Il passaggio dei comuni dell'Alta Irpinia verso l'Acquedotto Pugliese è l'emblema del fallimento di un sistema che ha trattato l'acqua — il bene pubblico per eccellenza — come una merce di scambio politico invece che come una risorsa da gestire.
Un vero e proprio naufragio programmato.
La fuga dei tredici Comuni non è un atto di lungimiranza, ma l'abbandono della nave da parte di chi, per decenni, ha contribuito a renderla inservibile.
L'Alto Calore Servizi è stato per anni il bancomat del consenso in Irpinia.
Assunzioni e clientelismo, una gestione gonfiata per soddisfare le esigenze elettorali ha portato a un debito mostruoso.
Reti colabrodo, ma si curavano gli organici, intanto le tubature marcivano, arrivando a perdite idriche che in alcuni punti superano il 50-60%.
Il paradosso dell'abbondanza: l'Irpinia, serbatoio idrico del Mezzogiorno, si ritrova con i rubinetti a secco o con l'acqua razionata perché il gestore è al collasso finanziario.
Il fatto che oggi questi comuni scappino verso la Puglia evidenzia una doppia beffa.
L'eredità del debito, chi resta - i comuni più piccoli o quelli senza alternative - dovrà farsi carico dei cocci di un ente ormai svuotato.
I protagonisti di questa stagione sono spesso gli stessi che oggi propongono soluzioni o che si ricandidano.
Enzo Alaia, Antonio Lenzi e Maurizio Petracca..!
Il caso di Enzo Alaia, che nonostante le vicende giudiziarie assume ruoli di rilievo nelle istituzioni regionali, o il riproporsi di figure come Luca Cipriano, conferma la sensazione di un'aristocrazia politica che si autoriproduce, immune ai fallimenti che semina.
L'analisi sull'elettorato è la più amara; una provincia dove il voto non è una scelta di programma, ma un debito di gratitudine o una speranza di favore.
Questa educazione perversa è il lascito dei grandi nomi del passato, che hanno insegnato ai cittadini a non chiedere diritti, ma a implorare piaceri.
Il passaggio alla Puglia è la prova che la classe dirigente locale ha abdicato alla propria sovranità gestionale.
Se non si riesce a gestire nemmeno l'acqua in una terra d'acqua, significa che il modello è strutturalmente fallito.
La documentazione di Passaro o la rabbia dei cittadini non allineati sono grida nel deserto se non scatta una massa critica capace di rifiutare la logica della raccomandazione.
Ma il terreno è condizionabile, la paura di restare senza protezione è ancora più forte della voglia di legalità.
RDM

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