La critica a Maurizio Petracca per il presunto clima trumpiano riflette il timore di una gestione autoritaria che, invece di allargare il campo in vista delle amministrative, rischia di arroccarsi.
In politica, l’autorevolezza si misura con la capacità di sintesi: se l'erede della scuola demitiana sceglie la strada dell'esclusione, il rischio di consegnare la città a personaggi inenarrabili diventa una certezza matematica.
La frammentazione interna è un lusso che il centrosinistra avellinese non può permettersi.
Raramente un rappresentante di partito si è interessato alle difficoltà prioritarie nel quotidiano, e questo diventa una pregiudiziale insormontabile per quelli scevri di clientela.
C'è un Avellinese doc che negli anni si è calato anima e corpo, nelle dinamiche della città, descrivendole, denunciando e fornendo suggerimenti per risolverle.
Una persona diversa e forse per questo superficialmente interpretata, ma lui ha superato i personalismi cercando di educare quelli che non capiscono che aiutare tutti significhi aiutarsi.
Il racconto di Massimo Passaro e l'esperienza al Pronto Soccorso è la parte più dolorosa.
Non è solo un problema di malasanità, ma di dignità del cittadino.
L'assuefazione è una perniciosa forma di viltà tramandata.
Quando il disservizio diventa la norma, il cittadino smette di indignarsi e inizia a subire.
L'interruzione di pubblico servizio però, non spinge le nuove corporazioni che si avvicendano ogni tanto, per poi scomparire in un puff, alla denuncia.
Se i ritardi e le carenze strutturali (come le infiltrazioni nel parcheggio ospedaliero che persistono da un decennio) pregiudicano il diritto alla salute, la responsabilità non è solo politica, ma gestionale.
È rimasta solo la Procura, quale ultima spiaggia su cui sperare in una alito di giustizia e attenzione per il cittadino maltrattato e abusato da sempre, dall'arroganza dei raccomandati immemori di come abbiano guadagnato il posto di lavoro.
Germano Perito al Moscati dal 2019...
Il Centro Autismo e il Pronto Soccorso sono il simbolo di una burocrazia che si nutre di se stessa, dove le istituzioni si sentono effettivamente Marchese del Grillo, protette da un'autoreferenzialità che ignora i bisogni delle famiglie più fragili.
In sintesi l'analisi suggerisce che Avellino stia vivendo un corto circuito tra una classe dirigente impegnata in tatticismi (i salta fossi alla Rotondi) e una cittadinanza che oscilla tra la denuncia isolata e la rassegnazione.
Sarebbe interessante approfondire: esiste oggi ad Avellino una figura o una lista civica capace di rompere questo muro d'omertà senza finire tritata dai meccanismi dei partiti tradizionali...?
RDM
No...non esiste né una figura né una lista civica, né un partito capace d'invertire questa deriva della città. Chi avrebbe potuto si è ritirato in buon ordine e ...purtroppo...tace.
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