Il passo indietro di Ettore Iacovacci mette nero su bianco il fallimento di un metodo: non si diventa amministratori capaci per decreto o investitura politica.
La gestione del territorio, partita da questioni minime come i semafori di via Francesco Tedesco o la questione del mercato, ha dimostrato il limite di una giunta impreparata e priva di una visione strategica.
Alla fine per fortuna o perché la vergogna era diventata così esagerata, che continuare il cammino sulla strada intrapresa contro l'Acs, diventava insopportabile perfino per Iacovacci, si è fatto un passo indietro e si è ritirata la voglia insana di liquidare l'azienda di manutenzione.
Il danno maggiore imputato alla politica locale è proprio questo:
l'assunzione di ruoli chiave da parte di persone prive delle necessarie competenze tecniche, spesso accompagnata da un atteggiamento di chiusura e supponenza di fronte alle critiche.
Grande era l'attesa attorno a Nello Pizza, figura stimata sul piano professionale, da cui ci si aspettava un cambio di passo nella gestione amministrativa.
Tuttavia, la scelta di delegare figure come Iacovacci e altri esponenti ha azzerato le aspettative, evidenziando una valutazione politica errata.
Il quadro non migliora guardando all'opposizione e alle minoranze, inclusi i movimenti legati a Pasquale Giuditta, spesso concentrati su grandi temi mediatici come lo stadio o la ferrovia, senza incidere sui problemi reali.
Il risultato è un sistema politico complessivo che continua a deludere le aspettative dei cittadini, intrappolati in una cronica assenza di risposte concrete.
L'amministrazione comunale di Avellino, continua a offrire l'impressione di una squadra poco preparata ad affrontare le emergenze della città, più incline alla comunicazione celebrativa che alla programmazione e alla soluzione dei problemi.
Si assiste a un immobilismo che rischia di trasformarsi in un metodo di governo, mentre i cittadini attendono risposte che non arrivano, e interventi che tardano a concretizzarsi.
Il caso dei fondi Prius rappresenta, in questo quadro, un esempio emblematico della distanza tra la narrazione politica e la realtà amministrativa.
Una parte dei finanziamenti e dei progetti presentati oggi, come risultati dell'attuale amministrazione, affonda le proprie radici nel lavoro della precedente gestione guidata da Gianluca Festa, alla quale va riconosciuto il merito di aver intercettato risorse e avviato percorsi progettuali.
È dunque legittimo chiedersi quanto vi sia di nuovo nelle iniziative oggi pubblicizzate, e quanto, invece, sia il frutto di attività precedenti.
Luca Cipriano, in particolare, sembra impegnato a valorizzare politicamente questi risultati, con una comunicazione che rischia di far apparire come conquiste personali, o dell'attuale squadra di governo ciò che era stato predisposto prima del suo insediamento.
Portare avanti un progetto ereditato è certamente un dovere amministrativo;
appropriarsene sul piano della comunicazione, senza distinguere adeguatamente i meriti e le responsabilità delle diverse fasi, è tutt'altra cosa.
La continuità amministrativa non è una colpa, anzi è spesso indispensabile, per evitare che ogni cambio di governo cancelli il lavoro precedente.
Ma proprio per questo occorre chiarezza.
Chi ha reperito i fondi? Chi ha elaborato i progetti? Chi li ha finanziati?
E soprattutto, quali risultati concreti sono stati effettivamente conseguiti dall'attuale amministrazione?
Sono domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere con atti, date e documenti, anziché affidarsi a post, dichiarazioni e rappresentazioni autocelebrative.
Il problema, tuttavia, non si esaurisce nella contesa sui meriti.
A preoccupare è la qualità complessiva della squadra di governo, che dovrebbe essere giudicata sulla base delle competenze, della capacità decisionale e dei risultati, non delle appartenenze, delle convenienze o delle fedeltà politiche.
Quando le nomine sembrano rispondere più agli equilibri interni, che alla necessità di amministrare efficacemente, il rischio è quello di ritrovarsi con una macchina comunale incapace di imprimere una svolta.
Nel frattempo, Avellino continua a fare i conti con questioni ben più urgenti dei comunicati celebrativi.
La crisi dell'Alto Calore, con le sue ripercussioni sul servizio idrico e sulla vita quotidiana delle famiglie, richiede attenzione costante e soluzioni credibili.
La situazione del Pronto Soccorso e le difficoltà che interessano l'area ospedaliera, comprese le criticità della viabilità e dell'accessibilità, impongono interventi e un confronto istituzionale serio.
Sono problemi che incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla sicurezza e sulla dignità dei cittadini.
Eppure, su queste emergenze, la voce dell'amministrazione appare troppo spesso debole, quando non del tutto assente.
Il sindaco Nello Pizza dovrebbe assumere un ruolo più incisivo, indicare priorità, sollecitare gli enti competenti e rendere conto pubblicamente delle iniziative intraprese.
Il silenzio, quando i problemi persistono, non è una strategia: è un vuoto politico che finisce per essere pagato dalla comunità.
Non aiuta neppure un sistema dell'informazione locale che, almeno in alcune sue espressioni, sembra dare maggiore spazio alla rappresentazione dei risultati e alle convenienze della comunicazione istituzionale, che all'analisi critica delle questioni irrisolte.
L'informazione dovrebbe verificare, confrontare e chiedere conto;
non limitarsi a fare da cassa di risonanza alla versione più favorevole di chi governa.
La pubblicità e i rapporti economici non possono diventare un filtro attraverso il quale selezionare ciò che merita di essere raccontato e ciò che, invece, rischia di disturbare il potere.
Avellino non ha bisogno di una giunta impegnata a distribuire patenti di efficienza a se stessa, né di amministratori che confondano la visibilità con il lavoro svolto.
Ha urgenza di una classe dirigente capace di distinguere la propaganda dai risultati, di riconoscere i meriti altrui e di assumersi le proprie responsabilità.
Perché i fondi intercettati ieri non diventano meriti esclusivi di chi li presenta oggi.
E un progetto annunciato non equivale a un'opera realizzata, così come un video celebrativo non sostituisce una soluzione concreta.
La domanda, allora, è semplice: quanto tempo dovrà ancora attendere Avellino prima che l'amministrazione smetta di raccontare ciò che ha ereditato, e cominci a dimostrare ciò che è realmente capace di fare?
La città non vive di frasi fatte, fotografie e rivendicazioni. Vive di acqua, sanità, strade, servizi e prospettive.
Ed è su questo terreno, non su quello dell'autopromozione, che un'amministrazione deve essere giudicata.
Livio Petitto in Regione non ha fatto altro che mettere nero su bianco, quello che su questo diario andiamo ripetendo da tempo.
L'intervento in Consiglio Regionale si è tenuto il 21 ottobre 2026, quando Livio Petitto ha presentato un'interrogazione d'aula rivolta alla Giunta e al presidente Roberto Fico, sui fondi destinati al nuovo stadio Partenio-Lombardi di Avellino.
Durante la seduta, il consigliere di Forza Italia ha incalzato la Regione, denunciando la totale mancanza di copertura finanziaria, e di atti concreti per la realizzazione dell'opera.
Di fronte alle sue richieste di chiarimento sui tempi e sui fondi effettivi, la Regione non ha fornito alcuna garanzia contabile.
E la vera sorpresa, semmai, è un’altra:
come ha fatto un professionista esperto e navigato come il sindaco Pizza, a cascare con tutte le scarpe di fronte alle promesse del governatore Fico?
Parliamo di ben 72 milioni di euro promessi per un’opera che appare del tutto fuori dal mondo, in una Campania che affoga tra liste d’attesa infinite nella sanità, strade colabrodo, nuova povertà e disperazione sociale.
La gente ha ben altro a cui pensare, e ben altre urgenze quotidiane da affrontare.
Ci meraviglia profondamente che Pizza, al suo primo faccia a faccia con Fico dopo la nomina, abbia pensato bene di mettere sul piatto un’ennesima anomalia di un sistema politico troppo spesso attento alle fesserie, e quasi mai al reale servizio dei cittadini.
Una figuraccia decisamente poco esaltante.
Ma il buon Livio Petitto, che continua a fare da scendiletto a D’Agostino, non è voluto essere da meno:
ha ben pensato di condividere 'a fiurella, dimostrando di non avere niente di più interessante da fare, se non eseguire da servo sciocco gli ordini del sindaco di Montefalcione, suo attuale segretario di partito.
Ora non ci resta che attendere:
vediamo quale sarà la prossima piroetta politica di questi due saltatori della quaglia, e in quale nuova dimensione riusciranno a paracadutarsi, attingendo a piene mani a quella miriade di spregiudicate opportunità che la politica campana sa sempre offrire.
Le recenti apparizioni dell’assessore Luca Cipriano, impegnato a seguire i lavori al Teatro Gesualdo con toni da salvatore della patria, sollevano una domanda inevitabile: perché tanto attivismo soltanto adesso?
Post, video e dichiarazioni celebrative accompagnano una narrazione che sembra voler attribuire all’attuale assessore, il ruolo di protagonista di una rinascita attesa da tempo.
Eppure, guardando al passato, il quadro appare meno entusiasmante.
Durante le precedenti stagioni amministrative, quando Cipriano sedeva anche tra i banchi del Consiglio comunale, non si ricordano prese di posizione altrettanto nette né battaglie d’aula, capaci di porre con la stessa enfasi il problema delle condizioni della struttura.
Il contrasto con altri protagonisti della politica cittadina è evidente.
Nicola Poppa, dai banchi dell’opposizione, ha condotto battaglie dai toni accesi, contestando decisioni della maggioranza e sollevando questioni che, nella sua prospettiva, potevano comportare conseguenze anche sul piano contabile e giudiziario.
Una presenza scomoda, talvolta ruvida, ma che ha fatto della contestazione uno strumento concreto di controllo politico.
Cipriano, al contrario, sembra aver riscoperto oggi l'urgenza di temi che vengono presentati come imprescindibili.
Una riscoperta che appare tanto più singolare se si considera il suo lungo passato alla guida del Teatro Gesualdo, durato circa un decennio, segnato da risultati e luci, ma anche da vicende giudiziarie che meritano di essere valutate sulla base dei fatti e degli esiti accertati.
La questione, dunque, non è negare l'importanza dei lavori o contestare la necessità di restituire piena funzionalità a uno dei luoghi culturali più importanti di Avellino.
Il punto è un altro: la manutenzione della città e la tutela delle sue istituzioni culturali non possono diventare un palcoscenico per l'autopromozione politica.
I cittadini hanno diritto di sapere chi ha agito, chi ha taciuto, quali decisioni siano state prese e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti.
Sul fondo resta la figura del sindaco Nello Pizza, la cui azione amministrativa appare sempre più esposta al peso delle dinamiche interne alla maggioranza e delle deleghe affidate ai suoi assessori.
Un quadro che rischia di allontanarsi dall'immagine di equilibrio e misura che dovrebbe contraddistinguere la guida di Palazzo di Città.
Avellino non ha bisogno di nuovi salvatori della patria, né di protagonisti che ricompaiano sulla scena quando un'opera torna utile per costruire consenso.
Ha bisogno di amministratori capaci di programmare, assumersi responsabilità e rendere conto del proprio operato, anche quando i riflettori sono spenti.
Perché il vero merito politico non consiste nel comparire davanti a un cantiere quando i lavori sono in corso.
Consiste nell'aver vigilato, denunciato e agito quando era necessario farlo, anche senza telecamere e senza applausi.
Gli eventi degli ultimi giorni sembrano muoversi lungo un binario ormai tristemente noto, estranei solo in apparenza al momento di profonda crisi, in cui il territorio è stato trascinato da una classe politica e da una compagine di governo, ritenute ampiamente inadeguate.
Chi segue da tempo questa testata sa bene che non vi sono simpatie di parte da tutelare:
pochissime realtà editoriali possiedono oggi una reale misura sociale del proprio lavoro informativo.
In passato, pur di vedere superate amministrazioni comunali poi regolarmente commissariate a ripetizione, si è auspicato un cambio di passo capace quantomeno di rappresentare il male minore rispetto al precedente.
Il problema, tuttavia, si è riproposto con contorni persino peggiori, quasi a confermare una sorta di iattura, per cui la città sembra condannata a non poter esprimere una guida politica dignitosa.
In questo quadro, la stessa comunità avellinese finisce per essere artefice del proprio destino, riflettendo i propri limiti.
È un dato di fatto come questo diario raccolga un seguito inferiore, quando evita gli attacchi personali per dedicarsi allo studio dei problemi, e all'elaborazione di contributi reali.
Il pubblico del pettegolezzo e dello 'nciucio preferisce la polemica al merito delle questioni.
Sul fronte politico locale, intanto, Nello Pizza appare ormai la controfigura di se stesso;
poco visibile e poco presente, incline a delegare l'azione amministrativa a figure di forte peso interno come Iacovacci, mentre l'attenzione dell'esponente politico, sembra concentrarsi quasi esclusivamente sulla vicenda dello stadio, condotta tra malumori e aperture di facciata.
A livello generale, il dibattito attuale offre spunti di seria preoccupazione, specialmente di fronte a provvedimenti come i decreti sicurezza.
Pretendono di individuare in modo preventivo contesti e soggetti a rischio, basandosi su elementi puramente esteriori, come l'abbigliamento, una catena d'oro al collo o un paio di scarpe da ginnastica bianche.
La realtà dei fatti, al contrario, risiede nella profonda disperazione sociale generata dalle politiche governative, dalle quali resta escluso solo un risicato 5% di popolazione benestante, del tutto indifferente alle difficoltà altrui.
La crescente rabbia dei minorenni nei confronti delle fasce più agiate non nasce dunque dal nulla, ma dall'empatia e dall'amore verso i propri genitori.
Costretti a rientrare a casa dopo estenuanti giornate di lavoro, senza la certezza di poter pagare le bollette, sostenere i figli o persino acquistare un giubbotto, un paio di scarpe da pochi euro.
Il confronto politico ad Avellino registra un nuovo momento di tensione attorno allo scontro che ha visto contrapposti l'assessore Ettore Iacovacci e l'ex sindaco Gianluca Festa.
Al di là dei toni della polemica, la questione sollevata da Festa sulla gestione della cosiddetta nuova amministrazione, tocca argomenti contabili e gestionali concreti che meritano un'analisi approfondita.
Soprattutto di fronte a un'azione di governo che per molti aspetti, appare in perfetta continuità con le passate gestioni commissariate.
Al centro della contesa c'è la situazione finanziaria dell'Avellino Città Servizi.
Sulle tabelle contabili dell'azienda partecipata si confrontano due bilanci diametralmente opposti.
Da un lato quello elaborato dal precedente direttivo guidato da Spagnuolo, che evidenziava un utile superiore al milione di euro;
dall'altro quello redatto dall'attuale amministrazione, che registra una perdita vicina ai 500 mila euro.
Di fronte a una forbice di un milione e mezzo di euro, le richieste di chiarimento appaiono motivate dalla necessità di fare chiarezza nell'interesse pubblico.
In questo contesto, l'atteggiamento di fermezza del sindaco in pectore Iacovacci e la sua chiusura al dialogo finiscono per assumere i tratti di una difesa d'ufficio dell'operato della giunta, dove il principio d'autorità sembra prevalere sulla trasparenza.
La rigidità mostrata sul fascicolo Acs si riflette anche nelle scelte relative alla quotidianità della città e alle competenze amministrative dell'assessore.
Un esempio evidente è rappresentato dalla gestione della viabilità lungo via Francesco Tedesco, dove il blocco dei semafori ha sollevato forti perplessità tra automobilisti e residenti per i disagi arrecati al traffico locale.
Il quadro generale restituisce così l'immagine di un'amministrazione che gestisce il territorio e i beni pubblici con una forte discrezionalità, giustificandola in nome di priorità ed esigenze mai chiarite del tutto fino in fondo.
Il rischio per la città è quello di trovarsi in una situazione persino più complessa di quella passata, con decisioni che impattano direttamente sulla comunità senza che vi sia un reale spazio di confronto.
Quando si vive quotidianamente un senso di insicurezza in quartieri o vie specifiche, come Via Fariello e le zone limitrofe al Terminal Bus e all'Azienda Ospedaliera Moscati, la sensazione che le priorità dell'amministrazione e delle forze dell'ordine siano sfocate, diventa forte e palpabile.
Il tema della sicurezza urbana ad Avellino, pur essendo una città di dimensioni medio-piccole, presenta diverse complessità su cui si concentrano spesso le rivendicazioni dei cittadini.
La gestione dell'ordine pubblico fa capo al Prefetto, al Questore e al Comando dei Carabinieri attraverso il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica.
La richiesta di un'integrazione più stretta del Sindaco con la Polizia Locale, le Forze dell'Ordine e le istituzioni come il Moscati, spesso teatro di episodi critici nei pressi del pronto soccorso o delle aree di sosta, è un punto cruciale che richiede protocolli dedicati e presenza costante.
Il contrasto percepito tra l'attenzione verso le infrastrutture sportive come lo stadio o la riapertura della Curva Nord, e i servizi essenziali, sicurezza, vivibilità, trasporti e decoro, è al centro del dibattito cittadino.
Gli eventi sportivi o i progetti di forte impatto mediatico monopolizzano l'agenda politica e la discussione sulle piattaforme digitali, lasciando in secondo piano i problemi di quartiere quotidiani.
Quando il senso comune o il dibattito sui circuiti mediaici tende a minimizzare i disservizi, in nome della passione calcistica o di interventi di facciata, si genera una sensazione di rassegnazione ed approssimazione.
Per far sì che queste segnalazioni non restino confinate alle discussioni cittadine o ai social media, esistono alcuni canali e strumenti di partecipazione istituzionale.
Formulare richieste formali o petizioni di quartiere, per sollecitare un'attenzione specifica sul quadrante di Via Fariello in sede di Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, non dovrebbe essere difficile.
Come coinvolgere i consiglieri comunali per portare all'ordine del giorno interrogazioni dettagliate sui protocolli di sicurezza, e sui servizi nelle zone più sensibili della città.
Insomma, diventare parte integrante del territorio, non rimanere sterili osservatori immediatamente silenziati dal nuovo stadio e dalla curva nord.