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sabato 22 ottobre 2016

Avellino, abbandonata a sé stessa, per un sindaco indegno...

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Ieri sono partiti dal Teatro Carlo  Gesualdo gli autotreni che trasportano il materiale di Italia’s Got Talent.

Gli operai della produzione hanno lavorato  ininterrottamente dal pomeriggio di giovedì scorso fino a quello di venerdì.

Senza mai fermarsi anche durante le ore della notte e del mattino, questi stacanovisti del monta-smonta, andavano avanti e indietro con casse carrellate chiuse ermeticamente.

Ma quello che più ci colpisce, è l’assenza di addetti comunali che potessero controllare quanto combinavano questi signori: se hanno prodotto danni alla struttura teatrale o si sono appropriati casualmente di materiale che non gli competeva, non è dato saperlo.

Paolo Foti, il nostro famigerato sindaco, impegnato alla stregua di Virginia Raggi, non avrebbe mai potuto pensare di far sovrintendere ai lavori qualche dipendente comunale, così, tanto per una forma di rispetto della sua città, già offesa quotidianamente dagli abusi e dagli sperperi che quest’amministrazione perpetra.

Ma scoprire quanto ci tenga ai cittadini che pagano le tasse con le quali Foti spende e dona prebende, toccando con mano, beh, fa incazzare, come lascia turbati vedere i cancelli lasciati aperti e le luci accese nel parco alle spalle del Teatro per due giorni...!

Che bella festa questa dell’evento con Claudio Bisio e Nina Zilli, se non fosse che dopo dobbiamo leccarci le ferite che un sindaco volgare continua a regalarci, così tanto per odio...!

Dopo questo breve excursus,  per non dimenticare chi siamo, continuiamo con un'altra spiegazione delle riforme Boschi che dovremo giudicare il prossimo 4 dicembre.

La Costituzione del 1947 fu approvata con 458 voti favorevoli (e solo 62 contrari) da un’Assemblea Costituente scelta e legittimata dai cittadini.

La riforma costituzionale è stata invece approvata da un Parlamento di "nominati" dai partiti, delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale che, a causa della legge elettorale con cui è stato eletto, lo ha giudicato non rappresentativo della volontà popolare.

Con la sentenza n. 1/2014, la Corte costituzionale ha denunciato l’«eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo di rappresentanza politica (…) e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto», che discendeva dall'ampiezza del premio di maggioranza assegnato al partito più votato.

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Inoltre, la Corte ha ritenuto che il meccanismo delle liste bloccate non avesse consentito agli elettori di esercitare un voto consapevole.

Pertanto, ha dichiarato l’incostituzionalità del cd. Porcellum (l. 270/2005). 

Anche se, responsabilmente, la Corte ha scelto di non far seguire alla sua sentenza il travolgimento delle Camere e degli atti sino a quel momento compiuti, il Presidente della Repubblica avrebbe potuto decidere di indire nuove elezioni, le quali sarebbero state regolate o dall'incostituzionalità del Porcellum c. d. Consultellum (cioè il Porcellum con le modifiche conseguenti alle dichiarazioni parziali di incostituzionalità), o da un sistema proporzionale con soglie di sbarramento e la possibilità di esprimere una preferenza.

Quantomeno un Parlamento così delegittimato e composto da parlamentari “nominati”, insicuri di essere rieletti e perciò ricattabili ed esposti alla mercé del migliore offerente, non avrebbe dovuto procedere a una revisione costituzionale di così ampia portata.

Così la riforma della Costituzione è divenuta oggetto di scambio e di ascesa politica.

Lo prova il record di passaggi da un gruppo parlamentare all’altro registrato nella XVII legislatura: 325 migrazioni in poco più di due anni e mezzo, per un totale di 246 parlamentari coinvolti.

RDM




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