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sabato 10 febbraio 2018

Avellino: a chi rivolgerci se le istituzioni sono malate...?



Toni Della Pia candidato al Parlamento, viene circondato dalla Polizia di Stato con tre auto, tirato violentemente a terra dal suo furgone, dopo una giornata di lavoro, e riempito di botte.

Beh, certo, questo è diventato il Paese dell'ex diritto in cui si accusa chiunque di fascismo e razzismo, e dove le istituzioni fanno acqua da tutte le parti: 

Matteo Renzi e molti altri prima o insieme a lui si sono fatti difendere a suon di manganellate dalla Polizia, senza battere ciglio.

Ci si aspetterebbe che qualche dirigente della PdS prendesse atto che alcuni uomini in divisa avrebbero bisogno d'aiuto seriamente, ormai esaltati dal ruolo e diventati dei padreterni infallibili.

E' stato scambiato per un ladro di furgoni, il povero segretario del partito Rifondazione Comunista irpino.

E quindi, appena s'intravede un pulmino bianco, si fa l'assalto alla diligenza, e questi sceriffi ottocenteschi, catapultati nel ventunesimo secolo, aguantano il fuorilegge, in sei, tenendolo fermo con la minaccia di una pistola e ne fanno polpette.

Grandi e coraggiosi, chissà se da soli e senza divisa, avrebbero avuto uguale determinazione.

Quindi va così, non esiste giustizia nelle istituzioni che tendono a coprirsi a vicenda, e la Repubblica scivola sempre più verso la magistratura, investita anche del potere politico.

Della Pia dovrà tutelarsi nelle aule di Tribunale, perché la Polizia ha già preparato il piattino in difesa di sei esagitati (dieci giorni di prognosi a uno di loro...?) che hanno picchiato brutalmente un cittadino, senza averne donde, subito accusato di resistenza e chissà quali altre amenità, come fecero con Abete di Striscia La Notizia, o nel caso più grave di Stefano Cucchi, ammazzato di botte.

Il fatto semplice semplice, è che hanno sbagliato furgone, e hanno malmenato un operaio, e se pure fosse stato il ladro che cercavano, certo non è quella la strategia, o no...?

Quando accadde qualcosa di simile qualche anno fa con undici vigili urbani, c'era ancora il comandante Cucumile, intervennero due poliziotti chiamati da noi per difenderci, che invece ci sequestrarono il telefono minacciando di non restituirlo se non avessimo cancellato le foto che riguardavano dei vigili di fuori provincia, che avevano parcheggiato arrogantemente sul marciapiede dinanzi all'anagrafe.

Facemmo presente la cosa a un dirigente in Questura che ci consigliò, se avessimo voluto andare in fondo, di denunciare alla Procura: 

ah, grazie, e ci voleva lei...?

Tant'è, poi ci rammarichiamo dell'interferenza del potere giudicante, ma senza di esso, ci dite come potremmo difenderci dalle angherie di una politica sempre più corrotta e prevaricatrice, che ha reso tanti miracolati saccenti e pronti a coprirsi a vicenda?

Denunciamo ogni giorno abusi che il comandante Arvonio ignora, e men che mai il sindaco Foti, che col piglio di chi soffra quotidianamente il carico della città, se ne fotte e se ne strafotte.

E non ci resta che continuare a vivere un paesucolo dilaniato da orrende misure cervellotiche di gente che non sta troppo bene con la testa, e invece di reagire, opporci, ribellarci, facciamo spallucce, regalando in tal modo ai carnefici, un'ulteriore iniezione di tracotanza.

Siamo contenti così, e chi non ci sta, è pregato di togliere le tende e andare altrove, perché a noi piace la sodomizzazione, e chi urla lo fa solo perché aumenti il piacere.

RDM

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