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lunedì 29 dicembre 2025

Avellino vittima di se stessa: tra il "cazzismo" dei singoli e l’eredità del clientelismo..!



Ad Avellino il gioco preferito rimane lo scaricabarile. 

L’ultimo atto di questa commedia dell’assurdo vede come protagonisti i commercianti locali, la cui spocchia sembra non avere confini. 

Non paghi di una gestione spesso dilettantesca della propria attività, molti esercenti hanno eletto l’amministrazione comunale a capro espiatorio universale. 

Se i negozi restano vuoti o se il mestiere non lo si sa fare, la colpa è sempre degli altri: del traffico, dei lavori o, perché no, dei mutamenti climatici. 

Mai un barlume di autocritica, mai il riconoscimento di un limite professionale.

Ma il problema della città è più profondo e affonda le radici in un quarantennio di scelte elettorali scellerate. 

Avellino è vittima di se stessa e di un sistema che ha scambiato il diritto con il favore. 

Il clientelismo cronico, quello brevettato dai grandi maestri della Prima Repubblica — i vari De Mita, Mancino e la loro pletora di seguaci — è penetrato così a fondo nelle coscienze da diventare una dipendenza psicologica.

La comunità avellinese non vota per il bene comune, ma per la gratificazione individuale. 

In questo contesto, il cazzismo personale ha preso il sopravvento su ogni forma di coscienza civica. 

Il cittadino medio non si indigna per il degrado dei servizi o per la qualità della rappresentanza politica, finché spera di ottenere il piccolo tornaconto privato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una cronica incapacità di selezionare persone per bene come rappresentanti nelle istituzioni. 

La selezione della classe dirigente non avviene per merito o per onestà, ma per fedeltà al sistema del capoclan di turno. 

È un circolo vizioso che si autoalimenta da quarant’anni: si vota male, ci si lamenta del risultato, ma si è pronti a rifare la stessa scelta alla prima promessa di un interesse particolare.

Finché la Comunità non smetterà di farsi distrarre dalle proprie ambizioni meschine, Avellino resterà ferma, prigioniera di una classe politica che riflette esattamente i vizi di chi la elegge. 

La spocchia del commerciante che incolpa il meteo e l'opportunismo del politico che promette l'impossibile sono due facce della stessa medaglia: quella di una città che ha deciso di rinunciare alla propria dignità per un piatto di lenticchie.

RDM

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