Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

sabato 24 ottobre 2026

Avellino: Cipriano riscopre l’attivismo. Poppa, invece, non ha mai smesso di battagliare..!

 



Le recenti apparizioni dell’assessore Luca Cipriano, impegnato a seguire i lavori al Teatro Gesualdo con toni da salvatore della patria, sollevano una domanda inevitabile: perché tanto attivismo soltanto adesso?

Post, video e dichiarazioni celebrative accompagnano una narrazione che sembra voler attribuire all’attuale assessore, il ruolo di protagonista di una rinascita attesa da tempo. 

Eppure, guardando al passato, il quadro appare meno entusiasmante. 

Durante le precedenti stagioni amministrative, quando Cipriano sedeva anche tra i banchi del Consiglio comunale, non si ricordano prese di posizione altrettanto nette né battaglie d’aula, capaci di porre con la stessa enfasi il problema delle condizioni della struttura.

Il contrasto con altri protagonisti della politica cittadina è evidente. 

Nicola Poppa, dai banchi dell’opposizione, ha condotto battaglie dai toni accesi, contestando decisioni della maggioranza e sollevando questioni che, nella sua prospettiva, potevano comportare conseguenze anche sul piano contabile e giudiziario. 

Una presenza scomoda, talvolta ruvida, ma che ha fatto della contestazione uno strumento concreto di controllo politico.

Cipriano, al contrario, sembra aver riscoperto oggi l'urgenza di temi che vengono presentati come imprescindibili. 

Una riscoperta che appare tanto più singolare se si considera il suo lungo passato alla guida del Teatro Gesualdo, durato circa un decennio, segnato da risultati e luci, ma anche da vicende giudiziarie che meritano di essere valutate sulla base dei fatti e degli esiti accertati.

La questione, dunque, non è negare l'importanza dei lavori o contestare la necessità di restituire piena funzionalità a uno dei luoghi culturali più importanti di Avellino. 

Il punto è un altro: la manutenzione della città e la tutela delle sue istituzioni culturali non possono diventare un palcoscenico per l'autopromozione politica. 

I cittadini hanno diritto di sapere chi ha agito, chi ha taciuto, quali decisioni siano state prese e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti.

Sul fondo resta la figura del sindaco Nello Pizza, la cui azione amministrativa appare sempre più esposta al peso delle dinamiche interne alla maggioranza e delle deleghe affidate ai suoi assessori. 

Un quadro che rischia di allontanarsi dall'immagine di equilibrio e misura che dovrebbe contraddistinguere la guida di Palazzo di Città.

Avellino non ha bisogno di nuovi salvatori della patria, né di protagonisti che ricompaiano sulla scena quando un'opera torna utile per costruire consenso. 

Ha bisogno di amministratori capaci di programmare, assumersi responsabilità e rendere conto del proprio operato, anche quando i riflettori sono spenti.

Perché il vero merito politico non consiste nel comparire davanti a un cantiere quando i lavori sono in corso. 

Consiste nell'aver vigilato, denunciato e agito quando era necessario farlo, anche senza telecamere e senza applausi.

RDM

venerdì 23 ottobre 2026

Avellino: la città senza rotta: la crisi della politica locale e la trappola del male minore..!

 


Gli eventi degli ultimi giorni sembrano muoversi lungo un binario ormai tristemente noto, estranei solo in apparenza al momento di profonda crisi, in cui il territorio è stato trascinato da una classe politica e da una compagine di governo, ritenute ampiamente inadeguate. 

Chi segue da tempo questa testata sa bene che non vi sono simpatie di parte da tutelare:

pochissime realtà editoriali possiedono oggi una reale misura sociale del proprio lavoro informativo. 

In passato, pur di vedere superate amministrazioni comunali poi regolarmente commissariate a ripetizione, si è auspicato un cambio di passo capace quantomeno di rappresentare il male minore rispetto al precedente. 

Il problema, tuttavia, si è riproposto con contorni persino peggiori, quasi a confermare una sorta di iattura, per cui la città sembra condannata a non poter esprimere una guida politica dignitosa.

In questo quadro, la stessa comunità avellinese finisce per essere artefice del proprio destino, riflettendo i propri limiti.

È un dato di fatto come questo diario raccolga un seguito inferiore, quando evita gli attacchi personali per dedicarsi allo studio dei problemi, e all'elaborazione di contributi reali. 

Il pubblico del pettegolezzo e dello 'nciucio preferisce la polemica al merito delle questioni.

Sul fronte politico locale, intanto, Nello Pizza appare ormai la controfigura di se stesso; 

poco visibile e poco presente, incline a delegare l'azione amministrativa a figure di forte peso interno come Iacovacci, mentre l'attenzione dell'esponente politico, sembra concentrarsi quasi esclusivamente sulla vicenda dello stadio, condotta tra malumori e aperture di facciata.

A livello generale, il dibattito attuale offre spunti di seria preoccupazione, specialmente di fronte a provvedimenti come i decreti sicurezza.  

Pretendono di individuare in modo preventivo contesti e soggetti a rischio, basandosi su elementi puramente esteriori, come l'abbigliamento, una catena d'oro al collo o un paio di scarpe da ginnastica bianche. 

La realtà dei fatti, al contrario, risiede nella profonda disperazione sociale generata dalle politiche governative, dalle quali resta escluso solo un risicato 5% di popolazione benestante, del tutto indifferente alle difficoltà altrui. 

La crescente rabbia dei minorenni nei confronti delle fasce più agiate non nasce dunque dal nulla, ma dall'empatia e dall'amore verso i propri genitori. 

Costretti a rientrare a casa dopo estenuanti giornate di lavoro, senza la certezza di poter pagare le bollette, sostenere i figli o persino acquistare un giubbotto, un paio di scarpe da pochi euro.

RDM


giovedì 22 ottobre 2026

Avellino e la matematica dell’arroganza: bilanci e semafori in rosso..!

 


Il confronto politico ad Avellino registra un nuovo momento di tensione attorno allo scontro che ha visto contrapposti l'assessore Ettore Iacovacci e l'ex sindaco Gianluca Festa. 


Al di là dei toni della polemica, la questione sollevata da Festa sulla gestione della cosiddetta nuova amministrazione, tocca argomenti contabili e gestionali concreti che meritano un'analisi approfondita. 

Soprattutto di fronte a un'azione di governo che per molti aspetti, appare in perfetta continuità con le passate gestioni commissariate.

Al centro della contesa c'è la situazione finanziaria dell'Avellino Città Servizi. 

Sulle tabelle contabili dell'azienda partecipata si confrontano due bilanci diametralmente opposti. 

Da un lato quello elaborato dal precedente direttivo guidato da Spagnuolo, che evidenziava un utile superiore al milione di euro; 

dall'altro quello redatto dall'attuale amministrazione, che registra una perdita vicina ai 500 mila euro. 

Di fronte a una forbice di un milione e mezzo di euro, le richieste di chiarimento appaiono motivate dalla necessità di fare chiarezza nell'interesse pubblico. 

In questo contesto, l'atteggiamento di fermezza del sindaco in pectore Iacovacci e la sua chiusura al dialogo finiscono per assumere i tratti di una difesa d'ufficio dell'operato della giunta, dove il principio d'autorità sembra prevalere sulla trasparenza.

La rigidità mostrata sul fascicolo Acs si riflette anche nelle scelte relative alla quotidianità della città e alle competenze amministrative dell'assessore. 

Un esempio evidente è rappresentato dalla gestione della viabilità lungo via Francesco Tedesco, dove il blocco dei semafori ha sollevato forti perplessità tra automobilisti e residenti per i disagi arrecati al traffico locale.

Il quadro generale restituisce così l'immagine di un'amministrazione che gestisce il territorio e i beni pubblici con una forte discrezionalità, giustificandola in nome di priorità ed esigenze mai chiarite del tutto fino in fondo. 

Il rischio per la città è quello di trovarsi in una situazione persino più complessa di quella passata, con decisioni che impattano direttamente sulla comunità senza che vi sia un reale spazio di confronto.

RDM

mercoledì 21 ottobre 2026

Avellino: sicurezza a pezzi, il miraggio dello stadio addormenta la città..!

 


Quando si vive quotidianamente un senso di insicurezza in quartieri o vie specifiche, come Via Fariello e le zone limitrofe al Terminal Bus e all'Azienda Ospedaliera Moscati, la sensazione che le priorità dell'amministrazione e delle forze dell'ordine siano sfocate, diventa forte e palpabile.

Il tema della sicurezza urbana ad Avellino, pur essendo una città di dimensioni medio-piccole, presenta diverse complessità su cui si concentrano spesso le rivendicazioni dei cittadini.

La gestione dell'ordine pubblico fa capo al Prefetto, al Questore e al Comando dei Carabinieri attraverso il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. 

La richiesta di un'integrazione più stretta del Sindaco con la Polizia Locale, le Forze dell'Ordine e le istituzioni come il Moscati, spesso teatro di episodi critici nei pressi del pronto soccorso o delle aree di sosta, è un punto cruciale che richiede protocolli dedicati e presenza costante.

Il contrasto percepito tra l'attenzione verso le infrastrutture sportive come lo stadio o la riapertura della Curva Nord, e i servizi essenziali, sicurezza, vivibilità, trasporti e decoro, è al centro del dibattito cittadino. 

Gli eventi sportivi o i progetti di forte impatto mediatico monopolizzano l'agenda politica e la discussione sulle piattaforme digitali, lasciando in secondo piano i problemi di quartiere quotidiani.

Quando il senso comune o il dibattito sui circuiti mediaici tende a minimizzare i disservizi, in nome della passione calcistica o di interventi di facciata, si genera una sensazione di rassegnazione ed approssimazione.

Per far sì che queste segnalazioni non restino confinate alle discussioni cittadine o ai social media, esistono alcuni canali e strumenti di partecipazione istituzionale. 

Formulare richieste formali o petizioni di quartiere, per sollecitare un'attenzione specifica sul quadrante di Via Fariello in sede di Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, non dovrebbe essere difficile.

Come coinvolgere i consiglieri comunali per portare all'ordine del giorno interrogazioni dettagliate sui protocolli di sicurezza, e sui servizi nelle zone più sensibili della città.

Insomma, diventare parte integrante del territorio, non rimanere sterili osservatori immediatamente silenziati dal nuovo stadio e dalla curva nord.

RDM


martedì 20 ottobre 2026

Avellino: tanti annunci, fondi rinviati a data da destinarsi..!





Il consiglio comunale si occupa oggi delle questioni relative allo stadio e all'Acs. 

La ricostruzione di un'opera particolarmente onerosa suscita inevitabilmente un forte interesse, tanto che un'eventuale affidamento a D'Agostino avrebbe allontanato diversi esponenti dalle consuete manovre che spingono molti a candidarsi. 

Risulta fondamentale che la cittadinanza sia informata su quanto avviene all'interno dell'assise, affinché emerga chiaramente chi opera per tornaconto personale e chi agisce nell'interesse della comunità.

L'attività dell'amministrazione si è avviata in modo maldestro, evidenziato dal tentativo di cedere alla motorizzazione il bene pubblico intitolato a Samantha Della Porta, donato alla città con precisi vincoli statutari. 

E assegnare un ulteriore immobile a Contrada Quattrograna, alle organizzazioni sindacali, ben note per non aver mai impiegato gli spazi a loro destinati presso il centro sociale, completa la vergogna.

In questo scenario, Nicola Poppa appare attualmente come l'unico consigliere di opposizione capace di distinguersi. 

Presentando rilievi documentati che nessuno è riuscito a smentire, Poppa si è trovato nuovamente a confrontarsi sul tema dello stadio con un atteggiamento ritenuto arrogante da parte di Jacovacci.

Le immagini delle arterie viarie sommerse dalla vegetazione, unitamente alle condizioni fatiscenti delle pavimentazioni stradali, e alle infrazioni al codice della strada incomprensibilmente tollerate dalla polizia municipale, costituiscono alcune delle principali criticità costantemente affrontate e dibattute.

Poppa ha rivolto all'assessore Enza Ambrosone tre quesiti improntati alla stretta logica, di fronte ai quali non sono giunte risposte adeguate. 

L'incertezza espressa dall'assessore in merito alla proposta di acquisto dello stadio avanzata da D'Agostino, evidenzia l'inconsistenza decisionale della giunta. 

Rispetto alla remota ipotesi di un finanziamento regionale previa presentazione di un progetto, Poppa replica sulla disponibilità del mezzo milione di euro necessario per avviare le procedure ridotta a un vago intento; 

così come è rimasta irrisolta la questione relativa al reperimento della differenza di almeno trenta o quaranta milioni di euro.

La prospettiva di una mera fantasia appare dunque concreta, mentre la cittadinanza rimane in uno stato di sostanziale inconsapevolezza.

L'inserimento congiunto degli argomenti relativi allo stadio e all'Acs all'interno dell'ordine del giorno, si configura come una strategia condizionata, tesa a favorire una specifica direzione decisionale a scapito di un'altra. 

Tale modalità operativa suscita forti perplessità in chi osserva la vicenda con correttezza e onestà intellettuale, con il solo obiettivo di perseguire il bene della città e di superare qualsiasi legittimo sospetto legato ad aspettative inconfessabili.

RDM

lunedì 19 ottobre 2026

Avellino: dal Commissario a Iacovacci: le storte amministrative che affondano la città..!

 


L’operato del commissario Giuliana Perrotta ha portato con sé iniziative senza dubbio lodevoli, ma anche storture decisamente scadenti. 

L’impressione è che si sia voluto a tutti i costi portare a termine un disegno mentale iniziale, orientato a far bene all’economia della città, ma a quale prezzo? 

L’economia è certamente una priorità fondamentale, ma quando le scelte arrivano a mettere alla fame intere famiglie, o a regalare il patrimonio pubblico a sindacati ed enti pubblici, viene davvero da pensare che l’ex Prefetto sia andato in più di un’occasione fuori giri con il cervello.

Pur essendoci sempre trovati in aperto contrasto con l’amministrazione Festa, in questo caso ci vediamo costretti a prenderne le parti di fronte all'atteggiamento del super assessore Ettore Iacovacci, per ampiezza di deleghe ma di certo non per capacità dimostrate. 

Il suo piano strategico per l’Acs ha del diabolico: spingere la gente verso la pensione e penalizzare chi resta, con l'unico scopo di annullare una società partecipata che in realtà nessuno ha mai gestito con attenzione e rispetto per la comunità. 

Una simile linea d'azione è tutt'altro che un'intuizione illuminata.

Ci troviamo di fronte a una gestione palesemente contraddittoria e dannosa. 

Da una parte vediamo Pizza regalare i beni pubblici a sindacati che non hanno mai sfruttato nemmeno i locali riservati al Samantha della Porta, per poi destinare quello stesso centro sociale alla Motorizzazione Civile; 

dall’altra si assiste alla distruzione dell’Acs, l’unica azienda incaricata della manutenzione e dei servizi essenziali per la città.

Se era questa la nuova storia sventolata durante la campagna elettorale, non resta che prenderne atto con rammarico: 

questa amministrazione ha iniziato il suo cammino decisamente con il piede sbagliato.

RDM

sabato 17 ottobre 2026

Avellino: da De Mita a Meloni: il potere cambia volto, ma l’Irpinia resta in attesa del suo futuro..!

 


Il dibattito sulla crescita economica, sul peso del debito pubblico e sull'efficacia della spesa dei fondi del PNRR, è centrale nel confronto politico contemporaneo. 

Molte analisi internazionali sostengono che le riforme strutturali, faticano a scaricarsi sull'economia reale, mentre l'inflazione e la perdita del potere d'acquisto dei salari continuano a pesare sulle famiglie.

Tuttavia, la stabilità nei sondaggi dell'attuale maggioranza, si può spiegare attraverso diversi fattori sociologici e politici.

Spesso il consenso si consolida non per un'adesione incondizionata, ma per la percezione di mancanza di un'alternativa di governo strutturata o convincente.

La polarizzazione politica porta molti elettori a confermare il voto di appartenenza, indipendentemente dall'andamento degli indicatori macroeconomici.

Una vasta fascia di cittadini sfiduciati, stupidamente smette direttamente di votare, lasciando ai partiti di maggioranza una percentuale di consensi relativi ancora più solida.

Le recenti intitolazioni ad Avellino e Montefredane, testimoniano quanto la figura di Ciriaco De Mita rimanga centrale e controversa nella memoria collettiva dell'Irpinia e d'Italia.

Se da un lato la critica storica e politica, evidenzia il forte ricorso al sistema clientelare e all'occupazione del potere, dall'altro lato i sostenitori e gli storici del periodo, gli riconoscono specifici interventi sul territorio e sul piano politico nazionale.

Nella ricostruzione post-terremoto del 1980, l'azione di De Mita permise di convogliare ingenti risorse statali verso l'Irpinia a favore però, delle imprese nordiche. 

Tra gli interventi principali vi fu l'infrastrutturazione industriale delle aree industriali come Pianodardine, Solofra, Calitri...Nusco. 

Sebbene molte di quelle industrie abbiano subito crisi negli anni successivi, per diversi decenni hanno garantito un'occupazione manifatturiera in una terra storicamente segnata dall'emigrazione.

Il potenziamento delle reti viarie interne ed extraurbane in Campania e in Irpinia, negli anni '80 fu fortemente spinto dall'asse politico che faceva capo alla Democrazia Cristiana irpina.

De Mita portò una classe dirigente meridionale ai vertici delle istituzioni e della cultura politica dell'epoca, si pensi al ruolo del progetto culturale dell'Università di Salerno e mai di Avellino, però, o ai centri di formazione politica.

Ciò nonostante, il dibattito su quale sia l'eredità a lungo termine — se uno sviluppo autosufficiente o una dipendenza dall'assistenzialismo e dalla spesa pubblica — rimane del tutto aperto e divide profondamente l'opinione pubblica.

La riflessione sulla tendenza del popolo a seguire il cane pastore, o sulla facilità con cui le spinte rivoluzionarie e populiste finiscono per omologarsi al potere, richiama un classico tema della sociologia politica italiana, dal trasformismo descritto da Gramsci fino al gattopardismo.

Quando la politica viene percepita esclusivamente come gestione del potere personale, e non come strumento di trasformazione sociale, il cittadino rischia di oscillare tra la rassegnazione e la delega acritica.

RDM