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giovedì 4 dicembre 2025

Avellino: quando le condotte collassano, non è un caso: è il conto di anni di cattiva gestione

Enza Ambrosone, Antonello Lenzi e Maurizio Petracca

Le condotte idriche continuano a cedere, una dopo l’altra, e questa volta è toccato alla Nazionale delle Puglie. 

Un film dell’orrore che si ripete con cadenza sempre più regolare e che non sorprende più nessuno, perché tutti — nel profondo — sanno da dove arrivano i danni che oggi stiamo pagando. 

Un passato fatto di scelte sbagliate, interventi tampone e una gestione pubblica incapace di guardare oltre il giorno dopo.

Quando un acquedotto esplode, non è mai un evento imprevedibile. 

Non si tratta di fatalità o sfortuna, ma dell’esito naturale di infrastrutture vecchie, trascurate e mantenute con logiche emergenziali anziché strategiche. 

Molti tratti della rete idrica locale hanno 40, 50, talvolta 60 anni. Tubi nati in un contesto storico completamente diverso, usurati dal tempo e dalla mancanza di una manutenzione programmata che non c’è mai stata.

Eppure, nonostante fosse evidente a chiunque che prima o poi sarebbero arrivati i cedimenti, nessuno ha preparato un piano strutturale di sostituzione. 

Ogni rottura è stata affrontata come un caso isolato, con una riparazione localizzata che risolve il problema per qualche giorno ma indebolisce tutto il resto della condotta. 

Nazionale delle Puglie allagata..!

Si interviene sul foro, ma non sulla causa. E così il punto debole si sposta di poche decine di metri, fino al successivo cedimento. Un effetto domino che accelera ogni anno.

Ma la radice più profonda del problema non è solo nei tubi: è nella gestione. 

Per decenni, gli enti pubblici e le società partecipate sono stati usati come strumenti di consenso politico. 

Assunzioni facili, logiche clientelari, scarsa formazione tecnica, incarichi assegnati secondo appartenenze e non competenze. 

In un territorio che avrebbe avuto bisogno di ingegneri, tecnici specializzati, manutentori esperti e visione a lungo termine, ci si è invece cullati in un clima di compiacimento e superficialità.

Chi guidava le istituzioni avrebbe dovuto immaginare ciò che stiamo vivendo oggi, ma ha preferito rimandare, sperando che i problemi si manifestassero più in là, possibilmente nelle mani di altri. 

E chi si è alimentato di questo sistema, beneficiando delle ricadute del clientelismo, ha fatto spallucce di fronte a una realtà che ormai non è più possibile ignorare.

Il risultato è quello che osserviamo quotidianamente: strade allagate, voragini improvvise, interruzioni idriche ripetute, danni economici e sicurezza compromessa. 

E una popolazione costretta a convivere con l’idea che ogni pioggia o ogni variazione di pressione possa trasformarsi nel prossimo cedimento.

La verità è semplice: ciò che esplode sotto i nostri piedi non sono solo le tubature, ma decenni di non-governo del territorio.

Ripartire non sarà facile, ma è necessario. Servono competenze vere, manutenzione programmata, trasparenza, responsabilità e la fine di un approccio che ha tradito il bene pubblico in nome della convenienza del momento.

Solo così si potrà spezzare questo circolo vizioso e restituire sicurezza e affidabilità a una rete idrica che oggi è lo specchio fedele della classe dirigente che l’ha lasciata degradare.

Abbiamo visto nei mesi scorsi come il partito democratico si sia infervorato per aver collocato uno dei suoi, Antonello lenzi, ad amministrare un cadavere qual è l'Alto Calore.

Petracca e l'inquisito Alaia, secondo eletto...!

La foto all'uscita dall'assemblea avvinghiati al vincitore, vedeva Maurizio Petracca e compagnia, ormai euforici, pensare al proprio potere rinforzato, i sindaci tutti come dei caproni ancora una volta, hanno declinato ogni attenione per il terrritorio che li ha sostenuti, per rispondere gnorsì al padrone.

E Petracca è stato il primo eletto alle regionali, ben venticinquemila preferenze, una vittoria cinica, perdurante e assertiva, di come la gente, quella che soffre non abbia protezione, perché la regola non si tocca, il potere comanda.

RDM

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