Quando si assiste a una sproporzione evidente tra la rilevanza effettiva dei problemi quotidiani delle persone, e lo spazio che l'informazione e la politica locale concedono a singole questioni di rappresentanza, la frustrazione e la rabbia prendono il sopravvento.
Mentre a livello europeo e globale le persone scendono in piazza per la crisi abitativa, il costo della vita o la precarietà economica, il dibattito pubblico locale tende spesso a ripiegarsi su se stesso, e a monopolizzare l'attenzione attorno allo stadio o alle dinamiche della curva nord..!
È legittimo provare sconcerto di fronte a dinamiche amministrative in cui esponenti presenti da anni nelle istituzioni locali, Laura Nargi e Gianluca Festa, sembrano scoprire all'improvviso criticità strutturali ferme da quasi un ventennio, trasformandole in emergenze del momento o in passerelle mediatiche.
L'effetto microfono a rincorsa dell'assessore Ambrosone per questioni di facciata, crea inevitabilmente quella sensazione di informazione anestetizzata, che tende a rassicurare o distrarre anziché analizzare le reali priorità sociali ed economiche del territorio irpino.
La sensazione di uno scollamento tra la realtà dei problemi vissuti dai cittadini e l'agenda dei palazzi e dei giornali, è proprio ciò che alimenta il disincanto verso la gestione della cosa pubblica ad Avellino.
Il dibattito politico e mediatico nel Capoluogo continua a concentrarsi su questioni marginali, mentre la realtà quotidiana del territorio presenta criticità ben più gravi e irrisolte.
I roghi tossici e gli abbruciamenti incontrollati persistono senza interventi decisivi, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sull'ambiente.
Allo stesso tempo, la gestione della viabilità cittadina evidenzia un evidente degrado, ben esemplificato dal semaforo costantemente spento in via Francesco Tedesco, situazione che crea pericoli continui per la sicurezza automobilistica e pedonale.
Sul fronte abitativo, il contrasto con le mobilitazioni sociali europee appare evidente.
A differenza della Spagna, dove la crisi delle abitazioni spinge la cittadinanza in piazza, nel capoluogo irpino l'emergenza alloggiativa e l'assenza di politiche pubbliche adeguate sul tema edilizio, si trascinano da quarant'anni in un silenzio generale.Nel frattempo, le condizioni economiche della popolazione peggiorano rapidamente.
L'aumento dell'inflazione e la pressione fiscale spingono verso la povertà nuove fasce sociali e quartieri finora considerati al riparo dalla crisi economica, senza che l'agenda amministrativa e l'informazione locale offrano risposte o uno spazio d'analisi adeguato a queste priorità.
RDM
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