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lunedì 5 ottobre 2026

Avellino: mentre la città affonda, la battaglia politica si gioca sulla Curva Nord..!

 


La viabilità cittadina e la strada d'accesso allo stadio versano in uno stato di degrado.

Le strade sono soffocate dalla vegetazione incolta, mentre i servizi socio-sanitari dell'ambiente urbano affrontano un collasso strutturale. 

In questo contesto, Laura Nargi, nel suo ruolo di presidente della commissione trasparenza, promuove un incontro volto a risolvere la questione legata alla curva nord del Partenio. 

La continuità con l'impostazione amministrativa dell'ex sindaco Gianluca Festa, suo riferimento politico, guida la sua azione istituzionale. 

L'ex primo cittadino mira a raccogliere consenso proponendo interventi su temi già sollevati in passato. 

La contesa tra le due figure si sposta così sull'ampliamento di un settore dell'impianto sportivo, mentre la città affronta problemi ben più complessi e una grave situazione debitoria. 

L'iniziativa vede il coinvolgimento diretto dei vertici della tifoseria organizzata dell'US Avellino al posto di tecnici specializzati, ingegneri o architetti, suscitando perplessità sulla priorità delle scelte istituzionali e sulla risposta dell'elettorato.

L'intreccio tra gestione del consenso e sfruttamento del territorio, descrive una dinamica strutturale in cui le priorità della collettività cedono il passo a interessi di parte e a rendite di posizione.

Le figure amministrative orientate esclusivamente al mantenimento del potere non costituiscono un'eccezione, ma la norma di un sistema politico che misura l'efficacia dell'azione pubblica in termini di ritorni elettorali e vantaggi economici individuali.

La proliferazione incontrollata dell'eolico in Irpinia evidenzia il contrasto tra la transizione ecologica declamata e la realtà di una servitù territoriale. 

Fulvio Bonavitacola, assessore regionale alle attività produttive e sviluppo economico, invece di intervenire brutalmente sull'assassinio territoriale di una parte tanto importante della regione, si limita al pizzicotto sulla guancia.

L'installazione massiccia di aerogeneratori compromette il paesaggio, la biodiversità e le vocazioni naturali del territorio, senza generare un reale sviluppo o benefici diretti per le comunità locali.

E allora perché indignarci dinazi alle scelte di Nargi in questa frammentazione del tessuto civile ed ecologico, che solleva interrogativi cruciali sulla tenuta istituzionale e sulla capacità della comunità locale di porre un freno alle idiozie...?

RDM

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