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venerdì 13 marzo 2026

Avellino: Il culto dell'indegnità coltivato e alimentato dai soliti nomi..!

 


I nodi al Pronto Soccorso del Moscati hanno finalmente stretto il cappio attorno alla gestione del nosocomio. 

Il nuovo direttore generale, che pure ha scaldato la poltrona di vertice amministrativo dal duemila diciannove al duemila ventidue, finge oggi lo stupore delle vergini davanti al deserto dei concorsi. 

Nessun medico sano di mente accetta di farsi immolare in una struttura che egli stesso ha contribuito a plasmare. 

Le colpe gestionali pesano come macigni su una carriera costruita tra le carte, di quello che oggi appare come un lazzaretto senza speranza.

L'attuale sfacelo non è il frutto di un destino cinico e baro, ma il risultato di oltre tre lustri di degrado costante. 

Abbiamo assistito personalmente alla trasformazione di un ospedale in una bolgia infernale, dove le urla di dolore dei pazienti e lo sfinimento del personale sanitario, sono stati sistematicamente ignorati da chi avrebbe dovuto avere la dignità dell'ascolto. 

La sordità dei vertici ha trasformato l'assistenza pubblica in un dramma quotidiano, peggiorando una situazione che già anni fa appariva insostenibile.

Non c'è da stupirsi, poiché Avellino si conferma la capitale del ristagno morale. 

Il Capoluogo affonda con compiacimento nelle sabbie mobili di una politica clientelare e spudorata, forte di un disinteresse collettivo che rasenta la complicità. 

Questo territorio sembra trarre nutrimento dalla propria sventura, alimentando un sistema di favori che soffoca ogni merito e ogni diritto alla salute. 

La rassegnazione dei cittadini è il tappeto rosso su cui sfilano i responsabili di questo scempio.

La dialettica di destra e sinistra in questa città è una farsa che altrove susciterebbe sdegno, ma che qui viene consumata come il pasto principale. 

Avellino si alimenta di queste amenità, recitando un copione stantio dove i protagonisti cambiano maschera ma mai sostanza. 

Il confronto politico non è mai sui servizi o sulla qualità della vita, ma sulla spartizione dei resti di una provincia morente, mentre la popolazione assiste inerte allo spettacolo della propria rovina.

La religione locale impone il culto del mammasantissima e la riproposizione ciclica di figure già ampiamente bocciate dalla storia. 

Il ritorno sulla scena degli ex sindaci e la brama insana di dimostrare un potere vacuo, sono le cifre stilistiche di un popolo che ha disimparato il concetto di dignità. 

Il capoluogo si ostina a rappresentare il peggio a ogni livello, preferendo la fedeltà al potente di turno, piuttosto che la pretesa di un servizio sanitario che possa definirsi civile.

RDM

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