La politica sia parlamentare che giornalistica ormai segue un indirizzo talmente becero che non vale neanche la pena di raccontarlo: il si appena si passa la linea a un inviato o il cambiamento di genere a ruoli istituzionali, sono la cartina tornasole dell'appartenenza.
Il quadro che delineiamo descrive una gestione del potere che sembra più attenta al controllo del feudo che alla valorizzazione delle competenze.
L'analisi mette in luce un paradosso tipico di certe dinamiche politiche: chi ha memoria storica e competenza tecnica, Antonio Gengaro, viene percepito come un ostacolo da chi invece punta sulla fedeltà dei numeri.
Il tentativo di relegare Gengaro ai margini è la prova di quella che definiamo vigliaccheria politica.
Esautorare una figura che, dati alla mano, dimostra una conoscenza millimetrica della città, significa una cosa sola: non si vuole un dibattito nel merito, si vuole un plebiscito sul capo.
Se il Pd locale preferisce la massa critica dei voti controllati, alla qualità del progetto amministrativo, sta scientemente accettando di impoverire Avellino.
La politica come studio, visione urbana e coerenza, sono il profilo che attribuiamo all'ex vice di Di Nunno.
La politica come gestione del consenso, fatta di gnorsì e di controllo dei sindaci, è scuola demitiana.
Questa è la frattura che ha offeso e ucciso la città: la vittoria dei gestori sugli architetti del bene comune.
Aver ostacolato quella visione per imporre una gestione politicamente controllata è un atto di un'arroganza volgare.
Quando il controllo dei sindaci prevale sull'efficienza del servizio pubblico (acqua, sanità, trasporti), a pagare sono sempre gli utenti, mentre la politica esulta per una poltrona in più nel proprio scacchiere.
È un sistema a circuito chiuso.
Se Petracca ha già indicato il vincitore del congresso e controlla i sindaci come un piccolo sovrano, lo spazio per la democrazia interna al Partito Democratico è nullo.
Un sistema che esclude le sue menti migliori per paura che facciano ombra al leader è un sistema destinato a implodere o, peggio, a trascinare la città nel degrado;
mentre i Marchesi del Grillo festeggiano le loro piccole vittorie interne.
RDM
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