Un essere soprannaturale, quattro teste e dieci occhi, connotano Paolo Foti al di là dell'umano, un drago evangelico che azzanna e distrugge qualunque cosa gli passi accanto.
Ma nessun San Giorgio ci salverà dalle fauci immonde;
il popolo avellinese, si sa, soggiace nella tristezza delle sue attese con mano protesa a mendicare qualsiasi cosa, senza ritegno o dignità.
Senza passare dal via, come si usa a Il Monopoli, il sindaco ancora, perpetra la sua indolente spudoratezza, affidando il Massimo a quelli che in questi anni, hanno spartito con quel Cipriano mandato via in malo modo...!
Il punto è questo: due vecchi sindaci, Matarazzo e Venezia, intervistati, hanno lodato Cipriano e la sua gestione, forse solidali con chi è sotto inchiesta, ignorando totalmente il falso in bilancio e l'allegra gestione che ancora non si riesce a percepire appieno.
Significa che se questi signori, espressione di un sistema (di elettori) bacato, che da quarant'anni ci opprime, vedono le cose con tanta superficialità, è giusto che il Procuratore della Repubblica smetta di perdere tempo sul Comune e si interessi magari di altro: infatti agli avellinesi va bene così...!
Perché se facessimo un sondaggio, scopriremmo che gli arguti cittadini apprezzano più la possibilità di divertirsi al Teatro, piuttosto che ci sia una gestione corretta della Cosa Pubblica.
Alla fine chi se ne fotte se rubano e ci rapinano, pensano i trogloditi, tanto noi mica ci chiamiamo Pasquale, come diceva Totò...!
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L’esempio delle Province:
abolire tutto per non abolire niente.
La retorica sull'inutilità del Senato e sul taglio dei costi della politica era già emersa in occasione della riforma delle Province, sfociata nella legge 56 del 2014 (c.d. legge Delrio).
Essa
prevede il trasferimento delle funzioni
delle Province alle Regioni e ai Comuni,
nonché la soppressione dell’elettività
diretta delle cariche provinciali, sostituita
da una elezione di secondo grado
da parte dei sindaci e dei consiglieri
comunali compresi nella Provincia stessa. Ad un anno dalla sua entrata in vigore, la relazione della Corte dei Conti al Parlamento disegna un quadro piuttosto negativo: le Province continuano, in sostanza, a fare quel che facevano prima della riforma;
i servizi erogati non sono infatti venuti meno con l’abolizione dell’elettività diretta degli organi.
Nè i costi si sono ridotti:
il personale non è
infatti scomparso, ma è stato trasferito.La critica sui costi della politica si concentra sempre sulle istituzioni parlamentari, mentre trascura di rivolgere la stessa indagine sul Governo.
Eppure i numeri dovrebbero fare riflettere sul rischio di “elefantiasi” che investe questa Istituzione.
Il Governo Renzi, ad esempio, si compone di 64 membri tra Ministri, viceministri e sottosegretari:
quasi una terza Camera!
Quanto ai costi, i Ministeri spendono sempre di più.
| I banchi del Pd della Camera vuoti. Ieri, quando si decideva per la riduzione degli stipendi...! |
La riforma sostanzialmente non muta i costi della politica ad altre pubbliche amministrazioni.
A fronte, dunque, di un modesto risparmio realizzato sullo stipendio dei componenti degli organi Provinciali, i cittadini hanno pagato il prezzo altissimo di perdere il potere di scegliere direttamente chi deve gestire i loro servizi e il loro territorio.
RDM
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