Avellino è una città dove le istituzioni sembrano aver smarrito la propria missione etica e spirituale a favore dell'apparenza e del cerimoniale.
L'episodio del Vescovo Aiello che omaggia Laura Nargi in un momento così delicato dal punto di vista giudiziario appare come un segnale di vicinanza al potere piuttosto che una scelta di prudenza o di terzietà.
Questa vicinanza stride ancora di più se paragonata all'episodio del senzatetto durante il nubifragio dove la carità sembra essere arrivata solo sotto la pressione delle telecamere e non come impulso spontaneo di accoglienza.
Le onorificenze come quella ricevuta dalla Cei diventano quindi simboli di un sistema che premia l'appartenenza a certi circoli piuttosto che l'operato sul campo.
Questa dinamica alimenta quella cultura dell'effimero dove la sostanza dei problemi viene coperta da titoli altisonanti e promesse vuote.
L'uso di terminologie inglesi come Drainage and Sustainable Irrigation Academy, un consorzio di bonifica delle paludi napoletane, per indicare attività locali è l'esempio perfetto di questa subalternità culturale.
Si cerca di nobilitare con una lingua straniera ciò che nella realtà quotidiana resta ancorato a gestioni spesso opache o inefficienti.Questa tendenza a nascondersi dietro parole straniere riflette un complesso di inferiorità che impedisce di affrontare con orgoglio e onestà le proprie radici e le proprie responsabilità amministrative.
Il richiamo all'identità italiana come senso di dignità e indipendenza si scontra con una realtà locale e nazionale dove lo spirito servile sembra prevalere sulla schiena dritta.
Finché la comunità non deciderà di smettere di nutrirsi di queste chiacchiere e di pretendere trasparenza e moralità resteremo imprigionati in questo paradigma di decadenza culturale e sociale.
RDM
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