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martedì 25 ottobre 2016

Avellino: Paolo foti..."...ho scelto la città..."...!

San Giorgio e il drago

Un essere soprannaturale, quattro teste e dieci occhi, connotano Paolo Foti al  di là dell'umano, un drago evangelico che azzanna e distrugge qualunque cosa gli passi accanto.

Ma nessun San Giorgio ci salverà dalle fauci immonde; 

il popolo avellinese, si sa, soggiace nella tristezza delle sue attese con mano protesa a mendicare qualsiasi cosa, senza ritegno o dignità.


Risultati immagini per teatro pubblico avellino fotoQualche quotidiano stamane, esultava per la decisione di riconsegnare nelle mani dei soci di Luca Cipriano, il Teatro Pubblico Campano, il Carlo Gesualdo, ormai agnello sacrificale purché ogni vergogna possa continuare ad esistere.

Senza passare dal via, come si usa a Il Monopoli, il sindaco ancora, perpetra la sua indolente spudoratezza, affidando il Massimo a quelli che in questi anni, hanno spartito con  quel Cipriano mandato via in malo modo...!


Risultati immagini per laura nargi avellinoIl presidente della Commissione Cultura, Laura Nargi, offesa dall'ennesima scorrettezza istituzionale, Paolo Foti, sempre lui, ha dichiarato pubblicamente il disappunto per questo sindaco barzelletta che governa la città come se fosse casa sua, ignorando commissioni e lavoro degli altri.

Il punto è questo: due vecchi sindaci, Matarazzo e Venezia,  intervistati, hanno lodato Cipriano e la sua gestione, forse solidali con chi è sotto inchiesta, ignorando totalmente il falso in bilancio e l'allegra gestione che ancora non si riesce a percepire appieno.

Significa che se questi signori, espressione di un sistema (di elettori) bacato, che da quarant'anni ci opprime, vedono le cose con tanta superficialità, è giusto che il Procuratore della Repubblica smetta di perdere tempo sul Comune e si interessi magari  di altro: infatti agli avellinesi va bene così...!

Perché se facessimo un sondaggio, scopriremmo che gli arguti cittadini apprezzano più la possibilità di divertirsi al Teatro, piuttosto che ci sia una gestione corretta della Cosa Pubblica.

Alla fine chi se ne fotte se rubano e ci rapinano, pensano i trogloditi, tanto noi mica ci chiamiamo Pasquale, come diceva Totò...!

www.orsettodigimmi.blogspot.it

Passiamo al referendum per continuare la spiegazione dei costi:


L’esempio delle Province: 

abolire tutto per non abolire niente. 

La retorica sull'inutilità del Senato e sul taglio dei costi della politica era già emersa in occasione della riforma delle Province, sfociata nella legge 56 del 2014 (c.d. legge Delrio). 

Essa prevede il trasferimento delle funzioni delle Province alle Regioni e ai Comuni, nonché la soppressione dell’elettività diretta delle cariche provinciali, sostituita da una elezione di secondo grado da parte dei sindaci e dei consiglieri comunali compresi nella Provincia stessa. 

Ad un anno dalla sua entrata in vigore, la relazione della Corte dei Conti al Parlamento disegna un quadro piuttosto negativo: le Province continuano, in sostanza, a fare quel che facevano prima della riforma; 

i servizi erogati non sono infatti venuti meno con l’abolizione dell’elettività diretta degli organi. 

Nè i costi si sono ridotti: 

il personale non è infatti scomparso, ma è stato trasferito.

La critica sui costi della politica si concentra sempre sulle istituzioni parlamentari, mentre trascura di rivolgere la stessa indagine sul Governo. 

Eppure i numeri dovrebbero fare riflettere sul rischio di “elefantiasi” che investe questa Istituzione. 

Il Governo Renzi, ad esempio, si compone di 64 membri tra Ministri, viceministri e sottosegretari: 

quasi una terza Camera! 

Quanto ai costi, i Ministeri spendono sempre di più. 
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I banchi del Pd della Camera vuoti.
 Ieri, quando si decideva per la riduzione degli stipendi...!
A titolo esemplificativo, le spese del solo Segretariato generale di Palazzo Chigi sono lievitate, nel 2014, fino alla cifra di 754 milioni di euro, molto più del Senato attuale (540 milioni). 

La riforma sostanzialmente non muta i costi della politica ad altre pubbliche amministrazioni. 

A fronte, dunque, di un modesto risparmio realizzato sullo stipendio dei componenti degli organi Provinciali, i cittadini hanno pagato il prezzo altissimo di perdere il potere di scegliere direttamente chi deve gestire i loro servizi e il loro territorio. 

RDM

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