Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

lunedì 2 marzo 2026

Avellino: la lotta nel Pd diventa ragione d'essere..!

 

Laura Nargi..!

Lo spettacolo offerto dal palazzo di giustizia sembra uscito da una farsa di quart'ordine dove il finale è scritto ancor prima che il sipario si alzi. 

Assistere all'archiviazione di una parte consistente del fascicolo Dolce Vita, gonfio di prove visive e intercettazioni cristalline, non è solo un esercizio di stile del giudice per le indagini preliminari, ma una vera e propria dichiarazione di inutilità rivolta a chi ancora crede nel valore dell'indagine.

Il lavoro dei reparti investigativi di Airoma viene declassato a passatempo ricreativo. 

Poco importa se i filmati ritraggono con precisione chirurgica il saccheggio di beni appartenenti alla collettività; 

per la magistratura giudicante tutto questo scivola via come acqua su marmi antichi. 

L'operato del Procuratore, alla fine, può essere tradotto un semplice abbaglio. 

Ma troviamo che rasenterebbe un insulto verso chi ha speso mesi e mesi a tessere la tela di un'inchiesta, poi recisa con un colpo di forbice burocratico.

Avellino conferma il suo ruolo storico di porto delle nebbie, dove il vapore dell'impunità avvolge i soliti noti, permettendo a figure dal passato e dal presente discutibile, di continuare a gravitare nell'orbita del potere locale. 

La gerarchia non teme scossoni, quando il sistema di controllo decide di chiudere entrambi gli occhi davanti all'evidenza dei fatti.

Mentre le certezze muoiono in un cassetto, la retorica fiorisce rigogliosa tra i corridoi della politica cittadina. 

In un contesto dove il controllore ha già deciso che il reato è un'allucinazione collettiva, insistere sarebbe solo un altro spreco di carta, soldi e pazienza dei cittadini.

Questa vicenda certifica che il decoro e il rispetto per il lavoro altrui sono merce rara, sacrificati sull'altare di una realtà che preferisce non vedere per non dover punire.

Ora la santificazione di Laura Nargi dopo essersela scappottata nonostante tutto, ci pare quanto meno fuori luogo, sia per la valutazione professionale che quella morale.

Questo processo di beatificazione laica rasenta l'indecenza, specialmente se si considera la rapidità con cui le macchie del passato, vengono candeggiate dal tribunale del consenso. 

Scampare a un naufragio giudiziario non trasforma automaticamente un capitano maldestro in un eroe dei due mondi, eppure ad Avellino la memoria collettiva sembra soffrire di un'amnesia selettiva quanto mai inopportuna. 

La caratura professionale e quella morale dovrebbero viaggiare su binari paralleli, ma qui paiono deragliate in un unico groviglio di opportunismo.

Il panorama politico locale offre uno spettacolo di rara bruttezza, dove la mediocrità si sposa con la presunzione.

La destra è ridotta a un cumulo di macerie organizzative, incapace di imbastire una proposta, che non sia il riflesso sbiadito di direttive calate dall'alto o di ambizioni personali di piccolo cabotaggio.

Il Partito Democratico, d'altra parte, attraversa una fase di euforia che definire stomachevole è un atto di carità cristiana. 

L’arroganza con cui i vertici si muovono, tra orgasmi politici per vittorie pirriche e pose da statisti del nulla, è il sintomo di una scollegamento totale dalla realtà cittadina.

Le esternazioni di Enza Ambrosone sono la ciliegina sulla torta di questa farsa. 

Parlare di etica del lavoro a Vittorio Ciarcia, mentre si ignorano le ombre pesanti che gravano su gestioni passate e presenti, è un esercizio di equilibrismo verbale che non incanta nessuno.

L'etica non è un profumo da indossare per le occasioni mondane, o per rincuorare un vice segretario ormai ai margini del palcoscenico elettorale.

Evocare la rettitudine ignorando i fatti concreti — come le vicende legate all'Inps che ancora attendono risposte chiare e non giri di parole — dimostra come la narrazione politica sia diventata un esercizio di stile fine a se stesso. 

Questa autocelebrazione a mezzo stampa è il riflesso di un sistema che preferisce la santificazione immediata alla riflessione profonda sui propri fallimenti.

Siamo davanti a un quadro grottesco dove i protagonisti, convinti di recitare una tragedia greca, non si accorgono di essere gli attori di una recita parrocchiale venuta male.

RDM


sabato 28 febbraio 2026

Avellino: un avanspettacolo miserevole..!

 

Gennaro Romei e Francesco Pionati...

Leggiamo che il gip Giulio Argenio ha archiviato la posizione di ventidue indagati perché evidentemente, non ha ritenuto sufficiente il castello accusatorio Dolce Vita di Airoma.

Ci chiediamo, però, i documenti asportati e il calcolatore sparito ripresi nel video della Procura, in cui si vedono Festa e Nargi, signor giudice, non fanno testo..?

Ah, forse perché troppo vecchi, come diceva qualcuno, e quindi inutili da valutare penalmente..?

Osserviamo questo teatrino avellinese con il fegato ormai ridotto a un colabrodo, e non sapremmo dscrivere una diagnosi meno impietosa. 

Ci troviamo davanti a un Partito Democratico che non solo scimmiotta la destra, ma ne eredita persino i tic nervosi e le faide condominiali. 

Mentre Martusciello si diletta nel nobile esercizio dello schiaffo politico a Rotondi, la coalizione opposta risponde con la solita strategia del suicidio assistito. 

Inventano nomi solo per il gusto sadico di vederli bruciare sul rogo della cronaca locale, prima ancora che possano depositare una firma.

Avere sdegno per la fine del merito è sacrosanto. 

Sono passati quarantanni da quando la società civile intesa come curriculum e serietà, ha smesso di essere un valore per diventare un fastidio. 

Nicola Giordano ne è la prova vivente. 

La sua colpa è quella di possedere una storia che le scartine odierne non riescono nemmeno a leggere senza l'ausilio di un dizionario. 

Queste figure minuscole che oggi si spacciano per pensatori, lo respingono per puro istinto di conservazione della propria mediocrità.

Nicola Giordano e Walter Giordano

Poi assistiamo alla commedia degli errori di Walter Giordano. 

L'idillio con Gianluca Festa culminato in un pranzo, appare una mossa idiota. 

È riuscito nel miracolo alchemico di trasformare l'oro in piombo. 

Ora si ritrova in un limbo desolante dove la destra lo guarda con sospetto, e la sinistra lo evita come una pestilenza.

Ci chiediamo come sia possibile che un personaggio estraneo alla smorfia politica cittadina, venga elevato a rappresentante di una comunità; 

mentre un gentiluomo di rare capacità morali e tecniche come l'Ingegnere, resta confinato nel dimenticatoio dei sogni irrealizzati. 

La risposta è amara. 

In questa Avellino, il cuore e la competenza sono merci di contrabbando, in un mercato che accetta solo scambi di bassa lega, e alleanze da osteria.

RDM

venerdì 27 febbraio 2026

Avellino: si propongono sempre i peggiori, i meritevoli si tengono da parte..!

Cialtroni a caccia, espressione di un elettorato miserabile..!


Osserviamo una città priva di una qualsivoglia direzione, un luogo dove l'assenza di un filo conduttore genera soltanto uno strascico di indifferenza e la certezza che ogni decisione, per quanto bizzarra o scellerata, non provocherà mai sussulti di sdegno né rigurgiti di dignità. 

Assistiamo allo spettacolo di Gianfranco Rotondi che, dopo aver perorato la causa di Nargi, inverte la rotta e le intima di sparire dalla circolazione. 

Vediamo Martusciello inveire contro quel segretario pronto a candidarsi con chiunque pur di evitare il proprio minuscolo partito di plastica. 

Notiamo i leghisti che, memori di appartenere a una compagine che ci ha sempre vituperato, dovrebbero perlomeno interrogare la propria coscienza. 

Invece ecco figure come Morano, ennesimo saltatore della quaglia, accorgersi improvvisamente di essere altro da ciò che professavano.


Nel frattempo il Partito Democratico persevera nella propria guerra intestina con la pervicacia dell'idiota che, per fare dispetto alla consorte, decide di evirarsi. 

Troviamo le candidature proposte fastidiosamente improponibili, inaccettabili soltanto se l'elettorato fosse composto da persone e non da una massa di miserabili. 

Siamo di fronte alla riproposizione della medesima vergogna da cui speravamo di esserci affrancati definitivamente. 

Se la giustizia non dovesse intervenire con il tempismo necessario, saremo costretti a subire ancora Gianluca Festa o qualche suo sodale a rappresentarci per il prossimo lustro.

E allora perché non proporre un candidato che potrebbe piacere alle varie aree della sinistra, perché lontano da competizioni e asti, persona di specchiata serietà comportamentale e riconosciuta autorevolezza politica..?

RDM

giovedì 26 febbraio 2026

Avellino: spudoratezza e ridicolaggine, fonti d'ispirazione politica..!

Gianfranco Rotondi, sempre altrove...!

L'analisi del circoletto politico avellinese non brilla certo per ottimismo, ma d'altronde, osservando il serraglio locale, risulterebbe difficile mantenere un contegno differente. 

La mossa del Commissario Perrotta di concedere una ribalta intellettuale a Gianluca Festa assomiglia terribilmente, a quei tentativi disperati di dare una parvenza di logica al caos. 

Elevare a interlocutore politico chi ha trasformato la gestione della cosa pubblica, in una rappresentazione teatrale di dubbia qualità, è un esercizio che non giova alla collettività, semmai ne accelera il declino.

La dignità è un reperto archeologico che trova nel comportamento di Gianfranco Rotondi la sua negazione plastica. 

Il passaggio acrobatico dal sostegno a Nargi con un abbraccio festiano ormai radicato nel partitucolo di Meloni, alla vittoria comunale, è un attimo.

Se i due ex si ritirassero dalla competizione, la destra vincerebbe sicuramente, preconizza il parlamentare per sempre, dimostrando che la coerenza è un lusso che certi professionisti del trasformismo, non intendono permettersi. 

Questa politica del passo doppio, unita all'immagine dell'istrione enjoi in attesa predatrice, delinea un quadro dove il bene comune è solo il fondale sbiadito di una lotta per la sopravvivenza personale.

La situazione locale riflette, con tinte ancora più fosche, la paralisi nazionale. 

Esattamente come accade a Roma, dove il vuoto pneumatico delle alternative permette a figure mediocri di ergersi a giganti, ad Avellino la sinistra si presenta come un ammasso di frammenti bellicosi.

I sedicenti capibastone della sinistra avellinese, sembrano più impegnati a misurare i propri confini immaginari, che a costruire una proposta credibile.

Un polverone alzato da candidati scelti tra gli avanzi di magazzino, forti solo dell'incapacità altrui di formulare un pensiero compiuto.

In questo teatro dell'assurdo, l'elettore è ridotto a spettatore di una farsa, dove gli attori hanno dimenticato il copione e improvvisano scambi di favore tra le quinte. 

La spudoratezza non è più un difetto, ma l'unico requisito richiesto per occupare la scena.

RDM

mercoledì 25 febbraio 2026

Avellino: è la natura del popolo irpino che incide, non gli astri..!

Presto vivremo l'assalto alla diligenza

L'attuale scenario politico e sociale manifesta i sintomi di un decadimento irreversibile, dove l'intelligenza critica viene sacrificata sull'altare dell'appartenenza tribale. 

Il caso del procuratore Nicola Gratteri incarna perfettamente questo paradosso della miseria intellettuale contemporanea. 

Egli subisce oggi l'ostracismo della destra che lo dipinge come un avversario ideologico, dopo aver patito per anni le accuse della sinistra che lo etichettava come un reazionario di fazione opposta. 

La conclusione logica di tale teatrino, suggerisce che nella modernità non sia più ammesso l'esercizio autonomo del pensiero. 

Chiunque rifiuti di spegnere il cervello per allinearsi a un gregge prestabilito, finisce inevitabilmente, nel mirino di opposte tifoserie, incapaci di concepire l'indipendenza di giudizio.

Questa deriva autoritaria e anti intellettuale trova un riflesso grottesco nelle dinamiche d'oltreoceano. 

La figura di Donald-o Trump si scaglia con rabbia vendicativa contro i membri della Corte Suprema, colpevoli soltanto di aver esercitato il proprio dovere costituzionale opponendosi ai dazi. 

Il desiderio di questo aspirante tiranno è quello di ridurre l'alta magistratura, a un manipolo di esecutori proni al comando, pronti a tradire la legge in nome della fedeltà personale. 

Si pretende che i giudici agiscano come animali ammaestrati, ignorando che la loro missione risieda proprio nel preservare l'equilibrio dello Stato dalle bramosie dei singoli.

Spostando lo sguardo sulle vicende amministrative locali la fauna politica non offre spettacoli più decorosi. 

Si assiste allo stravagante fenomeno di cittadini irpini, che dichiarano vicinanza a quella Lega che storicamente, ha vomitato insulti contro il sud invocando catastrofi naturali. 

In questo alveo di incoerenza si muovono personaggi come D'Agostino, Petitto, Rotondi, Nargi e Festa i quali dialogano e si scambiano favori, ignorando con olimpica noncuranza il proprio passato e ogni residua traccia di pudore. 

La dignità e la morale che un tempo rappresentavano i pilastri del dibattito pubblico, sono state sostituite da un trasformismo becero e privo di spina dorsale.

In tale contesto si inserisce la ricomparsa mediatica di Luca Cipriano che dopo un lungo silenzio nelle precedenti amministrazioni, torna ora a dispensare valutazioni di scarsa consistenza. 

I mezzi di comunicazione fungono da megafono a questa vacuità, riportando notizie prive di merito pur di riempire spazi bianchi, alimentando così un circolo vizioso di qualunquismo. 

La disponibilità di certi soggetti a ricoprire ruoli di rappresentanza, è inversamente proporzionale alla loro capacità di incidere sui problemi reali della collettività. 

Finché non cesserà l'adulazione verso chi vive lontano dalle necessità comuni, il declino sarà inevitabile. 

La speranza di una rinascita appare minima, poiché il territorio continua a perdere le eccellenze, lasciando spazio soltanto allo scarto di una società che ha smarrito la propria umanità.

RDM

martedì 24 febbraio 2026

Avellino: isterie e mal celate ipocrisie sono l'essenza di questa terra..!


Lo squallore politico di un'intera provincia raccontato in uno scatto..!

La palude avellinese non smette di gorgogliare vapori mefitici, confermando che il fondo, in certi luoghi, è solo un trampolino per scavare ancora più in basso. 

La commemorazione di Michelangelo Ciarcia presso l'Alto Calore non è che l'ennesimo atto di una farsa tragica, dove il carnefice viene pianto dalle sue stesse vittime consenzienti.

Risulta quasi poetico che un uomo passato dal ruolo di revisore dei conti a quello di amministratore abbia presieduto al dissesto finanziario con la stessa imperturbabile dedizione di un orchestrale sul Titanic. 

Il consorzio idrico, ridotto a un colabrodo di debiti, diventa il palcoscenico ideale per celebrare chi non ha visto, o ha finto di non vedere, il baratro.

Una schiera di primi cittadini, ipnotizzati dal simbolo del Partito Democratico, ha rinnovato mandati su mandati a un uomo che oggi affronta accuse di peculato e truffa.

L'Ente che oggi commemora è lo stesso che ha tentato di costituirsi parte civile nel processo contro di lui. 

Un cortocircuito logico che rasenta il ridicolo.

Gianluca Festa ha compreso perfettamente la psicologia delle masse locali. 

La sua strategia di invadere la città con manifesti in cui si dichiara colpevole è un capolavoro di manipolazione. 

Egli sa bene che, in una terra abituata al sopruso, l'esibizione sfacciata della colpa viene percepita come una provocazione goliardica o, peggio, come una forma di onestà brutale che finisce per assolverlo agli occhi degli stolti.

Confessare tutto per non pagare nulla; se la colpa diventa spettacolo, cessa di essere un reato.

Il calcolatore sparito e i documenti sottratti diventano dettagli trascurabili di fronte al carisma del capopopolo.

Il quadro si completa con la benedizione spirituale ai piedi dell'altare. 

Vedere l'aspirante sindaco bionda ricevere omaggi durante una celebrazione liturgica, sotto l'egida di un clero provinciale che ha smarrito ogni bussola morale, chiude il cerchio del degrado. 

Il pigmalione e la sua protetta vengono santificati mentre la città affonda, dimostrando che ad Avellino il sacro e il profano si mescolano solo per servire il potere di turno.

Questa provincia ha rinunciato alla propria dignità, trasformando l'istituzione in un banchetto privato. 

Quando il resto d'Italia osserva e deride, non si tratta di pregiudizio, ma della constatazione di un fallimento collettivo che meriterebbe, più che la critica, una punizione esemplare.

RDM

lunedì 23 febbraio 2026

Avellino: se non esiste il pensiero, ogni discussione perde di valore..!


La rinascita secondo le ultime amministrazioni, tanto amate..!

Il declino demografico della provincia di Avellino non è il frutto di un destino avverso, ma la logica conseguenza di un sistema che ha smarrito ogni riferimento. 

Nel corso del duemilaventicinque il territorio ha registrato la perdita di ben tremila residenti confermando una tendenza all'evaporazione che dura da oltre un ventennio. 

La città è scivolata dai sessantamila abitanti dei primi anni duemila ai poco più di cinquantaduemila attuali segnando un solco di ottomila partenze che pesano come macigni.

Non si tratta di un crollo improvviso bensì di un logoramento silenzioso fatto di valigie chiuse e di famiglie che scelgono altre latitudini per costruire il proprio futuro. 

Liquidare il fenomeno come una piaga nazionale legata alla denatalità, è un esercizio di retorica sterile che serve solo a nascondere le responsabilità locali. 

Chi ha avuto il coraggio di tornare dopo aver maturato esperienze professionali altrove, non lamenta la mancanza di talento o di bellezza, ma punta il dito contro l'assenza totale di visione politica.

Esiste una differenza abissale tra un territorio che si muove e uno che resta immobile nascosto dietro lo schermo di slogan e inaugurazioni di facciata. 

La vitalità di una comunità non si misura dal numero di locandine stampate per eventi effimeri, ma dalla capacità della struttura amministrativa di creare continuità e programmazione. 

Negli ultimi anni Avellino ha puntato tutto su cartelloni e rassegne, dimenticando che un ecosistema incapace di trattenere i propri figli è un organismo destinato alla morte clinica.

Il turismo viene spesso sbandierato come la panacea di ogni male ma senza una strategia pluriennale, resta un fenomeno episodico che non genera permanenza né ricchezza. 

Parlare di turismo lento senza creare percorsi stabili o laboratori visitabili tutto l'anno è pura narrazione romantica priva di sostanza. 

Barbara Politi, ex assesore festiano al turismo..!

Serve un coordinamento unico del calendario territoriale e incentivi reali per chi decide di investire nell'Irpinia invece di inseguire costantemente l'urgenza del momento.

Quando una città perde abitanti smarrisce contemporaneamente contribuenti forza lavoro e prospettive per le proprie scuole. 

Questo effetto a catena non si arresta con i comunicati stampa, ma con il coraggio di ammettere che il modello attuale è fallimentare. 

Avellino forse, ma proprio forse, possiede ancora le potenzialità per diventare un laboratorio di innovazione grazie alla sua dimensione umana e al patrimonio culturale, ma questi elementi devono essere organizzati in modo competitivo. 

I dati demografici negativi sono un segnale d'allarme che se ignorato diventerà presto una triste abitudine di spopolamento irreversibile.

La visione dei personaggi che fanno gola ai media, privi di capacità intuitive e perfino di voglia di cambiare secondo la regola gattopardesca di Tomasi di Lampedusa, è alla fine quanto anelino ancora e per sempre, in questo triste e grigio paesotto di pecore.

RDM