Rientrare in possesso di un bene pubblico non è il traguardo finale ma solo il punto di partenza per una sfida più complessa, perché ora bisogna decidere con estrema chiarezza quale destino assegnare a questa struttura.
Pensare di alienare la piscina comunale insieme allo stadio e al palazzetto dello sport con l'unico scopo di fare cassa sarebbe una resa incondizionata e non una soluzione lungimirante.
Nicola Giordano solleva un punto cruciale sottolineando come la strada da percorrere debba essere quella della valorizzazione senza cadere nella trappola della privatizzazione selvaggia.
Esistono strumenti tecnici ed economici come il finanziamento a lungo termine per la realizzazione di un progetto, che permettono di mantenere saldamente la proprietà pubblica garantendo al contempo gli investimenti necessari per la manutenzione e il rilancio delle attività.
Bisogna cambiare radicalmente prospettiva perché lo sport non può e non deve essere considerato un semplice costo di gestione.
Al contrario rappresenta un pilastro fondamentale per la coesione della comunità oltre a essere un investimento diretto sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni.
La piscina è tornata a casa e ora il nostro dovere collettivo è quello di difenderla da logiche di puro profitto che finirebbero per impoverire ulteriormente il tessuto sociale avellinese.
Non dobbiamo dimenticare l'amara analisi storica per la nostra città, poiché i guai che Avellino ha subito negli anni derivano proprio da affidamenti a privati che si sono rivelati fallimentari.
I soggetti che hanno gestito il bene pubblico con spregiudicatezza ci hanno lasciato in eredità soltanto debiti e scuorno ovvero una vergogna che pesa come un macigno sulle spalle dei cittadini.
Proprio per evitare di ripetere gli errori del passato il progetto finanziato deve essere inteso come uno strumento di partenariato dove il Comune non abdica al proprio ruolo di controllo, ma lo esercita con estrema severità.
In questa forma di cooperazione il privato mette i capitali per la riqualificazione e la gestione, ma la proprietà resta indiscutibilmente nelle mani dell'ente pubblico.
Il rischio di impresa deve ricadere interamente sul gestore senza che il Comune diventi il bancomat per coprire perdite o inefficienze.
Giordano è stato chiaro e categorico, se in passato abbiamo assistito a privatizzazioni che hanno spolpato il patrimonio cittadino è perché è mancata una visione politica capace di blindare i contratti, e di pretendere manutenzioni costanti e servizi di qualità per la popolazione.
Assoservizi e De Vizia sono due nei secondo noi, che non porteranno mai lucro nelle casse comunali mentre le due aziende speculeranno finché gli converrà, dopodiché ci ritroveremmo nelle medesime condizioni della piscina.
I capitolati d'oneri ferrei prevederebbero la decadenza immediata della concessione al primo segnale di inadempienza.
Non possiamo più permetterci di essere la periferia dimenticata dove i privati fanno il bello e il cattivo tempo a spese della collettività.
Nicola Giordano ha ragione nel dire che lo sport è salute e futuro ma affinché questo principio si realizzi serve una gestione che metta al centro il cittadino e non il profitto facile di qualche imprenditore d'assalto.
Avellino ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di degrado e di strutture abbandonate ed è giunto il momento di invertire la rotta con una vigilanza costante che non faccia sconti a nessuno.
Ma questo non dovrebbe essere una merce di scambio per campagne elettorali, com'è accaduto finora, perché è facile regalare i beni degli altri e farsi ringraziare..!
RDM
