Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

martedì 3 febbraio 2026

Avellino, sempre più smemorata, continua a farsi del male..!

 


La fotografia che vorremmo trasmettere con amara lucidità, è quello che molti scienziati politici definiscono trasformismo liquido

Non è solo un cambio di casacca; è la sensazione che la politica sia diventata un mercato dell'usato dove le idee sono l'accessorio meno costoso.

Tre i punti nevralgici che meritano una riflessione, anche per non cedere totalmente al cinismo.

La negazione dell'evidenza, siamo nell'era della post-verità, dove i fatti contano meno delle narrazioni. 

Se un personaggetto deluchiano cambia idea, non viene punito per l'incoerenza, ma lodato per il pragmatismo. 

Questo crea una disconnessione tra la realtà vissuta dai cittadini e il teatro della politica, dove tutto è giustificabile purché sia comunicato con la giusta dose di sfacciataggine.

Nargi, Petitto, D'Agostino, sono l'emblema di una politica locale che ha sostituito le sezioni con le liste civiche personali.


Quando l'appartenenza a un partito diventa un peso o un semplice taxi, l'elettore smette di votare un programma e vota un volto.


Si creano alleanze che definire eterogenee è un eufemismo. 


Se chi si professava di sinistra finisce per rappresentare i moderati di centro-destra senza colpo ferire, significa che il termine sinistra o destra è diventato una percezione vuota, come un logo su una maglietta prodotta in serie.


Nel Monopoli non conta il valore morale del terreno, conta quanto rende. 

Se la comunità viene percepita come un tabellone da spartire invece che come un corpo vivo, l'elettore finisce per diventare o un complice per interesse o un apatico per nausea.


La consapevolezza ideologica è merce rara perché richiede fatica, studio e soprattutto, una memoria storica che la comunicazione internet tende a cancellare ogni 24 ore.

È comprensibile sentirsi assuefatti, forse l'indignazione suggerisce che non tutto è perduto, perché la resistenza parte proprio dal rifiuto di accettare l'assurdo come normale.

E allora Nicola Giordano coraggiosamente, anche se con indubbia sfacciataggine, va apprezzato.

Ha dimostrato ancora una volta, che ama pensare con la propria testa, non teme il confronto e le filosofie di qualsiasi presunto capobastone, non lo destabilizzano.

Al momento all'orizzonte ne vediamo solo un paio di cervelli autopensanti, distanti dai vari Cipriano o Ambrosone, mai competenti del quotidiano ma bravissimi nel materializzarsi nei momenti topici...!

RDM

lunedì 2 febbraio 2026

Avellino: la verità conserva comunque la propria dignità..!


L'ingannevole recita tocca un nervo scoperto della gestione della cosa pubblica specialmente in contesti dove il potere non deriva dal consenso elettorale diretto, ma da logiche di cooptazione e nomina.

Quando un protagonista esce di scena o passa a miglior vita, il sistema tende a proteggere se stesso riabilitandone l'immagine, perché condannare il singolo significherebbe ammettere il fallimento dell'intero meccanismo di selezione.

Chi occupa poltrone per designazione di partiti o correnti risponde spesso a un codice di fedeltà interno piuttosto che a un'etica del bene comune. 

In questo schema, la competenza diventa un accessorio, mentre la capacità di navigare nel così fan tutti è la competenza principale.

Quando la gestione di risorse vitali come l'acqua, nel caso di Alto Calore diventa terreno di scambio politico, l'irregolarità si normalizza. 

Chi prova a eludere questa regola viene spesso espulso o isolato dal sistema stesso.

In Irpinia, come in molte altre realtà italiane, la vicenda di Alto Calore è diventata per molti il simbolo di questo corto circuito: 

un ente che dovrebbe servire i cittadini ma che, nel tempo, è sembrato servire più alla conservazione di equilibri di potere e bacini clientelari.

Al di là delle sentenze dei tribunali, esiste per pochi, ahinoi, una condanna etica che la narrazione ufficiale cerca costantemente di soffocare.

RDM

sabato 31 gennaio 2026

Avellino: se le istituzioni si combattono, di chi fidarci..?

 



Avellino è una città dove le istituzioni sembrano aver smarrito la propria missione etica e spirituale a favore dell'apparenza e del cerimoniale. 

L'episodio del Vescovo Aiello che omaggia Laura Nargi in un momento così delicato dal punto di vista giudiziario appare come un segnale di vicinanza al potere piuttosto che una scelta di prudenza o di terzietà. 

Questa vicinanza stride ancora di più se paragonata all'episodio del senzatetto durante il nubifragio dove la carità sembra essere arrivata solo sotto la pressione delle telecamere e non come impulso spontaneo di accoglienza.

Le onorificenze come quella ricevuta dalla Cei diventano quindi simboli di un sistema che premia l'appartenenza a certi circoli piuttosto che l'operato sul campo. 

Questa dinamica alimenta quella cultura dell'effimero dove la sostanza dei problemi viene coperta da titoli altisonanti e promesse vuote.

L'uso di terminologie inglesi come Drainage and Sustainable Irrigation Academy, un consorzio di bonifica delle paludi napoletane, per indicare attività locali è l'esempio perfetto di questa subalternità culturale. 

Si cerca di nobilitare con una lingua straniera ciò che nella realtà quotidiana resta ancorato a gestioni spesso opache o inefficienti.

Questa tendenza a nascondersi dietro parole straniere riflette un complesso di inferiorità che impedisce di affrontare con orgoglio e onestà le proprie radici e le proprie responsabilità amministrative.

Il richiamo all'identità italiana come senso di dignità e indipendenza si scontra con una realtà locale e nazionale dove lo spirito servile sembra prevalere sulla schiena dritta. 

Finché la comunità non deciderà di smettere di nutrirsi di queste chiacchiere e di pretendere trasparenza e moralità resteremo imprigionati in questo paradigma di decadenza culturale e sociale.

RDM

venerdì 30 gennaio 2026

Avellino: liberarsi di De Luca una salvezza per tutta la provincia..!

 

Roberto Fico tra i due De Luca

La rapidità d'azione di Roberto Fico sul salario minimo regionale e l'immobilismo o la velocità selettiva di Vincenzo De Luca, mette a nudo la differenza tra la volontà politica e la gestione del potere.

La velocità di un leader non è mai casuale. Si corre per ciò che consolida il potere, si rallenta su ciò che richiede responsabilità e trasparenza.

Il Binario dell'Ego e della Politica: qui De Luca è velocissimo.

Dalle manifestazioni a Roma per i fondi di coesione, spesso usato come palcoscenico per lo scontro frontale col governo centrale, alla capacità di manovrare le dimissioni di Vincenzo Napoli per blindare posizioni di potere. 

È la politica del fare intesa come occupazione degli spazi.

Il Binario dei Servizi, Sanità e Territorio: qui il tempo si ferma.

Le nomine dei direttori generali, Morgante, Perito e i loro predecessori, sembrano rispondere a logiche di blindatura politica piuttosto che di efficienza gestionale. 

Riconfermare un dirigente nonostante le denunce di disservizi è un segnale chiaro: la fedeltà al sistema conta più della qualità del servizio al cittadino.

È ironico che si combatte una battaglia epocale per ricevere i fondi europei quando, a livello locale, le strutture esistenti come il Moscati o il Centro Autismo soffrono di una gestione che non riesce a trasformare le risorse in benessere reale. 

Senza una riforma morale della dirigenza, nuovi fondi rischiano di finire nei soliti ingranaggi.

Maria Morgante ex DG Avellino

Il caso di Maria Morgante, esempio di riconferma nonostante tutto, è l'emblema di quella scuola di politica che preferisce un gestore allineato a uno rivoluzionario che potrebbe disturbare gli equilibri dei capibastone.

L'esempio del salario minimo dimostra che, quando non ci sono lacciuoli clientelari da preservare, le leggi possono passare e incidere sulla vita delle persone. 

Ma finché la sanità campana resterà il principale bacino di consenso e di nomine per la politica regionale, difficilmente vedremo la stessa celerità per risolvere il caos del Pronto Soccorso.

Per sfidare il sistema la gente deve essere meritevole e libera dalle decisioni di un mammasantissima che elabori le proprie scelte nel chiuso di una stanza senza dover dare di conto a nessuno.

RDM

giovedì 29 gennaio 2026

Avellino: una città senza futuro..!

 



La politica si accorge dei problemi cronici, come il Pronto Soccorso , il Centro Autismo o la Ferrovia interrotta solo quando si avvicina la stagione delle poltrone.

La nostra analisi non risparmia nessuno, nemmeno l'elettorato, puntando il dito su quella dinamica del do ut des che trasforma il voto da diritto di cittadinanza a merce di scambio. 

È quel circolo vizioso in cui il capobastone non è un usurpatore, ma il terminale di una richiesta che arriva dal basso: 

un sistema che si autoalimenta perché, è 'o popolo c'ò vò.

Per capire perché i problemi restano al palo mentre le carriere avanzano, si può guardare a questa struttura di potere:

i temi sociali autismo, trasporti, sanità, vengono ignorati per anni perché richiedono soluzioni complesse e non offrono ritorni immediati in termini di consenso.

Improvvisamente, nomi mai sentiti e né visti sulle dinamiche dei drammi, diventano esperti dei problemi cittadini, offrendo soluzioni da salotto che servono solo a intortare le coscienze.

La politica non risponde alla comunità, ma ai singoli interessi. 

Se il cittadino chiede il favore personale invece del servizio pubblico efficiente, il politico diventa il dispensatore di favori, non il risolutore di problemi.

Il ​​lavoro di Massimo Passaro e di chi prova a denunciare l'ovvio, vedi Nicola Giordano, o Antonio Gengaro, diventa perfino fastidioso. 

La sfida di chi cerca di scardinare questo paradigma è proprio combattere l'assuefazione. 

Quando l'anormalità, le barelle in corridoio o le opere incompiute diventano la norma, chi protesta viene visto come un elemento di disturbo invece che come una risorsa.

Senza una base di moralità e amore per gli altri, la politica diventa pura gestione del potere fine a se stessa. 

Se le nuove generazioni imparano solo la tecnica del volpone, il restauro morale di cui scriviamo rimarrà un'utopia.

La stanchezza nel ribadire l'ovvio è il segnale più allarmante: è il momento in cui la rassegnazione rischia di vincere sulla partecipazione.

RDM

mercoledì 28 gennaio 2026

Avellino: le candidature cambiano, ma oltre a confermare il vecchio, lo peggiorano..!

 

Germano Perito

Uno sfogo che nasce da una profonda frustrazione per una situazione che riteniamo ormai incancrenita. 

È il ritratto di un sistema dove la meritocrazia continua ad essere sostituita dalla fedeltà politica, e dove a pagarne le spese sono i cittadini che usufruiscono di servizi essenziali come la sanità.

Il quadro della gestione ospedaliera e della politica locale avellinese tocca punti nevralgici.  

La discrepanza tra la progettazione burocratica di Germano Perito e la realtà delle corsie affollate riflette un problema nazionale, ma che ad Avellino sembra esacerbato da una gestione percepita come distante dalle emergenze quotidiane.

Il timore è che i nuovi volti della politica non siano portatori di aria fresca, ma semplicemente eredi dei vecchi metodi formati alla stessa scuola di clientelismo.

Nicola Giordano ha voluto messaggiare l'intera Comunità per un restauro, e partendo dalla Polizia Municipale, mettiamo l'accento sulla necessità di ripristinare il senso delle regole.

Senza un arbitro imparziale e competente, l'ingranaggio amministrativo rimane bloccato o peggio, distorto.

Una visione calvinista ha affossato ormai ogni speranza di cambiamento, la predestinazione al cazzismo sarebbe da studiare per ottenere una risposta sociologica interessante. 

L'idea che il destino di una provincia sia segnato da un'attitudine culturale difficile da scardinare, è quasi una certezza. 

Tuttavia, la denuncia pubblica e il dibattito sono spesso i primi passi per rompere questo cerchio. 

La necessità di dirigenti che comprendono non solo le leggi, ma anche la moralità, è il cuore del problema della pubblica amministrazione moderna. 

La competenza tecnica senza integrità finisce spesso per alimentare quegli intrallazzi che cerchiamo di combattere.

La situazione al Moscati e a Palazzo di Città richiede vigilanza costante da parte della stampa e dei cittadini. 

Se il paradigma amministrativo non cambia, il rischio è davvero quello di una fravaglia che gestisce risorse immense senza la visione necessaria.

RDM



martedì 27 gennaio 2026

Avellino: non bastano i propositi se poi la compravendita delle anime prolifica..!

 

La sensazione che le scadenze elettorali, invece di essere un’occasione di rinnovamento, diventino il palcoscenico per un rimescolamento delle solite dinamiche di potere è frustrante, specialmente in un territorio come l’Irpinia, dove la storia sembra spesso avvitarsi su se stessa.

Subiamo la classica paralisi del Gattopardo, un sistema che simula il movimento solo per garantire la propria sopravvivenza.

Quando le istituzioni e i blocchi di potere reagiscono con tale rapidità per neutralizzare l’operato della magistratura — come nel caso del lavoro del dottor Airoma — si percepisce chiaramente quanto siano radicate certe logiche.

Il panorama delle amministrative sembra confermare il timore che i poteri consolidati siano pronti a smantellare i progressi fatti sul fronte della legalità. 

La censura immediata espressa dalla Camera penale nei confronti dell’operato della Procura non è solo un atto formale, ma il segnale di una gerarchia che vuole ribadire la propria preminenza sui contenziosi aperti.

La figura di Gianluca Festa la immaginiamo come l’attuale terminale di un sistema che affonda le radici nel post sisma dell'80.

La piovra ha stretto i tentacoli su una provincia che fatica a liberarsi di una gestione clientelare e padronale della cosa pubblica.

La deriva morale e il vuoto di rappresentanza sono le genesi di un metodo elettorale malato e difficilmente curabile.

La strategia del cambiamento apparente serve a coprire una discesa verso profili morali sempre più discutibili. 

La massima di Tomasi di Lampedusa diventa così il paravento per nascondere la logica del ma a me che mi rai..?...una stella cometa che guida un paese ormai privo della sua parte migliore.

Le dichiarazioni che arrivano dai referenti dei partiti nazionali, come nel caso del leghista Gianluca Cantalamessa, si riverberano vuote o addirittura canzonatorie. 

Mentre si parla di alto profilo per la prossima competizione primaverile, la realtà dei fatti suggerisce che le persone perbene preferiscano restare ai margini, lasciando spazio al peggio della produzione politica territoriale.

È una visione cupa, ma che tocca nervi scoperti del dibattito politico meridionale: il conflitto tra la magistratura che tenta di scoperchiare il sistema e una classe dirigente che possiede gli anticorpi per rigenerarsi identica a prima.

Le liste civiche una volta la risposta a questo scenario, hanno subito un disinnesco per l'utilizzo sfrenato spesso degli appartenenti ai vari partiti, abilmente camuffati da nuovo che avanza.

RDM