Ad Avellino, si sa, il tempo è un concetto relativo, specialmente quando si varca la soglia della Città Ospedaliera.
Il dilemma del Pronto Soccorso si trascina stancamente da almeno tre lustri, ma a leggere le dichiarazioni dei vertici aziendali sembra sempre di essere all'anno zero.
La sceneggiatura è la stessa, logora e polverosa: politici di lungo corso che nominano dirigenti fedelissimi e questi ultimi che, con la puntualità di un orologio svizzero, cadono dalle nubi dinanzi all'inefficienza cronica.
In questi giorni assistiamo al singolare debutto nel ruolo di meravigliato speciale del Direttore Generale Germano Perito.
Affiancato nel suo ufficio dal Direttore Sanitario Aristide Tortora e dal Direttore Amministrativo Ida Ferraro, il vertice strategico del Moscati pare aver scoperto solo ora la voragine che inghiotte pazienti e speranze nel reparto di emergenza.
Un’amnesia collettiva che stupisce, se si considera che il Direttore Generale non è certo un astronauta appena atterrato da Marte.
Ha ricoperto il ruolo di Direttore Amministrativo proprio in quel nosocomio dal 2019 al 2022.
Evidentemente, all'epoca, i problemi del Pronto Soccorso dovevano essere mimetizzati molto bene tra le pieghe dei bilanci.
La questione, però, è più profonda e riguarda il metodo.
Finché la selezione dei campioni della sanità pubblica risponderà alla logica del caporione di turno, la gestione della salute resterà un sottoprodotto della fedeltà politica.
Ci troviamo di fronte a una gestione che fatica a dimostrarsi all’altezza di un complesso ospedaliero di rilievo regionale, ma che eccelle nell’arte della sopravvivenza burocratica.Il vero dramma, però, si consuma fuori dalle corsie.
Si forma nelle cabine elettorali, dove il cittadino irpino sembra affetto da una sindrome da oblio selettivo: le tragedie quotidiane vissute in corsia svaniscono dinanzi alla promessa di una gratificazione o alla speranza di un piccolo favore personale.
In questo scenario, una menzione d'onore va a quella pletora di media locali che hanno smarrito la dignità della missione informativa.
Il commissario Giuliana Perrotta
Invece di incalzare chi decide, si piegano al politicamente corretto, trasformandosi in megafoni di veline istituzionali.
Un giornalismo che non graffia ma accarezza, dimenticando che il suo dovere sarebbe denunciare la faccia tosta di chi, dopo anni di gestione, ha ancora il coraggio di dichiararsi sorpreso dal disastro che lui stesso ha amministrato.
Anche in questo caso notiamo l'assenza di Giuliana Perrotta, attenta alle chiusure stradali in giorni catartici, ma non su altre problematiche serie, quali le strade bombardate e la periferia abbandonata a se stessa.
RDM
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