È una riflessione amara ma estremamente nitida sul ruolo e la responsabilità della politica locale, in particolare per quanto riguarda l'opposizione e il controllo democratico.
Il punto centrale secondo noi è il fallimento della vigilanza e la normalizzazione delle irregolarità.
Quando l'opposizione si riduce a pochissime voci — o addirittura a un unico consigliere propositivo o incisivo come Nicola Poppa — viene meno la funzione base del Consiglio Comunale.
La minoranza non serve solo a fare presenza o a votare contro per principio, ma a fare le pulci agli atti, a verificare le procedure e a pretendere il rispetto delle regole.
Se la maggior parte dei consiglieri se ne sbatte, si crea un vuoto che la maggioranza riempie inevitabilmente facendo e disfando a proprio piacimento.
Il richiamo alle vicende del passato, mostra come certi metodi non nascano dal nulla, ma proliferino dove c'è disattenzione o complicità passiva.
Incolpare solo chi governa o chi abusa del proprio ruolo, è fuorviante se non si guarda a chi aveva il dovere istituzionale di bloccare, segnalare e denunciare tali condotte e non lo ha fatto.Procedura, convocazioni informali o fuori norma ad mentula canis, commistioni tra politica e dirigenza, improvvise incursioni o ingerenze nelle società partecipate, sono tutti sintomi di una cultura amministrativa che tratta la cosa pubblica come un feudo privato.
Quando le regole di ingaggio formali vengono calpestate nell'indifferenza generale, il confine tra gestione amministrativa e interesse personale si annulla.
La burocrazia e gli atti ordinari richiedono studio, presenza e tenacia.
Spesso i consiglieri cercano il palcoscenico per la battuta ad effetto sui social o sui giornali, ma disdegnano il lavoro oscuro nelle commissioni o la lettura dettagliata delle delibere, che è l'unico vero modo per scoperchiare le illegittimità.
Se la documentazione e i fatti contestati restano nelle mani o nelle iniziative di un solo consigliere, per la maggioranza e la giunta è estremamente facile liquidare la questione come una battaglia personale, un attacco strumentale o una semplice fissazione del singolo.
La forza dell'opposizione sta nell'azione corale e politica, non solo contabile o giudiziaria.
L'apatia degli altri consiglieri di minoranza finisce per fare da scudo involontario alla maggioranza.
L'assenza di pressione politica, di richieste sistematiche di accesso agli atti, di pregiudiziali in aula e di presenza costante nelle commissioni, trasmette il messaggio che le irregolarità siano accettabili o privi di conseguenze politiche immediate.
Finché la cittadinanza e i rappresentanti eletti considereranno il rispetto delle procedure come una noiosa formalità, anziché come la prima garanzia di democrazia e trasparenza, si continuerà ad assistere al medesimo copione, cambino o meno i protagonisti della giunta.
RDM
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