Ieri sono partiti dal Teatro Carlo Gesualdo gli autotreni che trasportano il
materiale di Italia’s Got Talent.
Gli operai della produzione hanno lavorato ininterrottamente dal pomeriggio di giovedì
scorso fino a quello di venerdì.
Senza mai fermarsi anche durante le ore della notte e del
mattino, questi stacanovisti del monta-smonta, andavano avanti e indietro con
casse carrellate chiuse ermeticamente.
Ma quello che più ci colpisce, è l’assenza di addetti
comunali che potessero controllare quanto combinavano questi signori: se hanno
prodotto danni alla struttura teatrale o si sono appropriati casualmente di
materiale che non gli competeva, non è dato saperlo.
Paolo Foti, il nostro famigerato sindaco, impegnato alla stregua di Virginia
Raggi, non avrebbe mai potuto pensare di far sovrintendere ai lavori qualche
dipendente comunale, così, tanto per una forma di rispetto della sua città, già
offesa quotidianamente dagli abusi e dagli sperperi che quest’amministrazione
perpetra.
Ma scoprire quanto ci tenga ai cittadini che pagano le tasse
con le quali Foti spende e dona prebende, toccando con mano, beh, fa incazzare, come
lascia turbati vedere i cancelli lasciati aperti e le luci accese nel parco
alle spalle del Teatro per due giorni...!
Dopo questo breve excursus, per non dimenticare chi siamo, continuiamo con un'altra spiegazione delle riforme Boschi che dovremo giudicare il prossimo 4 dicembre.
La
Costituzione del 1947 fu approvata con 458 voti favorevoli (e solo 62 contrari)
da un’Assemblea Costituente scelta e legittimata dai cittadini.
La
riforma costituzionale è stata invece approvata da un Parlamento di
"nominati" dai partiti, delegittimato da una sentenza della Corte
Costituzionale che, a causa della legge elettorale con cui è stato eletto, lo
ha giudicato non rappresentativo della volontà popolare.
Con
la sentenza n. 1/2014, la Corte costituzionale ha denunciato l’«eccessiva
divaricazione tra la composizione dell’organo di rappresentanza politica (…) e
la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto», che discendeva
dall'ampiezza del premio di maggioranza assegnato al partito più votato.
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Inoltre,
la Corte ha ritenuto che il meccanismo delle liste bloccate non avesse
consentito agli elettori di esercitare un voto consapevole.
Pertanto,
ha dichiarato l’incostituzionalità del cd. Porcellum (l. 270/2005).
Anche se,
responsabilmente, la Corte ha scelto di non far seguire alla sua sentenza il
travolgimento delle Camere e degli atti sino a quel momento compiuti, il
Presidente della Repubblica avrebbe potuto decidere di indire nuove elezioni,
le quali sarebbero state regolate o dall'incostituzionalità del Porcellum c.
d. Consultellum (cioè il Porcellum con le modifiche conseguenti alle
dichiarazioni parziali di incostituzionalità), o da un sistema proporzionale
con soglie di sbarramento e la possibilità di esprimere una preferenza.
Quantomeno
un Parlamento così delegittimato e composto da parlamentari “nominati”,
insicuri di essere rieletti e perciò ricattabili ed esposti alla mercé del
migliore offerente, non avrebbe dovuto procedere a una revisione costituzionale
di così ampia portata.
Così
la riforma della Costituzione è divenuta oggetto di scambio e di ascesa
politica.
Lo
prova il record di passaggi da un gruppo parlamentare all’altro registrato
nella XVII legislatura: 325 migrazioni in poco più di due anni e mezzo, per un
totale di 246 parlamentari coinvolti.

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