Ad Avellino non c’è via di scampo.
Pensare alle difficoltà di chi soffre, di chi combatte quotidianamente con la malattia o di chi attende una visita medica sembra ormai un esercizio di ingenuità.
La città ha scelto le proprie priorità, il calcio uber alles, lo stadio come orizzonte politico e tutto il resto relegato a una fastidiosa contabilità di bisogni, che nessuno sembra intenzionato a saldare.
Ci eravamo illusi che questa amministrazione, dopo aver fatto qualche conto con la realtà, avesse compreso l’enormità delle esigenze quotidiane degli avellinesi.
Ma evidentemente i conti si fanno soltanto quando c’è da parlare di pallone, mentre per il resto si preferisce mantenere il sacco, lasciando che le criticità si accumulino come foglie nelle caditoie.
E proprio il maltempo di questi giorni, rappresenta l’ennesima cartina di tornasole di un’amministrazione che non riesce a convincerci, neppure quando dovrebbe semplicemente fare il proprio dovere.
Le caditoie restano otturate, la manutenzione continua a essere una chimera e l’ACS, dalla quale ci saremmo aspettati un sussulto di operatività, sembra perseverare nella propria latitanza.
Insomma, quando piove, la città scopre che l’acqua non si ferma davanti alle promesse elettorali.
Ma è sul versante sanitario che il quadro diventa davvero sconfortante.
Il Moscati ha ampliato il Pronto Soccorso, ma l’organizzazione sembra ancora lontana da quella razionalità che dovrebbe garantire efficienza e tempestività.
I controlli per liberare i posti letto impropriamente occupati, restituendoli ai reparti e consentendo una migliore gestione dei ricoveri, restano una prospettiva che i cittadini continuano ad attendere.
E allora torniamo a rivolgere al sindaco Nello Pizza la domanda che abbiamo posto fino alla nausea:
com’è possibile che la massima espressione sanitaria cittadina, che dovrebbe avere a cuore la salute della propria comunità, non avverta l’urgenza di intervenire, almeno sul piano politico e istituzionale, su una questione che prima o poi coinvolgerà ciascuno di noi?
La sanità non è un problema di qualcun altro.Non è una questione da archiviare con qualche dichiarazione di circostanza. È il dramma di chi soffre, di chi aspetta, di chi non può permettersi di perdere tempo.
Eppure, ad Avellino, sembra che il pallone abbia acquisito una dignità superiore persino alla salute pubblica.
Si discute, si sogna, si progettano scenari calcistici faraonici, mentre le esigenze dei cittadini vengono trattate come una comparsa sgradita sul palcoscenico della politica.
Una città che non riesce a garantire una manutenzione ordinaria dignitosa, che lascia irrisolte le criticità dei servizi e che non pone la sanità al centro della propria attenzione, dovrebbe forse interrogarsi prima di inseguire ambizioni monumentali.
Perché uno stadio può riempire gli spalti, ma non può riempire i vuoti di un’amministrazione.
E mentre qualcuno continua a coltivare la propria passione calcistica, gli avellinesi restano alle prese con allagamenti, disservizi delle politiche sociali e attese sanitarie.
La politica, evidentemente, ha trovato il proprio pallone da rincorrere, peccato che, nel frattempo, siano i cittadini a finire fuori gioco.
E quando la salute diventa una partita persa, non c’è curva che possa trasformare una sconfitta in una vittoria.
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