Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

sabato 14 febbraio 2026

Avellino: sprofondo cronico..!

Giuliana Perrotta


Il senso di abbandono da parte delle istituzioni, la precarietà lavorativa e quella sensazione di cortocircuito democratico dove il bisogno immediato spinge verso il clientelismo, piuttosto che verso il bene comune, è la stella cometa.

La situazione dell'Acs e delle politiche sociali che descrivi sembra il classico scenario in cui la gestione tecnica commissariale e gli interessi privati si scontrano con la carne viva delle persone.

Il ruolo del Commissario punta al pareggio di bilancio e alla pulizia amministrativa, trascurando l'impatto sociale e i drammi quotidiani che una politica presente dovrebbe invece mediare.

Il rischio della privatizzazione lo descrisse bene Nicola Giordano, quando un'azienda esterna come quella dei parcheggi si offre di acquisire una partecipata, la promessa di mantenere i livelli occupazionali è spesso un paracadute di carta. 

Una volta acquisito il controllo, le logiche di profitto possono portare alla rinegoziazione dei contratti, allo spostamento di mansioni, alle pressioni per l'uscita volontaria.

L'elettore avellinese sceglie il promettitore di turno, è amaro, ma reale. 

È il riflesso di una sfiducia cronica, se non credo più nel sistema, cerco di salvare me stesso accettando una promessa individuale, anche se so che danneggia la collettività.

Quando la politica sembra sorda, le strade per non restare alla mercé degli eventi sono solitamente tre.

Se i lavoratori dell'Acs restano divisi o cercano soluzioni individuali, l'azienda predatrice avrà vita facile. 

La forza contrattuale in fase di cessione dipende interamente dall'unità del blocco sociale.  

l'eventuale passaggio di proprietà non sia un assegno in bianco, ma contenga clausole sociali ferree e vincolanti per anni, non solo per mesi.

Rompere il ciclo del voto per favore è la sfida più difficile.

Richiede che i problemi vengano portati fuori dal chiuso degli uffici e raccontati alla città, trasformando il dramma dei singoli in una questione di dignità pubblica.

È un quadro desolante, e la rabbia è il segnale che c'è ancora qualcuno che non vuole rassegnarsi a vedere le persone trattate come numeri su un registro contabile.

Un pò la frase riportata sui manifesti di Giordano, un'utopia pensare che le cose possano cambiare, ma proprio dai sogni a volte è capitato che il mondo abbia cominciato a girare in senso antiorario..!

RDM

venerdì 13 febbraio 2026

Avellino, nella scia di quanto accada nella "politica" regionale, scade sempre più nella volgarità delle idee..!

 

Il presidente del Consiglio regionale Manfredi ha deliberato il nome dei presidenti delle commissioni, e ovviamente con il solito criterio del contentino ai partiti e non certo verso il merito professionale.

E allora come volete che possa mai scaturire qualcosa di decente nella gestione di questa Campania importante ma sfortunata..?

Nel particolare eccoci ad Avellino, ci siediamo a guardare le macerie di questa città e quello che vediamo non è solo un crollo amministrativo ma un vero e proprio naufragio dell’anima. 

Forza Italia e D'Agostino si esibiscono nell'ennesimo salto carpiato lanciando Laura Nargi come se fosse una novità, mentre resta il simbolo di un’incapacità che ha ormai superato i confini della politica per farsi farsa. 

Quello a cui abbiamo assistito è un teatrino di promesse vane e nomine nate sotto il ricatto costante della stagione festiana, un gioco di esautorazioni che ha ferito profondamente la parte umana della nostra comunità.

Eppure non c’è spazio per la meraviglia. 

Vedere un Petitto che pur di erntrare in Regione si aggrappa alla lista civica dell’ex amico e viene rieletto incassando novemila preferenze, passando con disinvoltura da sinistra a destra è la prova che tutto è possibile e il suo esatto contrario. 

Avellino sembra aver smarrito ogni rispetto per la propria dignità e la cosa più amara è che questo degrado viene quasi ostentato come un punto d’orgoglio.

Siamo caduti così in basso che immaginare una risalita appare un esercizio di pura fantasia.

L’etica e la morale sono finite sotto le suole delle scarpe e non avvertiamo nemmeno più il bisogno di recuperarle. 

Ci siamo adattati a questo fango e quando è l’idiota a dettare le regole diventa impossibile scendere al suo livello per provare a ribattere. 

Resta solo l’amarezza di un diario che registra il tramonto di una civiltà che ha smesso di volersi bene.

RDM

giovedì 12 febbraio 2026

Avellino: la riappropriazione della piscina comunale ci ricorda quanto valessero le passate amministrazioni..!

 



Rientrare in possesso di un bene pubblico non è il traguardo finale ma solo il punto di partenza per una sfida più complessa, perché ora bisogna decidere con estrema chiarezza quale destino assegnare a questa struttura.

Pensare di alienare la piscina comunale insieme allo stadio e al palazzetto dello sport con l'unico scopo di fare cassa sarebbe una resa incondizionata e non una soluzione lungimirante. 

Nicola Giordano solleva un punto cruciale sottolineando come la strada da percorrere debba essere quella della valorizzazione senza cadere nella trappola della privatizzazione selvaggia.

Esistono strumenti tecnici ed economici come il finanziamento a lungo termine per la realizzazione di un progetto, che permettono di mantenere saldamente la proprietà pubblica garantendo al contempo gli investimenti necessari per la manutenzione e il rilancio delle attività. 

Bisogna cambiare radicalmente prospettiva perché lo sport non può e non deve essere considerato un semplice costo di gestione. 

Al contrario rappresenta un pilastro fondamentale per la coesione della comunità oltre a essere un investimento diretto sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni. 

La piscina è tornata a casa e ora il nostro dovere collettivo è quello di difenderla da logiche di puro profitto che finirebbero per impoverire ulteriormente il tessuto sociale avellinese.

Non dobbiamo dimenticare l'amara analisi storica per la nostra città, poiché i guai che Avellino ha subito negli anni derivano proprio da affidamenti a privati che si sono rivelati fallimentari. 

I soggetti che hanno gestito il bene pubblico con spregiudicatezza ci hanno lasciato in eredità soltanto debiti e scuorno ovvero una vergogna che pesa come un macigno sulle spalle dei cittadini. 

Proprio per evitare di ripetere gli errori del passato il progetto finanziato deve essere inteso come uno strumento di partenariato dove il Comune non abdica al proprio ruolo di controllo, ma lo esercita con estrema severità.

In questa forma di cooperazione il privato mette i capitali per la riqualificazione e la gestione, ma la proprietà resta indiscutibilmente nelle mani dell'ente pubblico. 

Il rischio di impresa deve ricadere interamente sul gestore senza che il Comune diventi il bancomat per coprire perdite o inefficienze. 

Giordano è stato chiaro e categorico, se in passato abbiamo assistito a privatizzazioni che hanno spolpato il patrimonio cittadino è perché è mancata una visione politica capace di blindare i contratti, e di pretendere manutenzioni costanti e servizi di qualità per la popolazione.

Assoservizi e De Vizia sono due nei secondo noi, che non porteranno mai lucro nelle casse comunali mentre le due aziende speculeranno finché gli converrà, dopodiché ci ritroveremmo nelle medesime condizioni della piscina.

I capitolati d'oneri ferrei prevederebbero la decadenza immediata della concessione al primo segnale di inadempienza. 

Non possiamo più permetterci di essere la periferia dimenticata dove i privati fanno il bello e il cattivo tempo a spese della collettività. 

Nicola Giordano ha ragione nel dire che lo sport è salute e futuro ma affinché questo principio si realizzi serve una gestione che metta al centro il cittadino e non il profitto facile di qualche imprenditore d'assalto. 

Avellino ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di degrado e di strutture abbandonate ed è giunto il momento di invertire la rotta con una vigilanza costante che non faccia sconti a nessuno.

Ma questo non dovrebbe essere una merce di scambio per campagne elettorali, com'è accaduto finora, perché è facile regalare i beni degli altri e farsi ringraziare..!

RDM

mercoledì 11 febbraio 2026

Avellino: tra ombre e buio assoluto..!

 Laura Nargi e Gianluca Festa

Il cerchio dei De Luca si chiude con precisione chirurgica mentre l'intromissione sfacciata mirata al controllo delle province, trova terreno fertile nella servitù di una politica nostrana ormai prostrata al capobastone di turno. 

Maurizio Petracca e Vincenzo De Luca

Maurizio Petracca sceglie di ignorare il peso dei suoi venticinquemila elettori per arrendersi dinanzi alla prepotenza salernitana, trascurando il fatto che il territorio vanti riferimenti seri e all’altezza dei ruoli.

Questa è purtroppo la realtà di Avellino. 

D’altronde non sarebbero potute fiorire così tante amministrazioni farlocche, se non fosse esistito un elettorato disposto a vendersi per un misero piatto di lenticchie. 

È la cronaca di una provincia da sempre subornata e addomesticata da una facies democristiana fin troppo invasiva nelle vite e nelle coscienze della comunità. 

La colpa non ricade su chi accalappia ma su chi accetta di farsi preda facile. 

Se l’italiano in genere possiede uno spirito colonizzabile, quello della provincia irpina raggiunge vette esagerate.

Chi ha mostrato coraggio come Nicola Giordano è stato immediatamente biasimato proprio dai finti amici di partito. 

Allo stesso modo il tentativo di Antonio Gengaro di imporsi con determinazione è stato penalizzato dal fuoco amico. 

Bisogna farsene una ragione perché Avellino resta il clone di Festa e Nargi ovvero quel duo inutile e pernicioso che ha reso la città celebre in Italia per vergogna e invivibilità.

Nulla cambia nel profondo. 

Giuliana Perrotta

Persino il Commissario che sembrava partito con grande slancio alla fine è dovuto scendere a compromessi. 

Risulta oggi incapace di governare una Polizia Municipale che continua a vedere e non vedere, senza intuire le reali priorità e senza ascoltare chi quotidianamente si erge a sentinella del territorio senza secondi fini. 

Anche questa figura appare sensibile ai richiami del potere che ci ha ridotti a colonia napoletana e dal quale ogni tentativo di fuga viene represso con forza. 

Evviva Festa e Nargi dunque, perché resteremo per sempre il nulla e in fondo non meritiamo nulla di più.

RDM

martedì 10 febbraio 2026

Avellino: basta con le controfigure di una politica inesistente..!


La Dogana, vera piazza della città, che amministratori pericolosi hanno utilizato per creare danni d'immagine e economici alla Comunità..!

Il risveglio della coscienza politica ad Avellino passa inevitabilmente per le denunce di chi ha avuto il coraggio di rompere il silenzio mentre la città sembrava assopita in un torpore compiacente. 

Nicola Giordano ha sollevato il velo su dinamiche che molti preferivano ignorare e oggi la sua posizione appare non solo legittima ma necessaria per scuotere un sistema incancrenito.

Mentre i cittadini comuni affrontavano la realtà quotidiana, i vertici del potere locale restavano a guardare, salvo poi riapparire improvvisamente con la pretesa di decidere il destino della comunità a tavolino. 

Questi caporioni temono profondamente chi gode del consenso genuino della gente perché quel favore non nasce da scambi o favori, ma dalla stanchezza verso un modo di fare politica che considera la città come una proprietà privata.

È un segreto di Pulcinella il fatto che certi pacchetti di voti vengano costruiti con precisione chirurgica attraverso promesse e piccole elargizioni. 

La strategia è nota e collaudata, il denaro come strumento di pressione immediata, la promessa di un impiego o di un incarico preventivo per blindare la fedeltà degli indecisi.

La sicurezza ostentata di candidati che si sentono già eletti prima ancora che le urne vengano aperte.

Nicola Giordano

In questo scenario le primarie rappresentano l'unica vera minaccia per chi ha basato la propria carriera sulla gestione artatata del consenso. 

Dare la parola ai cittadini significa scardinare i calcoli dei signori delle tessere e permettere una scelta che sia finalmente libera da condizionamenti economici o clientelari. 

È l'occasione per dimostrare che Avellino non è in vendita e che il futuro della città appartiene a chi la vive e non a chi la usa come merce di scambio.

RDM

lunedì 9 febbraio 2026

Avellino, vittima di se stessa per sopportazione e scarsa lucidità..!


 

Nessuno di lor signori si è mai interessato della città, ma ora si sentono in diritto di decidere..!


Il panorama politico avellinese si presenta oggi come il palcoscenico di un teatro dell'assurdo dove la memoria corta sembra essere l'unico requisito per candidarsi a guidare la città. 

Dopo anni caratterizzati da un’assenza istituzionale totale di fronte allo scempio del Pronto Soccorso, al collasso dell'Alto Calore e all'eterna incompiuta del Centro per l'Autismo di Mercogliano, assistiamo ora a una narrazione della destra che rasenta il surreale.

Da una parte c'è Laura Nargi, figura dipinta come una guida solida ma che finora ha brillato solo per la sua inconsistenza politica. 

Dall’altra Gianluca Festa, un primo cittadino uscente che, ignorando il peso dei processi penali che lo attendono ad aprile, continua a vantare risultati mirabolanti come se la città vivesse in un universo parallelo. 

Un minimo di educazione istituzionale avrebbe suggerito a questo istrione senza pudore di cospargersi il capo di cenere e fare diversi passi indietro, se non altro per aver trascinato Avellino alla ribalta delle cronache nazionali solo per scandali e brutte figure.

Invece la strategia è chiara: puntare tutto su quella fetta di elettorato che si riconosce in certi atteggiamenti e che sembra preferire il rumore alla sostanza. 

Accanto a lui spuntano nomi come Pionati o l’imprenditore Giordano, figure pescate all'ultimo momento dal cilindro della vecchia politica, persone mai viste né sentite quando c'era da lottare per i servizi minimi o per i diritti dei più fragili.

Avellino resta così intrappolata in un limbo, ultima per vivibilità e prospettive economiche, dove l'unico collante sociale sembra essere rimasto il calcio. 

I presupposti per le prossime amministrative sono, se possibile, ancora peggiori del passato. 

Dinanzi a questo scenario di desolazione politica non resta che una rassegnata preghiera, nella speranza che la città prima o poi si svegli dal suo torpore.

RDM

sabato 7 febbraio 2026

Avellino non potrà mai risorgere senza teste pensanti..!

 


Scrivere di politica locale, specialmente in un contesto stratificato come quello di Avellino, può dare la sensazione di trovarsi davanti a un eterno ritorno dell'uguale, dove i nomi cambiano posizione sulla scacchiera ma la logica di potere rimane ancorata a dinamiche che sembrano ignorare i reali bisogni della città.

Il quadro è quello di una politica del trasformismo e della sopravvivenza, dove la coerenza ideologica cede il passo al posizionamento personale.

Ecco un’analisi schematica di ciò che rende così frustrante il racconto giornalistico o l'analisi politica in Irpinia oggi.

Molti nomi di gente inutile se non perniciosa, sono sulla cresta dell'onda da decenni. 

Questo crea una barriera all'ingresso per nuove energie e dà l'impressione che la cura sia affidata a chi, in un modo o nell'altro, abbia contribuito alla genesi del problema.

Spesso non si tratta di mancanza di comprensione, ma di un sistema di clientelismo o di rassegnazione che spinge a scegliere il male minore o il volto noto, consolidando il potere di figure inconsistenti.

Passare da Foti a Festa, fino alla gestione Nargi, per molti osservatori non ha segnato una rottura, ma una continuità in termini di metodi e di cerchi magici, lasciando irrisolti nodi strutturali quali urbanistica, servizi e cultura.

È ironico vedere personaggi che hanno attraversato vicende giudiziarie o fallimenti amministrativi riproporsi come salvatori della patria. 

Questa narrazione regge solo se manca una memoria storica collettiva o se l'opposizione è altrettanto frammentata e priva di una visione alternativa credibile.

La politica ad Avellino sembra essersi trasformata in un sistema chiuso, dove il dibattito non verte su cosa fare per la città, ma su chi debba occupare quale poltrona per garantire la tenuta di determinati equilibri di potere.

Scrivere di questo purtroppo è inutile, ma è l'unico modo per tenere accesa una luce su vicende che altrimenti si consumerebbero nel silenzio dell'indifferenza. 

La satira o la cronaca tagliente sono spesso l'unico anticorpo rimasto...forse..!

RDM