Avellino si configura come un antro delle streghe dove la politica ha smesso di produrre visioni per dedicarsi esclusivamente alla distillazione di pozioni e malefici.
Le invenzioni dei pensatori dell'ultim'ora raggiungono vette di puro delirio, alimentando un clima in cui l'inganno è l'unica moneta avente corso legale.
In questo scenario di confusione programmata, la scelta di Martusciello di designare D'Agostino come responsabile provinciale di Forza Italia appare come l'emblema di una lungimiranza appezzottata.
Il profilo del prescelto d'altronde parla chiaro: un passato montiano, poi piddino, festiano e infine nargiano, in un vortice di casacche che renderebbe fiero qualsiasi trasformista da fiera paesana.
Dall'altro lato della barricata, il Partito Democratico non brilla certo per acume o spirito critico.
Ci si ostina su nominativi palesemente improponibili, calpestando ogni forma di rispetto verso quegli alleati che scelgono saggiamente di defilarsi.
Chi non è organico alle logiche governative nazionali, preferisce difendere la dignità dell'equità piuttosto che accettare una condizione di sudditanza umiliante.
L'arroganza delle decisioni prese nelle stanze chiuse prescinde ormai da qualunque valutazione seria delle personalità coinvolte, preferendo la fedeltà cieca alla competenza reale.
I due schieramenti sembrano separati alla nascita ma risultano nei fatti tragicamente sovrapponibili.
Entrambi restano fossilizzati su livelli che ricordano tristemente l'era di Gianluca Festa, dimostrando l'incapacità cronica di elaborare un pensiero etico che anteponga l'interesse comune al tornaconto particolare.
Esiste tuttavia una realtà parallela fatta di persone che si battono per la città da oltre venti anni, con dedizione quotidiana e caparbietà, lontano dalla convenienza.
Questi soggetti vengono regolarmente ignorati poiché il loro operato risulta insipido al palato di chi agogna solo il potere fine a se stesso.
La giostra continua a girare tra squallore e indifferenza, mentre la dignità di Avellino affoga in un calderone di interessi privati spacciati per bene pubblico.
Il solito Antonio Gengaro ha stigmatizzato l'andazzo volgare che il partito democratico vuole perseguire spudoratamente.
E’ sorprendente, poi, che proprio le associazioni progressiste che hanno fatto parte della coalizione che mi ha sostenuto alle scorse amministrative siano state escluse da questo confronto iniziale.
Hanno forse il torto di esprimere un pensiero originale e non conformista?
Auspico che nel PD e nel centrosinistra irpino si possa aprire una discussione vera, nel merito dei problemi della citta’ e per costruire una alleanza credibile per il futuro. Scegliere il nome di chi la guiderà è l’ultima cosa.
RDM
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