Fulvio Martusciello
La destra irpina si conferma come la copia carbone di quella nazionale, un assemblaggio di inquisiti e figure impresentabili che fungono da punte di diamante per una compagine ormai ridotta a un colabrodo.
Giorgia Meloni non è stata in grado di cavare un ragno dai molteplici buchi che lei stessa ha scavato, guidata dalla convinzione personalistica che la sopravvivenza al potere passi per il servilismo verso il presidente americano di turno.
Questo ossequio straniero avviene sistematicamente a discapito degli interessi del Paese, eppure resta un mistero come la gente perbene, quella che non attende prebende dal governo, non riesca ancora a recidere il legame con questa accozzaglia.
Nel microcosmo locale, Laura Nargi esibisce una spocchia priva di dignità e di qualsiasi rispetto per la verità storica, arrivando a dichiararsi estranea alla destra proprio mentre calpesta la memoria della sua recente candidatura regionale con Forza Italia.
Allo stesso modo, Gianluca Festa cerca di rifugiarsi sotto l'etichetta di civico dopo aver banchettato con la lista di Cirielli, in un gioco di maschere che non incanta più nessuno.
Martusciello, Cirielli e la compiacente Ines Fruncillo rappresentano collettivamente la caricatura di una politica d'accatto, un comitato concentrato esclusivamente sul pro domo sua che ha ormai oltrepassato il tempo della frutta, per giungere direttamente all'ammazzacaffè.
L'esistenza stessa di una Lega in Irpinia, infine, è un insulto all'intelligenza e alla memoria storica di una terra che per decenni è stata il bersaglio preferito della bile leghista.Vedere sindaci e amministratori locali, accorrere sotto le insegne di un partito nato e cresciuto nel disprezzo sistematico del Mezzogiorno, rappresenta la prova provata di una desertificazione delle coscienze.
L'adesione a questa compagine non è un atto politico, ma una pubblica confessione di assenza di amor proprio, il sigillo definitivo su una dignità svenduta al miglior offerente, in cambio di una sopravvivenza amministrativa tanto misera quanto effimera.
Questi personaggi marionetta solcano impavidi il territorio civile ed elettivo della provincia, ignorando le macerie che si lasciano alle spalle.
Le aspettative per il futuro sono nulle in una terra dove l'Ospedale Moscati fa acqua da ogni lato, mentre l'Alto Calore la perde da tempo immemore, a causa di una gestione fallimentare.
Siamo di fronte a un'amministrazione giunta ai titoli di coda, impegnata a preparare gli scatoloni mentre la città affonda tra disservizi e menzogne.
La spudoratezza di questi attori politici è l'ultimo atto di una farsa che ha stancato anche gli spettatori più pazienti, lasciando Avellino in balia di predatori che confondono il mandato elettorale con una licenza di fare altro.
RDM
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