L'ingannevole recita tocca un nervo scoperto della gestione della cosa pubblica specialmente in contesti dove il potere non deriva dal consenso elettorale diretto, ma da logiche di cooptazione e nomina.
Quando un protagonista esce di scena o passa a miglior vita, il sistema tende a proteggere se stesso riabilitandone l'immagine, perché condannare il singolo significherebbe ammettere il fallimento dell'intero meccanismo di selezione.
Chi occupa poltrone per designazione di partiti o correnti risponde spesso a un codice di fedeltà interno piuttosto che a un'etica del bene comune.
In questo schema, la competenza diventa un accessorio, mentre la capacità di navigare nel così fan tutti è la competenza principale.
Quando la gestione di risorse vitali come l'acqua, nel caso di Alto Calore diventa terreno di scambio politico, l'irregolarità si normalizza.
Chi prova a eludere questa regola viene spesso espulso o isolato dal sistema stesso.
In Irpinia, come in molte altre realtà italiane, la vicenda di Alto Calore è diventata per molti il simbolo di questo corto circuito:
un ente che dovrebbe servire i cittadini ma che, nel tempo, è sembrato servire più alla conservazione di equilibri di potere e bacini clientelari.
Al di là delle sentenze dei tribunali, esiste per pochi, ahinoi, una condanna etica che la narrazione ufficiale cerca costantemente di soffocare.
RDM
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