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lunedì 9 marzo 2026

Avellino: la spudoratezza raccontata in un manifesto..!

 



L’ultima ondata di ordinanze di abbattimento che flagella Avellino, da via Zigarelli a via Annarumma, non è che il rigurgito tardivo di un sistema di potere fondato sulla compiacenza e sul baratto elettorale. 

Mentre la propaganda cittadina si affanna a dipingere il successo del candidato vincente come un trionfo della volontà popolare, i fatti nudi e crudi raccontano una storia di ordinaria illegalità.

Questi provvedimenti non piovono dal cielo per una improvvisa epifania di legalità della macchina comunale, ma rappresentano il debito che torna a riscuotere il suo prezzo dopo anni di clientela selvaggia.

Le amministrazioni che si sono succedute, con un cinismo che non conosce confini, hanno utilizzato il territorio come moneta di scambio per sedare appetiti elettorali o per ripagare dedizioni criminali rimaste per troppo tempo inconfessabili. 

Il denaro pubblico è stato dilapidato per oliare un meccanismo che oggi, sotto i colpi delle inchieste della magistratura, rivela tutta la sua fragilità. 

È la parabola perfetta di una campagna elettorale infinita dove il futuro della città è stato ipotecato per garantire la sopravvivenza politica di pochi.

Questa sfilata di muri che cadono è l'unica eredità tangibile di una gestione che ha elevato l'abuso a metodo di governo. 

Pensare di costruire un consenso duraturo sulle macerie di scelte amministrative scellerate è l'ultima illusione di chi crede ancora che la demagogia possa nascondere l'odore del fango. 

Avellino si risveglia scoprendo che le promesse di ieri erano solo il preludio ai sequestri di oggi, mentre la classe dirigente continua a recitare la propria parte nel teatro dell'assurdo di Piazza del Popolo.

La discesa agli inferi di Avellino non è un processo meccanico ma una scelta consapevole e reiterata di un corpo elettorale che ha smarrito ogni bussola etica. 

Finché la morale resterà un orpello da sfoggiare nei salotti buoni e non diventerà la spina dorsale del comportamento civile, la città rimarrà avvinghiata alle proprie macerie con una pervicacia che rasenta l'autolesionismo. 

Nulla e nessuno potrà sollevare dal baratro una comunità che si compiace della propria cecità e che osserva con olimpica indifferenza il crollo delle proprie istituzioni.

Il baratto del voto con la promessa di un favore o con la sanatoria di un abuso ha creato un circolo vizioso dove il degrado urbano è solo lo specchio del degrado dell'anima cittadina. 

La mancanza di una conversione ai valori della legalità trasforma ogni consultazione elettorale in una farsa grottesca dove si scelgono i carnefici convinti di eleggere i salvatori. 

Questa insensibilità a quanto accade intorno, questa capacità di ignorare il tanfo di bruciato che sale dalle stanze del potere, è il segno inequivocabile di una fine imminente.

Le macerie che oggi circondano Piazza del Popolo non sono fatte solo di cemento e sigilli giudiziari ma sono i resti di una dignità svenduta al miglior offerente. 

La città continua a scendere verso il fondo, convinta che ci sia sempre un gradino ulteriore su cui poggiare i piedi per elemosinare l'ultima prebenda. 

Senza uno scatto d'orgoglio che rimetta al centro l'onestà intellettuale, il destino di Avellino è segnato da un'oscurità che nessuna propaganda potrà mai illuminare.

RDM

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