Un nervo scoperto della storia politica e amministrativa irpina.
Non è solo il fallimento di un ente, ma il crollo di un intero sistema di gestione del potere che ha utilizzato l'acqua — il bene comune per eccellenza — come moneta di scambio clientelare per decenni.
La metafora dei topi che scappano dalla nave è particolarmente calzante se analizziamo la parabola dell'Alto Calore Servizi.
Il dissesto dell'azienda dell'acqua non è un incidente di percorso, ma il risultato di una gestione che per trent'anni ha seguito logiche lontane dall'efficienza industriale.
Ipertrofia del personale, per anni l'ente è stato considerato un ufficio di collocamento dai riferimenti politici locali, insieme all'Ospedale, al Catasto, alla Camera di Commercio, al Comune e agli altri Enti pubblici.
Le assunzioni massive hanno gonfiato i costi fissi rendendo l'ente strutturalmente incapace di investire nella manutenzione.
Mentre si discuteva di massimi sistemi e capibastone, le condotte idriche raggiungevano tassi di dispersione superiori al 50-60%.
Il passivo accumulato che supera i 150 milioni di euro, è diventato un buco nero che ora minaccia di risucchiare i Comuni soci.
Il passaggio dell'Area di Sviluppo Industriale verso l'Acquedotto Pugliese, AQP, è lo schiaffo finale all'orgoglio irpino.
È un paradosso geografico e politico: l'Irpinia, che è il serbatoio d'acqua del Mezzogiorno, si ritrova a dover chiedere aiuto a un ente esterno perché non è stata capace di gestire le proprie sorgenti.
Questo tradimento dell'ente di Corso Europa da parte dell'ASI segna la fine della solidarietà tra enti locali, dettata dalla pura necessità di sopravvivenza.
Chi ha bisogno di acqua per le industrie non può più permettersi di restare legato a un ente tecnicamente fallito, specialmente se cerchi di evitare di pagare i debiti...due milioni di euro..!
L'Eredità di De Mita e Mancino, i due pilastri della Prima Repubblica irpina, con la propria visione centralista, si ritenevano deus ex machina di qualsiasi iniziativa.
E la convinzione evangelica che il controllo politico totale su ogni ente Alto Calore, ASI, Comunità Montane...fosse l'unico modo per garantire lo sviluppo, ha partorito tutto quanto abbia causato gli sconquassi territoriali.
L'Alto Calore è stato il simbolo di quel potere che dispensava favori in cambio di fedeltà, convinti che il sistema fosse eterno.
Oggi, quella sicumera si scontra con la realtà dei tribunali fallimentari e delle rubinetterie a secco.
La fuga dei politici attuali è il tentativo di non intestarsi le macerie di un muro che i loro maestri hanno costruito, ma che loro stessi hanno contribuito a non puntellare.
Il futuro dell'Alto Calore sembra ormai segnato da due strade obbligate: il Concordato Fallimentare, il tentativo estremo di salvare il salvabile tagliando i debiti e sperando in un rilancio che appare miracoloso.
La Privatizzazione o l'Aggregazione, vale a dire la perdita definitiva della sovranità irpina sull'acqua a favore di grandi attori industriali o gestori regionali.
RDM
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