Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

giovedì 28 maggio 2026

Avellino: i migliori se ne vanno, restano le macerie..!

 



La scomparsa di Giuseppe Gargani segna la fine di un'epoca, lasciando un vuoto in un panorama politico locale, ormai caratterizzato da una diffusa miseria morale, culturale e politica. 

Storico deputato italiano ed europeo, nonché sottosegretario alla Giustizia per ben sei esecutivi consecutivi, Gargani ha rappresentato uno degli ultimi e più autorevoli punti di riferimento per l'Irpinia, mantenendo intatto il proprio spessore intellettuale anche molto tempo dopo aver concluso la sua esperienza nelle istituzioni attive.

Il suo addio giunge proprio nel momento in cui la città si affaccia a una nuova e delicata fase amministrativa, un passaggio per il quale lo statista non aveva mancato di spendersi fino all'ultimo, offrendo riflessioni e auspici affinché la comunità avellinese potesse finalmente, ritrovare quei sentieri di dignità e competenza abbandonati da troppo tempo. 

Ciò che rimane oggi, al contrario, è la desolante presenza di esponenti politici improvvisati legati fra di loro per quella debolezza culturale che li rende intercambiabili.

Figure che si sono illuse di essere grandi protagoniste della scena pubblica, rivelandosi invece del tutto incapaci di elaborare analisi elementari o di produrre una reale efficacia gestionale.

Questa critica profonda nei confronti del declino locale, è stata una nostra bandiera portata avanti con determinazione nel corso degli anni, nonostante l'immobilismo di un contesto in cui nulla sembrava mutare, se non l'atteggiamento perennemente arrogante di Gianluca Festa e l'incomprensibile smania di protagonismo di Laura Nargi. 

La parabola di quest'ultima appare come la recitazione di un copione tragico, ormai logoro e del tutto privo di significato per il futuro di una città, che necessita urgentemente di recuperare la propria statura storica e morale.

Ora siamo alla conta delle vacche, ogni muggito, un euro e chi ne ha sette o ottocento, prende tutto...o quasi..!

RDM

mercoledì 27 maggio 2026

Avellino dopo due commissariamenti è libera..!

 


Topolino e Minnie finalmente ai giardinetti..!

La tornata elettorale appena conclusasi ha ridimensionato con un solo colpo l'arroganza, la saccenteria e la supponenza che avevano caratterizzato l'ultimo scenario politico cittadino.

Risulta del tutto inutile enumerare la complessa macchina organizzativa del centrosinistra, i suoi accordi tra liste e la mobilitazione dei portatori di voti; 

i fatti emersi dalle urne sono chiarissimi, e superano persino la resistenza di quello zoccolo duro di sostenitori, rimasto indifferente al rispetto delle leggi e delle regole.

Le bocciature subite da figure come Negrone, Genovese o Claudio Mauriello, coniuge della segretaria provinciale di Fratelli d'Italia Ines Fruncillo, hanno definito chiaramente la direzione di un corpo elettorale, determinato a imprimere una svolta decisa. 

La volontà emersa è quella di uscire finalmente, dalla palude istituzionale e dalla volgarità gestionale, che avevano condotto la città a subire due commissariamenti prefettizi in rapida successione.

Dal canto suo, l'ex sindaco Gianluca Festa ha mostrato ancora una volta l'incapacità di riconoscere la propria inadeguatezza amministrativa e politica, persino di fronte all'incalzare delle domande di un giornalismo da ultimo, degno di questo nome e non incline alla deferenza. 

Contemporaneamente, Laura Nargi ha dovuto fare bruscamente i conti con la realtà, una realtà che si è scontrata in modo totale e senza sconti, con la dimensione fiabesca nella quale aveva vissuto e governato negli ultimi anni.

RDM

martedì 26 maggio 2026

Avellino: Nello Pizza, ultima possibilità di un risveglio morale..!


Il Sindaco..!


L'ascolto delle argomentazioni proferite da Laura Nargi e Gianluca Festa restituisce la percezione di un autentico delirio politico, caratterizzato dal sistematico tentativo di entrambi di sottrarsi a qualsiasi responsabilità per lo stato di totale abbandono in cui versa la città. 

Il degrado visibile nelle strade, nei quartieri e nelle periferie testimonia gli effetti di una gestione fallimentare che i due candidati sembrano non riconoscere, quasi si trattasse di osservatori estranei appena giunti sul pianeta Terra.

La narrazione offerta rasenta il ridicolo nel momento in cui entrambi gli esponenti dimenticano deliberatamente, i lunghi anni trascorsi all'interno delle mura comunali, spesso ricoprendo ruoli istituzionali di primissimo piano. 

Si continua così a propinare favole a un elettorato trattato alla stregua di bambini, delineando i contorni di una città immaginaria che non ha alcun riscontro con la realtà e che, a maggior ragione, non potrebbe mai concretizzarsi sotto una loro eventuale guida.

La cittadinanza manifesta ormai una profonda saturazione nei confronti di questo repertorio di falsità e promesse vuote, diffuse a profusione solo per coprire le macerie di un'amministrazione che ha fallito su tutti i fronti, lasciando il territorio privo di una guida credibile e trasparente.

La mappatura dei problemi cittadini trova una documentazione costante e puntuale nei numerosi video pubblicati quotidianamente da Massimo Passaro, testimonianze che offrono un quadro impietoso delle criticità del territorio. 

Sebbene queste denunce sembrino spesso passare sotto silenzio nei canali della comunicazione ufficiale, e del dibattito politico istituzionale, la realtà dei fatti emerge con forza non appena si attraversano i quartieri e le zone più depresse della città.

Nelle aree periferiche e nei contesti più disagiati, le lagnanze e le proteste dei residenti si susseguono senza sosta, manifestando un senso di esasperazione profondo. 

Le lamentele raccolte tra la popolazione si rivelano sempre uguali a se stesse, a dimostrazione di come le carenze strutturali, la mancanza di manutenzione e l'assenza di servizi essenziali siano ormai cronicizzate da anni di disattenzione amministrativa. 

Questo scollamento tra la propaganda elettorale e la quotidianità vissuta dai cittadini, evidenzia il fallimento di una gestione che ha preferito ignorare i bisogni primari della comunità, lasciando intere fette di popolazione in uno stato di perenne abbandono.

RDM

lunedì 25 maggio 2026

Avellino: le chiacchiere non cambiano i fatti, e il linguaggio è una delle strategie..!

 



La riduzione del linguaggio a un mero campo di battaglia ideologico, si inserisce perfettamente in questo quadro di generale disfacimento. 

La pretesa di riformare la società modificando le desinenze dei ruoli istituzionali, non è che l'ennesimo sintomo di un'epoca che preferisce la superficie alla sostanza, sostituendo l'efficacia dell'azione con la vacuità della propaganda. 

Si assiste alla bizzarra pretesa di imporre per via burocratica o moralistica una neolingua, che anziché valorizzare la figura femminile nei ruoli di comando, ne depotenzia la portata istituzionale, quasi che il genere del sostantivo potesse surrogare la competenza o l'autorevolezza.

Questa propensione a rincorrere modelli culturali estranei alla tradizione giuridica e linguistica nazionale, dimostra la debolezza di una classe dirigente e non, incapace di elaborare risposte autonome.

Si mutuano acriticamente schemi d'oltreoceano per coprire l'assenza totale di una visione strategica, applicando al dibattito pubblico italiano, le stesse logiche di polarizzazione esasperata che caratterizzano altri contesti. 

Il risultato è una paralisi del buon senso, dove la discussione sui massimi sistemi comunicativi, serve da paravento per non affrontare le miserie quotidiane.

Mentre a livello centrale ci si barrica dietro la gestione dei flussi informativi e la protezione dei ruoli di potere, la periferia sconta il prezzo più alto di questa abdicazione dello Stato. 

La rarefazione del senso di legalità, che parte proprio dal disprezzo per la precisione formale e sostanziale delle regole, si traduce sul territorio avellinese in un vuoto pneumatico in cui le forze dell'ordine appaiono spettatrici passive, di un degrado strisciante. 

Quando le istituzioni preferiscono la narrazione alla realtà, i cittadini rimangono orfani di punti di riferimento credibili, esposti alle dinamiche di una microcriminalità e di potentati locali, pronti a occupare ogni spazio lasciato scoperto dal disinteresse collettivo.

RDM

domenica 24 maggio 2026

Avellino: l'inchiesta Dolce Vita non garantisce la città secondo i denigratori della Procura..!

 




Il paradosso di questa tornata elettorale si consuma proprio sull'altare dell'apparenza, dove l'organizzazione seriale di eventi, i premi a spron battuto e le continue chiusure delle strade vengono elevati a modello di amministrazione illuminata, nonostante il grave danno arrecato al decoro urbano e alla vivibilità dei residenti. 

In questa narrazione distorta, le inchieste della magistratura, i sospetti di truffe, gli imbrogli e le accuse di corruzione vengono liquidati come semplici accanimenti giudiziari, o fissazioni di magistrati in cerca di carriera, svuotando di significato la gravità delle contestazioni penali.

Si preferisce ignorare sistematicamente la totale assenza di programmi reali e il teatrino politico che ha condotto al fallimento e al conseguente commissariamento della giunta guidata da Laura Nargi. 

La vista di una piazza affollata per applaudire un candidato sotto processo per reati gravissimi, dovrebbe spingere l'intera comunità a porsi profonde domande di natura etica.

Assecondare questa deriva significa abdicare definitivamente al ruolo delle istituzioni e della legalità, accettando di trasformare la gestione pubblica in una giungla deregolamentata, simile alle logiche arbitrarie dei villaggi di frontiera del vecchio West americano. 

Se la cittadinanza rinuncia a pretendere trasparenza e correttezza, l'esito inevitabile sarà il definitivo declino morale della città.

RDM

sabato 23 maggio 2026

Avellino: il vice sindaco di Pino Galasso oggi scende dal pero..!

 


L'interrogativo sulla regolarità amministrativa dell'era di Gianluca Festa trova una risposta impietosa in ogni faldone rimasto per anni lontano da sguardi indiscreti. 

La vulnerabilità del sistema non risiede solo nella spregiudicatezza del vertice politico, ma nella connivenza e nella leggerezza con cui gli uffici comunali hanno assecondato ogni disposizione, preparando il terreno per le pesanti contestazioni giudiziarie che l'ex sindaco si trova oggi ad affrontare.

L'episodio del bando per la gestione dei parcheggi cittadini rappresenta un esempio lampante, di come la fretta di raggiungere l'obiettivo desiderato possa tradursi in un errore clamoroso. 

La scelta del foro di Catania quale tribunale competente per eventuali liti, inserito tra le righe del documento ben prima che la gara si celebrasse, assume i contorni di un vero e proprio lapsus freudiano. 

Questo dettaglio burocratico costituisce la prova di come il bando fosse stato strutturato ricalcando fedelmente le specifiche della società catanese che si è poi aggiudicata l'appalto, svelando un disegno preordinato in cui la procedura di evidenza pubblica è stata ridotta a una mera formalità di facciata.

Un altro capitolo che meriterebbe un controllo approfondito riguarda i rapporti con la società De Vizia, responsabile della gestione dei rifiuti. 

A sollevare pesanti perplessità è la coincidenza legata ai centomila euro versati dalla ditta appaltatrice, nelle casse della società sportiva riconducibile direttamente a Festa.

Questo flusso di denaro, forse mascherato da sponsorizzazione, si inserisce in quel sistema di relazioni opache tra amministrazione pubblica e aziende private, che la Procura ha inteso perseguire, evidenziando come la gestione dei servizi essenziali venisse utilizzata quale strumento per alimentare interessi personali o di consorteria.

La cieca fedeltà di una parte della città nei confronti di un personaggio sotto processo e gravato da accuse così infamanti non si spiega con il fascino politico, bensì con la cinica attesa di una spartizione dei benefici una volta tagliato il traguardo elettorale. 

In un contesto in cui il programma per il sociale e il bene comune viene sistematicamente ignorato, il consenso si trasforma in un investimento clientelare. 

Chi sostiene questa proposta non cerca una buona amministrazione, ma la garanzia che quel sistema di affidamenti diretti, favori e incarichi possa ripartire, garantendo a ciascun sodale la propria quota di potere e di profitto a scapito della legalità e della dignità dell'intera comunità.

RDM

venerdì 22 maggio 2026

Avellino: la strada è aperta, la città potrà rispondere secondo coscienza..!

 


Lo stupore ostentato da Gianluca Festa in merito alla tempistica del pronunciamento della Commissione parlamentare Antimafia, che ha decretato la sua impresentabilità solo in occasione delle elezioni comunali e non per le precedenti regionali, rivela una profonda ipocrisia. 

Appare evidente che il potenziale di danno amministrativo in un contesto regionale, sia ben diverso rispetto a quello esercitabile in una realtà locale di dimensioni ridotte, dove le logiche di potere personale si consolidano più facilmente, ed è sufficiente un briciolo di visibilità per accreditarsi come leader. 

In una comunità cittadina, un simile verdetto istituzionale dovrebbe indurre l'elettorato a una riflessione molto più attenta e a una scelta basata sull'assoluta oculatezza.

L'anomalia più sconcertante di questa campagna elettorale risiede nella riproposizione di programmi altisonanti, proclami grandiosi e promesse gigantesche, che contrastano violentemente con la realtà dei fatti. 

Ciò che realmente rimane impresso, generando un profondo sconforto, è la vicenda del bando d'appalto per i parcheggi formulato in modo da predeterminare il vincitore, insieme alla miriade di contestazioni penali di cui l'ex sindaco dovrà rispondere davanti alla giustizia.

In questo quadro di opacità, la posizione di Laura Nargi appare indissolubilmente legata a quella del suo ex capo politico.

All'epoca dei fatti, l'allora vice sindaco ne assecondava le scelte, giungendo persino, secondo le ricostruzioni, ad avvertirlo della presenza della Guardia di Finanza, e a cooperare nel disperato tentativo di occultare documenti e supporti informatici durante le perquisizioni.

Sarebbe quanto mai opportuno che la candidata spiegasse alla cittadinanza per quale motivo, nonostante la sua ininterrotta presenza tra i banchi del Comune fin dal 2013, e i ruoli di massimo rilievo ricoperti, non sia mai riuscita a risolvere nessuno dei problemi strutturali della città. 

Gli stessi che oggi, dopo tredici anni di assoluta inefficacia amministrativa, promette miracolosamente di sanare. 

Non occorre una particolare acutezza intellettiva per unire i puntini e comprendere il disegno complessivo; 

mentre una simile e pervicace spregiudicatezza sembra appartenere unicamente, a chi persegua il solo obiettivo di infangare ulteriormente le istituzioni cittadine.

RDM