Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

venerdì 16 ottobre 2026

Avellino: la differenza tra la validità del merito e la qualità del metodo, nel caso di Francesca Albanese coincidono..!

 


La figura di Francesca Albanese, giurista internazionale originaria di Ariano Irpino e Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha attirato grande attenzione mediatica e diplomatica negli ultimi anni, per il suo costante impegno sul fronte dei diritti umani e del diritto internazionale.

Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di Avellino, richiede la concessione della cittadinanza onoraria alla Giurista originaria di Ariano Irpino. 

Il Consiglio comunale di Avellino esaminerà e discuterà la proposta nella seduta di mercoledì 21 ottobre prossimo, per valutare il riconoscimento ufficiale alla figura dell' Irpina.

Affinché l'indicazione venga approvata, la mozione dovrà essere messa ai voti durante l'assise cittadina, e raccogliere la maggioranza prevista dal regolamento comunale, per la concessione delle onorificenze civiche.

Da un lato, il profilo di Francesca Albanese e il valore del suo operato istituzionale e umanitario, come Relatrice Speciale ONU, rimangono fuori discussione per il prestigio che apportano al territorio irpino. 

Dall'altro, una scelta procedurale affrettata o priva di condivisione, rischia di danneggiare il fine stesso dell'iniziativa.

La cittadinanza onoraria è un riconoscimento che, per sua natura, dovrebbe esprimere il sentimento unitario di un'intera comunità. 

Quando una proposta viene depositata senza un preventivo confronto tra le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, rischia di essere percepita come una bandierina di parte anziché come un tributo di equità.

Non tutti i consiglieri comunali conoscono nel dettaglio, il complesso lavoro svolto nell'ambito del diritto internazionale e dei mandati ONU. 

Senza un momento di dibattito preliminare o di illustrazione dei contenuti, si priva la massima assise cittadina, degli strumenti giusti per comprendere appieno la portata della figura di Francesca Albanese.

Il rischio concreto di non costruire un consenso preventivo, è che la mozione diventi oggetto di scontro ideologico in aula, spaccando il Consiglio e depotenziando il segnale di stima che si vorrebbe inviare alla nobile azione sui diritti umani dell'Irpina.

La prassi istituzionale più efficace prevede solitamente di illustrare il curriculum, le motivazioni e la figura del candidato, con il supporto di documentazione ed eventuale dibattito tecnico.

Un confronto informale tra le varie forze politiche per saggiare la sensibilità dell'aula e sottoscrivere una mozione condivisa da tutto il Consiglio. 

Era la giusta proprosizione dell'evento che invece scaturisce in una sterile assenza di sensibilità politica del Movimento e dei propri dirigenti, diremmo alquanto superficiali.

RDM


giovedì 15 ottobre 2026

Alta Irpinia: il degrado del territorio tra pale eoliche e servizi al collasso..!

 


L'Alta Irpinia soffre a causa di una speculazione energetica che prosegue senza sosta. 

Nonostante le denunce dei media e i richiami di figure storicamente legate alla tutela del territorio, gli interessi economici continuano a prevalere. 

Molti Comuni, strangolati dai tagli di bilancio, finiscono per cedere alle pressioni delle società del settore, le quali approfittano delle difficoltà finanziarie locali, offrendo compensi economici in cambio del via libera ai progetti. 

Questa dinamica danneggia gravemente un patrimonio naturale e paesaggistico ormai stremato, rendendo urgente una presa di posizione definitiva per fermare lo sfruttamento dell'ambiente.

Mentre si perseguono logiche di profitto economico, i servizi fondamentali per la cittadinanza continuano a peggiorare, lasciando la popolazione in una condizione di progressivo abbandono. 

La scarsa manutenzione delle infrastrutture viarie e l'abbassamento della qualità della vita, caratterizzano un territorio depauperato, da cui le giovani risorse e le migliori competenze continuano ad allontanarsi. 

Questo continuo spopolamento priva l'area delle energie necessarie per un reale rinnovamento, accelerando un processo di declino e isolamento sociale che rischia di diventare irreversibile.

RDM

Avellino, tra sogni di gloria e realtà a ostacoli..!

 


Il tema dello stadio ad Avellino torna periodicamente al centro del dibattito cittadino, riaccendendo polemiche sulla visione amministrativa e sulle priorità della politica locale.

Emerge una profonda amarezza per una classe politica percepita come distante dalle emergenze concrete del territorio, lavoro, servizi, vivibilità, valorizzazione del centro e delle periferie.

Incline, invece, a rincorrere argomenti ad alto impatto mediatico ed elettorale, ma di dubbia urgenza per il benessere quotidiano dei cittadini.

Il richiamo al proverbio dei ladri di Pisa mette bene in luce quel senso di sconcerto, verso dinamiche politiche dove la contrapposizione pubblica sembra sfumare, di fronte a convergenze di interesse o a strategie di propaganda condivise.

La critica al modello politico rappresentato dalle passate consuetudini elettorali, sottolinea come per molti cittadini la priorità è la subalternità a una programmazione di lungo periodo, capace di aggiornare in eterno i nodi strutturali di Avellino soffermandosi sulle frasi fatte.

Le logiche espresse dal sindaco su una soluzione a venire per gli allagamenti delle piazze, ha un sapore amaro di incapacità.

Rifarsi alle problematiche eterne del verde che ha fatto posto al cemento, non cambia nulla di quanto debbano sopportare la gente.

Il contrasto tra l'attenzione concentrata sui grandi progetti a lungo termine e le esigenze quotidiane dei cittadini è uno dei temi più sentiti nelle amministrazioni locali.

Consentire a una persona con disabilità di uscire di casa senza trovare scivoli bloccati, o a un genitore con il passeggino di camminare in sicurezza, non è un extra, è un diritto fondamentale alla mobilità e alla dignità.

La cura del fondo stradale, dei marciapiedi e della segnaletica, rappresenta il primo indicatore di attenzione verso la cittadinanza. 

La sicurezza stradale si costruisce prima di tutto sulla manutenzione quotidiana.

La presenza costante di veicoli sui marciapiedi o sulle rampe d'accesso richiede controlli e sanzioni puntuali, per disincentivare comportamenti che mettono a rischio i pedoni e le categorie più vulnerabili.

Sebbene il compito di programmare e gestire questi interventi spetti all'amministrazione comunale, ci sono alcuni canali formali con cui i cittadini possono far valere queste esigenze, che Avellino ignora.

Molti Comuni dispongono di piattaforme digitali o protocolli ufficiali per segnalare buche, barriere architettoniche e problemi di manutenzione stradale. 

Le segnalazioni protocollate creano una traccia formale.

Il coinvolgimento di un Garante per i diritti delle persone con disabilità, ove presente a livello comunale o regionale, è una scappatoia a cui rivolgersi direttamente, per segnalare la mancata accessibilità e il blocco sistematico degli scivoli.

Le segnalazioni puntuali al comando di Polizia Locale, consentono di richiedere uscite per la rimozione forzata o la sanzione dei veicoli d'intralcio. 

Presentare petizioni o raccogliere firme a livello di quartiere su punti specifici, asfaltatura di una via particolarmente trafficata o installazione di dissuasori, forza l'amministrazione a inserire il tema all'ordine del giorno.

I grandi progetti e la visione di futuro sono importanti per una città, ma senza la cura del decoro, dell'accessibilità e della vivibilità quotidiana, il legame di fiducia tra amministratori e cittadini rischia di incrinarsi irreparabilmente.

RDM

mercoledì 14 ottobre 2026

Avellino: attenti Avellinesi ci allegano note scure di una città perduta..!



 I decenni passano ma alcune ferite restano aperte, testimoni silenziose di promesse rimaste sospese nel tempo. 

L'immagine di una città rimasta incompiuta, emerge con forza guardando alle questioni irrisolte che partono dal lontano 1980 e arrivano fino a oggi.

Dai prefabbricati pesanti ancora presenti sul territorio, ai porticati del cimitero perennemente puntellati, la ricostruzione e la riqualificazione sembrano essersi fermate a metà. 

Scorci storici come quelli lungo Via Francesco Tedesco convivono da oltre quarant'anni con catapecchie pericolanti, mentre lungo il Corso Vittorio Emanuele diversi palazzi ex salotto buono, definizione abusata e falsa come le bombe d'acqua, continuano a mostrare i segni dell'incompiutezza.

A questo quadro, insieme alla comunicazione attenta alle frasi alla moda, si aggiungono snodi fondamentali della vita cittadina in perenne attesa di riscatto. 

Una stazione ferroviaria che attende di tornare a nuova vita sociale, un palazzo del Tribunale rivelatosi inadeguato e dispendioso, e l'ambizioso progetto del parco urbano Fenestrelle mai del tutto decollato. 

Al contempo, strutture pubbliche di pregio come l'Ex Eliseo e il Casino del Principe continuano a cercare una vera e propria destinazione d'uso, mentre siamo pronti a regalare importanti costruzioni a sindacati e ad Enti nazionali.

Sullo sfondo della quotidianità cittadina si registra inoltre una preoccupante flessione di attenzione sui temi ambientali, a partire dalla raccolta differenziata, troppo spesso ignorata nelle zone della movida. 

Di fronte al succedersi delle amministrazioni locali e al rincorrersi di annunci e rinvii, la sensazione diffusa è quella di un'immobilismo quotidiano a cui la popolazione stenta a rassegnarsi, salvo sventolare un tema calcistico capace di anestetizzare ogni pena.

RDM




martedì 13 ottobre 2026

Avellino: la cultura non si acquisisce per decreto: l'assessorato studi e declini un programma da approvare..!

 


Le festività natalizie offrono una finestra straordinaria per mostrare un cambio di passo concreto: 

trasformare il Natale da semplice palcoscenico di luci e bancarelle omologate a momento di produzione culturale, coesione sociale e attrazione turistica di qualità.

Il Natale della luce e dell'arte, musica ed esibizioni d'eccellenza nei luoghi sacri e storici, editoria, letteratura e piccoli mercati d'autore, laboratori e progetti per la comunità e i bambini.

Ma il rilancio culturale di Avellino richiede una transizione strategica, che significhi passare dall'evento d'impatto usa e getta alla costruzione di valore duraturo. 

Senza rinnegare le tradizioni, un'amministrazione lungimirante può usarle come leva per generare attrattività, identità ed economia della conoscenza.

Riconversione degli spazi sottoutilizzati come la trasformazione dell'ex Gil, il Victor Hugo e le strutture industriali/artigianali dismesse, in  spazi fisici culturali e lavoro condiviso creativo per giovani, impresa e residenze d'artista.

La progettazione sui fondi europei/Pnrr per creare un ufficio dedicato all'accesso a bandi regionali, nazionali ed europei per finanziare progetti pluriennali e non singole feste.

Dal tifo alla cultura sportiva utile alla valorizzazione della passione calcistica irpina legandola alla letteratura, alla storia e al cinema sportivo, rassegne nazionale di letteratura e film sportivi.

Promuovere mostre storiche e percorsi educativi per le scuole sui valori dello sport e dell'inclusione sociale.

E la trasformazione delle feste tradizionali come il Ferragosto o il Carnevale irpino in festival ad alto valore aggiunto culturale, integrando installazioni d'arte contemporanea, della luce e percorsi enogastronomici tracciati.

Creare un calendario unico della provincia per fare massa critica, attirando turismo lento ed esperienziale invece di intercettare solo il pubblico locale di passaggio.

Invitare registi, scrittori e creativi, soprattutto locali, a vivere Avellino per periodi di ricerca, producendo opere dedicate al territorio.

Coinvolgere direttamente i collettivi giovanili nella gestione continua degli spazi della città, trasformandoli da fruitori passivi ad attori del cambiamento.

Non eliminare ciò che la comunità ama, ma elevarlo, collegandolo a nuove opportunità formative, turistiche ed economiche.

RDM


lunedì 12 ottobre 2026

Avellino: Irpinia dimenticata: fondi negati, servizi in affanno e una politica incapace chiamata a rispondere..!


 

Le questioni critiche sulla gestione del territorio irpino, toccano ambiti sia politico-istituzionali che amministrativi e di decoro urbano.

L'esclusione dell'Alto Calore Servizi da alcuni canali di finanziamento straordinari per il rifacimento e la digitalizzazione delle reti idriche è un tema dibattuto da tempo. 

Le cause risalgono spesso a fattori tecnici e gestionali come lo stato di dissesto o pre-dissesto finanziario dell'ente, la frammentazione gestionale o la conformità ai requisiti richiesti dai bandi ministeriali e dal Pnrr. 

Tuttavia, sul piano politico, il mancato arrivo di fondi per una delle reti idriche più estese d'Italia, rappresenta una criticità oggettiva per la tutela delle risorse idriche e della qualità del servizio ai cittadini.

La sensazione di uno scarso peso contrattuale dei territori interni come l'Irpinia, nei confronti del Governo regionale e nazionale è un argomento ricorrente nel dibattito locale. 

La richiesta di una mobilitazione più incisiva da parte dei sindaci e dei rappresentanti locali, richiama la necessità di una filiera istituzionale capace di far valere le priorità del territorio nelle sedi ministeriali e regionali.

Oltre alle grandi opere strategiche, l'attenzione della cittadinanza si concentra spesso sulla manutenzione ordinaria.

La crescita incontrollata della vegetazione lungo le arterie stradali, riduce la carreggiata e compromette la sicurezza stradale.

La pulizia dei fossi di scolo e delle cunette lungo le strade a scorrimento come la tangenziale o la viabilità provinciale, richiede una sinergia operativa e chiara ripartizione delle competenze tra Comune e Provincia per prevenire allagamenti e degrado.

E la vivibilità dei parchi cittadini e il contrasto al degrado, richiedono un bilanciamento tra interventi di igiene e sanificazione ambientale, controllo della sicurezza e politiche di inclusione e coesione sociale.

Tutto quanto prescinde dalle idee e dalle chiacchiere imperniate sul nulla, perché ripetiamo ancora, conta la quotidianità..!

RDM

sabato 10 ottobre 2026

Avellino: Irpinia, esplode il bancomat e salta anche la sicurezza...forse qualche targa in meno alle Autorità, gioverebbe..!

 


C'è una puntualità che in Irpinia non conosce ritardi: quella della criminalità. 

Alle 5:50 del mattino, quando Lacedonia dorme ancora e i cittadini si affidano alla tranquillità di un nuovo giorno, la banda dell'esplosivo torna a colpire. 

Nel mirino, ancora una volta, il bancomat della Banca Popolare di Milano, in via Giovanbattista Vico. 

Metodo collaudato, la cosiddetta marmotta, deflagrazione violenta, fuga dei malviventi e strada cosparsa di liquido per ostacolare gli inseguimenti.

Un copione già visto, quasi una replica annunciata. 

Cambia il luogo, si aggiorna l'orario, ma la sostanza rimane la stessa: i criminali agiscono, i cittadini si svegliano di soprassalto e le forze dell'ordine arrivano quando il fragore dell'esplosione ha già squarciato il silenzio.

A Lacedonia sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Sant'Angelo dei Lombardi, i vigili del fuoco e la vigilanza Cosmopol. 

Per mettere in sicurezza l'area e procedere alla bonifica è stato necessario richiedere l'intervento degli artificieri da Napoli. 

Una mobilitazione indispensabile, naturalmente, ma che restituisce anche la misura della gravità di episodi ormai tutt'altro che isolati.

La domanda, però, è inevitabile: quanto può essere rassicurante un sistema di sicurezza che sembra costretto a rincorrere la criminalità, anziché prevenirne le mosse?

Mentre i malviventi dimostrano di conoscere tempi, obiettivi e modalità operative, i cittadini restano spettatori di una partita nella quale il copione sembra scritto sempre dagli stessi protagonisti. 

E il problema non riguarda soltanto il denaro eventualmente sottratto, ancora da quantificare, o i danni materiali provocati dall'esplosione. 

Riguarda la percezione di vulnerabilità di intere comunità, soprattutto nei territori periferici, dove ogni episodio alimenta la sensazione di essere lasciati ai margini delle priorità istituzionali.

Nel frattempo, c'è sempre qualcuno pronto a celebrare risultati, inaugurare iniziative, distribuire dichiarazioni rassicuranti e rivendicare l'efficienza delle istituzioni. 

La retorica dell'impegno pubblico, però, si misura sulla realtà, non sulla quantità di comunicati stampa. E quando un bancomat viene fatto saltare con modalità già sperimentate, le domande diventano più scomode delle cerimonie ufficiali.

Le istituzioni non possono essere considerate responsabili, automaticamente, di ogni azione criminale. 

Sarebbe un'accusa semplicistica e ingiusta. Ma hanno il dovere di spiegare quali strategie preventive siano state messe in campo, quali risultati abbiano prodotto e come intendano proteggere i territori più esposti. 

La sicurezza non si garantisce con le pacche sulle spalle reciproche, né con l'autocertificazione della propria efficienza.

E soprattutto, non basta arrivare dopo l'esplosione per poter dire che lo Stato c'è. Bisogna dimostrare che c'è anche prima.

A Lacedonia, intanto, restano i detriti, i danni, la paura dei residenti e un interrogativo che attraversa tutta l'Irpinia: 

quante altre esplosioni dovranno svegliare i cittadini prima che la prevenzione diventi una priorità concreta?

Perché, a forza di assistere a questo spettacolo, il rischio è che a esplodere non sia soltanto il prossimo bancomat, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

E quella, diversamente dal denaro contenuto in uno sportello automatico, non si recupera chiamando gli artificieri da Napoli.