Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

sabato 7 novembre 2026

Avellino: Nello Pizza, tra passerelle ideologiche e compiti eseguiti a regola di palazzo..!

 

Ci sono scelte che, al di là della legittimità degli atti, meritano una riflessione politica e di costume. 

E quella del sindaco Nello Pizza, precipitatosi personalmente al Comune per consegnare l’atto di nascita di una bambina nata da una coppia di donne, è una di quelle che non ci lascia affatto indifferenti.

Sia chiaro, non abbiamo nulla contro le unioni civili, né intendiamo sindacare la libertà affettiva delle persone. 

Ma una cosa è riconoscere diritti, altra è trasformare una vicenda tanto delicata in una passerella pubblica, quasi fosse l’ennesima occasione per dispensare attestati di sensibilità e approvazione ideologica. 

La genitorialità, a nostro avviso, non può essere ridotta a una pretesa degli adulti, né un bambino può essere considerato il coronamento di un desiderio personale, come un pacco ordinato per allietare l’esistenza di chi lo attende.

È proprio qui che si apre una questione che riteniamo fondamentale: 

il rispetto della natura, dei suoi equilibri e di ciò che non dovrebbe essere piegato alle convenienze del momento. 

Dimenticarsene, inseguendo una visione che pretende di superare ogni limite, ci appare una deriva inquietante. 

E ci preoccupa soprattutto il destino di una bambina che, secondo la nostra concezione di famiglia, dovrebbe poter crescere in un contesto fondato sulla complementarità di una figura materna e di una paterna. 

Una riflessione che, per quanto scomoda, non intendiamo nascondere dietro il conformismo imperante.

Non ci è piaciuto, inoltre, che il sindaco abbia scelto di dare tanta enfasi a questa vicenda, mentre i diritti e le necessità della comunità che amministra, continuano a essere relegati in secondo piano. 

Non crediamo che Avellino abbia bisogno di benedizioni urbi et orbi o di gesti simbolici elevati a manifestazioni di grande modernità. 

La città ha bisogno di risposte, di servizi, di una programmazione seria e di un’amministrazione capace di occuparsi delle difficoltà quotidiane dei suoi cittadini.

Insomma, Nello Pizza non smette di meravigliarci, purtroppo in senso tutt’altro che positivo. 

Mentre lo vorremmo concentrato sulle problematiche che avvinghiano questo miserevole territorio, continua a sorprenderci con iniziative e atteggiamenti che, a nostro giudizio, prescindono dalle priorità del ruolo che gli è stato affidato.

E quella frase pronunciata in campagna elettorale, Sarà tutta 'n'ata storia, oggi sembra assumere un significato assai diverso da quello che immaginavamo. 

Una promessa di discontinuità che, alla prova dei fatti, rischia di trasformarsi nell’ennesima delusione.

Lo abbiamo già constatato con le nomine, politiche o comunque vicine agli ambienti di riferimento, che sono state presentate con una spocchia irritante, come scelte estranee alle logiche di palazzo. 

Una narrazione che ci riporta alla memoria metodi e atteggiamenti già conosciuti durante la stagione di Gianluca Festa e della sua omologa bionda.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: Pizza sta imparando in fretta, oppure è uno studente diligente che, giorno dopo giorno, esegue i compiti assegnati dal professore, senza mai discostarsi dalla lezione?

Non sappiamo quale delle due ipotesi sia la più verosimile. O forse, a ben guardare, lo immaginiamo fin troppo bene.

Di certo, quella nuova storia che ci era stata promessa, rischia di assomigliare sempre più a una storia già vista. 

E Avellino, ancora una volta, potrebbe ritrovarsi a fare da spettatrice, anziché da protagonista del proprio futuro.

RDM

venerdì 6 novembre 2026

Avellino: ambiente, salute e poltrone: il grande teatro della politica avellinese..!

 


Un vertice istituzionale di ampio respiro, convocato dal sindaco Nello Pizza, con il coinvolgimento di rappresentanti di enti e istituzioni provenienti da un territorio vastissimo, per affrontare una delle questioni più delicate e inquietanti per l'Irpinia:

l'emergenza ambientale e il crescente allarme legato alle patologie oncologiche.

Ad Avellino, ormai, il confine tra l'impegno istituzionale e la costruzione di una passerella politica, appare sempre più sottile. 

Il rischio è che anche questa occasione si trasformi nell'ennesimo rituale fatto di tavoli, fotografie, dichiarazioni solenni e buoni propositi, mentre i problemi continuano a rimanere ostinatamente al loro posto.

Perché la salute dei cittadini non si tutela con i comunicati stampa, né con l'abilità di convocare una platea di rappresentanti istituzionali. 

Si aiuta con atti concreti, controlli, responsabilità e provvedimenti.

Gli abbruciamenti agricoli incontrollati, le possibili ricadute ambientali delle attività del Poligono di Tiro all'aperto e l'esplosione indiscriminata di fuochi d'artificio, sono fenomeni che meritano verifiche rigorose e accertamenti puntuali. 

Non basta dichiararsi sensibili all'ambiente: 

occorre dimostrarlo attraverso una presenza costante sul territorio e sanzioni per chi viola le norme.

L'Irpinia non ha bisogno dell'ennesimo libro dei sogni, né di un catalogo di promesse, da aggiungere a quelli lasciati in eredità dalle precedenti amministrazioni e stagioni commissariali. 

Ha bisogno di una strategia operativa, di monitoraggi ambientali continuativi, di dati attendibili e di responsabilità chiaramente individuate.

Ma, intanto, in un appuntamento che pretende di affrontare seriamente il rapporto tra ambiente e salute, colpisce l'assenza del responsabile dell'Unità operativa di Oncologia del San Giuseppe Moscati. 

Una presenza che avrebbe potuto contribuire, attraverso dati epidemiologici e clinici aggregati, e nel pieno rispetto della riservatezza dei pazienti, a offrire un quadro scientificamente più preciso della situazione oncologica irpina.

La politica dovrebbe avere l'umiltà di ascoltare la scienza, anziché accontentarsi della solennità delle proprie convocazioni.

Ma il problema di fondo, ad Avellino, è la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si pratica.

E qui entra in scena un'altra questione tutt'altro che secondaria: il metodo delle nomine nelle società partecipate. 

Un sistema che, a giudicare dagli esiti politici, sembra aver prodotto una distribuzione di spazi e incarichi tutt'altro che capace di valorizzare gli equilibri della coalizione. 

Il Movimento 5 Stelle, che pure ha contribuito al percorso politico che ha portato all'attuale amministrazione, si ritrova in una posizione che appare sempre più marginale, quasi costretto a bussare alle porte del potere, e a chiedere l'elemosina politica per ottenere una considerazione che dovrebbe essere garantita da un confronto leale.

Una condizione politicamente mortificante, soprattutto per una forza che ha costruito parte della propria identità sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla contestazione dei vecchi metodi della politica.

Le partecipate, del resto, non sono proprietà privata dei partiti, né bottino da spartire dopo una campagna elettorale. 

Sono strumenti pubblici, finanziati e sostenuti dalla collettività, e le nomine dovrebbero rispondere a criteri di competenza, trasparenza e responsabilità. 

Quando invece diventano terreno di compensazione degli equilibri politici, il messaggio che arriva ai cittadini è devastante: 

le poltrone contano più dei servizi.

Il paradosso è evidente, si convocano grandi vertici per parlare di salute pubblica, mentre nei meccanismi della gestione politica cittadina continuano a emergere vecchie logiche che si pensavano superate. 

Si invoca la partecipazione, ma poi si rischia di ridurla a una concessione. 

Si parla di responsabilità collettiva, ma le decisioni sembrano maturare secondo rapporti di forza e convenienze.

E quale credibilità può avere una politica che pretende di affrontare emergenze ambientali e sanitarie mentre, sul fronte delle nomine, lascia spazio a dinamiche che alimentano malumori e marginalizzazioni?

Avellino non ha bisogno di altre fotografie di gruppo, di altre liturgie istituzionali o di altre spartizioni mascherate da equilibrio politico. 

Perché la salute dei cittadini non è una vetrina. E le partecipate non sono un bancomat politico.

Il tempo delle passerelle dovrebbe essere definitivamente archiviato. 

Quello delle decisioni concrete, della trasparenza e della dignità politica dovrebbe essere già cominciato.

RDM

giovedì 5 novembre 2026

Avellino: la città della chiacchiera aspetta che il malato tiri le cuoia...come sempre..!



Intestarsi ruoli e riconoscimenti fini a se stessi, senza una reale ragione scatenante o un beneficio tangibile per la cittadinanza, sembra essere purtroppo l'unico traguardo che questa amministrazione riesca davvero a raggiungere.

Il sindaco, baciato da un vero e proprio incrocio astrale, è stato recentemente nominato presidente provinciale dell'ANCI, l'associazione dei Comuni che, a onor del vero, non ha mai fatto la benché minima differenza per il nostro territorio da quando è stata formata.

Anziché concentrarci sui problemi reali e quotidiani della città — che continuano ad accumularsi tra inerzie e promesse mancate, assistiamo all'ennesima passerella istituzionale; 

a una medaglia da appuntare al petto utile soltanto a nutrire la vanità politica del momento, ma completamente vuota di contenuti e di utilità pratica, per chi vive e amministra la nostra comunità ogni giorno.

Ci piacerebbe — e lo scriviamo da tempo ormai — che il sindaco battesse finalmente un colpo e proponesse un primo programma d’intervento ad horas, prescindendo dalle solite cazzate calcistiche con cui si tenta periodicamente di distrarre la piazza. 

Le criticità sul tappeto sono molteplici e le stiamo denunciando da troppo tempo, purtroppo rimanendo puntualmente inascoltati. 

Pensiamo alla vertenza dell'ospedale Moscati, finita persino sui tavoli della Prefettura, o alla situazione dell'Alto Calore che a giorni alterni, sembra respirare solo per poi veder scivolare il proprio diagramma, verso la linea retta della morte cerebrale.

Eppure, di fronte a questo quadro dantesco, l’amministrazione trova comunque il tempo di compiacersi per l'arrivo di un pullman di turisti proveniente dalla Puglia, atterrato non si sa per quale strano caso del destino, in una città con tre o quattro monumenti e ben poco altro da raccontare.

Restiamo ora in fiduciosa attesa dei soliti incontri della giunta, con qualche cantante o artista da far esibire al Teatro Gesualdo, mentre sulle questioni vere cala il silenzio. 

Tra strade dissestate, vegetazione incontrollata che aggredisce le principali arterie viarie, e servizi alle fasce deboli segnati da politiche sociali indifferenti e asettiche, dinanzi alla disperazione della gente, il nulla cosmico incombe sul nostro capoluogo come una vera e propria iattura.

Un sindaco assente — o quanto meno ostinatamente silenzioso — potrebbe forse provare ad avvicinarsi al cittadino, ascoltandone le istanze e cercando di intervenire simultaneamente. 

Ma tutto ciò semplicemente non avviene. 

Paolo Foti, nei suoi anni, trascorreva il tempo intrattenendosi nei bar, insensibile a qualsiasi proposta dei consiglieri e Gianluca Festa preferiva le riprese per i film che aveva in testa, con Laura Nargi al suo fianco a tenergli il sacco.

Oggi, comprensibilmente, vorremmo capire come trascorra invece le sue giornate questa giunta. 

E soprattutto, quali siano i risultati concreti ottenuti finora, al di là delle solite promesse, dei futurismi da propaganda e di invenzioni cervellotiche che, alla fine della fiera, ci sono già costate qualche milione di euro.

RDM

mercoledì 4 novembre 2026

Avellino, la città del pallone. I cittadini possono attendere..!

 


Ad Avellino non c’è via di scampo. 

Pensare alle difficoltà di chi soffre, di chi combatte quotidianamente con la malattia o di chi attende una visita medica sembra ormai un esercizio di ingenuità. 

La città ha scelto le proprie priorità, il calcio uber alles, lo stadio come orizzonte politico e tutto il resto relegato a una fastidiosa contabilità di bisogni, che nessuno sembra intenzionato a saldare.

Ci eravamo illusi che questa amministrazione, dopo aver fatto qualche conto con la realtà, avesse compreso l’enormità delle esigenze quotidiane degli avellinesi. 

Ma evidentemente i conti si fanno soltanto quando c’è da parlare di pallone, mentre per il resto si preferisce mantenere il sacco, lasciando che le criticità si accumulino come foglie nelle caditoie.

E proprio il maltempo di questi giorni, rappresenta l’ennesima cartina di tornasole di un’amministrazione che non riesce a convincerci, neppure quando dovrebbe semplicemente fare il proprio dovere. 

Le caditoie restano otturate, la manutenzione continua a essere una chimera e l’ACS, dalla quale ci saremmo aspettati un sussulto di operatività, sembra perseverare nella propria latitanza.

Insomma, quando piove, la città scopre che l’acqua non si ferma davanti alle promesse elettorali.

Ma è sul versante sanitario che il quadro diventa davvero sconfortante. 

Il Moscati ha ampliato il Pronto Soccorso, ma l’organizzazione sembra ancora lontana da quella razionalità che dovrebbe garantire efficienza e tempestività. 

I controlli per liberare i posti letto impropriamente occupati, restituendoli ai reparti e consentendo una migliore gestione dei ricoveri, restano una prospettiva che i cittadini continuano ad attendere.

E allora torniamo a rivolgere al sindaco Nello Pizza la domanda che abbiamo posto fino alla nausea: 

com’è possibile che la massima espressione sanitaria cittadina, che dovrebbe avere a cuore la salute della propria comunità, non avverta l’urgenza di intervenire, almeno sul piano politico e istituzionale, su una questione che prima o poi coinvolgerà ciascuno di noi?

La sanità non è un problema di qualcun altro. 

Non è una questione da archiviare con qualche dichiarazione di circostanza. È il dramma di chi soffre, di chi aspetta, di chi non può permettersi di perdere tempo.

Eppure, ad Avellino, sembra che il pallone abbia acquisito una dignità superiore persino alla salute pubblica. 

Si discute, si sogna, si progettano scenari calcistici faraonici, mentre le esigenze dei cittadini vengono trattate come una comparsa sgradita sul palcoscenico della politica.

Una città che non riesce a garantire una manutenzione ordinaria dignitosa, che lascia irrisolte le criticità dei servizi e che non pone la sanità al centro della propria attenzione, dovrebbe forse interrogarsi prima di inseguire ambizioni monumentali.

Perché uno stadio può riempire gli spalti, ma non può riempire i vuoti di un’amministrazione.

E mentre qualcuno continua a coltivare la propria passione calcistica, gli avellinesi restano alle prese con allagamenti, disservizi delle politiche sociali e attese sanitarie.

La politica, evidentemente, ha trovato il proprio pallone da rincorrere, peccato che, nel frattempo, siano i cittadini a finire fuori gioco.

E quando la salute diventa una partita persa, non c’è curva che possa trasformare una sconfitta in una vittoria.

RDM

martedì 3 novembre 2026

Avellino: le sanzioni della sanità, non possono diventare una criminalizzazione dei pazienti..!

 


L'ex sindaco di Avellino ed ex consigliere regionale Enzo Ciampi, interviene sulla vicenda delle sanzioni per le mancate disdette di visite ed esami sanitari prenotati, relative al periodo 2017-2022, evidenziando le criticità di un sistema sanitario già gravato da liste d'attesa interminabili e carenze di personale.

Nel suo ragionamento, Ciampi sottolinea come l'efficienza della sanità pubblica debba dipendere innanzitutto da una corretta organizzazione dei servizi e da un'adeguata programmazione, senza scaricare sugli utenti-pazienti le responsabilità delle inefficienze strutturali.

La mancata disdetta, secondo l'ex amministratore, non può essere considerata la causa determinante del malfunzionamento delle liste d'attesa. 

Il cittadino, infatti, è spesso costretto a un percorso estenuante tra prescrizione del medico di famiglia, difficoltà di prenotazione e attese di mesi o perfino anni, che talvolta lo inducono a ricorrere alla sanità privata.

Particolarmente contestabile è l'aspetto temporale delle sanzioni, che colpiscono oggi comportamenti risalenti fino a nove anni fa, quando gli strumenti digitali per prenotare e disdire erano meno accessibili, rischia di apparire sproporzionato. 

Per Ciampi, eventuali sanzioni dovrebbero essere applicate a partire da oggi, accompagnate da un'adeguata campagna informativa.

Il punto centrale del suo intervento è la tutela del diritto alla salute e della dignità del paziente, evitando che quest'ultimo venga trasformato nel capro espiatorio di un sistema sanitario inefficiente.

Ciampi ricorda, infine, che il cittadino sostiene già la sanità pubblica attraverso la fiscalità generale, i ticket sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche, quelli sui farmaci e l'acquisto di medicinali non coperti dal servizio sanitario nazionale.

Una riflessione che richiama la necessità di un equilibrio tra responsabilità degli utenti e doveri delle istituzioni: 

prima di sanzionare i cittadini, occorre garantire servizi sanitari realmente efficienti, accessibili e rispettosi dei tempi di cura.

La passione e l'attenzione ai dettagli dimostrate da Vincenzo Ciampi nella sua riflessione, avrebbero fatto piacere se fossero state manifestate anche dagli amministratori, passati e presenti, troppo spesso indifferenti a quanto accade nel nosocomio avellinese. 

Una realtà in cui tanti cittadini, già provati dalla malattia, si trovano oggi a dover combattere persino con il fisco, tra disagi sanitari e sanzioni retroattive.

RDM

lunedì 2 novembre 2026

Avellino: fuori dai giochi di parte, servirebbe solo serietà amministrativa ..!


Le prime pagine dei giornali continuano a fossilizzarsi sullo stadio, alimentando un'insopportabile spocchia che sembra accomunare una parte dell'informazione alla tifoseria, nella speranza di vendere qualche copia in più facendo leva su una caratteristica ben conosciuta del pubblico avellinese. 

Il pallone, evidentemente, tira più di qualsiasi altra notizia, anche quando la città avrebbe ben altre ragioni per indignarsi..

E così, mentre c'è chi vive con i piedi nell'acqua in alloggi popolari fatiscenti, chi non riesce neppure a mettere insieme il pranzo con la cena e chi è costretto a fare i conti con una disoccupazione senza prospettive, il grande dibattito pubblico sembra ruotare intorno alla costruzione di un nuovo stadio. 

Al diavolo le difficoltà quotidiane, le strade bombardate dalle buche, la vegetazione che cresce senza controllo, e le politiche sociali che troppo spesso sembrano abbandonare proprio chi avrebbe maggiore bisogno di sostegno.

Una sorta di ludopatia collettiva, nella quale il risultato sportivo e il sogno di una nuova struttura finiscono per oscurare ogni altra necessità. 

E la politica, anziché ricondurre il confronto alla realtà, utilizza questa distrazione come uno scudo, trovando terreno fertile in una cittadinanza sempre più disabituata a pretendere risposte concrete.

A questo punto, seguendo la stessa logica, potremmo anche abbattere il Centro Sociale Samantha Della Porta, tanto, si dirà, nessuno lo utilizzava più. 

Potremmo consegnarlo alla Motorizzazione, liquidando con una decisione amministrativa una vicenda che meriterebbe ben altra trasparenza e un confronto pubblico serio. 

Quale sia la vera ratio di questa operazione, resta una domanda alla quale qualcuno dovrebbe finalmente rispondere. 

Perché quando si parla di patrimonio pubblico non bastano le decisioni calate dall'alto, servono motivazioni, atti e responsabilità.

Per fortuna, in questo scenario, qualcosa si è mosso. 

Le prese di posizione dure e determinate di Nicola Poppa hanno finito per scuotere anche le coscienze di una parte del resto dell'opposizione; 

che finalmente, ha trovato il coraggio di schierarsi al fianco del consigliere, già esponente del Pd, determinato ad esercitare il proprio mandato nell'interesse della città. 

Una battaglia che va oltre le appartenenze e che restituisce dignità al ruolo dell'opposizione, troppo spesso confinata in dichiarazioni di circostanza.

A Poppa va riconosciuto il merito di aver insistito, senza arretrare, su questioni che non possono essere archiviate con qualche comunicato o con il solito gioco delle convenienze politiche.

Resta, tuttavia, una figura sulla quale molti cittadini continuano a riporre aspettative, il sindaco Nello Pizza. 

Considerato una persona perbene, dotata di una riconosciuta correttezza e di una specchiata onestà intellettuale, Pizza non può continuare a essere soltanto il garante formale di un'amministrazione che mostra evidenti difficoltà, soprattutto sul piano della qualità e dell'autonomia della propria giunta. 

Una squadra che, a giudicare dalle scelte compiute, sembra aver risentito anche delle pressioni dei soliti riferimenti politici.

È arrivato il momento che il sindaco faccia sentire personalmente la propria voce, senza delegare ad altri decisioni e responsabilità. 

Non basta assistere, magari con qualche comprensibile perplessità, alle giravolte della propria maggioranza. 

Governare significa anche assumere posizioni scomode, difendere il patrimonio pubblico e dimostrare che le esigenze dei cittadini, vengono prima delle convenienze di partito e delle suggestioni elettorali.

Perché, diversamente, non resterebbe che chiudere baracca e burattini, rinunciando persino a commentare le disgrazie di un territorio che sembra non meritare l'impegno. 

Il tempo e i rischi di chi prova ancora a stimolare una politica incapace di produrre segnali convincenti, se non in qualche sporadica occasione, potrebbe finire.

Sarebbe la scelta meno coraggiosa, ma indubbiamente in linea con la viltà di questo territorio.

Avellino non ha bisogno di uno stadio nuovo. 

Ha bisogno di strade percorribili, case dignitose, servizi sociali efficienti, opportunità di lavoro, spazi pubblici tutelati e amministratori capaci di guardare oltre il prossimo titolo di giornale.

Una città non si governa inseguendo gli applausi di una curva, ma restituendo dignità a chi ogni giorno vive le sue difficoltà. 

E questo, purtroppo, sembra essere diventato il problema più trascurato.

RDM

sabato 31 ottobre 2026

Avellino: promesse abitative e la dura realtà delle manutenzioni urbane...!

 

Un raggio di sole sembra squarciare il velo di scetticismo, che da tempo avvolge l'operato dell'amministrazione guidata dal Sindaco Pizza. 

La recente attenzione rivolta alle politiche abitative ha colpito profondamente l'opinione pubblica, un segnale che potrebbe indicare un'inversione di rotta rispetto a una narrazione mediatica, spesso concentrata su escursioni sportive e apparenze, a discapito dei problemi reali dei cittadini.

È difficile ignorare la disperazione di chi fatica a mettere il piatto in tavola o si scontra quotidianamente con politiche sociali percepite come saccenti e distanti. 

Troppo spesso la sociologia sembra essere interpretata al contrario, complicando la vita di chi è già in difficoltà invece di semplificarla. 

In questo contesto, l'annuncio della consegna di 42 nuovi alloggi di edilizia sociale, rappresenta una potenziale svolta amministrativa.

Sebbene si sia ancora in una fase festa-nargiana di promesse, l'ammissione implicita di una precedente superficialità nel percorso intrapreso, costituisce già un punto di partenza. 

Ritornare su se stessi e riconoscere l'urgenza dell'emergenza abitativa è un passo necessario, ma non sufficiente.

L'auspicio è che questo ritrovato pragmatismo non si limiti alla questione abitativa. 

È fondamentale che anche i media e l'opinione pubblica facciano cartello per spingere verso un ripristino sistematico della pavimentazione stradale, una gestione oculata del verde e una disciplina delle acque che non necessiti di termini inglesi altisonanti per essere efficace.

L'Azienda Città Servizi, nata proprio per la manutenzione della città, deve imporre un controllo periodico e sistematico di caditoie e cunette. 

Inoltre, la politica della piantumazione di nuove alberature e del verde urbano deve sostituire una cementificazione fine a se stessa. 

È cruciale garantire l'esistenza del verde esistente, evitando che sparisca per presunte malattie degli alberi non meglio identificate, un fenomeno purtroppo già osservato in passato.

La consegna degli alloggi è un inizio speranzoso, ma la vera sfida per il Sindaco Pizza e la sua giunta risiede nella capacità di affrontare con costanza e concretezza l'ordinaria amministrazione e le necessità basilari della comunità.

RDM