Nessuno di lor signori si è mai interessato della città, ma ora si sentono in diritto di decidere..!
Il panorama politico avellinese si presenta oggi come il palcoscenico di un teatro dell'assurdo dove la memoria corta sembra essere l'unico requisito per candidarsi a guidare la città.
Dopo anni caratterizzati da un’assenza istituzionale totale di fronte allo scempio del Pronto Soccorso, al collasso dell'Alto Calore e all'eterna incompiuta del Centro per l'Autismo di Mercogliano, assistiamo ora a una narrazione della destra che rasenta il surreale.
Da una parte c'è Laura Nargi, figura dipinta come una guida solida ma che finora ha brillato solo per la sua inconsistenza politica.
Dall’altra Gianluca Festa, un primo cittadino uscente che, ignorando il peso dei processi penali che lo attendono ad aprile, continua a vantare risultati mirabolanti come se la città vivesse in un universo parallelo.
Un minimo di educazione istituzionale avrebbe suggerito a questo istrione senza pudore di cospargersi il capo di cenere e fare diversi passi indietro, se non altro per aver trascinato Avellino alla ribalta delle cronache nazionali solo per scandali e brutte figure.
Invece la strategia è chiara: puntare tutto su quella fetta di elettorato che si riconosce in certi atteggiamenti e che sembra preferire il rumore alla sostanza.
Accanto a lui spuntano nomi come Pionati o l’imprenditore Giordano, figure pescate all'ultimo momento dal cilindro della vecchia politica, persone mai viste né sentite quando c'era da lottare per i servizi minimi o per i diritti dei più fragili.
Avellino resta così intrappolata in un limbo, ultima per vivibilità e prospettive economiche, dove l'unico collante sociale sembra essere rimasto il calcio.
I presupposti per le prossime amministrative sono, se possibile, ancora peggiori del passato.
Dinanzi a questo scenario di desolazione politica non resta che una rassegnata preghiera, nella speranza che la città prima o poi si svegli dal suo torpore.
RDM
