Il quadro è quello di una città affetta da un disturbo alimentare del diritto:
una anoressia delle regole che porta all'atrofia del senso civico e una bulimia dell'abuso che tutto divora, dalle curve di via Circumvallazione ai bilanci dell'Alto Calore.
La analisi descrive perfettamente quel fenomeno che i sociologi chiamano legalità debole o anomia, dove la norma non è un confine invalicabile per tutti, ma un elastico che si tende o si spezza a seconda del chi si conosce.
L'esempio dell'elettrauto di via Circumvallazione e delle sanzioni chirurgiche di via Dante è emblematico.
Quando la Polizia Locale esercita una vigilanza a macchia di leopardo, non sta solo ignorando un divieto di sosta;
sta lanciando un messaggio devastante: la legge è un fastidio per gli amici e una minaccia per gli estranei.
La Polizia municipale..!
Se un'auto viene multata per un centimetro mentre altre occupano impunemente l'intera via per ore, la multa smette di essere un atto di giustizia e diventa una sgarbo, una persecuzione ad personam o, peggio, una dimostrazione di forza selettiva.
La micro-inciviltà urbana approda alla macro-malagestione dell'Alto Calore e della sanità.
È lo stesso meccanismo mentale:
il vigile urbano che chiude un occhio per l'auto in curva è il cugino povero del caporione del PD che piazza il dirigente incapace.
Il silenzio dell'elettore che si lamenta solo al bar è la benzina che permette ai sindaci responsabili dello sfascio del Consorzio di farsela a gambe verso lidi più sicuri, come l'acquedotto pugliese, senza pagare pegno politico.
Il passaggio dei responsabili verso altri enti è la prova regina che la meritocrazia è alla berlina.
Nel sistema dei capibastone, non conta quanto bene gestisci l'acqua irpina, ma quanto sei stato funzionale al sistema mentre lo facevi.
Se la nave affonda, per chi ha servito il patriarcato del partito c'è sempre una scialuppa di salvataggio pronta.
L'assuefazione al peggio
Il punto più dolente è l'accettazione sociale: Avellino è contenta così.
Il lamento da bar diventa un rito catartico che sostituisce l'azione.
Lamentarsi permette di sentirsi dalla parte giusta senza dover fare la fatica di essere coerenti o di ribellarsi.
È un'assuefazione che trasforma la vergogna in abitudine, il privilegio in diritto e il cittadino in suddito.
Se la comunità non percepisce più l'abuso come un danno alla collettività ma come un modo di stare al mondo a cui adeguarsi per sopravvivere, allora la denuncia diventa davvero solo un fastidioso insetto da scacciare.
RDM


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