Le recenti apparizioni dell’assessore Luca Cipriano, impegnato a seguire i lavori al Teatro Gesualdo con toni da salvatore della patria, sollevano una domanda inevitabile: perché tanto attivismo soltanto adesso?
Post, video e dichiarazioni celebrative accompagnano una narrazione che sembra voler attribuire all’attuale assessore, il ruolo di protagonista di una rinascita attesa da tempo.
Eppure, guardando al passato, il quadro appare meno entusiasmante.
Durante le precedenti stagioni amministrative, quando Cipriano sedeva anche tra i banchi del Consiglio comunale, non si ricordano prese di posizione altrettanto nette né battaglie d’aula, capaci di porre con la stessa enfasi il problema delle condizioni della struttura.
Il contrasto con altri protagonisti della politica cittadina è evidente.
Nicola Poppa, dai banchi dell’opposizione, ha condotto battaglie dai toni accesi, contestando decisioni della maggioranza e sollevando questioni che, nella sua prospettiva, potevano comportare conseguenze anche sul piano contabile e giudiziario.Una presenza scomoda, talvolta ruvida, ma che ha fatto della contestazione uno strumento concreto di controllo politico.
Cipriano, al contrario, sembra aver riscoperto oggi l'urgenza di temi che vengono presentati come imprescindibili.
Una riscoperta che appare tanto più singolare se si considera il suo lungo passato alla guida del Teatro Gesualdo, durato circa un decennio, segnato da risultati e luci, ma anche da vicende giudiziarie che meritano di essere valutate sulla base dei fatti e degli esiti accertati.
La questione, dunque, non è negare l'importanza dei lavori o contestare la necessità di restituire piena funzionalità a uno dei luoghi culturali più importanti di Avellino.
Il punto è un altro: la manutenzione della città e la tutela delle sue istituzioni culturali non possono diventare un palcoscenico per l'autopromozione politica.
I cittadini hanno diritto di sapere chi ha agito, chi ha taciuto, quali decisioni siano state prese e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti.
Sul fondo resta la figura del sindaco Nello Pizza, la cui azione amministrativa appare sempre più esposta al peso delle dinamiche interne alla maggioranza e delle deleghe affidate ai suoi assessori.
Un quadro che rischia di allontanarsi dall'immagine di equilibrio e misura che dovrebbe contraddistinguere la guida di Palazzo di Città.
Avellino non ha bisogno di nuovi salvatori della patria, né di protagonisti che ricompaiano sulla scena quando un'opera torna utile per costruire consenso.
Ha bisogno di amministratori capaci di programmare, assumersi responsabilità e rendere conto del proprio operato, anche quando i riflettori sono spenti.
Perché il vero merito politico non consiste nel comparire davanti a un cantiere quando i lavori sono in corso.
Consiste nell'aver vigilato, denunciato e agito quando era necessario farlo, anche senza telecamere e senza applausi.
RDM


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