L'insediamento di Roberto Fico alla guida della Regione Campania segna, sulla carta, la fine dell'era del lanciafiamme, ma per i cittadini campani e irpini, il passaggio dal dire al fare somiglia sempre più a un percorso a ostacoli tra le macerie di un sistema sanitario ridotto ai minimi termini.
Dopo un decennio di gestione targata Enzo De Luca — che molti non esitano a definire uno stupro sistematico del diritto alla salute — la Campania si risveglia sotto la guida di Roberto Fico.
Il nuovo Governatore ha tenuto per sé la delega alla Sanità, un segnale che vorrebbe essere di rottura ma che, al momento, si scontra con il muro di gomma di liste d'attesa infinite e Pronto Soccorso trasformati in gironi danteschi.
Il dramma che viviamo ogni giorno nelle corsie del Moscati o nei presidi di frontiera non è frutto del destino, ma di una scelta politica ben precisa: la lottizzazione delle cariche.
Per anni, la dirigenza sanitaria è stata selezionata non in base a criteri di eccellenza gestionale, ma secondo il grado di fedeltà al capobastone di turno.
Questa selezione dei peggiori ha prodotto campioni di inettitudine, che oggi gestiscono la vita dei cittadini con la freddezza di un ragioniere e la spocchia di chi sa di essere intoccabile.
Fico si trova oggi a dover decidere se sbloccare davvero le liste d'attesa e riorganizzare i Pronto Soccorso per renderli presidi di dignità, o se cedere alle pressioni degli alleati.
La rabbia dei cittadini monta: non è più tollerabile subire passivamente dinamiche di potere che si riproducono in automatico, dove ogni vincitore della tornata elettorale pretenda la sua fetta di sanità per piazzare i propri uomini.
Nonostante i proclami sulla sanità del territorio e sulla trasparenza, il rischio che la Campania assista a una continuazione vigliacca delle solite scene è altissimo.
Il nuovo Governatore si sta già confrontando con le fauci fameliche delle correnti che lo hanno sostenuto, ognuna pronta a rivendicare la propria quota di potere amministrativo.
Se Fico dovesse confermare la pletora di direttori generali nominati nell'ultimo scorcio della precedente gestione — scelti proprio tra quei fedelissimi che hanno portato il sistema al collasso — il segnale sarebbe inequivocabile.
Cambiano i suonatori, ma la musica della prevaricazione arrogante resta la stessa...?
La vera tragedia resta l'incapacità di reazione di una Comunità che sembra aver accettato lo sfregio della propria salute come un dato di fatto.
Fico ha promesso investimenti e un cambio di passo, ma ad Avellino e nel resto della regione si aspetta ancora di vedere se avrà il coraggio di tagliare i cordoni ombelicali che legano gli ospedali alle segreterie politiche.
In caso contrario, il passaggio da De Luca a Fico, sarà ricordato solo come l'ennesimo valzer su una nave che affonda.
Vincenzo Ciampi se fosse inserito d'imperio in giunta o in qualche Commissione qualificante, sarebbe un bel segnale per Fico e chi lo tira per la giacca.
Abbiamo urgenza di persone per bene, articolo sconosciuto ai più, specialmente in un periodo in cui i cambi di casacca vengono finanche premiati.
La melma è arrivata al collo, non c'è più tempo e spazio per attendere, il Governatore dovrebbe rendere umano un settore che ha perso da tempo la propria dignità.
RDM


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