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mercoledì 26 ottobre 2016

Avellino: Michele Arvonio è o non è il comandante dei Vigili Urbani...?

FOTO/ Sosta selvaggia ad Avellino: una consuetudine tutta italiana
Un esempio di sosta selvaggia ad Avellino: e i Vigili...?

Una bella gara quella fra Arvonio e le sue truppe.

Fino a che il comandante, non sappiamo a questo punto, se riconosciuto o no come tale, non ha parlato di Gps e servizio notturno, non era importante il vestiario, le auto inidonee e tutte le altre note di lamentela che sottoposti e sindacato gli rimarcano.


Risultati immagini per gpsAppena però, Arvonio ha messo in essere la possibilità di un controllo elettronico delle auto di servizio, che, badate bene, a parte la visione distorta della privatezza o riservatezza, che dir si voglia, inesistente durante le ore lavorative, è un utile metodo di sicurezza, si è scatenato il putiferio.

Beh, noi ricordiamo sempre le due signore in divisa che quel mattino d'estate dello scorso anno, ci appellarono quali irrispettosi, perché pubblicavamo le foto dei Vigili nei vari bar cittadini in ogni ora.

Comandante Arvonio, è difficile perorare l'ovvio quando questo ha interpretazioni opposte: le due agenti di Polizia Municipale ritenevano giusto offendere un giornalista, perché evidenziava comportamenti non confacenti ai regolamenti e alla legge..!

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Un agente di Polizia Municipale con la divisa in ordine...!
E' difficile far capire a chi ritiene un suo diritto fottersene del rispetto e dell'educazione, solo perché si indossa una divisa, fra l'altro sciattamente, che non è civile un simile comportamento.

Ma tant'è, comandante: se lei non fornirà le nuove auto, le divise, le radio, i prontuari, e costruirà nuovi cessi, non si permetta più di infastidire i signori vigili tanto oberati...!

E' la triste storia di questa città di servi sempre pronti a ricorrere al padrino di turno per farsi tutelare;

www.orsettodigimmi.blogspot.it

non è facile, comandante, fare il proprio dovere, che se glielo permettessero, sarebbe un precedente pericoloso:  anni e anni di raccomandazioni e protezioni, andrebbero in quei cessi che da qui a poco, lei dovrà mettere a disposizione.

Nuova indicazione per il voto referendario del 4 dicembre.

Il bicameralismo paritario non permette di legiferare?

Con riferimento alla XVI legislatura, si è calcolato che il tempo medio di approvazione di disegni di legge e progetti di legge, è pari a 279 giorni: 
263 con riferimento alla XVII legislatura. 

Quanto alla conversione dei decreti legge, che deve avvenire, da parte di entrambe le Camere, nel termine perentorio di 60 giorni, essa non ha mai risentito delle presunte lungaggini del bicameralismo. 

Durante il Governo Berlusconi è, infatti, decaduto il 13,75% dei decreti;

durante il Governo Monti il 15,79%; 

durante il Governo Letta il 12%; 

durante il Governo Renzi il 15,22%. 

Solo 27 non sono stati convertiti in legge, il più delle volte per carenza di volontà politica e non per mancanza di tempo. 

A tal ultimo riguardo, si pensi al fatto che sono bastati appena 13 giorni per la ratifica del Trattato di risoluzione unica, contestatissimo dai risparmiatori, sul risanamento bancario e il salvataggio interno, mentre ne sono serviti 871 per la legge sull’agricoltura sociale, 1456 per la legge anticorruzione e più di 20 anni per una legge sulle Unioni civili.

La maggioranza delle leggi, inoltre, è approvata con solo due letture e la navetta da una Camera all’altra riguarda soltanto il 20% dei casi.

Germania 2153 leggi approvate.
Italia 1894 leggi approvate.
Francia 1385 leggi approvate. 
Spagna 700 leggi approvate. 
Regno Unito 630 leggi approvate.

La convinzione che il bicameralismo impedisca al sistema parlamentare di funzionare è sorprendentemente in contrasto con la percezione, diffusissima presso l’opinione pubblica, che ci siano troppe leggi. 

La verità è che il legislatore decide troppo, troppo rapidamente e modifica al contrario costantemente quanto già disposto in precedenza. 

Ciò, evidentemente, è sintomo che quella decisione non era stata sufficientemente ponderata, né era maturata nella società: le questioni sulle quali c'è un consenso collettivo consolidato non necessitano di continui cambiamenti. 

RDM

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