Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

venerdì 20 marzo 2026

Avellino: rappresentare una destra di tal fatta resta una vergogna..!

 

E chest'è..!

L’avvicendamento ai vertici della ragioneria comunale segna una cesura netta con la gestione precedente, vedendo Stefano Lanza subentrare a Gianluigi Marotta. 

Quest’ultimo, nonostante i molteplici procedimenti giudiziari a carico, aveva conservato una solida considerazione presso le passate amministrazioni. 

Da Taranto: Stefano Lanza

La scelta del Commissario di procedere alla sostituzione, pur in assenza di un dirigente immediatamente disponibile per l’ufficio bilancio e finanze, ha sollevato interrogativi che trovano risposta in una evidente crisi di fiducia. 

Appare chiaro come la figura di Marotta rappresentasse un elemento di attrito per il prefetto Perrotta, intenzionato a monitorare con estremo rigore le delicate attività finanziarie dell'ente.

Questa operazione di bonifica degli uffici comunali, avviata subito dopo l’insediamento del Prefetto, muove dalla convinzione che le dinamiche politiche guidate da Gianluca Festa e Laura Nargi necessitassero del supporto o del silenzio degli apparati burocratici per poter prosperare. 

Il segretario Dovetto e il ragioniere Marotta, ormai esautorati erano infatti figure centrali nel sistema di potere dei due ex amministratori, oggi paradossalmente difesi dalla destra locale.

Il panorama politico attuale offre uno spettacolo desolante, dove i riferimenti morali e legali della tradizione storica della destra sembrano evaporati. 

Tra vicende che coinvolgono esponenti di primo piano come Santanchè, Montaruli, Pozzolo, Del Mastro — quest'ultimo giunto ad Avellino per celebrare simboli patriottici tra gli sguardi reverenziali dei rappresentanti locali — emerge un costume politico ribaltato. 

La selezione della classe dirigente pare oggi premiare chi vanta pendenze giudiziarie o condanne definitive, trasformando l'indagine penale in un requisito quasi essenziale per ambire alle massime cariche istituzionali.

RDM


giovedì 19 marzo 2026

Avellino: viviamo un'epoca miserabile e Avellino ne è la sintesi..!

 

Risulta quantomeno paradossale che l'organizzazione dei servizi di emergenza debba essere affidata a profani della materia sanitaria, mentre chi siede ai vertici gestionali sembra ignorare totalmente la realtà dei fatti. 

Germano Perito

Le analisi sulle criticità del Pronto Soccorso, spesso firmate da soggetti esterni alle corsie, evidenziano una deriva in cui la competenza cede il passo a una politica che si ostina a non arretrare, soffocando ogni residuo di meritocrazia a favore di una mediocrità dilagante. 

In questo scenario di valori calpestati, persino il diritto internazionale viene sbeffeggiato da Antonio Tajani, le cui elucubrazioni su guerre e droni appaiono prive di lucidità.

Il comparto della giustizia si ritrova ostaggio di figure come Santanché e Giusi Bartolozzi, indagate, Andrea Delmastro Delle Vedove, condannato in primo grado, e Augusta Montaruli, colpita da condanna definitiva. 

In questo contesto, il sorriso di Ines Fruncillo dinanzi a un condannato che firma il tricolore risulta disdicevole quanto la presenza di Gianfranco Rotondi, figura errabonda della politica.

Del Mastro, peraltro citato per legami con il clan di Michele Senese relativi a interessi in un ristorante, giunge ad Avellino palesando la volontà governativa di forzare la Costituzione per assoggettare la magistratura.

Quello che sembrava un malcostume locale è divenuto regola nazionale, e il disprezzo per le condanne e gli avvisi di garanzia è totale. 

Si assiste a gesti paradossali, come il Vescovo che omaggia un'indagata per associazione a delinquere o Carlo Nordio che minimizza il valore delle mazzette. 

Mentre il segretario generale Gianluigi Marotta restava al suo posto fino all'esautorazione dal Commissario, Gianluca Festa viene ancora celebrato in città come un eroe. 

Oggi Edmondo Cirielli caldeggia la figura di Laura Nargi per rappresentare questa destra, e accogliendo con soddisfazione l'ex sindaco Festa sotto processo. 

Avellino incarna così il peggio dell'espressione governativa.

Professionisti seri come Massimo Passaro, Antonio Gengaro, Enzo Ciampi, Nicola Giordano, Nicola Poppa, e tanti altri di specchiata moralità, esistono.

Ma purtroppo il sistema politico locale di destra e sinistra, continua a determinare nomi che nulla hanno a che fare con il bene della città.

Alla fine i risultati si vedranno, proprio come è accaduto con Germano Perito incoronato da De Luca al Moscati, e il suo lazzaretto altrimenti chiamato Pronto Soccorso..!

RDM

mercoledì 18 marzo 2026

Avellino: nessuna competizione priva di contraddittorio sarà mai proficua..!

 

Il Congresso provinciale del Pd fondato su strascichi velenosi per i soliti ordini dall'alto..!


La rassegnazione che traspare dall'affresco avellinese non è che il riflesso di un sistema dove l'etica è stata barattata con il piccolo cabotaggio clientelare. 

Il quadro fatto di vigili urbani dallo sguardo selettivo e amministratori dai salti della quaglia acrobatici, delinea una provincia che ha elevato il trasformismo a valore fondante e l'indifferenza a scudo sociale.

Parcheggio di travaerso e sulle strisce..!



L’idea che i nuovi agenti a scavalco necessitino di formazione è quasi ottimistica. 

Il problema non è la competenza tecnica, ma la postura morale. 

Quando l’autorità decide di accanirsi sulla virgola del permesso disabili ignorando l’occupazione sistematica di uno svincolo, non siamo di fronte a una svista, ma a una precisa gerarchia dell’interesse. 

La divisa diventa uno strumento di micro-potere per vessare il debole e compiacere il forte, o semplicemente per non disturbare il manovratore di turno. 

Se il controllo del territorio si riduce a un esercizio di cecità volontaria davanti agli abusi strutturali, la fiducia dei cittadini non declina, semplicemente muore.

Le elezioni provinciali sono state la fiera del cinismo. 

Da sempre su marciapiedi e passi carrai..!

Il successo di personaggi che saltano da uno schieramento all’altro con la disinvoltura di un atleta olimpico conferma che il corpo elettorale, composto in questo caso da amministratori, ha perso ogni bussola ideologica.

Il voto non è più un atto di indirizzo politico per il bene comune, ma una cambiale da riscuotere.

I processi e le ombre giudiziarie diventano medaglie al valore in un contesto dove la furbizia è scambiata per capacità gestionale.

Vedere amministratori correre verso chi garantisca la sopravvivenza della propria bottega politica, spiega perché la comunità resti sempre l'ultima della fila.

La domanda su come questi venditori di pentole continuino a prosperare, trova risposta nella stessa trama sociale. 

Chi detiene un briciolo di etica finisce per essere isolato o assimilato, perché il sistema avellinese non tollera l'integrità, la vede come un’anomalia pericolosa. 

La Polizia Penitenziaria e la Municipale, che dovrebbero essere i pilastri della legalità, se offrono esempi di segno opposto, non fanno altro che legittimare il cittadino comune a sentirsi autorizzato a ogni piccola o grande illegalità.

Questo territorio non è privo di speranze perché mancano le risorse, ma perché ha smesso di indignarsi seriamente, preferendo il lamento sterile al cambiamento reale. 

Finché il voto resterà una merce di scambio e la divisa un paravento per l'arbitrio, la provincia resterà ostaggio di questi figuranti della politica e delle istituzioni.

RDM


martedì 17 marzo 2026

Avellino: fritture e promesse casa casa, detengono ancora il primato elettorale..!

                                                  Da Giorgio a...Gnogna l'americana..!

L'eredità sbandierata della destra storica, quella che nei discorsi di circostanza si richiama al rigore di Giorgio Almirante e alla sacralità delle istituzioni, Fratelli d'Italia la sta affogando nel fango di un sistema clientelare che non accenna a morire. 

Il caso di Aldo Mattia, esponente di quella compagine che oggi domina il panorama nazionale, non è che l'ennesimo capitolo di una saga fatta di favori implorati e spregiudicatezza amministrativa. 

Siamo davanti a una mutazione genetica dove l'onestà e la trasparenza sono state sacrificate sull'altare del solito metodo che premia l'amico dell'amico a discapito della collettività.

Il quadro delineato dal commissario Perrotta nel suo ultimo atto è una condanna senza appello, per una gestione che ha calpestato ogni logica di buon andamento pubblico.

Mentre la città sprofondava sotto il peso di inchieste e processi per imputazioni gravissime, i sindaci indagati continuavano a banchettare con incarichi esterni distribuiti a piene mani. 

Si è assistito allo spettacolo grottesco di tre addetti stampa, e consulenze legali affidate a liberi professionisti nonostante la presenza di un ufficio interno, in un tripudio di sprechi che serviva solo a consolidare il consenso. 

I concorsi annullati perchè pare truccati dall'ex sindaco, sono la ciliegina sulla torta di un bilancio presentato con mancanze tali, da far rabbrividire chiunque abbia un minimo di senso civico.

Eppure, nonostante l'evidenza dei fatti e la stigmatizzazione di una mala gestione certificata, i numeri raccontano una realtà ancora più amara. 

I settemila e passa voti raccolti dalla lista Davvero di Festa, legata a questo sistema nell'elezione del consiglio provinciale, dimostrano che una parte consistente dell'elettorato preferisce ancora il metodo delle fritture e il servilismo alla dignità della legge. 

È il trionfo del cazzismo elevato a sistema di governo, dove la rappresentanza elettorale si trasforma in un ufficio di collocamento per fedelissimi. 

Le persone perbene che ancora resistono in questa città, si trovano schiacciate tra l'incudine di un'amministrazione scellerata, e il martello di un consenso ottenuto con le solite vecchie abitudini che il governo nazionale attuale, lungi dal combattere, sembra aver adottato come proprio statuto interno.

RDM

lunedì 16 marzo 2026

Avellino: giustizia e politica due poteri contro..!

Laura Nargi e Gianluigi Marotta

La rimozione di Gianluigi Marotta da parte del commissario Perrotta segna il crollo di uno degli ultimi bastioni di quel sistema che per tre lustri ha tenuto in scacco i conti di Avellino. 

Finalmente il prefetto reggente ha deciso di fare pulizia, dimostrando con i fatti quella sfiducia che qualunque osservatore dotato di onestà intellettuale, covava da tempo immemore. 

Non deve essere stato semplice esautorare il ragioniere generale, un uomo capace di sopravvivere a svariate amministrazioni, e a tempeste giudiziarie che avrebbero suggerito a chiunque altro un dignitoso ritiro. 

Invece, per vederlo finalmente lontano da Piazza del Popolo, è stato necessario ricorrere a un sostituto a scavalco, che farà la spola tra Taranto e il capoluogo irpino, un paradosso logistico che la dice lunga sulla terra bruciata lasciata intorno a certe scrivanie.

Le chiacchiere di facciata non riescono a nascondere il fallimento di un modello gestionale che vedeva in Marotta una figura non solo affidabile, ma indispensabile. 

Per Laura Nargi e Gianluca Festa il ragioniere era il garante di bilanci che troppe volte sono apparsi come opere di pura fantasia contabile, utili solo a sostenere l'impalcatura di un potere che oggi mostra tutte le sue crepe. 

Il fatto che il commissario abbia preferito un professionista pendolare dalla Puglia piuttosto che confermare chi ha gestito i conti negli ultimi quindici anni, è il segnale inequivocabile di una discontinuità necessaria, quasi un esorcismo laico contro il porto delle nebbie che ha avvolto il comune.

Mentre la struttura burocratica viene lentamente bonificata, la politica locale continua a offrire lo spettacolo deprimente di chi non sa o non vuole affrancarsi dal passato.

Vedere esponenti di spicco come Cirielli o Martusciello insistere su riferimenti legati a doppio filo con inquisiti e figure miracolate, conferma che la morale e l'etica restano, per certi schieramenti, concetti astratti o fastidiosi intralci. 

Lo spirito garibaldino che ha connotato Avellino per anni, fatto di assalti alla diligenza pubblica e indifferenza per le regole, sembra essere l'unico collante di una classe dirigente che teme il ritorno a una normalità fin troppo esautorata. 

La speranza di una dimensione diversa per la città resta appesa a questi rari gesti di rigore amministrativo, in attesa che i cittadini smettano di essere spettatori passivi di questo sfacelo programmato.

L'illusione del liberi tutti propinata dal duo degli ex sindaci come una sorta di rinascimento urbano in salsa enjoi rappresenta la sintesi perfetta di una pochezza intellettiva che scivola inevitabilmente nel degrado culturale. 

Vendere il caos come libertà e il rumore come vitalità, è il trucco becero di chi, non avendo visioni, punta tutto sulla distrazione di massa. 

La città non rinasce attraverso le notti infauste animate da musica a volume intollerabile, utili solo a nutrire la noia dei perdigiorno e a fornire una copertura sonora ideale per i traffici dello spaccio e altre nefandezze che proliferano nell'ombra di questa presunta allegria collettiva.

La comunità reclama a gran voce il ritorno al rispetto e alle regole, stanca di essere ostaggio di un'anarchia programmata che favorisce il malaffare a discapito della vivibilità. 

Questo modello di gestione urbana, basato sulla compiacenza verso i peggiori istinti della piazza, ha trasformato Avellino in un territorio di conquista per soggetti che non hanno nulla a che fare con il bene comune. 

Il silenzio assordante della politica davanti alle lamentele dei cittadini che chiedono solo decoro e sicurezza è il segno di una complicità che non può più essere ignorata.

Chi ha amministrato finora ha scambiato il governo della città con l'organizzazione di un perenne e scadente circo provinciale, dove la legalità è diventata un optional fastidioso da sacrificare sull'altare del consenso facile.

L'arroganza di voler far passare questo sfacelo per progresso è un insulto a chi ancora crede che la dignità di un capoluogo passi per l'ordine e la trasparenza. 

Non esiste rinascita senza una profonda bonifica morale che parta proprio dal rifiuto di queste politiche del chiasso e dell'illegalità tollerata. 

La città è stanca di essere il palcoscenico di una farsa che nasconde sotto i tappeti dello sballo notturno la polvere di un'amministrazione fallimentare, ormai prossima a un tramonto che non potrà essere né lieto né silenzioso.

RDM

sabato 14 marzo 2026

Avellino: tutti comandano escluso la città che continua a subire..!

 



L’intervento a gamba tesa di Edmondo Cirielli sulle dinamiche politiche avellinesi, solleva interrogativi profondi sul rispetto che un uomo delle istituzioni, per di più con un passato nei Carabinieri, dovrebbe nutrire verso gli organi inquirenti.


Appare paradossale che la legittimità di indagini e processi venga riconosciuta solo quando le sentenze ricalcano i desiderata del governo Meloni.


Per il Viceministro, figure come Nargi e Festa rappresenterebbero il meglio della città, nonostante Avellino sia attualmente un teatro complesso di inchieste e accuse pesanti.


Una valutazione che suona come una sfida aperta alla Procura: chi dovrebbe avere riverenza per il lavoro investigativo, sembra invece ignorare gli elementi probatori in mano ai magistrati, preferendo la narrazione politica ai fatti giudiziari.


Siamo di fronte a un’epoca segnata dallo scontro tra poteri, dove la prevaricazione diventa la nuova regola di vita, una scelta vincente applaudita da una schiera di gregari pronti a compiacere il più forte.

In questo scenario, la lezione di Petracca appare lucida: dividere il fronte per una prova di forza interna è un errore madornale che prepara la strada alla sconfitta.


L’asse tra la sinistra e il Movimento di Giuseppe Conte ha già dimostrato la propria efficacia in regione;


puntare su un candidato che goda della stima popolare e che vanti una moralità specchiata, potrebbe intercettare persino l’elettorato di destra, stanco di dinamiche prettamente ideologiche.


Le incursioni di personaggi come Martusciello o Cirielli, estranei alla realtà territoriale irpina, generano un fastidio profondo.


Si percepisce un’arrogante pretesa di condizionare il pensiero locale, trascinando ancora una volta la città nel vortice delle scelte clientelari.


Toni Iermano


Avellino non ha bisogno di tutele esterne ma di un’autonomia coraggiosa.

Nomi come Vincenzo Ciampi, Antonio Gengaro, Nicola Giordano, Toni Iermano...e altri che restano da parte.

Tanti rappresenterebbero le risorse capaci di costruire un futuro amministrativo degno, restituendo respiro a una comunità che non può più accettare subornazioni o diktat calati dall’alto.

Basterebbe volerlo.


RDM

venerdì 13 marzo 2026

Avellino: Il culto dell'indegnità coltivato e alimentato dai soliti nomi..!

 


I nodi al Pronto Soccorso del Moscati hanno finalmente stretto il cappio attorno alla gestione del nosocomio. 

Il nuovo direttore generale, che pure ha scaldato la poltrona di vertice amministrativo dal duemila diciannove al duemila ventidue, finge oggi lo stupore delle vergini davanti al deserto dei concorsi. 

Nessun medico sano di mente accetta di farsi immolare in una struttura che egli stesso ha contribuito a plasmare. 

Le colpe gestionali pesano come macigni su una carriera costruita tra le carte, di quello che oggi appare come un lazzaretto senza speranza.

L'attuale sfacelo non è il frutto di un destino cinico e baro, ma il risultato di oltre tre lustri di degrado costante. 

Abbiamo assistito personalmente alla trasformazione di un ospedale in una bolgia infernale, dove le urla di dolore dei pazienti e lo sfinimento del personale sanitario, sono stati sistematicamente ignorati da chi avrebbe dovuto avere la dignità dell'ascolto. 

La sordità dei vertici ha trasformato l'assistenza pubblica in un dramma quotidiano, peggiorando una situazione che già anni fa appariva insostenibile.

Non c'è da stupirsi, poiché Avellino si conferma la capitale del ristagno morale. 

Il Capoluogo affonda con compiacimento nelle sabbie mobili di una politica clientelare e spudorata, forte di un disinteresse collettivo che rasenta la complicità. 

Questo territorio sembra trarre nutrimento dalla propria sventura, alimentando un sistema di favori che soffoca ogni merito e ogni diritto alla salute. 

La rassegnazione dei cittadini è il tappeto rosso su cui sfilano i responsabili di questo scempio.

La dialettica di destra e sinistra in questa città è una farsa che altrove susciterebbe sdegno, ma che qui viene consumata come il pasto principale. 

Avellino si alimenta di queste amenità, recitando un copione stantio dove i protagonisti cambiano maschera ma mai sostanza. 

Il confronto politico non è mai sui servizi o sulla qualità della vita, ma sulla spartizione dei resti di una provincia morente, mentre la popolazione assiste inerte allo spettacolo della propria rovina.

La religione locale impone il culto del mammasantissima e la riproposizione ciclica di figure già ampiamente bocciate dalla storia. 

Il ritorno sulla scena degli ex sindaci e la brama insana di dimostrare un potere vacuo, sono le cifre stilistiche di un popolo che ha disimparato il concetto di dignità. 

Il capoluogo si ostina a rappresentare il peggio a ogni livello, preferendo la fedeltà al potente di turno, piuttosto che la pretesa di un servizio sanitario che possa definirsi civile.

RDM