Gli eventi degli ultimi giorni sembrano muoversi lungo un binario ormai tristemente noto, estranei solo in apparenza al momento di profonda crisi, in cui il territorio è stato trascinato da una classe politica e da una compagine di governo, ritenute ampiamente inadeguate.
Chi segue da tempo questa testata sa bene che non vi sono simpatie di parte da tutelare:
pochissime realtà editoriali possiedono oggi una reale misura sociale del proprio lavoro informativo.
In passato, pur di vedere superate amministrazioni comunali poi regolarmente commissariate a ripetizione, si è auspicato un cambio di passo capace quantomeno di rappresentare il male minore rispetto al precedente.
Il problema, tuttavia, si è riproposto con contorni persino peggiori, quasi a confermare una sorta di iattura, per cui la città sembra condannata a non poter esprimere una guida politica dignitosa.
In questo quadro, la stessa comunità avellinese finisce per essere artefice del proprio destino, riflettendo i propri limiti.
È un dato di fatto come questo diario raccolga un seguito inferiore, quando evita gli attacchi personali per dedicarsi allo studio dei problemi, e all'elaborazione di contributi reali.
Il pubblico del pettegolezzo e dello 'nciucio preferisce la polemica al merito delle questioni.
Sul fronte politico locale, intanto, Nello Pizza appare ormai la controfigura di se stesso;
poco visibile e poco presente, incline a delegare l'azione amministrativa a figure di forte peso interno come Iacovacci, mentre l'attenzione dell'esponente politico, sembra concentrarsi quasi esclusivamente sulla vicenda dello stadio, condotta tra malumori e aperture di facciata.
A livello generale, il dibattito attuale offre spunti di seria preoccupazione, specialmente di fronte a provvedimenti come i decreti sicurezza.La realtà dei fatti, al contrario, risiede nella profonda disperazione sociale generata dalle politiche governative, dalle quali resta escluso solo un risicato 5% di popolazione benestante, del tutto indifferente alle difficoltà altrui.
La crescente rabbia dei minorenni nei confronti delle fasce più agiate non nasce dunque dal nulla, ma dall'empatia e dall'amore verso i propri genitori.
Costretti a rientrare a casa dopo estenuanti giornate di lavoro, senza la certezza di poter pagare le bollette, sostenere i figli o persino acquistare un giubbotto, un paio di scarpe da pochi euro.
RDM


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