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sabato 22 novembre 2025

Avellino: la parabola delle rinacite e memorie dimenticate..!



Maria Elena Iaverone e Matteo Salvini

Negli ultimi mesi, alcuni esponenti politici avellinesi hanno deciso di riposizionarsi nell’orbita leghista, raccontando questo passaggio come una sorta di rinascita per la città e per il territorio irpino. 

Una narrazione che lascia perplessi molti cittadini, soprattutto se si considera il lungo solco di diffidenza e contrapposizione creato in passato proprio dalla Lega nei confronti del Sud.

Viene spontaneo chiedersi se questi nuovi apostoli locali abbiano mai davvero ascoltato, e compreso, le dichiarazioni storiche della dirigenza leghista, spesso percepite dai meridionali come offensive e stereotipate. 

Dalle critiche agli insegnanti del Sud colpevoli di non parlare un italiano adeguato, fino ai racconti che descrivevano il Nord come culla del merito e il Mezzogiorno come palla al piede del Paese.

Una retorica che ha inciso profondamente nell’immaginario collettivo.

          Maria Elena Iaverone quando era assessore al bilancio                                                                    e vice sindaco nell'amministrazione PD di Paolo Foti 

In questo quadro, la virata di Maria Elena Iaverone, già vicina al PD, e di Massimo Picone, segretario nazionale dei pensionati, categoria che ha recentemente beneficiato di un aumento giudicato da molti puramente simbolico, appare particolarmente significativa. 

Si dichiarano ora interpreti di una proposta politica che per decenni ha raccontato l’esatto opposto del riscatto meridionale.

E tutto questo avviene mentre il ministro Calderoli porta avanti il progetto di autonomia differenziata, una riforma che molti analisti considerano potenzialmente penalizzante per regioni come la Campania. 

L’idea di attribuire maggiori competenze (e risorse) alle regioni più forti rischia infatti di ampliare ulteriormente il divario storico tra Nord e Sud.

Picone e Salvini

Il Sud teme di ritrovarsi con servizi più costosi, meno garantiti e con un peso ridotto nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, ancora oggi incompleti.

È quindi lecito domandarsi quale coerenza politica possa esserci tra il sostegno al nuovo corso leghista e la difesa del Mezzogiorno, specialmente in un momento in cui si studiano riforme che potrebbero ridisegnare la geografia dei diritti e delle opportunità in Italia.

Questa rinascita, dunque, di cosa è davvero figlia?
Di convinzione? Di opportunità? O di un semplice riposizionamento tattico in un clima politico incerto?

La risposta, come sempre, sarà nelle scelte dei cittadini e nella capacità dei protagonisti di spiegare, oltre gli slogan, che cosa intendano costruire per la Campania e per l’Irpinia.

RDM


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