L'amministrazione comunale di Avellino, continua a offrire l'impressione di una squadra poco preparata ad affrontare le emergenze della città, più incline alla comunicazione celebrativa che alla programmazione e alla soluzione dei problemi.
Si assiste a un immobilismo che rischia di trasformarsi in un metodo di governo, mentre i cittadini attendono risposte che non arrivano, e interventi che tardano a concretizzarsi.
Il caso dei fondi Prius rappresenta, in questo quadro, un esempio emblematico della distanza tra la narrazione politica e la realtà amministrativa.
Una parte dei finanziamenti e dei progetti presentati oggi, come risultati dell'attuale amministrazione, affonda le proprie radici nel lavoro della precedente gestione guidata da Gianluca Festa, alla quale va riconosciuto il merito di aver intercettato risorse e avviato percorsi progettuali.
È dunque legittimo chiedersi quanto vi sia di nuovo nelle iniziative oggi pubblicizzate, e quanto, invece, sia il frutto di attività precedenti.
Luca Cipriano, in particolare, sembra impegnato a valorizzare politicamente questi risultati, con una comunicazione che rischia di far apparire come conquiste personali, o dell'attuale squadra di governo ciò che era stato predisposto prima del suo insediamento.
Portare avanti un progetto ereditato è certamente un dovere amministrativo;
appropriarsene sul piano della comunicazione, senza distinguere adeguatamente i meriti e le responsabilità delle diverse fasi, è tutt'altra cosa.
La continuità amministrativa non è una colpa, anzi è spesso indispensabile, per evitare che ogni cambio di governo cancelli il lavoro precedente.
Ma proprio per questo occorre chiarezza.
Chi ha reperito i fondi? Chi ha elaborato i progetti? Chi li ha finanziati?
E soprattutto, quali risultati concreti sono stati effettivamente conseguiti dall'attuale amministrazione?
Sono domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere con atti, date e documenti, anziché affidarsi a post, dichiarazioni e rappresentazioni autocelebrative.
Il problema, tuttavia, non si esaurisce nella contesa sui meriti.
A preoccupare è la qualità complessiva della squadra di governo, che dovrebbe essere giudicata sulla base delle competenze, della capacità decisionale e dei risultati, non delle appartenenze, delle convenienze o delle fedeltà politiche.
Quando le nomine sembrano rispondere più agli equilibri interni, che alla necessità di amministrare efficacemente, il rischio è quello di ritrovarsi con una macchina comunale incapace di imprimere una svolta.
Nel frattempo, Avellino continua a fare i conti con questioni ben più urgenti dei comunicati celebrativi.
La crisi dell'Alto Calore, con le sue ripercussioni sul servizio idrico e sulla vita quotidiana delle famiglie, richiede attenzione costante e soluzioni credibili.
La situazione del Pronto Soccorso e le difficoltà che interessano l'area ospedaliera, comprese le criticità della viabilità e dell'accessibilità, impongono interventi e un confronto istituzionale serio.
Sono problemi che incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla sicurezza e sulla dignità dei cittadini.
Eppure, su queste emergenze, la voce dell'amministrazione appare troppo spesso debole, quando non del tutto assente.
Il sindaco Nello Pizza dovrebbe assumere un ruolo più incisivo, indicare priorità, sollecitare gli enti competenti e rendere conto pubblicamente delle iniziative intraprese.
Il silenzio, quando i problemi persistono, non è una strategia: è un vuoto politico che finisce per essere pagato dalla comunità.
Non aiuta neppure un sistema dell'informazione locale che, almeno in alcune sue espressioni, sembra dare maggiore spazio alla rappresentazione dei risultati e alle convenienze della comunicazione istituzionale, che all'analisi critica delle questioni irrisolte.
L'informazione dovrebbe verificare, confrontare e chiedere conto;
non limitarsi a fare da cassa di risonanza alla versione più favorevole di chi governa.
La pubblicità e i rapporti economici non possono diventare un filtro attraverso il quale selezionare ciò che merita di essere raccontato e ciò che, invece, rischia di disturbare il potere.
Avellino non ha bisogno di una giunta impegnata a distribuire patenti di efficienza a se stessa, né di amministratori che confondano la visibilità con il lavoro svolto.
Ha urgenza di una classe dirigente capace di distinguere la propaganda dai risultati, di riconoscere i meriti altrui e di assumersi le proprie responsabilità.
Perché i fondi intercettati ieri non diventano meriti esclusivi di chi li presenta oggi.
E un progetto annunciato non equivale a un'opera realizzata, così come un video celebrativo non sostituisce una soluzione concreta.
La domanda, allora, è semplice: quanto tempo dovrà ancora attendere Avellino prima che l'amministrazione smetta di raccontare ciò che ha ereditato, e cominci a dimostrare ciò che è realmente capace di fare?
La città non vive di frasi fatte, fotografie e rivendicazioni. Vive di acqua, sanità, strade, servizi e prospettive.
Ed è su questo terreno, non su quello dell'autopromozione, che un'amministrazione deve essere giudicata.
RDM












