Luca Zaia ed Enzo De Luca potrebbero sembrare lontani anni luce per appartenenza politica e contesto territoriale.
Eppure, al di là delle etichette, finiscono per incarnare lo stesso modo di interpretare il potere.
Un modello che trabocca di ambizione, di continuità autoreferenziale e di un’irresistibile tentazione a rimanere centrali, a prescindere dall’interesse reale dei territori.
Il punto non è la dialettica tra destra e sinistra.
Il punto è la medesima postura, quella che trasmette la sensazione ormai palpabile che il servizio alle persone sia diventato un ornamento retorico, un elemento da sbandierare più che da praticare.
E allora sorge spontanea una domanda: perché figure così controverse continuano a godere di successo elettorale e preferenze?
La risposta è fin troppo semplice, quasi banale: le clientele. Una parola che in Italia torna sempre, come un mantra amaro.Una parte di elettorato beneficia direttamente di certe reti e, quando non è tra i privilegiati, è la prima a lamentare la mancanza di serietà della politica nel rispondere ai bisogni dei cittadini.
I due ex governatori insistono sul fatto che non si ritireranno nei parchi pubblici, garantendo invece la loro presenza costante nelle rispettive regioni.
Un messaggio neanche troppo velato: non illudetevi di esservi liberati di noi.
Continueremo a contare, a comandare, a occupare spazio politico e mediatico.
Il tutto condito dalle consuete celebrazioni di sé, quelle che abbiamo imparato a riconoscere come il marchio di fabbrica dei politici di lungo corso.
In Campania, De Luca rivendica lo straordinario lavoro svolto durante la sua gestione, come se il giudizio dovesse essere affidato non ai dati, non alle conseguenze reali sulla vita nel quotidiano, ma alla propria narrazione personale.Un’autopromozione che fotografa perfettamente l’arroganza di una classe dirigente che, nel tempo, ha capito di poter dire e fare quasi tutto senza dover mai realmente dimostrare nulla.
È questa la forza, e il veleno, del potere in Italia infatti si può sbagliare, si può mentire, si può perfino scivolare in comportamenti politici imbarazzanti, ma con qualche manovra ben piazzata si può sempre tornare a galla, riprendere il controllo, mantenere la propria rete di influenza.
Ora l’elettorato torna al voto, e si ritrova tra le mani l’ennesima occasione per correggere gli errori di valutazione del passato, dopo averne sperimentato gli effetti sulla propria pelle.
Ma siamo davvero sicuri che qualcosa cambierà? Che ci sia la volontà di guardare oltre le narrazioni impacchettate?
La domanda sorge spontanea: come può Giorgia Meloni continuare a godere di tanto consenso se gli elettori mettessero insieme due più due, dopo le promesse mancate, le giravolte, le risposte sempre rimandate?La verità è che la destra di governo ha capito perfettamente che, in un Paese stremato e disilluso, è sufficiente raccontare un nemico, evocare un pericolo e distribuire qualche promessa identitaria per mantenere un consenso che non è sostenuto dai fatti, ma dall’illusione.
E così l’Italia continua a ruotare attorno agli stessi volti, alle stesse logiche di potere, agli stessi meccanismi che impediscono una vera alternativa.
Non manca la possibilità di cambiare, manca la volontà collettiva di pretendere davvero un’altra politica.
RDM

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