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martedì 30 dicembre 2025

Avellino: per una volta la competenza potrebbe entrare nella Cosa Pubblica..!

 

Fico ritira la querela che De Luca volle fare a Report per le liste d'attesa criminali..!

La recente bagarre per l'occupazione delle poltrone nel nuovo esecutivo regionale di Roberto Fico è la prova provata, se mai ce ne fosse stato bisogno, che gli interessi della Comunità sono l'ultimo pensiero di chi mastica politica per saziare appetiti privati. 

Ad Avellino come a Napoli, le anime dei partiti parlano di bene comune ma, non appena si chiudono le porte delle segreterie, il pensiero corre subito al benessere della propria stirpe o del proprio cerchio magico.

Maurizio Petracca, forte delle sue 25.507 preferenze raccolte in Irpinia, il consigliere del PD — e lo stesso partito per lui — era convinto che la carica di Presidente del Consiglio regionale gli spettasse quasi d'imperio, come un tributo dovuto al signore delle tessere locali. 

Eppure, nel gioco dei pesi e contrappesi che governa la Campania, quello specifico di Avellino si è rivelato piuma dinanzi alle corazzate partenopee. 

Le ambizioni di Petracca si sono infrante contro la realtà di una politica che non premia il consenso territoriale, ma la vicinanza ai nuovi centri di potere.

Gaetano e Massimiliano Manfredi

Mentre Petracca masticava amaro, il sindaco di Napoli ha dato una lezione magistrale di cosa significhi pensare alla famiglia.

Gaetano Manfredi ha chiesto e ottenuto che il proprio fratello, Massimiliano Manfredi, venisse incoronato Presidente del Consiglio regionale nella seduta del 29 dicembre.

Il curriculum del nuovo Presidente è, a dire il vero, di tutto rispetto: ingegnere civile, giornalista pubblicista, già parlamentare nella XVII legislatura e consigliere uscente con oltre 30.000 preferenze. 

Un profilo tecnico e politico solido, certo, ma che non sposta di un millimetro il sospetto che la sua ascesa sia stata blindata dal metodo Manfredi, un asse che ormai controlla Napoli e punta a egemonizzare l'intera regione.

In questo scenario, la rabbia che avvolge le varie espressioni elettorali escluse dal banchetto non è rabbia civile per una mancata rappresentanza dei territori, ma stizza per l'esclusione dalla spartizione. 

Se Petracca piange e Manfredi ride, l'Irpinia resta a guardare una giunta che si annuncia napolocentrica, dove i nomi che circolano — dai Casillo ai Sarracino — confermano che il PD ha scelto di tutelare i propri equilibri interni piuttosto che le istanze delle province.

Ancora una volta, il cittadino irpino si scopre spettatore pagante di un teatro dove gli attori cambiano ma il copione resta identico: si vota per sperare in un riflesso di potere, ma alla fine a tavola siedono sempre gli stessi, o i loro parenti più stretti.

Mentre il valzer delle poltrone regionali si consuma tra Napoli e i desiderata dei soliti noti, Avellino resta sospesa in un limbo che attende una scossa di dignità. 

Se si guarda al merito e alla visione, il nome di Nicola Giordano emerge non solo per una consolidata capacità amministrativa, ma per la rara dote di saper immaginare una città diversa.

L'ingegnere ha dimostrato, carte alla mano, di possedere una cultura politica di spessore e idee chiare per scardinare il sistema di Palazzo di Città.

Il vero nodo, però, resta il Partito Democratico. 

È tempo che via Tagliamento smetta di agire come una succursale alle dipendenze del capoclan di turno. 

La gestione Petracca ha trasformato per troppo tempo il partito in una caserma di soldati pronti a obbedire agli ordini, o peggio, in una sala d'attesa per camerieri della politica.

È giunto il momento che il PD decida secondo una visione utile alla gente e non funzionale alle carriere dei singoli. 

Serve una sterzata per una volta tanto: basta con il servilismo, spazio alla competenza di chi, come Giordano, non ha bisogno di ricevere ordini per sapere come si governa una comunità.

Sul fronte opposto, la destra continua a non rappresentare un’alternativa credibile per due ragioni strutturali.

L'equivoco del civismo: l'elettorato avellinese ha la storica inconsuetudine a scegliere elementi lontani dall’orbita post-democristiana o di sinistra. 

Gli stessi Festa e Nargi, ricordiamolo, erano fuoriusciti che hanno giocato sull'equivoco di un'appartenenza progressista, poi rivelatasi un mero paravento per interessi personalissimi.

L'effetto meteora: Francesco Pionati appare come l'ennesimo jolly calato dall'alto, sulla scia di Gianfranco Rotondi.

Personaggi che vivono di rendita mediatica nazionale, usati dalle segreterie romane e poi gettati via come fazzolettini di carta non appena la tornata elettorale si conclude.

Avellino non ha bisogno di meteore romane né di soldatini agli ordini di Napoli. 

Ha bisogno di un'amministrazione che riconosca finalmente il primato del bene pubblico sul cazzismo privato. 

Se il centro-sinistra avrà il coraggio di puntare su una figura solida come Giordano, rompendo le catene del clientelismo potrà forse restituire a questa città una parvenza di futuro. 

In caso contrario, continueremo a vedere lo stesso film: attori diversi, ma la stessa, identica miseria politica.

RDM

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