Lo spettacolo offerto dal palazzo di giustizia sembra uscito da una farsa di quart'ordine dove il finale è scritto ancor prima che il sipario si alzi.
Assistere all'archiviazione di una parte consistente del fascicolo Dolce Vita, gonfio di prove visive e intercettazioni cristalline, non è solo un esercizio di stile del giudice per le indagini preliminari, ma una vera e propria dichiarazione di inutilità rivolta a chi ancora crede nel valore dell'indagine.
Il lavoro dei reparti investigativi di Airoma viene declassato a passatempo ricreativo.
Poco importa se i filmati ritraggono con precisione chirurgica il saccheggio di beni appartenenti alla collettività;
per la magistratura giudicante tutto questo scivola via come acqua su marmi antichi.
L'operato del Procuratore, alla fine, può essere tradotto un semplice abbaglio.
Ma troviamo che rasenterebbe un insulto verso chi ha speso mesi e mesi a tessere la tela di un'inchiesta, poi recisa con un colpo di forbice burocratico.
Avellino conferma il suo ruolo storico di porto delle nebbie, dove il vapore dell'impunità avvolge i soliti noti, permettendo a figure dal passato e dal presente discutibile, di continuare a gravitare nell'orbita del potere locale.
La gerarchia non teme scossoni, quando il sistema di controllo decide di chiudere entrambi gli occhi davanti all'evidenza dei fatti.
Mentre le certezze muoiono in un cassetto, la retorica fiorisce rigogliosa tra i corridoi della politica cittadina.
In un contesto dove il controllore ha già deciso che il reato è un'allucinazione collettiva, insistere sarebbe solo un altro spreco di carta, soldi e pazienza dei cittadini.
Questa vicenda certifica che il decoro e il rispetto per il lavoro altrui sono merce rara, sacrificati sull'altare di una realtà che preferisce non vedere per non dover punire.Ora la santificazione di Laura Nargi dopo essersela scappottata nonostante tutto, ci pare quanto meno fuori luogo, sia per la valutazione professionale che quella morale.
Questo processo di beatificazione laica rasenta l'indecenza, specialmente se si considera la rapidità con cui le macchie del passato, vengono candeggiate dal tribunale del consenso.
Scampare a un naufragio giudiziario non trasforma automaticamente un capitano maldestro in un eroe dei due mondi, eppure ad Avellino la memoria collettiva sembra soffrire di un'amnesia selettiva quanto mai inopportuna.
La caratura professionale e quella morale dovrebbero viaggiare su binari paralleli, ma qui paiono deragliate in un unico groviglio di opportunismo.
Il panorama politico locale offre uno spettacolo di rara bruttezza, dove la mediocrità si sposa con la presunzione.
La destra è ridotta a un cumulo di macerie organizzative, incapace di imbastire una proposta, che non sia il riflesso sbiadito di direttive calate dall'alto o di ambizioni personali di piccolo cabotaggio.
Il Partito Democratico, d'altra parte, attraversa una fase di euforia che definire stomachevole è un atto di carità cristiana.
L’arroganza con cui i vertici si muovono, tra orgasmi politici per vittorie pirriche e pose da statisti del nulla, è il sintomo di una scollegamento totale dalla realtà cittadina.
Le esternazioni di Enza Ambrosone sono la ciliegina sulla torta di questa farsa.Parlare di etica del lavoro a Vittorio Ciarcia, mentre si ignorano le ombre pesanti che gravano su gestioni passate e presenti, è un esercizio di equilibrismo verbale che non incanta nessuno.
L'etica non è un profumo da indossare per le occasioni mondane, o per rincuorare un vice segretario ormai ai margini del palcoscenico elettorale.
Evocare la rettitudine ignorando i fatti concreti — come le vicende legate all'Inps che ancora attendono risposte chiare e non giri di parole — dimostra come la narrazione politica sia diventata un esercizio di stile fine a se stesso.
Questa autocelebrazione a mezzo stampa è il riflesso di un sistema che preferisce la santificazione immediata alla riflessione profonda sui propri fallimenti.
Siamo davanti a un quadro grottesco dove i protagonisti, convinti di recitare una tragedia greca, non si accorgono di essere gli attori di una recita parrocchiale venuta male.
RDM
