Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

venerdì 9 ottobre 2026

Avellino: tra luci d'artista e ombre strutturali: la politica del consenso e il vuoto della città..!

 


C’è una continuità sottile ma inesorabile che attraversa la vita politica e amministrativa di Avellino: un passaggio di testimone dove le ricette del passato cambiano forma, ma mai sostanza. 

Dietro la facciata di un rinnovamento formale, la città si ritrova immersa nell’ennesima stagione di populismo comunicativo e festismo di facciata, in cui la grande messa in scena spettacolare diventa il principale strumento di distrazione di massa.

L'esempio più evidente di questo approccio è il Natale avellinese. 

Trasformato in un lucido palcoscenico di luminarie imponenti, grandi attrazioni e logiche puramente commerciali – il cosiddetto evento da scontrino, il periodo natalizio finisce per smarrire del tutto il suo significato spirituale, sociale e di coesione comunitaria. 

Un concetto per pochi però, la piazza sarà riempita di luci per evitare che si vedano le crepe della gestione urbana quotidiana, affidandosi ancora una volta alle aspettative che l'amministrazione e figure come l'assessore Luca Cipriano, tradurranno in piena continuità con la linea del passato.

Tra silenzi strategici e riapparizioni calcolate, figure di spicco e vecchie opposizioni cercano di ritagliarsi uno spazio, per intercettare l'eredità politica lasciata dalla stagione dell'ex sindaco Gianluca Festa.

A farne le spese è la città reale e la sua memoria collettiva.

Il Centro Sociale Samantha Della Porta, un luogo che dovrebbe essere il cuore pulsante dell'aggregazione giovanile e di quartiere, viene invece utilizzato come vera e propria moneta di scambio politico. 

Un regalo elargito a sigle e sindacati che appaiono ormai del tutto scollegati dalle reali dinamiche e dai bisogni delle nuove generazioni.

La vicenda della Motorizzazione Civile consuma l'ennesimo paradosso legato al patrimonio pubblico comunale, per non utilizzare strutture di proprietà e di tutto rispetto come quella di Monteforte.

Infine, non manca il ricorso al classico catalizzatore emotivo della città, l'Avellino Calcio e la passione del tifo organizzato. 

La fede calcistica viene puntualmente strumentalizzata dall'amministrazione per costruire consenso facile, e agire da vero e proprio ammortizzatore sociale. 

Una cassa di risonanza perfetta per catalizzare le attenzioni dei cittadini e stendere un velo sui problemi strutturali, sui servizi che mancano e sul declino del tessuto urbano.

Avellino si ritrova così sospesa tra l'illusione della festa e la realtà di una gestione che ripropone sé stessa, dimostrando che cambiare l'imballaggio non basta a mascherare il vuoto del contenuto.

RDM

giovedì 8 ottobre 2026

Avellino: i numeri dell'occupazione e il senso dello Stato: tra lavoro povero e patto di cittadinanza


Un'analisi che intreccia la critica politica contemporanea con i fondamenti teorici della filosofia politica e della sociologia, in particolare per quanto riguarda il concetto di contratto sociale e la funzione dello Stato, è d'uopo per rispondere alle intemperanze incivili di Gennaro Sangiuliano.

Per articolare un confronto equilibrato sui temi sollevati, è utile dividere la questione in due livelli: 

quello della rilevazione statistica del lavoro e quello teorico-istituzionale sull'assistenzialismo e la cittadinanza.

Le metodologie adottate dagli istituti di statistica come l'Istat in Italia o Eurostat a livello europeo seguono standard internazionali stabiliti dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro. 

Secondo tali criteri, viene considerato occupato chiunque abbia svolto almeno un'ora di lavoro retribuito nella settimana di riferimento.

Sangiuliano si adegua passivamente alle direttive superiori ripetendo pedissequamente i dati sulla disoccupazione, cifre falsate da impieghi saltuari e compensi irrisori dedicati ai giovani saltuari su bici per la consegna a domicilio. 

Questa condotta sfrutta il discredito di un governo fondato sull'inganno, dimenticando che il sostegno alle fasce deboli rappresenta un dovere primario e il fondamento stesso delle regioni che costituiscono lo Stato. 

Il legame di cittadinanza rende infatti ogni individuo parte integrante della nazione, trasformando l'assistenza sociale in un principio sacrosanto per la sopravvivenza collettiva. 

L'evoluzione dai nuclei tribali alle città-comunità e infine allo Stato moderno dimostra come le popolazioni si uniscano per far fronte a crescenti necessità di organizzazione e complessità sociale, superando la frammentazione delle antiche città-stato per affrontare le sfide della modernità.

Se da un lato il parametro valutativo garantisce la comparabilità dei dati su scala globale, dall'altro tende a equiparare contesti lavorativi profondamente differenti (un contratto a tempo indeterminato e un'ora di lavoro occasionale). 

Questo fenomeno, spesso definito sotto-occupazione o lavoro povero, dimostra come un basso tasso di disoccupazione statistico possa coesistere con alti livelli di precarietà economica.

Il passaggio dalle forme organizzative locali (la civitas) allo Stato moderno risponde all'esigenza di garantire sicurezza, coesione e benessere collettivo. 

In linea con il pensiero dello Stato sociale, l'assistenza alle fasce deboli non è vista come una concessione o un costo, ma come una componente essenziale del patto di cittadinanza. 

Garantire la sussistenza economica e la dignità sociale permette a tutti gli individui di partecipare attivamente alla vita della comunità, rafforzando la tenuta stessa dello Stato e riducendo le diseguaglianze territoriali o sociali.

In particolare il concetto di contratto sociale e la funzione dello Stato, è d'obbligo per spiegare alle menti deboli un'ovvietà spesso sconosciuta.

RDM



mercoledì 7 ottobre 2026

Avellino: la sola discussione sullo stadio con annessi e connessi, racconta lo squallore di una comunicazione malata..!

 


Quando si assiste a una sproporzione evidente tra la rilevanza effettiva dei problemi quotidiani delle persone, e lo spazio che l'informazione e la politica locale concedono a singole questioni di rappresentanza, la frustrazione e la rabbia prendono il sopravvento.

Mentre a livello europeo e globale le persone scendono in piazza per la crisi abitativa, il costo della vita o la precarietà economica, il dibattito pubblico locale tende spesso a ripiegarsi su se stesso, e a monopolizzare l'attenzione attorno allo stadio o alle dinamiche della curva nord..!

È legittimo provare sconcerto di fronte a dinamiche amministrative in cui esponenti presenti da anni nelle istituzioni locali, Laura Nargi e Gianluca Festa, sembrano scoprire all'improvviso criticità strutturali ferme da quasi un ventennio, trasformandole in emergenze del momento o in passerelle mediatiche.

L'effetto microfono a rincorsa dell'assessore Ambrosone per questioni di facciata, crea inevitabilmente quella sensazione di informazione anestetizzata, che tende a rassicurare o distrarre anziché analizzare le reali priorità sociali ed economiche del territorio irpino.

La sensazione di uno scollamento tra la realtà dei problemi vissuti dai cittadini e l'agenda dei palazzi e dei giornali, è proprio ciò che alimenta il disincanto verso la gestione della cosa pubblica ad Avellino.

Il dibattito politico e mediatico nel Capoluogo continua a concentrarsi su questioni marginali, mentre la realtà quotidiana del territorio presenta criticità ben più gravi e irrisolte.

I roghi tossici e gli abbruciamenti incontrollati persistono senza interventi decisivi, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sull'ambiente. 

Allo stesso tempo, la gestione della viabilità cittadina evidenzia un evidente degrado, ben esemplificato dal semaforo costantemente spento in via Francesco Tedesco, situazione che crea pericoli continui per la sicurezza automobilistica e pedonale.

Sul fronte abitativo, il contrasto con le mobilitazioni sociali europee appare evidente. 

A differenza della Spagna, dove la crisi delle abitazioni spinge la cittadinanza in piazza, nel capoluogo irpino l'emergenza alloggiativa e l'assenza di politiche pubbliche adeguate sul tema edilizio, si trascinano da quarant'anni in un silenzio generale.

Nel frattempo, le condizioni economiche della popolazione peggiorano rapidamente.

L'aumento dell'inflazione e la pressione fiscale spingono verso la povertà nuove fasce sociali e quartieri finora considerati al riparo dalla crisi economica, senza che l'agenda amministrativa e l'informazione locale offrano risposte o uno spazio d'analisi adeguato a queste priorità.

RDM

martedì 6 ottobre 2026

Avellino: l'illusione del tifo e il dovere della solidarietà: la lezione dimenticata di Palazzo Santa Lucia...!


Toccare corde emotive e storiche profondamente radicate nel territorio e nella cultura politica italiana, diventa pleonastico. 

La tutela degli ultimi e dei soggetti fragili, come dovere imprescindibile di uno Stato civile, contro la resistenza ideologica o politica a interventi di sostegno pubblico. 

La visione secondo cui l'assistenza alle fasce deboli sia una suggestione cubana si scontra con il principio fondamentale di uguaglianza e solidarietà, sancito peraltro dall'articolo 3 della Costituzione italiana, mediante la rimozione degli ostacoli economico-sociali che limitano la libertà e l'uguaglianza. 

L'idea che il benessere economico determini la legittimità o la superiorità di una classe sociale, è un archetipo culturale contro cui il pensiero sociale, di matrice laica o cristiana, si batte da sempre.

Il terremoto del 1980 sottolinea come spesso la politica e le amministrazioni tendano a privilegiare la vetrina pubblica. 

La panem et circenses, l'ampliamento dello stadio, a scapito dei bisogni primari della popolazione in difficoltà, ne fu l'esempio plastico.

È una dinamica di distrazione collettiva e tifo politico/sociale che anestetizza la consapevolezza dei problemi reali.

Il riferimento all'appartenenza storica al Fronte della Gioventù e al Movimento Sociale Italiano del capogruppo dell'opposizione regionale, Gennaro Sangiuliano, punta a far risaltare il contrasto tra l'atteggiamento di superiore saccenteria attualizzato nei dibattiti di palazzo, e le contraddizioni o gli scandali che hanno caratterizzato la parabola pubblica delle parti in causa.

Un dibattito di questo tipo solleva una domanda cruciale sul ruolo della politica locale: 

deve essere il motore della coesione sociale e della redistribuzione delle risorse, oppure deve limitarsi a logiche identitarie e di contrapposizione ideologica?

Bisogna ascoltare le strategie che sfruttano l'idiozia popolare di un prenditore attento al proprio portafoglio, qual è Angelo Antonio D'Agostino, o seguire le ragioni che hanno trasportato un territorio fino a qualche anno fa illuminato, nella bieca situazione fallimentare e con gravissimi risvolti penali..?

RDM

lunedì 5 ottobre 2026

Avellino: mentre la città affonda, la battaglia politica si gioca sulla Curva Nord..!

 


La viabilità cittadina e la strada d'accesso allo stadio versano in uno stato di degrado.

Le strade sono soffocate dalla vegetazione incolta, mentre i servizi socio-sanitari dell'ambiente urbano affrontano un collasso strutturale. 

In questo contesto, Laura Nargi, nel suo ruolo di presidente della commissione trasparenza, promuove un incontro volto a risolvere la questione legata alla curva nord del Partenio. 

La continuità con l'impostazione amministrativa dell'ex sindaco Gianluca Festa, suo riferimento politico, guida la sua azione istituzionale. 

L'ex primo cittadino mira a raccogliere consenso proponendo interventi su temi già sollevati in passato. 

La contesa tra le due figure si sposta così sull'ampliamento di un settore dell'impianto sportivo, mentre la città affronta problemi ben più complessi e una grave situazione debitoria. 

L'iniziativa vede il coinvolgimento diretto dei vertici della tifoseria organizzata dell'US Avellino al posto di tecnici specializzati, ingegneri o architetti, suscitando perplessità sulla priorità delle scelte istituzionali e sulla risposta dell'elettorato.

L'intreccio tra gestione del consenso e sfruttamento del territorio, descrive una dinamica strutturale in cui le priorità della collettività cedono il passo a interessi di parte e a rendite di posizione.

Le figure amministrative orientate esclusivamente al mantenimento del potere non costituiscono un'eccezione, ma la norma di un sistema politico che misura l'efficacia dell'azione pubblica in termini di ritorni elettorali e vantaggi economici individuali.

La proliferazione incontrollata dell'eolico in Irpinia evidenzia il contrasto tra la transizione ecologica declamata e la realtà di una servitù territoriale. 

Fulvio Bonavitacola, assessore regionale alle attività produttive e sviluppo economico, invece di intervenire brutalmente sull'assassinio territoriale di una parte tanto importante della regione, si limita al pizzicotto sulla guancia.

L'installazione massiccia di aerogeneratori compromette il paesaggio, la biodiversità e le vocazioni naturali del territorio, senza generare un reale sviluppo o benefici diretti per le comunità locali.

E allora perché indignarci dinazi alle scelte di Nargi in questa frammentazione del tessuto civile ed ecologico, che solleva interrogativi cruciali sulla tenuta istituzionale e sulla capacità della comunità locale di porre un freno alle idiozie...?

RDM

sabato 3 ottobre 2026

Avellino: un cortocircuito per l'accesso agli atti dimenticati..!

 


Nicola Giordano e Nicola Poppa

È una riflessione amara ma estremamente nitida sul ruolo e la responsabilità della politica locale, in particolare per quanto riguarda l'opposizione e il controllo democratico.

Il punto centrale secondo noi è il fallimento della vigilanza e la normalizzazione delle irregolarità.

Quando l'opposizione si riduce a pochissime voci — o addirittura a un unico consigliere propositivo o incisivo come Nicola Poppa — viene meno la funzione base del Consiglio Comunale. 

La minoranza non serve solo a fare presenza o a votare contro per principio, ma a fare le pulci agli atti, a verificare le procedure e a pretendere il rispetto delle regole. 

Se la maggior parte dei consiglieri se ne sbatte, si crea un vuoto che la maggioranza riempie inevitabilmente facendo e disfando a proprio piacimento.

Il richiamo alle vicende del passato, mostra come certi metodi non nascano dal nulla, ma proliferino dove c'è disattenzione o complicità passiva. 

Incolpare solo chi governa o chi abusa del proprio ruolo, è fuorviante se non si guarda a chi aveva il dovere istituzionale di bloccare, segnalare e denunciare tali condotte e non lo ha fatto.

Procedura, convocazioni informali o fuori norma ad mentula canis, commistioni tra politica e dirigenza, improvvise incursioni o ingerenze nelle società partecipate, sono tutti sintomi di una cultura amministrativa che tratta la cosa pubblica come un feudo privato. 

Quando le regole di ingaggio formali vengono calpestate nell'indifferenza generale, il confine tra gestione amministrativa e interesse personale si annulla.

La burocrazia e gli atti ordinari richiedono studio, presenza e tenacia. 

Spesso i consiglieri cercano il palcoscenico per la battuta ad effetto sui social o sui giornali, ma disdegnano il lavoro oscuro nelle commissioni o la lettura dettagliata delle delibere, che è l'unico vero modo per scoperchiare le illegittimità.

Se la documentazione e i fatti contestati restano nelle mani o nelle iniziative di un solo consigliere, per la maggioranza e la giunta è estremamente facile liquidare la questione come una battaglia personale, un attacco strumentale o una semplice fissazione del singolo. 

La forza dell'opposizione sta nell'azione corale e politica, non solo contabile o giudiziaria.

L'apatia degli altri consiglieri di minoranza finisce per fare da scudo involontario alla maggioranza. 

L'assenza di pressione politica, di richieste sistematiche di accesso agli atti, di pregiudiziali in aula e di presenza costante nelle commissioni, trasmette il messaggio che le irregolarità siano accettabili o privi di conseguenze politiche immediate.

Finché la cittadinanza e i rappresentanti eletti considereranno il rispetto delle procedure come una noiosa formalità, anziché come la prima garanzia di democrazia e trasparenza, si continuerà ad assistere al medesimo copione, cambino o meno i protagonisti della giunta.

RDM

venerdì 2 ottobre 2026

Avellino: una faida personale che non serve alla città..!

 


Laura Nargi continua a confermare la propria irrilevanza sul piano amministrativo, mostrando una sostanziale incapacità di offrire risposte concrete alla comunità, ma una sorprendente attenzione nel portare avanti, con modalità sempre più evidenti, la sua personale faida con l’ex mentore.

Una contesa che appare ormai priva di qualsiasi utilità per la città e che, proprio per questo, finisce per accomunare i protagonisti nel giudizio sulle rispettive condotte.

Da una parte si alimenta uno scontro personale che non produce alcun beneficio per i cittadini; 

dall’altra non si perde occasione per replicare, arrivando persino a convocare in Commissione Trasparenza il capo della tifoseria organizzata.

Una scelta che rischia di trasformare improvvisamente un ultras in un interlocutore istituzionale, alimentando l’impressione di una politica condizionata più dalle contrapposizioni personali, che dalla necessità di affrontare i problemi reali della città.

È difficile non interrogarsi, di fronte a simili episodi, sulla distanza tra la facciata di una stagione politica presentata come nuova, e la riproposizione di logiche che appartengono, invece, a una fase che si sperava definitivamente superata.

Ai vecchi elementi di conflittualità si aggiungono dinamiche da ripicca personale, gestite senza apparente senso della misura, e con il rischio di trascinare le istituzioni dentro una contesa che dovrebbe rimanere estranea alla cosa pubblica.

Nel frattempo, mentre alcuni esponenti sembrano concentrarsi su piccoli interventi dal sapore elettorale, come la gestione dei semafori, e altre figure appaiono assenti o protagoniste di polemiche eccessive, la città continua a fare i conti con problemi ben più concreti.

Il quadro che emerge è quello di un’amministrazione nella quale le energie sembrano spesso essere assorbite dalle contrapposizioni interne, dalle rivendicazioni personali e dalle vecchie logiche di appartenenza, anziché dalla soluzione delle questioni che interessano quotidianamente i cittadini.

In una giunta apparsa sin dall’inizio improvvisata, e nella quale trovano spazio figure già conosciute e ampiamente sottoposte al giudizio della città, spetterebbe al sindaco Nello Pizza assumere finalmente una posizione chiara.

Un intervento fermo, autorevole e soprattutto riconoscibile sul piano amministrativo sarebbe necessario per stabilire una volta per tutte,

se questa maggioranza intenda governare la città o continuare a consumare al proprio interno una partita fatta di personalismi, rivalse e vecchie contrapposizioni.

Perché, alla fine, è proprio dalla capacità del sindaco di esercitare pienamente il proprio ruolo che si potrà comprendere quale sia il reale peso politico e amministrativo di questa esperienza di governo.

RDM