L’arroganza dimostrata da Angelo D’Agostino nel rivendicare la propria vicinanza al percorso politico berlusconiano, sin dai tempi della discesa in campo, appare speculare, almeno sul piano politico, al comportamento di un’amministrazione comunale incline a concedere da una parte per poi sottrarre dall’altra.
L’imprenditore di Montefalcione, infatti, si candidò con la lista guidata da Mario Monti, il professore chiamato alla guida del Governo dopo la complessa fase istituzionale che accompagnò l’uscita di scena di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi.
Una parabola politica che, al di là delle legittime scelte personali, restituisce l’immagine di una politica nella quale le appartenenze e le convenienze sembrano talvolta, assumere contorni estremamente mutevoli.
La stessa logica, sul piano amministrativo, emerge dalle scelte della giunta guidata dal sindaco Nello Pizza.
Da un lato viene introdotta, o ripristinata, la gratuità della sosta breve nei parcheggi cittadini;
dall’altro, secondo quanto denunciato nel dibattito pubblico, tale beneficio rischia di essere compensato da un maggiore carico fiscale a danno dei residenti.
Il risultato è una sorta di gioco delle tre carte amministrativo:
si concede qualcosa in un settore e, contemporaneamente, si recupera altrove ciò che è stato concesso.
L’aspettativa di aver definitivamente chiuso la stagione dei giochi di prestigio politici, dopo l’uscita di scena di Gianluca Festa, rischia così di essere smentita dal tentativo di riproporre, con formule diverse, meccanismi già conosciuti.
E resta una domanda, forse la più amara:
perché una parte dell’elettorato continua a premiare figure politiche che appaiono prive di una visione complessiva, mentre fatica a riconoscere il valore di chi si impegna quotidianamente per la propria comunità?
Massimo Passaro ha opportunamente richiamato l’attenzione sulla straordinaria capacità di Avellino di autoescludersi dalle opportunità di sviluppo, che si presentano davanti all’Irpinia.
Un evento di respiro internazionale come le regate veliche ospitate a Napoli avrebbe potuto rappresentare, per esempio, una vetrina strategica anche per l’entroterra irpino.
Sarebbe bastato immaginare una politica territoriale capace di promuovere Avellino e la provincia come destinazione complementare all’evento, predisponendo iniziative di accoglienza e collegamenti, magari gratuiti o agevolati, per accompagnare i visitatori verso il capoluogo e i territori circostanti.
Non si tratta soltanto di cogliere un’occasione turistica. Si tratta di possedere una visione del territorio.
Ed è proprio su questo terreno che l’azione della giunta cittadina merita una riflessione politica più ampia.
Il problema, infatti, non può essere ricondotto esclusivamente a una presunta incapacità strategica.Il punto è capire se il bene comune rappresenti davvero la priorità dell’azione amministrativa.
Quando le decisioni pubbliche sembrano essere lette soprattutto attraverso il prisma delle future candidature, e delle prossime consultazioni regionali o nazionali, il rischio è che la città venga trasformata in uno strumento della politica, anziché essere la ragione stessa per cui la politica dovrebbe esistere.
È questa la vera questione.
Amministrare significa assumersi la responsabilità del presente, ma soprattutto costruire opportunità per il futuro.
Vuol dire mettere Avellino nelle condizioni di intercettare ogni occasione di sviluppo, anziché assistere, ancora una volta, agli eventi che passano altrove.
Perché concedere qualcosa oggi e sottrarlo domani può forse produrre un consenso momentaneo.
Ma non costruisce una città.
RDM