Il Poligono di tiro all'aperto, di via Francesco Tedesco, in pieno centro abitato.
L’arrivo del Commissario Prefettizio Giuliana Perrotta era stato accolto da molti come la sferzata di legalità e rigore di cui Avellino aveva disperatamente bisogno.
Ma a distanza di tempo, l’entusiasmo lascia spazio a un retrogusto amaro, quello del così fan tutti.
L’ultima ordinanza di chiusura del Corso per sforamento di PM10 non è che l’ennesimo capitolo di una gestione che sembra colpire nel mucchio per non colpire nel segno.
Mentre l'isola quasi pedonale della città viene blindata la domenica in nome della salute pubblica, a pochi chilometri di distanza, in Via Francesco Tedesco, il Poligono della produzione e del traffico continua a pulsare indisturbato sei giorni su sette.
Un controsenso che i cittadini non possono non notare: che senso ha fermare le auto per poche ore se non si ha il coraggio di intervenire sulle vere fonti strutturali dell’inquinamento?
Ma il problema, lo sappiamo, non è l’ordinanza in sé.
È la capacità – o la volontà – di farla rispettare. Senza controlli seri, un decreto resta un pezzo di carta che serve solo a prendere per i fondelli chi, con senso civico, prova a adeguarsi.La vera emergenza che bussa alle porte, però, ha l’odore della polvere pirica.
Le casette dei fuochi d’artificio sono già lì, pronte a trasformarsi in generatori di botti pericolosissimi.
Non si tratta solo di sicurezza urbana, ma di un disastro ambientale annunciato: ogni esplosione libera una nube tossica di metalli pesanti e polveri sottili che ristagna nella nostra conca per giorni, rendendo ridicole le domeniche ecologiche di facciata.
Il Commissario conosce bene questi rischi.
No ai botti..!
Eppure, la domanda resta: chi controllerà? Chi impedirà che Avellino diventi, ancora una volta, una zona franca del botto selvaggio?
Il nervo scoperto resta la gestione della Polizia Municipale.
La vista delle auto di servizio che passeggiano pigramente lungo il Corso, tra la folla dello shopping, è un’immagine che stride con la desolazione del resto della città.
Mentre le pattuglie presidiano il centro pedonale – dove il rischio è minimo – le periferie e le arterie critiche come Via Francesco Tedesco restano tristemente scoperte.Se il gestore a termine del Comune vuole davvero lasciare un segno, deve smettere di assecondare l’inerzia burocratica.
Non abbiamo bisogno di un commissario che si limiti alla firma di rito; abbiamo bisogno di un comandante che mandi gli uomini in strada, dove serve davvero, per sanzionare, prevenire e proteggere.
Se anche la gestione commissariale si piega alla logica del minimo sforzo e dell'apparenza, allora non ci resta che piangere.
Avellino non può permettersi un altro giro di giostra fatto di promesse infrante e aria irrespirabile.
Meno passerelle al Corso, più controlli dove l'aria brucia davvero.
RDM

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