Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

lunedì 9 marzo 2026

Avellino: la spudoratezza raccontata in un manifesto..!

 



L’ultima ondata di ordinanze di abbattimento che flagella Avellino, da via Zigarelli a via Annarumma, non è che il rigurgito tardivo di un sistema di potere fondato sulla compiacenza e sul baratto elettorale. 

Mentre la propaganda cittadina si affanna a dipingere il successo del candidato vincente come un trionfo della volontà popolare, i fatti nudi e crudi raccontano una storia di ordinaria illegalità.

Questi provvedimenti non piovono dal cielo per una improvvisa epifania di legalità della macchina comunale, ma rappresentano il debito che torna a riscuotere il suo prezzo dopo anni di clientela selvaggia.

Le amministrazioni che si sono succedute, con un cinismo che non conosce confini, hanno utilizzato il territorio come moneta di scambio per sedare appetiti elettorali o per ripagare dedizioni criminali rimaste per troppo tempo inconfessabili. 

Il denaro pubblico è stato dilapidato per oliare un meccanismo che oggi, sotto i colpi delle inchieste della magistratura, rivela tutta la sua fragilità. 

È la parabola perfetta di una campagna elettorale infinita dove il futuro della città è stato ipotecato per garantire la sopravvivenza politica di pochi.

Questa sfilata di muri che cadono è l'unica eredità tangibile di una gestione che ha elevato l'abuso a metodo di governo. 

Pensare di costruire un consenso duraturo sulle macerie di scelte amministrative scellerate è l'ultima illusione di chi crede ancora che la demagogia possa nascondere l'odore del fango. 

Avellino si risveglia scoprendo che le promesse di ieri erano solo il preludio ai sequestri di oggi, mentre la classe dirigente continua a recitare la propria parte nel teatro dell'assurdo di Piazza del Popolo.

La discesa agli inferi di Avellino non è un processo meccanico ma una scelta consapevole e reiterata di un corpo elettorale che ha smarrito ogni bussola etica. 

Finché la morale resterà un orpello da sfoggiare nei salotti buoni e non diventerà la spina dorsale del comportamento civile, la città rimarrà avvinghiata alle proprie macerie con una pervicacia che rasenta l'autolesionismo. 

Nulla e nessuno potrà sollevare dal baratro una comunità che si compiace della propria cecità e che osserva con olimpica indifferenza il crollo delle proprie istituzioni.

Il baratto del voto con la promessa di un favore o con la sanatoria di un abuso ha creato un circolo vizioso dove il degrado urbano è solo lo specchio del degrado dell'anima cittadina. 

La mancanza di una conversione ai valori della legalità trasforma ogni consultazione elettorale in una farsa grottesca dove si scelgono i carnefici convinti di eleggere i salvatori. 

Questa insensibilità a quanto accade intorno, questa capacità di ignorare il tanfo di bruciato che sale dalle stanze del potere, è il segno inequivocabile di una fine imminente.

Le macerie che oggi circondano Piazza del Popolo non sono fatte solo di cemento e sigilli giudiziari ma sono i resti di una dignità svenduta al miglior offerente. 

La città continua a scendere verso il fondo, convinta che ci sia sempre un gradino ulteriore su cui poggiare i piedi per elemosinare l'ultima prebenda. 

Senza uno scatto d'orgoglio che rimetta al centro l'onestà intellettuale, il destino di Avellino è segnato da un'oscurità che nessuna propaganda potrà mai illuminare.

RDM

sabato 7 marzo 2026

Avellino: finchè daremo voce a incompetenti palesemente ipocriti, sprofonderemo sempre più..!



 Antonio Gengaro

Avellino si configura come un antro delle streghe dove la politica ha smesso di produrre visioni per dedicarsi esclusivamente alla distillazione di pozioni e malefici. 

Le invenzioni dei pensatori dell'ultim'ora raggiungono vette di puro delirio, alimentando un clima in cui l'inganno è l'unica moneta avente corso legale. 

In questo scenario di confusione programmata, la scelta di Martusciello di designare D'Agostino come responsabile provinciale di Forza Italia appare come l'emblema di una lungimiranza appezzottata. 

Il profilo del prescelto d'altronde parla chiaro: un passato montiano, poi piddino, festiano e infine nargiano, in un vortice di casacche che renderebbe fiero qualsiasi trasformista da fiera paesana.

Dall'altro lato della barricata, il Partito Democratico non brilla certo per acume o spirito critico. 

Ci si ostina su nominativi palesemente improponibili, calpestando ogni forma di rispetto verso quegli alleati che scelgono saggiamente di defilarsi. 

Chi non è organico alle logiche governative nazionali, preferisce difendere la dignità dell'equità piuttosto che accettare una condizione di sudditanza umiliante. 

L'arroganza delle decisioni prese nelle stanze chiuse prescinde ormai da qualunque valutazione seria delle personalità coinvolte, preferendo la fedeltà cieca alla competenza reale.

I due schieramenti sembrano separati alla nascita ma risultano nei fatti tragicamente sovrapponibili. 

Entrambi restano fossilizzati su livelli che ricordano tristemente l'era di Gianluca Festa, dimostrando l'incapacità cronica di elaborare un pensiero etico che anteponga l'interesse comune al tornaconto particolare. 

Esiste tuttavia una realtà parallela fatta di persone che si battono per la città da oltre venti anni, con dedizione quotidiana e caparbietà, lontano dalla convenienza. 

Questi soggetti vengono regolarmente ignorati poiché il loro operato risulta insipido al palato di chi agogna solo il potere fine a se stesso. 

La giostra continua a girare tra squallore e indifferenza, mentre la dignità di Avellino affoga in un calderone di interessi privati spacciati per bene pubblico.

Il solito Antonio Gengaro ha stigmatizzato l'andazzo volgare che il partito democratico vuole perseguire spudoratamente. 

E’ sorprendente, poi, che proprio le associazioni progressiste che hanno fatto parte della coalizione che mi ha sostenuto alle scorse amministrative siano state escluse da questo confronto iniziale. 

Hanno forse il torto di esprimere un pensiero originale e non conformista?


Auspico che nel PD e nel centrosinistra irpino si possa aprire una discussione vera, nel merito dei problemi della citta’ e per costruire una alleanza credibile per il futuro. Scegliere il nome di chi la guiderà è l’ultima cosa.

RDM


venerdì 6 marzo 2026

Avellino: come una maledizione...!

 



Lo spettacolo indecoroso che si consuma tra i vicoli angusti della politica avellinese offre il ritratto fedele di una classe dirigente impegnata esclusivamente nella ginnastica del potere. 

Le giravolte su nomi come quello di Laura Nargi, ora sbandierati come vessilli e un istante dopo riposti nel dimenticatoio, svelano il vuoto pneumatico che regna dietro le scrivanie del forzista Martusciello e dei suoi sodali. 

Non esiste traccia di bene comune, ma solo una ricerca spasmodica di poltrone che si nutre di un'ideologia posticcia, utile a mascherare l'appetito dei soliti noti. 

Questi personaggi si muovono con la grazia di elefanti in una cristalleria, certi che la memoria dei cittadini sia corta quanto il loro senso dell'etica.

In questo teatro dell'assurdo emerge la figura di Walter Giordano, perfetto paradigma dell'opportunismo moderno. 

Lo si ritrova ovunque, distribuito con generosità sia a destra sia a sinistra, come un pezzo d'arredamento che si adatta a ogni tappezzeria. 

La sua capacità di diramare le attese e di collocarsi strategicamente in ogni compagine dimostra come il buon gusto sia stato definitivamente esiliato dai palazzi del potere. 

L'etica non è più un valore, ma un semplice esercizio dialettico utile a riempire i silenzi tra un accordo sottobanco e l'altro.

Avellino diventa così lo specchio deformante di uno squallore globale, una sintesi locale delle miserie che affliggono il pianeta. 

Mentre il mondo osserva con impotenza due fanatici intenti a incendiare l'Asia, i governi occidentali assistono privi di spina dorsale, limitandosi a un consenso tacito che rasenta la complicità. 

In questo panorama di codardia generalizzata, solo la Spagna sembra conservare un barlume di dignità, agendo come l'eccezione necessaria a confermare la regola della sottomissione. 

La giostra continua a girare, ma il disdoro che ne deriva ha già superato il limite della sopportazione, lasciando i cittadini spettatori forzati, di un declino che non accenna a fermarsi.

RDM

giovedì 5 marzo 2026

Avellino: la storia resiste ai tribunali e alle sentenze..!

 


L’epilogo era scritto nelle stelle o forse nelle stanze meno illuminate del potere locale. 

Persino uno scafato e cinico come Martusciello, ha dovuto infine arrendersi all’evidenza circa l’inaffidabilità di Laura Nargi. 

La capacità del sindaco defenestrato di incarnare ogni cosa, e contemporaneamente il suo esatto opposto, non stupisce più nessuno, se non per l’ostinazione con cui viene esercitata. 

Resta tuttavia un fondo di amara meraviglia nel constatare come, tra migliaia di cittadini onesti, la scelta sia ricaduta proprio su chi ha contribuito a infangare l’immagine della comunità.

È un quadro abominevole che tuttavia non smentisce la deriva intrapresa dal capoluogo irpino. 

Avellino somiglia ormai a un palcoscenico dove la dignità e la decenza sono state bandite per far posto a una recita grottesca. 

In questo scenario l’avellinese medio sembra svanire, soffocato da una natura perversa che lo spinge a farsi eterno questuante.

Questa fame atavica di favori e piccoli privilegi lo abbacina fino a privarlo della vista, impedendogli di scorgere il baratro etico in cui la città è sprofondata.

Il declino non è dunque un accidente del destino ma il risultato di una cecità collettiva. 

Quando il tornaconto personale oscura il bene comune, figure come la Nargi diventano lo specchio fedele di una società che ha smarrito la bussola morale. 

La politica si riduce a un gioco di ombre dove le promesse valgono quanto il fumo, e la coerenza è un lusso che nessuno può più permettersi di ostentare.

RDM

mercoledì 4 marzo 2026

Avellino: la ricerca dei candidati scivola sempre sugli impresentabili, il masochismo continua a farla da padrone..!

 


Massimo Passaro è la dimostrazione vivente che ad Avellino la politica non è una missione, ma una forma di resistenza ostinata contro il buon senso e l'oblio. 

Con il suo movimento I Cittadini in Movimento, si è ritagliato il ruolo di eterno bastian contrario, una sorta di grillo parlante locale che non perde occasione per infilare il dito nelle piaghe purulente dell'amministrazione cittadina.

L'avvocato Passaro si muove tra aule di tribunale e dirette social, con la stessa disinvoltura con cui un naufrago si aggrappa a un relitto. 

La sua attività si riassume in un monitoraggio ossessivo di ogni delibera, ogni tombino fuori posto e ogni irregolarità che possa imbarazzare chi siede a Palazzo di Città.

Da Festa alla Nargi, non c'è primo cittadino che non abbia dovuto fare i conti con i suoi esposti. 

È l'uomo che grida ai sordi, colui che trasforma ogni dubbio procedurale in una battaglia campale.

Ogni giorno, puntuale come una cambiale in scadenza, appare sui monitor degli avellinesi per denunciare il degrado, le inefficienze della gestione dei rifiuti o i misteri dei cantieri infiniti che martirizzano la città.

È stato tra i primi a sollevare polveroni su concorsi dubbi e assegnazioni di appalti che poi sono finiti sotto la lente d'ingrandimento della magistratura. 

Il limite di questa figura è la sua stessa natura di censore perpetuo. 

Pur raccogliendo consensi tra i cittadini esasperati, sembra destinato a restare nella terra di mezzo tra la denuncia civile e l'isolamento politico. 

Ad Avellino lo si ama o lo si detesta, per alcuni è l'unico che ha il coraggio di parlare, per altri è solo un avvocato in cerca di visibilità che cavalca lo scontento popolare senza mai offrire una visione di governo che non sia basata sul NO preventivo.

In una città dove il silenzio è spesso d'oro e la complicità è di platino, Passaro resta un rumore di fondo fastidioso per il potere, una spina nel fianco che ricorda a tutti quanto sia facile scivolare nel ridicolo amministrativo.

Il Commisario avrebbe avuto un lampo di genio se avesse chiesto a uno dei pochi conoscitori dei drammi e delle priorità irrinunciabili, di affiancarlo, invece Perrotta per quanto attenta in alcune occasioni, non ha capito o voluto capire, l'occasione che Passaro pure le aveva fornito.

RDM

martedì 3 marzo 2026

Avellino: una terra allo sbando che imperterrita insiste nella propria indolente ottusità..!

La solita classe di Laura Nargi..! 

Lo sfacelo della sicurezza nazionale si rivela oggi come una fragile illusione, figlia di una sottomissione servile agli umori d'oltreoceano e di un esecutivo popolato da figure che sembrano uscite da un repertorio da avanspettacolo. 

La guida del paese, affidata a chi pare svolgere il ruolo di compiacente collaboratrice domestica per gli interessi americani, si trascina tra ministri la cui caratura intellettuale e politica è nota alle cronache per la sua inconsistenza. 

Guido Crosetto, titolare della difesa incapace di garantire persino la propria incolumità, incarna perfettamente questa disfatta, restando bloccato sotto il fuoco dei missili a Dubai mentre decine di migliaia di connazionali rimangono alla mercé di follie belliche Usa e terrorismo israeliano.

La cronaca recente non fa che confermare una propensione storica alla viltà e al tradimento, ma il senso di vergogna che accompagna l'attuale compagine governativa guidata da Giorgia Meloni, supera ogni precedente immaginazione. 

In questo scenario di decadenza, Avellino si pone come la sintesi perfetta e grottesca del disastro nazionale, dove attraverso una distorsione della realtà si tenta di spacciare esperienze amministrative nefaste per successi spettacolari.

Risulta incomprensibile che figure come Laura Nargi possano ancora permettersi il lusso di esibire liste e seguito politico, ignorando trascorsi che dovrebbero suggerire il ritiro dalle scene. 

Eppure, una parte della cittadinanza priva di lucidità insiste nel proiettarla verso un futuro amministrativo radioso, alimentando una narrazione che cozza violentemente con i fatti. 

Questa terra sembra oppressa da una nube tossica persistente, una maledizione che avvolge i mezzi di informazione e corrompe il pensiero e la dignità dei singoli. 

Il panorama che ne deriva è quello di una società incapace di reagire, dove la menzogna diventa sistema, e l'incapacità viene elevata a virtù sotto lo sguardo indifferente di chi dovrebbe vigilare.

RDM

lunedì 2 marzo 2026

Avellino: la lotta nel Pd diventa ragione d'essere..!

 

Laura Nargi..!

Lo spettacolo offerto dal palazzo di giustizia sembra uscito da una farsa di quart'ordine dove il finale è scritto ancor prima che il sipario si alzi. 

Assistere all'archiviazione di una parte consistente del fascicolo Dolce Vita, gonfio di prove visive e intercettazioni cristalline, non è solo un esercizio di stile del giudice per le indagini preliminari, ma una vera e propria dichiarazione di inutilità rivolta a chi ancora crede nel valore dell'indagine.

Il lavoro dei reparti investigativi di Airoma viene declassato a passatempo ricreativo. 

Poco importa se i filmati ritraggono con precisione chirurgica il saccheggio di beni appartenenti alla collettività; 

per la magistratura giudicante tutto questo scivola via come acqua su marmi antichi. 

L'operato del Procuratore, alla fine, può essere tradotto un semplice abbaglio. 

Ma troviamo che rasenterebbe un insulto verso chi ha speso mesi e mesi a tessere la tela di un'inchiesta, poi recisa con un colpo di forbice burocratico.

Avellino conferma il suo ruolo storico di porto delle nebbie, dove il vapore dell'impunità avvolge i soliti noti, permettendo a figure dal passato e dal presente discutibile, di continuare a gravitare nell'orbita del potere locale. 

La gerarchia non teme scossoni, quando il sistema di controllo decide di chiudere entrambi gli occhi davanti all'evidenza dei fatti.

Mentre le certezze muoiono in un cassetto, la retorica fiorisce rigogliosa tra i corridoi della politica cittadina. 

In un contesto dove il controllore ha già deciso che il reato è un'allucinazione collettiva, insistere sarebbe solo un altro spreco di carta, soldi e pazienza dei cittadini.

Questa vicenda certifica che il decoro e il rispetto per il lavoro altrui sono merce rara, sacrificati sull'altare di una realtà che preferisce non vedere per non dover punire.

Ora la santificazione di Laura Nargi dopo essersela scappottata nonostante tutto, ci pare quanto meno fuori luogo, sia per la valutazione professionale che quella morale.

Questo processo di beatificazione laica rasenta l'indecenza, specialmente se si considera la rapidità con cui le macchie del passato, vengono candeggiate dal tribunale del consenso. 

Scampare a un naufragio giudiziario non trasforma automaticamente un capitano maldestro in un eroe dei due mondi, eppure ad Avellino la memoria collettiva sembra soffrire di un'amnesia selettiva quanto mai inopportuna. 

La caratura professionale e quella morale dovrebbero viaggiare su binari paralleli, ma qui paiono deragliate in un unico groviglio di opportunismo.

Il panorama politico locale offre uno spettacolo di rara bruttezza, dove la mediocrità si sposa con la presunzione.

La destra è ridotta a un cumulo di macerie organizzative, incapace di imbastire una proposta, che non sia il riflesso sbiadito di direttive calate dall'alto o di ambizioni personali di piccolo cabotaggio.

Il Partito Democratico, d'altra parte, attraversa una fase di euforia che definire stomachevole è un atto di carità cristiana. 

L’arroganza con cui i vertici si muovono, tra orgasmi politici per vittorie pirriche e pose da statisti del nulla, è il sintomo di una scollegamento totale dalla realtà cittadina.

Le esternazioni di Enza Ambrosone sono la ciliegina sulla torta di questa farsa. 

Parlare di etica del lavoro a Vittorio Ciarcia, mentre si ignorano le ombre pesanti che gravano su gestioni passate e presenti, è un esercizio di equilibrismo verbale che non incanta nessuno.

L'etica non è un profumo da indossare per le occasioni mondane, o per rincuorare un vice segretario ormai ai margini del palcoscenico elettorale.

Evocare la rettitudine ignorando i fatti concreti — come le vicende legate all'Inps che ancora attendono risposte chiare e non giri di parole — dimostra come la narrazione politica sia diventata un esercizio di stile fine a se stesso. 

Questa autocelebrazione a mezzo stampa è il riflesso di un sistema che preferisce la santificazione immediata alla riflessione profonda sui propri fallimenti.

Siamo davanti a un quadro grottesco dove i protagonisti, convinti di recitare una tragedia greca, non si accorgono di essere gli attori di una recita parrocchiale venuta male.

RDM