L'interrogativo sulla regolarità amministrativa dell'era di Gianluca Festa trova una risposta impietosa in ogni faldone rimasto per anni lontano da sguardi indiscreti.
La vulnerabilità del sistema non risiede solo nella spregiudicatezza del vertice politico, ma nella connivenza e nella leggerezza con cui gli uffici comunali hanno assecondato ogni disposizione, preparando il terreno per le pesanti contestazioni giudiziarie che l'ex sindaco si trova oggi ad affrontare.
L'episodio del bando per la gestione dei parcheggi cittadini rappresenta un esempio lampante, di come la fretta di raggiungere l'obiettivo desiderato possa tradursi in un errore clamoroso.
La scelta del foro di Catania quale tribunale competente per eventuali liti, inserito tra le righe del documento ben prima che la gara si celebrasse, assume i contorni di un vero e proprio lapsus freudiano.
Questo dettaglio burocratico costituisce la prova di come il bando fosse stato strutturato ricalcando fedelmente le specifiche della società catanese che si è poi aggiudicata l'appalto, svelando un disegno preordinato in cui la procedura di evidenza pubblica è stata ridotta a una mera formalità di facciata.
Un altro capitolo che meriterebbe un controllo approfondito riguarda i rapporti con la società De Vizia, responsabile della gestione dei rifiuti.
A sollevare pesanti perplessità è la coincidenza legata ai centomila euro versati dalla ditta appaltatrice, nelle casse della società sportiva riconducibile direttamente a Festa.Questo flusso di denaro, forse mascherato da sponsorizzazione, si inserisce in quel sistema di relazioni opache tra amministrazione pubblica e aziende private, che la Procura ha inteso perseguire, evidenziando come la gestione dei servizi essenziali venisse utilizzata quale strumento per alimentare interessi personali o di consorteria.
La cieca fedeltà di una parte della città nei confronti di un personaggio sotto processo e gravato da accuse così infamanti non si spiega con il fascino politico, bensì con la cinica attesa di una spartizione dei benefici una volta tagliato il traguardo elettorale.
In un contesto in cui il programma per il sociale e il bene comune viene sistematicamente ignorato, il consenso si trasforma in un investimento clientelare.
Chi sostiene questa proposta non cerca una buona amministrazione, ma la garanzia che quel sistema di affidamenti diretti, favori e incarichi possa ripartire, garantendo a ciascun sodale la propria quota di potere e di profitto a scapito della legalità e della dignità dell'intera comunità.
RDM


