Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

mercoledì 18 febbraio 2026

Avellino: Il trionfo del vacuo: tra salotti avellinesi e passerelle elettorali..!

 

                                      Il tempo che scorre tra valori e l'effimero..!

Avellino sembra essere diventata l'emblema dell'inutile. 

In questa città tutto nasce e si consuma attraverso iniziative salottiere dove la partecipazione è massiccia, ma l'unico obiettivo pare essere la discussione del vuoto e la verbalizzazione del nulla. 

Un esempio lampante è stato offerto dalla Consulta Argento presieduta dal Commissario. 

In quella sede, vari rappresentanti istituzionali tra esponenti della sanità, forze dell'ordine e associazioni si sono contesi la scena a colpi di dinamiche assertive, senza però scalfire la superficie dei problemi reali.

Eppure, la soluzione non richiederebbe voli pindarici. 

Basterebbe far funzionare le politiche sociali, oggi abbandonate a se stesse e prive di un controllo serio e incisivo. 

Garantire un servizio dignitoso al pronto soccorso, mettendo da parte i proclami e quegli autoincensamenti che non producono alcuna attività concreta a favore della cittadinanza, è sempre un problema che risolverebbero...forse..!

Purtroppo, lo scriviamo spesso, le chiacchiere sono diventate la nostra realtà quotidiana. 

Questo fenomeno non è solo locale, ma specchio di una tendenza nazionale. 

Lo abbiamo visto con Giorgia Meloni che si presenta a Niscemi indossando il caschetto, ricalcando l'immagine di Berlusconi a L'Aquila, per promettere una miseria di pochi milioni di euro a fronte di un fabbisogno miliardario necessario alla messa in sicurezza dei costoni. 

Renè Magritte: prospettiva, l'ineluttabilità della morte..!

Nonostante l'evidente sproporzione, la gente applaudiva, sentendosi onorata da promesse che restano vacue e quasi canzonatorie.

Invece di titoli altisonanti e denominazioni eclatanti, i cittadini avrebbero bisogno di effetti tangibili. 

Tuttavia, la moda del momento premia l'apparenza e sembra funzionare fin troppo bene. 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un governo formato da figure spesso improponibili continua a godere di consenso e seguito, alimentandosi di quella stessa cultura del nulla che paralizza anche la nostra realtà locale.

Questo scenario di vuoto pneumatico trova la sua perfetta declinazione locale nelle dinamiche del Partito Democratico avellinese. 

Se a livello nazionale si assiste allo spettacolo dei caschetti e delle promesse elettorali, in via Tagliamento e dintorni la situazione non è differente, anzi appare se possibile ancora più cristallizzata. 

Il partito è ormai un organismo gestito da correnti asfittiche e capibastoni in pectore, figure che sembrano aver smarrito ogni barlume di dignità politica e non solo.

In questo contesto, la dialettica interna non serve a produrre idee per la città, ma è finalizzata esclusivamente alla conservazione di piccoli spazi di potere. 

Assistiamo a una spartizione scientifica delle influenze, dove il bene comune è l'ultima delle preoccupazioni. 

I signori della politica locale, anziché farsi carico delle istanze di un territorio che affonda tra servizi sociali inesistenti e sanità al collasso, preferiscono giocare a scacchi con le tessere e le alleanze di comodo.

È il trionfo del personalismo sulla missione collettiva. 

La base elettorale viene considerata solo come un serbatoio da attivare al momento del bisogno, mentre le decisioni reali vengono prese in stanze chiuse, lontano dalle esigenze della gente. 

La gestione padronale e priva di visione è la ragione principale per cui ogni tentativo di rinnovamento naufraga nel fango degli interessi di bottega. 

Finché il PD resterà ostaggio di queste logiche, non potrà mai rappresentare l'alternativa di cui Avellino ha disperatamente bisogno.

RDM

martedì 17 febbraio 2026

Avellino: Nicola Giordano fa il punto sulle solite logiche di strafottenza gestionale..!

                                                                       Nicola Giordano

La gestione di Avellino Città Servizi non è un semplice groviglio di cifre o un dettaglio burocratico da lasciare ai ragionieri. 

Si tratta di una scelta politica netta che ipoteca il futuro dei servizi pubblici della nostra città. 

Nicola Giordano pone una questione di trasparenza che non può restare senza risposta poiché la decisione di liquidare una società interamente pubblica e strategica, è stata presa ignorando una precisa volontà del Consiglio Comunale, che ne aveva stabilito il salvataggio finanziario. 

Quell'operazione di rilancio è rimasta sulla carta senza che ai cittadini venisse spiegato il motivo di un voltafaccia così repentino.

Il quadro che emerge oggi è ancora più inquietante se si osserva la mossa della società catanese che attualmente gestisce la sosta. 

L'azienda privata ha infatti manifestato l'intenzione di rilevare la nostra società pubblica garantendo il mantenimento del personale ma dettando condizioni pesantissime per la comunità. 

Si parla di una riduzione drastica del canone che il privato deve versare al Comune e di un allungamento spropositato dei tempi del contratto. 

Il rischio concreto è che dietro queste manovre si nasconda il solito aumento delle tariffe a carico di chi vive la città ogni giorno.

Questa dinamica solleva un dubbio politico enorme perché sembra che la società pubblica sia stata deliberatamente indebolita e lasciata senza fondi per poi essere offerta al mercato come un’occasione di guadagno per altri. 

È la continuazione di una linea già tracciata dall’amministrazione di Gianluca Festa basata sulla cessione sistematica a terzi di servizi che dovrebbero restare nelle mani dei cittadini. 

Abbiamo già visto gli effetti di questi accordi con il finanziamento di progetto sulla sosta dove persino l'Autorità Nazionale Anticorruzione ha parlato di patti sbilanciati a tutto vantaggio dei privati.

In questo contesto la scelta del commissario Giuliana Perrotta di procedere con la liquidazione invece di puntare sul rilancio, appare come una decisione politica che trasforma beni comuni da milioni di euro in un affare per pochi.

I servizi pubblici sono leve fondamentali per l'occupazione e l'economia locale e non possono essere trattati come merce di scambio. 

La sfida per chi governerà Avellino, continua Giordano, domani sarà proprio questa: decidere se continuare a svendere il territorio o tornare a gestire direttamente i propri servizi. 

Difendere il patrimonio pubblico significa tutelare il lavoro e garantire che il bene della comunità prevalga sempre sul profitto dei soliti noti.

RDM

lunedì 16 febbraio 2026

Avellino: cani sciolti e pecore belanti..!

 Nicola Giordano il fustigatore e ...

L’analisi riflette il malessere di una città stanca di vedere la politica ridotta a un gioco di prestigio coreografico. 

La parabola di Ettore Iacovacci, che oggi sembra folgorato sulla via del nargismo, è l’emblema di una memoria corta che sacrifica la coerenza sull’altare dell’opportunismo elettorale.

Il passaggio di Iacovacci verso il fronte di Laura Nargi non è solo un cambio di casacca, ma un insulto alla storia politica locale. 

Preferire l’immagine patinata e la vacuità amministrativa, alla serietà documentata di un professionista come Nicola Giordano, significa ammettere che ad Avellino il pacchetto voti pesa più del cervello. 

Siamo davanti a una politica estetica dove un sorriso e una piega bionda perfetta bastano a oscurare anni di battaglie e competenza tecnica.

La figura dell'ex sindaco teleguidato da Festa, incarna perfettamente questa stagione di cazzismo avellinese. 

Dietro la facciata istituzionale e le apparizioni studiate, resta il nulla cosmico di una gestione che ha brillato solo per assenza di visione comune. 

È la politica del salotto, quella dei caffè offerti strategicamente per oliare i meccanismi del consenso, mentre la città reale affoga nell'abbandono. 

Al centro, Ettore Iacovacci...

La reginetta a cuore del D'Agostino che fu piddino, rappresenta la continuità di un sistema che si autoalimenta, dove l’apparenza è l’unico programma elettorale disponibile.

È quasi scientifico, appena si avverte il profumo di una tornata elettorale, i fantasmi del clientelismo riemergono dall'oblio. 

Personaggi che per anni non hanno prodotto un’idea o un briciolo di impegno sociale, si ripresentano oggi con la tracotanza di chi possiede truppe cammellate, cieche e sorde a qualsiasi ragionamento di bene collettivo. 

Questi pseudo amici della città sono in realtà i suoi primi parassiti, pronti a barattare il futuro di Avellino per un briciolo di potere personale.

In questo scenario di macerie morali, l’inventiva di chi, come l’Ingegnere, propone una visione altra, diventa l’unica scialuppa di salvataggio. 

Di questo non si è mai rotta Nargi..!

Se il futuro deve essere disegnato da chi ha dimostrato di saper guardare oltre il proprio naso, allora ben venga il coraggio di chi sfida il sistema dei cantoni e delle clientele. 

Meglio un visionario che prova a ricostruire, che una schiera di professionisti del consenso pronti a svendere la città al miglior offerente.

In questo teatro dell'assurdo, l'ingegno e la visione dell'ex consigliere Pd che è riuscito a denunciare un malcostume diffuso, sono l'unica nota stonata che merita di essere ascoltata. 

Mentre gli altri si spartiscono le spoglie di una città morente tra sorrisi di circostanza e accordi sottobanco, chi ha il coraggio di ergersi a salvatore con una visione concreta per i cantoni della città fa bene a ignorare il fango. 

Meglio un visionario accusato di presunzione che una banda di opportunisti che ha trasformato la politica in un affare privato.

RDM


sabato 14 febbraio 2026

Avellino: sprofondo cronico..!

Giuliana Perrotta


Il senso di abbandono da parte delle istituzioni, la precarietà lavorativa e quella sensazione di cortocircuito democratico dove il bisogno immediato spinge verso il clientelismo, piuttosto che verso il bene comune, è la stella cometa.

La situazione dell'Acs e delle politiche sociali che descrivi sembra il classico scenario in cui la gestione tecnica commissariale e gli interessi privati si scontrano con la carne viva delle persone.

Il ruolo del Commissario punta al pareggio di bilancio e alla pulizia amministrativa, trascurando l'impatto sociale e i drammi quotidiani che una politica presente dovrebbe invece mediare.

Il rischio della privatizzazione lo descrisse bene Nicola Giordano, quando un'azienda esterna come quella dei parcheggi si offre di acquisire una partecipata, la promessa di mantenere i livelli occupazionali è spesso un paracadute di carta. 

Una volta acquisito il controllo, le logiche di profitto possono portare alla rinegoziazione dei contratti, allo spostamento di mansioni, alle pressioni per l'uscita volontaria.

L'elettore avellinese sceglie il promettitore di turno, è amaro, ma reale. 

È il riflesso di una sfiducia cronica, se non credo più nel sistema, cerco di salvare me stesso accettando una promessa individuale, anche se so che danneggia la collettività.

Quando la politica sembra sorda, le strade per non restare alla mercé degli eventi sono solitamente tre.

Se i lavoratori dell'Acs restano divisi o cercano soluzioni individuali, l'azienda predatrice avrà vita facile. 

La forza contrattuale in fase di cessione dipende interamente dall'unità del blocco sociale.  

l'eventuale passaggio di proprietà non sia un assegno in bianco, ma contenga clausole sociali ferree e vincolanti per anni, non solo per mesi.

Rompere il ciclo del voto per favore è la sfida più difficile.

Richiede che i problemi vengano portati fuori dal chiuso degli uffici e raccontati alla città, trasformando il dramma dei singoli in una questione di dignità pubblica.

È un quadro desolante, e la rabbia è il segnale che c'è ancora qualcuno che non vuole rassegnarsi a vedere le persone trattate come numeri su un registro contabile.

Un pò la frase riportata sui manifesti di Giordano, un'utopia pensare che le cose possano cambiare, ma proprio dai sogni a volte è capitato che il mondo abbia cominciato a girare in senso antiorario..!

RDM

venerdì 13 febbraio 2026

Avellino, nella scia di quanto accada nella "politica" regionale, scade sempre più nella volgarità delle idee..!

 

Il presidente del Consiglio regionale Manfredi ha deliberato il nome dei presidenti delle commissioni, e ovviamente con il solito criterio del contentino ai partiti e non certo verso il merito professionale.

E allora come volete che possa mai scaturire qualcosa di decente nella gestione di questa Campania importante ma sfortunata..?

Nel particolare eccoci ad Avellino, ci siediamo a guardare le macerie di questa città e quello che vediamo non è solo un crollo amministrativo ma un vero e proprio naufragio dell’anima. 

Forza Italia e D'Agostino si esibiscono nell'ennesimo salto carpiato lanciando Laura Nargi come se fosse una novità, mentre resta il simbolo di un’incapacità che ha ormai superato i confini della politica per farsi farsa. 

Quello a cui abbiamo assistito è un teatrino di promesse vane e nomine nate sotto il ricatto costante della stagione festiana, un gioco di esautorazioni che ha ferito profondamente la parte umana della nostra comunità.

Eppure non c’è spazio per la meraviglia. 

Vedere un Petitto che pur di erntrare in Regione si aggrappa alla lista civica dell’ex amico e viene rieletto incassando novemila preferenze, passando con disinvoltura da sinistra a destra è la prova che tutto è possibile e il suo esatto contrario. 

Avellino sembra aver smarrito ogni rispetto per la propria dignità e la cosa più amara è che questo degrado viene quasi ostentato come un punto d’orgoglio.

Siamo caduti così in basso che immaginare una risalita appare un esercizio di pura fantasia.

L’etica e la morale sono finite sotto le suole delle scarpe e non avvertiamo nemmeno più il bisogno di recuperarle. 

Ci siamo adattati a questo fango e quando è l’idiota a dettare le regole diventa impossibile scendere al suo livello per provare a ribattere. 

Resta solo l’amarezza di un diario che registra il tramonto di una civiltà che ha smesso di volersi bene.

RDM

giovedì 12 febbraio 2026

Avellino: la riappropriazione della piscina comunale ci ricorda quanto valessero le passate amministrazioni..!

 



Rientrare in possesso di un bene pubblico non è il traguardo finale ma solo il punto di partenza per una sfida più complessa, perché ora bisogna decidere con estrema chiarezza quale destino assegnare a questa struttura.

Pensare di alienare la piscina comunale insieme allo stadio e al palazzetto dello sport con l'unico scopo di fare cassa sarebbe una resa incondizionata e non una soluzione lungimirante. 

Nicola Giordano solleva un punto cruciale sottolineando come la strada da percorrere debba essere quella della valorizzazione senza cadere nella trappola della privatizzazione selvaggia.

Esistono strumenti tecnici ed economici come il finanziamento a lungo termine per la realizzazione di un progetto, che permettono di mantenere saldamente la proprietà pubblica garantendo al contempo gli investimenti necessari per la manutenzione e il rilancio delle attività. 

Bisogna cambiare radicalmente prospettiva perché lo sport non può e non deve essere considerato un semplice costo di gestione. 

Al contrario rappresenta un pilastro fondamentale per la coesione della comunità oltre a essere un investimento diretto sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni. 

La piscina è tornata a casa e ora il nostro dovere collettivo è quello di difenderla da logiche di puro profitto che finirebbero per impoverire ulteriormente il tessuto sociale avellinese.

Non dobbiamo dimenticare l'amara analisi storica per la nostra città, poiché i guai che Avellino ha subito negli anni derivano proprio da affidamenti a privati che si sono rivelati fallimentari. 

I soggetti che hanno gestito il bene pubblico con spregiudicatezza ci hanno lasciato in eredità soltanto debiti e scuorno ovvero una vergogna che pesa come un macigno sulle spalle dei cittadini. 

Proprio per evitare di ripetere gli errori del passato il progetto finanziato deve essere inteso come uno strumento di partenariato dove il Comune non abdica al proprio ruolo di controllo, ma lo esercita con estrema severità.

In questa forma di cooperazione il privato mette i capitali per la riqualificazione e la gestione, ma la proprietà resta indiscutibilmente nelle mani dell'ente pubblico. 

Il rischio di impresa deve ricadere interamente sul gestore senza che il Comune diventi il bancomat per coprire perdite o inefficienze. 

Giordano è stato chiaro e categorico, se in passato abbiamo assistito a privatizzazioni che hanno spolpato il patrimonio cittadino è perché è mancata una visione politica capace di blindare i contratti, e di pretendere manutenzioni costanti e servizi di qualità per la popolazione.

Assoservizi e De Vizia sono due nei secondo noi, che non porteranno mai lucro nelle casse comunali mentre le due aziende speculeranno finché gli converrà, dopodiché ci ritroveremmo nelle medesime condizioni della piscina.

I capitolati d'oneri ferrei prevederebbero la decadenza immediata della concessione al primo segnale di inadempienza. 

Non possiamo più permetterci di essere la periferia dimenticata dove i privati fanno il bello e il cattivo tempo a spese della collettività. 

Nicola Giordano ha ragione nel dire che lo sport è salute e futuro ma affinché questo principio si realizzi serve una gestione che metta al centro il cittadino e non il profitto facile di qualche imprenditore d'assalto. 

Avellino ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di degrado e di strutture abbandonate ed è giunto il momento di invertire la rotta con una vigilanza costante che non faccia sconti a nessuno.

Ma questo non dovrebbe essere una merce di scambio per campagne elettorali, com'è accaduto finora, perché è facile regalare i beni degli altri e farsi ringraziare..!

RDM

mercoledì 11 febbraio 2026

Avellino: tra ombre e buio assoluto..!

 Laura Nargi e Gianluca Festa

Il cerchio dei De Luca si chiude con precisione chirurgica mentre l'intromissione sfacciata mirata al controllo delle province, trova terreno fertile nella servitù di una politica nostrana ormai prostrata al capobastone di turno. 

Maurizio Petracca e Vincenzo De Luca

Maurizio Petracca sceglie di ignorare il peso dei suoi venticinquemila elettori per arrendersi dinanzi alla prepotenza salernitana, trascurando il fatto che il territorio vanti riferimenti seri e all’altezza dei ruoli.

Questa è purtroppo la realtà di Avellino. 

D’altronde non sarebbero potute fiorire così tante amministrazioni farlocche, se non fosse esistito un elettorato disposto a vendersi per un misero piatto di lenticchie. 

È la cronaca di una provincia da sempre subornata e addomesticata da una facies democristiana fin troppo invasiva nelle vite e nelle coscienze della comunità. 

La colpa non ricade su chi accalappia ma su chi accetta di farsi preda facile. 

Se l’italiano in genere possiede uno spirito colonizzabile, quello della provincia irpina raggiunge vette esagerate.

Chi ha mostrato coraggio come Nicola Giordano è stato immediatamente biasimato proprio dai finti amici di partito. 

Allo stesso modo il tentativo di Antonio Gengaro di imporsi con determinazione è stato penalizzato dal fuoco amico. 

Bisogna farsene una ragione perché Avellino resta il clone di Festa e Nargi ovvero quel duo inutile e pernicioso che ha reso la città celebre in Italia per vergogna e invivibilità.

Nulla cambia nel profondo. 

Giuliana Perrotta

Persino il Commissario che sembrava partito con grande slancio alla fine è dovuto scendere a compromessi. 

Risulta oggi incapace di governare una Polizia Municipale che continua a vedere e non vedere, senza intuire le reali priorità e senza ascoltare chi quotidianamente si erge a sentinella del territorio senza secondi fini. 

Anche questa figura appare sensibile ai richiami del potere che ci ha ridotti a colonia napoletana e dal quale ogni tentativo di fuga viene represso con forza. 

Evviva Festa e Nargi dunque, perché resteremo per sempre il nulla e in fondo non meritiamo nulla di più.

RDM