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venerdì 21 novembre 2025

Avellino: un Paese che restringe diritti e allarga privilegi: chi trae davvero beneficio da questo clima?

 

Era il 2024, e noi continuavamo a stigmatizzare 
Gianluca Festa..!

In un’Italia che si dice moderna e democratica, assistiamo invece a un progressivo irrigidimento verso chi dispone di meno e a una sorprendente arrendevolezza verso chi detiene potere, relazioni e influenza. 

Le politiche economiche e sociali degli ultimi anni sembrano costruite più per escludere che per includere, più per compiacere alleanze internazionali e blocchi di interesse che per alleggerire la vita delle famiglie italiane. 

E allora la domanda diventa inevitabile: cui prodest? 

A chi conviene davvero questo orientamento?

Mentre si discute di limitare diritti fondamentali come lo sciopero, il Paese dà l’impressione di avvicinarsi pericolosamente a un modello in cui le richieste dei cittadini valgono meno degli equilibri interni alla maggioranza. 

Il conflitto costante con magistratura e stampa, poi, è un segnale che dovrebbe far riflettere: ogni volta che il potere si irrita per chi controlla, indaga o racconta, è un cattivo presagio per la salute democratica.

Le imminenti elezioni regionali in Campania hanno attirato attenzioni e ambizioni fuori dal comune. 

La posta in gioco è talmente alta da muovere l’intero apparato dei partiti di governo, impegnati in un’offensiva fatta di promesse scintillanti e annunci che sanno più di propaganda che di progetto. 

Una battaglia politica che sembra guardare più ai numeri e alle poltrone che ai problemi strutturali della regione.

E questi problemi non mancano. 

Paghiamo infatti anni di lassismo istituzionale: piccole irregolarità tollerate, segnali sottovalutati, illegalità lasciate crescere nell’indifferenza generale. 

Prefetti e amministratori hanno ripetuto per anni lo stesso mantra rassicurante della città tranquilla, mentre il malaffare, spesso partito da episodi minimi, trovava spazio per radicarsi.

Si ripete spesso la frase tenere la guardia alta

Ma molti dimenticano che, nel pugilato come nella vita, non basta sollevare le braccia, se rimani fermo, i colpi arrivano comunque.

Il recente caso Dolce Vita rappresenta per molti cittadini più di un semplice procedimento giudiziario. 

È diventato simbolo di una certa cultura politica, quella in cui si può attraversare la città con assoluta disinvoltura anche mentre pendono accuse, indagini o procedimenti. 

Una narrazione di normalità che appare stonata rispetto alla gravità del quadro d’insieme.

Il problema non è solo giudiziario, ma culturale. 

In alcune parti del territorio si è radicata l’idea che il potere garantisca una sorta di schermatura morale. 

Un clima che pesa sulla fiducia dei cittadini e che risulta ancora più difficile da accettare quando si vedono figure vicine agli indagati continuare a muoversi come se nulla fosse, come se la città non stesse vivendo un momento di particolare fragilità.

Avellino porta sulle spalle decenni di un clientelismo che non si è mai davvero estinto.

Le vecchie logiche del posto a ogni costo, delle fedeltà familiari o correntizie, dei circuiti politici autosufficienti hanno scavato solchi profondi.

Oggi ne vediamo le conseguenze, una città disillusa, impoverita di fiducia e priva di una visione collettiva.

La politica che avrebbe dovuto emancipare il territorio si è spesso trasformata in una pratica chiusa, autoreferenziale, più attenta alla sopravvivenza interna che al bene pubblico. 

E ciò che raccogliamo ora è il frutto amaro di anni in cui il servizio ai cittadini è stato spesso un concetto secondario rispetto al vantaggio personale.

Se c’è un filo rosso che unisce tutte queste vicende è la distanza crescente tra chi governa e chi vive ogni giorno il territorio. 

Una distanza fatta di privilegi, narrazioni autoassolventi, indifferenza verso il disagio reale e verso quelle sacche di illegalità che, ignorate troppo a lungo, si ingrandiscono fino a diventare strutturali.

Il procuratore Domenico Airoma

Rompere questo schema non è semplice, ma è necessario. 

Significa pretendere trasparenza, responsabilità, coraggio politico.

Significa soprattutto superare una volta per tutte quella cultura del favore, dell’impunità percepita e della promessa facile che ha frenato lo sviluppo della Campania e ha impoverito l’anima stessa delle sue città.

La guardia alta è solo una chiacchiera, i colpi continueranno a entrare. E a far male.

RDM

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