Quest'ultima, peraltro, ha incassato l'investitura e il plauso preventivo del Vescovo, con un tempismo e una gratuità che riportano subito alla memoria, il Premio Nobel per la pace conferito a un guerrafondaio come Barack Obama.
Oltre a rivestire la massima carica sanitaria locale, il sindaco di Avellino detiene la quota azionaria di maggioranza all'interno di Alto Calore.
Per questa ragione, insieme all'amministratore delegato Alfonsina De Felice, la figura alla guida del Comune dovrà farsi carico del disastroso quadro fallimentare che sta soffocando il consorzio idrico irpino, insieme a quei sindaci che hanno contribuito al disastro.
Fino all'ultimo i sindaci azionisti hanno continuato a confermare gli stessi che hanno incrementato un fallimento che veniva da lontano, pur di continuare a usufruire del Consorzio in modalità più o meno lecite.
Ora c'è un fuggi fuggi generale, nessuno risponde più delle proprie colpe e solo la giustizia che pur in ritardo, arriva per una ragione o un'altra, potrà mettere un paletto definitivo.
Le ultime vicende giudiziarie e contabili confermano proprio questo scenario:
la Procura regionale della Corte dei Conti della Campania ha notificato ad Antonio Limone un invito a dedurre per un presunto danno erariale che supera i 314 mila euro.
Le contestazioni si concentrano sull'utilizzo sregolato della carta di credito e dei fondi dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
I dettagli emersi dall'inchiesta tratteggiano una gestione disinvolta delle risorse pubbliche:
tra le pezze d'appoggio vagliate dalla Guardia di Finanza compaiono pranzi domenicali in Costiera, acquisti in gioielleria qualificati come regali di nozze, casse di grappa barricata e spumante, fino a presunti ritocchi manuali sugli scontrini per moltiplicarne l'importo.
A questo si aggiunge un utilizzo promiscuo e privo di idoneo regolamento di auto a noleggio, carburante e pedaggi autostradali, favorito dal fatto che il dirigente ricopriva il doppio ruolo di ordinatore e pagatore delle medesime uscite.
Resta quell'amara sensazione di fronte a figure apicali e già ampiamente retribuite, che cedono alla tentazione di scaricare sulla collettività anche i minimi svaghi personali.
RDM


