Laura Nargi propone sui social, uno pseudo programma elettorale incentrato su un’improbabile piattaforma tecnologica, per il presunto ascolto immediato delle istanze cittadine.
Risulta difficile credere a una simile conversione per chi vive le dinamiche comunali fin dal 2013, senza aver mai dato segnali di reale attenzione alle sofferenze quotidiane.
Esistono canali di ascolto ben più autentici, rappresentati da chi vive la città attivamente e con dedizione, come Massimo Passaro, il cui impegno sul territorio stride con il comportamento tenuto da Nargi in passato;
si ricordi, ad esempio, quando, in qualità di vicesindaco, tentò goffamente di censurare gli interventi del rappresentante dei Cittadini in Movimento, durante una manifestazione dei commercianti presso la Chiesa di San Ciro.
Il valore di questo programma elettorale è nullo, riducendosi alla solita sequela di promesse generiche già ampiamente sperimentate durante il sodalizio con l’ex mentore.
La memoria corre ai silenzi di Nargi di fronte alle legittime rimostranze di Antonio Gengaro circa il palese conflitto d’interessi del genitore, rimasto a lungo alla presidenza del Cda della casa di riposo Rubilli.
Scoprirsi improvvisamente sensibili alle problematiche cittadine, proprio all’indomani delle vicissitudini giudiziarie appena evitate, appare come un’ipocrita folgorazione sulla via di Damasco.
Ogni candidato dovrebbe rispondere della propria storia, che risulta spesso inconciliabile con il decoro richiesto da una funzione pubblica, a prescindere dalle sentenze o dalle archiviazioni.
Avellino si trova dinanzi all’ennesima occasione per invertire la rotta dopo il trauma di due commissariamenti consecutivi, eventi che dovrebbero rappresentare un monito indelebile di vergogna amministrativa.
Proporre nuovamente gli stessi protagonisti significherebbe condannare definitivamente la città, accelerando quel declino nelle classifiche nazionali di vivibilità e progettualità che sta conducendo il capoluogo verso un punto di non ritorno.
RDM

