La Provincia ha presentato con grande enfasi il nuovo Ptcp, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale: un documento che, nelle intenzioni, dovrebbe rilanciare la pianificazione locale, rendere più efficiente la mobilità e sostenere lo sviluppo socio-economico delle comunità.
Una cornice organizzata, una conferenza stampa solenne, un tavolo istituzionale affollato di amministratori e tecnici.
L’impressione, però, è che dietro questa vetrina di buone intenzioni si nasconda una realtà molto diversa: quella di un territorio che da anni soffre di declino demografico, impoverimento produttivo e debolezza amministrativa.
L’elaborazione di un Ptcp può essere uno strumento utile, in molti casi, però, arriva quando il territorio ha già perso popolazione, servizi e forza attrattiva.
E soprattutto rischia di trasformarsi in un documento programmatico poco incisivo, senza risorse dedicate e senza una reale capacità di guidare le scelte dei Comuni.
La Ferrovia inesistente è una delle tante problematiche irrisolte..!
La situazione locale è emblematica. La provincia ha visto negli ultimi anni un calo di residenti intorno al 10%, un dato che racconta più di qualsiasi dossier tecnico.La popolazione attiva se ne va perché non trova lavoro, oppure perché l’offerta occupazionale è poco dignitosa, precaria e scarsamente retribuita.
Le imprese innovative faticano a insediarsi; i servizi pubblici essenziali – trasporto, sanità, istruzione – mostrano segni evidenti di affanno;
la digitalizzazione avanza troppo lentamente. In questo contesto, un piano di coordinamento rischia di essere più un tentativo tardivo di ricucitura che una soluzione strutturale.
La causa di fondo è però più profonda. Lo spopolamento non è solo il risultato della crisi economica: è anche la conseguenza di un sistema amministrativo che spesso non riesce a garantire competenza, visione e continuità nelle scelte.
Le elezioni locali, soprattutto nelle realtà più piccole, premiano la conoscenza personale più che la preparazione tecnica; la capacità di gestire strumenti complessi di programmazione territoriale è spesso insufficiente;
La qualità degli amministratori è sinteticamete una foto..!
il clientelismo – che da decenni rappresenta un meccanismo di sopravvivenza politica – continua a incidere sulla qualità delle decisioni.
In molte amministrazioni, la programmazione urbanistica e dello sviluppo economico non è guidata da un disegno di medio-lungo periodo, ma da logiche frammentate: piccoli favori, equilibri fra gruppi locali, interventi circoscritti privi di una prospettiva d’insieme.
In questo scenario, anche il miglior documento di pianificazione rischia di essere relegato a esercizio formale, incapace di incidere sul declino del territorio.
Lo spopolamento, dunque, non si combatte con annunci o tavoli istituzionali affollati, ma attraverso una trasformazione culturale e amministrativa.
Servono competenze solide nella classe dirigente locale, un utilizzo rigoroso dei dati a supporto delle decisioni, la collaborazione reale tra Comuni, investimenti seri in mobilità e digitalizzazione, servizi pubblici capaci di garantire qualità e continuità.
Soprattutto, è necessario rompere il circolo vizioso che lega consenso elettorale e gestione del potere, restituendo alle amministrazioni il ruolo fondamentale per cui esistono: servire il territorio e la comunità, non alimentare meccanismi autoreferenziali.
Il Ptcp potrebbe essere un’occasione. Ma solo se accompagnato da un cambio di metodo, da una visione autentica e da una classe politica capace di guardare oltre il breve termine.
Altrimenti resterà un altro documento patinato, utile a riempire conferenze stampa, ma incapace di fermare l’emorragia demografica e sociale che sta svuotando i nostri territori.
RDM
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