Le prime pagine dei giornali continuano a fossilizzarsi sullo stadio, alimentando un'insopportabile spocchia che sembra accomunare una parte dell'informazione alla tifoseria, nella speranza di vendere qualche copia in più facendo leva su una caratteristica ben conosciuta del pubblico avellinese.
Il pallone, evidentemente, tira più di qualsiasi altra notizia, anche quando la città avrebbe ben altre ragioni per indignarsi..
E così, mentre c'è chi vive con i piedi nell'acqua in alloggi popolari fatiscenti, chi non riesce neppure a mettere insieme il pranzo con la cena e chi è costretto a fare i conti con una disoccupazione senza prospettive, il grande dibattito pubblico sembra ruotare intorno alla costruzione di un nuovo stadio.
Al diavolo le difficoltà quotidiane, le strade bombardate dalle buche, la vegetazione che cresce senza controllo, e le politiche sociali che troppo spesso sembrano abbandonare proprio chi avrebbe maggiore bisogno di sostegno.
Una sorta di ludopatia collettiva, nella quale il risultato sportivo e il sogno di una nuova struttura finiscono per oscurare ogni altra necessità.
E la politica, anziché ricondurre il confronto alla realtà, utilizza questa distrazione come uno scudo, trovando terreno fertile in una cittadinanza sempre più disabituata a pretendere risposte concrete.
A questo punto, seguendo la stessa logica, potremmo anche abbattere il Centro Sociale Samantha Della Porta, tanto, si dirà, nessuno lo utilizzava più.
Potremmo consegnarlo alla Motorizzazione, liquidando con una decisione amministrativa una vicenda che meriterebbe ben altra trasparenza e un confronto pubblico serio.
Quale sia la vera ratio di questa operazione, resta una domanda alla quale qualcuno dovrebbe finalmente rispondere.
Perché quando si parla di patrimonio pubblico non bastano le decisioni calate dall'alto, servono motivazioni, atti e responsabilità.
Per fortuna, in questo scenario, qualcosa si è mosso.
Le prese di posizione dure e determinate di Nicola Poppa hanno finito per scuotere anche le coscienze di una parte del resto dell'opposizione;
che finalmente, ha trovato il coraggio di schierarsi al fianco del consigliere, già esponente del Pd, determinato ad esercitare il proprio mandato nell'interesse della città.
Una battaglia che va oltre le appartenenze e che restituisce dignità al ruolo dell'opposizione, troppo spesso confinata in dichiarazioni di circostanza.
A Poppa va riconosciuto il merito di aver insistito, senza arretrare, su questioni che non possono essere archiviate con qualche comunicato o con il solito gioco delle convenienze politiche.Resta, tuttavia, una figura sulla quale molti cittadini continuano a riporre aspettative, il sindaco Nello Pizza.
Considerato una persona perbene, dotata di una riconosciuta correttezza e di una specchiata onestà intellettuale, Pizza non può continuare a essere soltanto il garante formale di un'amministrazione che mostra evidenti difficoltà, soprattutto sul piano della qualità e dell'autonomia della propria giunta.
Una squadra che, a giudicare dalle scelte compiute, sembra aver risentito anche delle pressioni dei soliti riferimenti politici.
È arrivato il momento che il sindaco faccia sentire personalmente la propria voce, senza delegare ad altri decisioni e responsabilità.
Non basta assistere, magari con qualche comprensibile perplessità, alle giravolte della propria maggioranza.
Governare significa anche assumere posizioni scomode, difendere il patrimonio pubblico e dimostrare che le esigenze dei cittadini, vengono prima delle convenienze di partito e delle suggestioni elettorali.
Perché, diversamente, non resterebbe che chiudere baracca e burattini, rinunciando persino a commentare le disgrazie di un territorio che sembra non meritare l'impegno.
Il tempo e i rischi di chi prova ancora a stimolare una politica incapace di produrre segnali convincenti, se non in qualche sporadica occasione, potrebbe finire.
Sarebbe la scelta meno coraggiosa, ma indubbiamente in linea con la viltà di questo territorio.
Avellino non ha bisogno di uno stadio nuovo.
Ha bisogno di strade percorribili, case dignitose, servizi sociali efficienti, opportunità di lavoro, spazi pubblici tutelati e amministratori capaci di guardare oltre il prossimo titolo di giornale.
Una città non si governa inseguendo gli applausi di una curva, ma restituendo dignità a chi ogni giorno vive le sue difficoltà.
E questo, purtroppo, sembra essere diventato il problema più trascurato.
RDM














