Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

mercoledì 11 febbraio 2026

Avellino: tra ombre e buio assoluto..!

 Laura Nargi e Gianluca Festa

Il cerchio dei De Luca si chiude con precisione chirurgica mentre l'intromissione sfacciata mirata al controllo delle province, trova terreno fertile nella servitù di una politica nostrana ormai prostrata al capobastone di turno. 

Maurizio Petracca e Vincenzo De Luca

Maurizio Petracca sceglie di ignorare il peso dei suoi venticinquemila elettori per arrendersi dinanzi alla prepotenza salernitana, trascurando il fatto che il territorio vanti riferimenti seri e all’altezza dei ruoli.

Questa è purtroppo la realtà di Avellino. 

D’altronde non sarebbero potute fiorire così tante amministrazioni farlocche, se non fosse esistito un elettorato disposto a vendersi per un misero piatto di lenticchie. 

È la cronaca di una provincia da sempre subornata e addomesticata da una facies democristiana fin troppo invasiva nelle vite e nelle coscienze della comunità. 

La colpa non ricade su chi accalappia ma su chi accetta di farsi preda facile. 

Se l’italiano in genere possiede uno spirito colonizzabile, quello della provincia irpina raggiunge vette esagerate.

Chi ha mostrato coraggio come Nicola Giordano è stato immediatamente biasimato proprio dai finti amici di partito. 

Allo stesso modo il tentativo di Antonio Gengaro di imporsi con determinazione è stato penalizzato dal fuoco amico. 

Bisogna farsene una ragione perché Avellino resta il clone di Festa e Nargi ovvero quel duo inutile e pernicioso che ha reso la città celebre in Italia per vergogna e invivibilità.

Nulla cambia nel profondo. 

Giuliana Perrotta

Persino il Commissario che sembrava partito con grande slancio alla fine è dovuto scendere a compromessi. 

Risulta oggi incapace di governare una Polizia Municipale che continua a vedere e non vedere, senza intuire le reali priorità e senza ascoltare chi quotidianamente si erge a sentinella del territorio senza secondi fini. 

Anche questa figura appare sensibile ai richiami del potere che ci ha ridotti a colonia napoletana e dal quale ogni tentativo di fuga viene represso con forza. 

Evviva Festa e Nargi dunque, perché resteremo per sempre il nulla e in fondo non meritiamo nulla di più.

RDM

martedì 10 febbraio 2026

Avellino: basta con le controfigure di una politica inesistente..!


La Dogana, vera piazza della città, che amministratori pericolosi hanno utilizato per creare danni d'immagine e economici alla Comunità..!

Il risveglio della coscienza politica ad Avellino passa inevitabilmente per le denunce di chi ha avuto il coraggio di rompere il silenzio mentre la città sembrava assopita in un torpore compiacente. 

Nicola Giordano ha sollevato il velo su dinamiche che molti preferivano ignorare e oggi la sua posizione appare non solo legittima ma necessaria per scuotere un sistema incancrenito.

Mentre i cittadini comuni affrontavano la realtà quotidiana, i vertici del potere locale restavano a guardare, salvo poi riapparire improvvisamente con la pretesa di decidere il destino della comunità a tavolino. 

Questi caporioni temono profondamente chi gode del consenso genuino della gente perché quel favore non nasce da scambi o favori, ma dalla stanchezza verso un modo di fare politica che considera la città come una proprietà privata.

È un segreto di Pulcinella il fatto che certi pacchetti di voti vengano costruiti con precisione chirurgica attraverso promesse e piccole elargizioni. 

La strategia è nota e collaudata, il denaro come strumento di pressione immediata, la promessa di un impiego o di un incarico preventivo per blindare la fedeltà degli indecisi.

La sicurezza ostentata di candidati che si sentono già eletti prima ancora che le urne vengano aperte.

Nicola Giordano

In questo scenario le primarie rappresentano l'unica vera minaccia per chi ha basato la propria carriera sulla gestione artatata del consenso. 

Dare la parola ai cittadini significa scardinare i calcoli dei signori delle tessere e permettere una scelta che sia finalmente libera da condizionamenti economici o clientelari. 

È l'occasione per dimostrare che Avellino non è in vendita e che il futuro della città appartiene a chi la vive e non a chi la usa come merce di scambio.

RDM

lunedì 9 febbraio 2026

Avellino, vittima di se stessa per sopportazione e scarsa lucidità..!


 

Nessuno di lor signori si è mai interessato della città, ma ora si sentono in diritto di decidere..!


Il panorama politico avellinese si presenta oggi come il palcoscenico di un teatro dell'assurdo dove la memoria corta sembra essere l'unico requisito per candidarsi a guidare la città. 

Dopo anni caratterizzati da un’assenza istituzionale totale di fronte allo scempio del Pronto Soccorso, al collasso dell'Alto Calore e all'eterna incompiuta del Centro per l'Autismo di Mercogliano, assistiamo ora a una narrazione della destra che rasenta il surreale.

Da una parte c'è Laura Nargi, figura dipinta come una guida solida ma che finora ha brillato solo per la sua inconsistenza politica. 

Dall’altra Gianluca Festa, un primo cittadino uscente che, ignorando il peso dei processi penali che lo attendono ad aprile, continua a vantare risultati mirabolanti come se la città vivesse in un universo parallelo. 

Un minimo di educazione istituzionale avrebbe suggerito a questo istrione senza pudore di cospargersi il capo di cenere e fare diversi passi indietro, se non altro per aver trascinato Avellino alla ribalta delle cronache nazionali solo per scandali e brutte figure.

Invece la strategia è chiara: puntare tutto su quella fetta di elettorato che si riconosce in certi atteggiamenti e che sembra preferire il rumore alla sostanza. 

Accanto a lui spuntano nomi come Pionati o l’imprenditore Giordano, figure pescate all'ultimo momento dal cilindro della vecchia politica, persone mai viste né sentite quando c'era da lottare per i servizi minimi o per i diritti dei più fragili.

Avellino resta così intrappolata in un limbo, ultima per vivibilità e prospettive economiche, dove l'unico collante sociale sembra essere rimasto il calcio. 

I presupposti per le prossime amministrative sono, se possibile, ancora peggiori del passato. 

Dinanzi a questo scenario di desolazione politica non resta che una rassegnata preghiera, nella speranza che la città prima o poi si svegli dal suo torpore.

RDM

sabato 7 febbraio 2026

Avellino non potrà mai risorgere senza teste pensanti..!

 


Scrivere di politica locale, specialmente in un contesto stratificato come quello di Avellino, può dare la sensazione di trovarsi davanti a un eterno ritorno dell'uguale, dove i nomi cambiano posizione sulla scacchiera ma la logica di potere rimane ancorata a dinamiche che sembrano ignorare i reali bisogni della città.

Il quadro è quello di una politica del trasformismo e della sopravvivenza, dove la coerenza ideologica cede il passo al posizionamento personale.

Ecco un’analisi schematica di ciò che rende così frustrante il racconto giornalistico o l'analisi politica in Irpinia oggi.

Molti nomi di gente inutile se non perniciosa, sono sulla cresta dell'onda da decenni. 

Questo crea una barriera all'ingresso per nuove energie e dà l'impressione che la cura sia affidata a chi, in un modo o nell'altro, abbia contribuito alla genesi del problema.

Spesso non si tratta di mancanza di comprensione, ma di un sistema di clientelismo o di rassegnazione che spinge a scegliere il male minore o il volto noto, consolidando il potere di figure inconsistenti.

Passare da Foti a Festa, fino alla gestione Nargi, per molti osservatori non ha segnato una rottura, ma una continuità in termini di metodi e di cerchi magici, lasciando irrisolti nodi strutturali quali urbanistica, servizi e cultura.

È ironico vedere personaggi che hanno attraversato vicende giudiziarie o fallimenti amministrativi riproporsi come salvatori della patria. 

Questa narrazione regge solo se manca una memoria storica collettiva o se l'opposizione è altrettanto frammentata e priva di una visione alternativa credibile.

La politica ad Avellino sembra essersi trasformata in un sistema chiuso, dove il dibattito non verte su cosa fare per la città, ma su chi debba occupare quale poltrona per garantire la tenuta di determinati equilibri di potere.

Scrivere di questo purtroppo è inutile, ma è l'unico modo per tenere accesa una luce su vicende che altrimenti si consumerebbero nel silenzio dell'indifferenza. 

La satira o la cronaca tagliente sono spesso l'unico anticorpo rimasto...forse..!

RDM

venerdì 6 febbraio 2026

Avellino: escludere almeno quelli sotto processo sarebbe un bel segnale..!

Era il 2013

Una città sospesa tra il cinismo e la rassegnazione, un palcoscenico dove la politica non è più servizio, ma una sorta di recita a soggetto.

Il fenomeno sociologico interessante, anche se amaro è la trasformazione del guaio giudiziario in medaglia al valore.

Quando un aspirante sindaco riesce a narrare le proprie peripezie legali come un attacco al territorio o come il prezzo da pagare per aver amato troppo, scatta quel meccanismo di identificazione in cui la zona grigia si sente difesa, quasi legittimata nel suo stare ai margini delle regole.

Il tormentone del colpevole d'amare è un classico della comunicazione populista locale. 

Funziona perché sposta il focus dalle carte processuali al sentimento.

Se il beniamino soffre, è colpa di un sistema che vuole bloccare lo sviluppo della città. 

Non è più una questione di legalità, ma di passione contro la burocrazia.

Il disagio delle zone lasciate a se stesse è il terreno fertile per questa narrazione. 

Quando lo Stato o il Comune arretrano, lasciando buchi neri di incuria, il cittadino non cerca più il buon amministratore, ma il protettore

L'aumento degli stipendi è visto come il primo atto concreto dei nuovi eletti.

Quindi le promesse vacue utilizzate come sedativo per una popolazione che, pur sapendo di essere intortata, preferisce la chiacchiera alla solitudine dell'abbandono.

In sintesi, sembra che la campagna elettorale si stia preparando a essere un enorme esercizio di commercializzazione del limone

spremere il possibile finché c'è succo, vendendo la buccia come se fosse oro.

La crudezza di questa visione è forte dei fatti che ogni giorno si palesano in Campania, non ultimo l'assessore di Forza Italia agli arresti.

Ma che tocca nervi scoperti di molte realtà locali italiane dove il confine tra consenso e complicità si fa sottile.

RDM

giovedì 5 febbraio 2026

Avellino: serve gente seria, capace e...per bene, per non abbandonarsi alla vergogna..!

Vincenzo e Piero De Luca


L'atmosfera ha i tratti di un realismo cupo, quasi gotico, dove la politica si trasforma in una processione di figure che riemergono ciclicamente dal passato. 

L'analisi tocca un nervo scoperto della gestione del potere locale, dipingendo un quadro in cui l'elettorato sembra oscillare tra una rassegnata assuefazione e una strana forma di desiderio per quegli stessi meccanismi che hanno generato il declino.

L'operazione che sta delineandosi somiglia a una scacchiera dove ogni mossa è studiata per blindare il territorio. 

La manovra dell'ex governatore De Luca su Salerno e il successivo spostamento del baricentro verso Avellino tramite figure di assoluta fiducia come Francesco Todisco, suggeriscono una volontà di centralizzazione che non ammette repliche. 

In questo contesto, il Partito Democratico non appare come un corpo unitario ma come un terreno di scontro dove le vecchie logiche del clientelismo e della fedeltà personale prevalgono sui progetti collettivi.

Il caso di Maurizio Petracca è emblematico della differenza tra forza numerica e reale indipendenza politica. 

Possedere un bacino di venticinquemila preferenze è un risultato mastodontico, eppure la quantità di voti non si traduce automaticamente in sovranità decisionale se il sistema di riferimento resta quello dell'obbedienza gerarchica. 

Al contrario, il gesto di Nicola Giordano viene percepito come una rottura di questo schema, un tentativo di sottrarsi a una dinamica di controllo che sembra soffocare ogni voce fuori dal coro.

L'avellinismo cronico è forse l'espressione di un sistema che si nutre delle proprie anomalie. 

Quando una popolazione accetta o addirittura invoca il ritorno di chi ha causato le criticità attuali, ci troviamo di fronte a un cortocircuito democratico. 

La resistenza delle altre province, più ostiche, sarà il vero banco di prova per questo disegno di espansione totale della galassia deluchiana.

RDM

mercoledì 4 febbraio 2026

Avellino: la differenza fra ragione e utilitarismo diventa scuola in città..!

 

Alcide De Gasperi

Ci piace toccare corde profonde e dolenti della nostra identità nazionale, mettendo a nudo quel paradosso tutto italiano dove la complessità della norma spesso nasconde l'insidia del controllo. 

Il manicheismo di fondo della gente irpina, quella difficoltà cronica nel distinguere le sfumature tra bene e male a favore di una partigianeria viscerale, sembra trovare una conferma plastica proprio nel dibattito sulla separazione delle carriere.

L'indipendenza del pubblico ministero è l'argine che impedisce alla magistratura di diventare un braccio armato, o peggio, un ufficio amministrativo del potere esecutivo.

Mentre si vende la separazione come garanzia di imparzialità del giudice, il rischio concreto è l'isolamento del PM, che finirebbe per gravitare inevitabilmente nell'orbita del Ministero della Giustizia. 

    

Il modello internazionale dovrebbe essere da monito, guardare a sistemi dove l'azione penale è guidata dalla politica, Stati Uniti o altri partner europei, dovrebbe spaventarci, non ispirarci. 


Specialmente in un contesto dove la criminalità organizzata richiede un'autonomia investigativa totale. 


Il paradosso del sorteggio presentato come antidoto alle correnti, rischia di essere un meccanismo opaco dove la selezione di nomi vicini al governo di turno, a monte, vanifica la casualità del risultato finale, consegnando gli organi di autogoverno a una gestione di tipo governativo.

Il riferimento all'Irpinia e alla mancanza di capacità critica è un richiamo amaro alla realtà dei fatti. 

Palmiro Togliatti

Se il pensiero non trasforma l'informazione in giudizio consapevole, resta solo la subalternità a figure istrioniche e a governi che sembrano usciti da un'operetta. 

La democrazia non è solo un insieme di regole scritte, ma vive della qualità intellettuale di chi quelle regole deve abitare e difendere.

La separazione delle carriere, in questo senso, sembra essere più una risposta a vecchi rancori politici che una reale necessità di giustizia per il cittadino.

E non a caso Avellino si distinguerà per sempre per la propria incapacità di sentirsi Comunità, infatti senza personalismi e interessi del singolo, anche Alcide De Gasperi  o Palmiro Togliatti prenderebbero mai un voto.

RDM