Risulta difficile, se non del tutto impossibile, penetrare nelle dinamiche di un piccolo centro urbano privo di cultura generale, che continua a rigenerarsi facendo leva su aspettative squallide, capaci comunque di suscitare un diffuso e incomprensibile interesse.
Nel frattempo, le esalazioni tossiche e i roghi che avvelenano la città restano impuniti, senza che alcuna istituzione intervenga per stroncare un'abitudine incivile.
Tale malcostume si è rafforzato nel tempo, proprio a causa della sistematica accondiscendenza di chi avrebbe dovuto agire con serietà e rigore morale.
Di conseguenza, l'attenzione finisce per ripiegare sul solito teatrino dello stadio, utile unicamente ad alimentare le consuete mire elettorali.
L'insopportabile arroganza degli amministratori locali, trova perfetto riscontro in una catena di dichiarazioni che si annullano a vicenda.
Ogni affermazione perde di validità nel giro di ventiquattr'ore.
Il sindaco Pizza annuncia con toni stizziti le proprie decisioni sulla fattibilità di un'opera del tutto irrilevante, preziosa soltanto per chi sceglie di ignorare le tragedie e il degrado reale.Ma è come se si parlasse addosso, D'Agostino torna alla carica e il solito Festa gli dà una mano.
Ormai l'indifferenza domina sovrana e nulla riesce più a scuotere le coscienze, siano esse le devastazioni a Gaza, le tensioni in Iran o la sorte dei poveri animali sacrificati per una ricerca discutibile e priva di etica.
Per non parlare del dolore dei propri simili.
Si preferisce quindi stendere un velo con il solito concertone di piazza, le partite di calcio o qualche altro diversivo di poca sostanza, perfetto per distrarre una collettività che ha ormai smarrito qualsiasi dimensione interiore.
RDM