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martedì 25 novembre 2025

Avellino: 'a dignità, pur 'o pappavallo l'adda pruvà..!

 

Le recenti dichiarazioni del segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Ines Fruncillo, aprono l’ennesimo capitolo di una politica sempre più incline all’invettiva e sempre meno alla responsabilità. 

Fruncillo ha definito vergognoso il presunto obbligo, imposto ad alcuni cittadini, di partecipare a convegni organizzati dai partiti di sinistra, parlando addirittura di truppe cammellate per descrivere i presenti.

Un linguaggio che, al di là del merito della questione, lascia trasparire un nervosismo evidente e un’idea delle istituzioni come terreno di scontro permanente.

Secondo il segretario, le istituzioni dovrebbero essere un esempio di rigore e dignità. 

Un’affermazione condivisibile in astratto, ma che stride profondamente con la pratica politica del suo stesso campo. 

Se davvero si invoca un modello virtuoso, sarebbe onesto ammettere che molti leader della destra, da Giorgia Meloni a figure come Del Mastro, Urso o La Russa, hanno spesso incarnato logiche, toni e comportamenti ben lontani da quell’ideale di sobrietà. 

È difficile presentarsi come custodi del decoro istituzionale quando, quotidianamente, si alimenta un clima di scontro permanente e si riduce il dibattito pubblico a slogan e contrapposizioni muscolari.

La sensazione è che ogni critica alla sinistra sia un modo per distogliere lo sguardo dalla trave nel proprio occhio, per usare la metafora evangelica. 

Duemila anni fa Gesù raccomandava di guardare alle proprie mancanze, prima di giudicare quelle altrui. 

Una lezione di umiltà civile che la politica contemporanea sembra aver completamente smarrito.

Il pudore, per alcuni, appare un esercizio troppo impegnativo.

La tensione che traspare dalle parole di Fruncillo sembra rivelare un dato più profondo: la destra, oggi al governo, sta perdendo pezzi importanti, e la narrazione trionfalistica degli ultimi anni inizia a mostrare crepe. 

Quando i fatti tornano a pesare più della propaganda, quando la gestione concreta si rivela più complessa del racconto atto al condizionamento, emergono tensioni, contraddizioni e una certa insofferenza verso il confronto democratico.

Il problema, tuttavia, non riguarda solo la destra. 

È l’intero sistema politico a mostrare un’incapacità cronica di offrire figure realmente all’altezza delle sfide del Paese. 

La cittadinanza avrebbe bisogno di politici capaci di coniugare verità, competenza e senso del merito, persone che mettano al primo posto l’interesse collettivo e non l’ambizione personale.

Di questi profili, purtroppo, se ne vedono sempre meno.

L’appartenenza alla casta, destra, sinistra o centro che sia, si traduce sempre più spesso in una corsa al potere, nella volontà di contare, decidere, dominare. 

Una politica che invece di servire la comunità si arroga il diritto di determinarne i destini, come se governare significasse comandare e non rappresentare.

Fino a quando l’interesse del cittadino non tornerà a essere la priorità e non un pretesto per battaglie di parte, continueremo ad assistere allo spettacolo di una politica che predica rigore ma pratica arroganza, che invoca dignità mentre alimenta divisioni, che denuncia la pagliuzza altrui ignorando la propria trave.

RDM

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