio di ammettere che il modello attuale è fallimentare. 

Avellino forse, ma proprio forse, possiede ancora le potenzialità per diventare un laboratorio di innovazione grazie alla sua dimensione umana e al patrimonio culturale, ma questi elementi devono essere organizzati in modo competitivo. 

I dati demografici negativi sono un segnale d'allarme che se ignorato diventerà presto una triste abitudine di spopolamento irreversibile.

La visione dei personaggi che fanno gola ai media, privi di capacità intuitive e perfino di voglia di cambiare secondo la regola gattopardesca di Tomasi di Lampedusa, è alla fine quanto anelino ancora e per sempre, in questo triste e grigio paesotto di pecore.

RDM  


sabato 21 febbraio 2026

Avellino: non c'è salvezza senza pentimento..!

Nargi e D'Agostino

La messinscena avellinese si arricchisce di nuovi atti dove il grottesco scivola rapidamente nel tragico. 

Le manovre di Edmondo Cirielli per arginare le fantasie di un Martusciello ormai convertito al pettegolezzo politico, restituiscono l'immagine di una destra locale ridotta a un mercato delle vacche. 

La pretesa di Laura Nargi di correre sotto il vessillo dell'indipendenza civica, dopo gli anni trascorsi all'ombra del festismo è un insulto all'intelligenza collettiva. 

Se la bionda meteora ritiene di possedere una forza elettorale autonoma, faccia pure il salto nel vuoto senza paracadute partitico.

Il plauso di Gianfranco Rotondi a queste piroette non stupisce affatto. 

Il decano del trasformismo riconosce istintivamente i suoi simili e benedice i voli pindarici di chi cerca di rifarsi il trucco, mentre le macerie amministrative fumano ancora.

La coalizione che si profila è un miscuglio indigesto dove la Lega si appiattisce su figure come Morano e Galasso, puntando tutto sul peso specifico delle preferenze raccolte in contesti dove il voto somiglia più a un tributo, che a una scelta consapevole.

In questo ecosistema l'avviso di garanzia o il rinvio a processo sono diventati titoli nobiliari. 

La questione morale è stata sepolta sotto una coltre di cinismo per cui chi non ha pendenze penali, viene guardato con sospetto come un dilettante della gestione pubblica.

Mentre i salotti della politica discutono di prebende e spartizioni, la realtà della città sprofonda nei bassifondi delle statistiche nazionali.

Il Pronto Soccorso del Moscati è un girone dantesco dove il dolore non trova cittadinanza.

Il Centro Autismo rimane un monumento all'inconcludenza e alla crudeltà burocratica.

Le Politiche Sociali che restano sorde alle grida di chi non ha santi in paradiso, sono da riformare.

Il Commissario prefettizio che aveva illuso con un inizio spumeggiante, ha finito per adagiarsi sulla pigrizia istituzionale. 

Perdersi nei meandri delle Consulte Argento mentre le strutture vitali per l'assistenza languono, è il marchio di fabbrica di una gestione che punta solo a traghettare il nulla verso il prossimo disastro elettorale. 

Avellino resta una comunità di facciata dove la discussione è un esercizio da bar, e l'insensibilità è la cifra stilistica di una classe dirigente che ha oltraggiato il territorio oltre ogni limite ragionevole.

L'elettorato che si appresta a votare questi figuri, non meriterebbe nemmeno la matita copiativa, poiché continua a nutrire i propri aguzzini sperando in una briciola di favore personale. 

Il margine per peggiorare esiste sempre, e questa compagine sembra intenzionata a esplorarlo tutto fino all'ultimo centimetro di degrado.

RDM

venerdì 20 febbraio 2026

Avellino: sguaiatezza e volgarità teste di serie alle prossime amministrative..!


La classe di Laura Nargi..!


Il panorama politico attuale somiglia a un museo delle cere dove i manichini, mossi da un meccanismo a molla ormai arrugginito, continuano a recitare lo stesso copione da decenni. 

La figura di Gianfranco Rotondi incarna perfettamente questa stasi dorata. 

Parliamo di un funambolo della sopravvivenza parlamentare che ha trasformato il nomadismo partitico in una forma d'arte perenne, garantendosi un posto al sole romano mentre il mondo fuori cambiava pelle.

Risulta grottesco che si cerchi ancora il vaticinio di chi guida sigle fantasmatiche, partiti che esistono solo sulla carta intestata ma che fungono da lasciapassare per candidature blindate altrove. 

Questa è la cifra del trasformismo che non produce numeri ma solo presenze, un ingombro istituzionale che ignora le piaghe ataviche dei territori per concentrarsi sulla propria autoriproduzione.

La destra attuale sembra soffrire di una forma di cecità selettiva. 

Si circonda di ministri mediocri e personaggi polverosi che appaiono incapaci di incidere sulla realtà. 

La selezione della classe dirigente non avviene per merito o per legame viscerale con le zone martoriate da anni di mala gestione, bensì per fedeltà a logiche di spartizione che sanno di muffa.

L'ingranaggio del degrado si regge su tre pilastri fondamentali che impediscono ogni reale cambiamento.

La ricerca ossessiva della poltrona attraverso simboli vuoti e alleanze di comodo quali complici silenziosi che elevano il nulla a interlocutore valido, normalizzando l'assurdo.

Una massa rassegnata che ha smesso di indignarsi, accettando il torbido come unica dimensione possibile assiste alla celebrazione del peggio, e un rimescolamento continuo di carte segnate dove l'unica certezza è l'immobilità. 

Se i volti rimangono i medesimi nonostante i fallimenti accumulati, significa che il sistema ha espulso ogni anticorpo di dignità. 

Il territorio resta uno scenario di conquista per truppe cammellate che non ne conoscono nemmeno i confini, mentre il dibattito pubblico affoga nella ridicolaggine di pareri richiesti a chi ha fatto della propria irrilevanza un mestiere redditizio.

RDM

giovedì 19 febbraio 2026

Avellino: città senz'anima, non si riprenderà mai..!



Il panorama politico della provincia di Avellino offre lo spettacolo desolante di una terra commissariata per metà, dove l'incapacità dell'elettorato di esprimere un giudizio dignitoso sembra ormai un dato cronico piuttosto che una fatalità. 

Il Capoluogo si conferma regno dell'incompetenza e dell'arrivismo più sfrenato. 

Il sindaco uscente, dopo tredici anni trascorsi a occupare poltrone comunali di rilievo sotto l'ala protettrice del suo sodale Festa, ha avuto l'ardire di presentarsi con una lista dal nome sfacciato. 

È paradossale che proprio chi ha contribuito a ridurre la città al lumicino dichiari di essersi rotto, ma la vera tragedia risiede in quella parte di cittadinanza che si presta a fare da testimone a una compagine civica vergognosa.

Risulta lecito chiedersi di cosa si sia stancata un'amministrazione che ha trascinato il Comune nelle aule di tribunale per rispondere di gravi reati. 

I due compari mentre trafugano documenti e calcolatore comunali..!

Forse del lavoro della magistratura che ha confermato le denunce dell'ex consigliere Nicola Giordano, o magari dei filmati che mostrano il prelievo di documenti e beni pubblici dagli uffici municipali..? 

Mentre i negozi chiudono e la pianificazione latita, si continua a spacciare la favola della rinascita cittadina, un mantra menzognero alimentato da chi ha preferito le feste di piazza al governo del territorio. 

Tra chi si dichiara colpevole d'amore e chi si dice stanco, i protagonisti di questa stagione politica appaiono come facce speculari di una stessa medaglia, specchio fedele di un centro abitato popolato da questuanti. 

RDM

mercoledì 18 febbraio 2026

Avellino: Il trionfo del vacuo: tra salotti avellinesi e passerelle elettorali..!

 

                                      Il tempo che scorre tra valori e l'effimero..!

Avellino sembra essere diventata l'emblema dell'inutile. 

In questa città tutto nasce e si consuma attraverso iniziative salottiere dove la partecipazione è massiccia, ma l'unico obiettivo pare essere la discussione del vuoto e la verbalizzazione del nulla. 

Un esempio lampante è stato offerto dalla Consulta Argento presieduta dal Commissario. 

In quella sede, vari rappresentanti istituzionali tra esponenti della sanità, forze dell'ordine e associazioni si sono contesi la scena a colpi di dinamiche assertive, senza però scalfire la superficie dei problemi reali.

Eppure, la soluzione non richiederebbe voli pindarici. 

Basterebbe far funzionare le politiche sociali, oggi abbandonate a se stesse e prive di un controllo serio e incisivo. 

Garantire un servizio dignitoso al pronto soccorso, mettendo da parte i proclami e quegli autoincensamenti che non producono alcuna attività concreta a favore della cittadinanza, è sempre un problema che risolverebbero...forse..!

Purtroppo, lo scriviamo spesso, le chiacchiere sono diventate la nostra realtà quotidiana. 

Questo fenomeno non è solo locale, ma specchio di una tendenza nazionale. 

Lo abbiamo visto con Giorgia Meloni che si presenta a Niscemi indossando il caschetto, ricalcando l'immagine di Berlusconi a L'Aquila, per promettere una miseria di pochi milioni di euro a fronte di un fabbisogno miliardario necessario alla messa in sicurezza dei costoni. 

Renè Magritte: prospettiva, l'ineluttabilità della morte..!

Nonostante l'evidente sproporzione, la gente applaudiva, sentendosi onorata da promesse che restano vacue e quasi canzonatorie.

Invece di titoli altisonanti e denominazioni eclatanti, i cittadini avrebbero bisogno di effetti tangibili. 

Tuttavia, la moda del momento premia l'apparenza e sembra funzionare fin troppo bene. 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un governo formato da figure spesso improponibili continua a godere di consenso e seguito, alimentandosi di quella stessa cultura del nulla che paralizza anche la nostra realtà locale.

Questo scenario di vuoto pneumatico trova la sua perfetta declinazione locale nelle dinamiche del Partito Democratico avellinese. 

Se a livello nazionale si assiste allo spettacolo dei caschetti e delle promesse elettorali, in via Tagliamento e dintorni la situazione non è differente, anzi appare se possibile ancora più cristallizzata. 

Il partito è ormai un organismo gestito da correnti asfittiche e capibastoni in pectore, figure che sembrano aver smarrito ogni barlume di dignità politica e non solo.

In questo contesto, la dialettica interna non serve a produrre idee per la città, ma è finalizzata esclusivamente alla conservazione di piccoli spazi di potere. 

Assistiamo a una spartizione scientifica delle influenze, dove il bene comune è l'ultima delle preoccupazioni. 

I signori della politica locale, anziché farsi carico delle istanze di un territorio che affonda tra servizi sociali inesistenti e sanità al collasso, preferiscono giocare a scacchi con le tessere e le alleanze di comodo.

È il trionfo del personalismo sulla missione collettiva. 

La base elettorale viene considerata solo come un serbatoio da attivare al momento del bisogno, mentre le decisioni reali vengono prese in stanze chiuse, lontano dalle esigenze della gente. 

La gestione padronale e priva di visione è la ragione principale per cui ogni tentativo di rinnovamento naufraga nel fango degli interessi di bottega. 

Finché il PD resterà ostaggio di queste logiche, non potrà mai rappresentare l'alternativa di cui Avellino ha disperatamente bisogno.

RDM