Abbiamo predicato a lungo perché Paolo Foti si dimettesse;
non c'è stato niente da fare, il personaggio ineffabilmente resistente a qualsiasi volontà, ha percorso gli ultimi quarantadue mesi mantenendo il solito profilo d'arrogante assenza.
Non è esistito sui problemi della città;
anzi, la sua inconsistenza amministrativa ne ha prodotti di ulteriori, fidando ciecamente nei suoi capo bastone, attenti ad altro, mai alla comunità.
Oggi siamo arrivati al dunque, e molti gruppuscoli di arrivisti, annusato il momento catastrofico del partito di maggioranza per la sua dirigenza da fumetto, hanno incominciato ad avanzare pretese, nascondendole dietro a un inesistente amore per la città.
Le ultime file hanno preso fiato, e in un'alternante conflitto tra codardia e viltà, si sono fatti avanti cercando di riscuotere i trenta denari.
La presa di posizione notarile con la raccolta delle firme di finta sfiducia, è l'ultimo atto di una commedia plautina.
I personaggi sono sempre gli stessi, essi ricalcano i tipi umani che in questa amministrazione abbiamo anche ripetuti come le figurine Panini.
Il servus, il parasitus e il miles gloriosus.
Lasciando da parte la meretrix e qualche altra eccellenza della fauna umana, il consiglio comunale ci ha regalato varie rappresentazioni teatrali, ma sempre lontane da qualsiasi esigenza della società civile.
Tra assenze del pensiero o scarsa visione amministrativa, ecco che almeno un consigliere, e uno solo, si è proteso al di sopra degli scranni indegnamente occupati, proponendo cento giorni di intelligente e finalmente proficua attività comunale al servizio della città.
Non le solite chiacchiere;
nessuno ha capito immediatamente che significasse la scelta del numero ultimo.
I cento giorni non hanno preso spunto da Napoleone o da quelli della strage di via Carini a Palermo;
cento giorni di consiliatura che renderanno possibile programmare il futuro del Capoluogo: una giunta con personalità di spicco che individueranno le priorità da realizzare con i milioni di euro che potrebbero andare perduti.

Il commissario che fosse intervenuto, nel caso di una sconsiderata visione obnubilata da asti e infantili ripicche, non avrebbe avuto interesse o capacità di recupero, e se mai, avrebbe dovuto lasciare la palla nelle mani dei dirigenti.
Quando mai i dirigenti o i funzionari, lasciati a se stessi, hanno avuto lungimiranza e amore per il lavoro tale, da preferire il sacrificio al proprio tornaconto?
Chiudiamo il libro dei sogni e ammettiamo che il Dg Air si è relazionato una spanna al di sopra di tutti: simpatico o no, Dino Preziosi ha messo da parte qualsiasi forma di rivalsa e unico, ha dichiarato pubblicamente senza tema di smentita, quanto ami questa triste e abusata cittadina.
E comunque, se pure si operasse da subito la sfiducia, le cose non cambierebbero in funzione dei tempi per nuove elezioni che sarebbero ugualmente rose maggesi.
www.orsettodigimmi.blogspot.it
RDM
Nessun commento:
Posta un commento