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mercoledì 26 novembre 2025

Avellino: la politica dei pacchetti, autopsia di un'elezione irpina..!

 

Vincenzo Ciampi e Livio Petitto

Una valutazione chiara, strutturata e realistica della dinamica elettorale irpina che non si spiega con i soli numeri, ma con strutture di potere. 

Reti di fedeltà, controllo del voto, assenza di una cultura politica libera, e un territorio che spesso si muove non sulla base del merito ma della convenienza immediata.

Perché Petitto prende migliaia di voti anche se mai visto né sentito?

La risposta, purtroppo, è semplice: Petitto non rappresenta un’idea, ma un sistema.

In Irpinia, e più ancora nel capoluogo, esistono reti clientelari, pacchetti di preferenze, gruppi organizzati che non votano sulla base di ciò che hai fatto, ma sulla base di favori personali. 

Lavori, promesse, mediazioni, dipendenze economiche e sociali, controllo dei flussi di voto in particolari comunità o aree, intermediazioni nei piccoli comuni, capacità di muovere persone, non progetti sociali.

In questo schema, uno come Petitto funziona perfettamente, non deve essere conosciuto come politico, deve essere riconosciuto come significato.

Invece Ciampi non viene eletto, nonostante il lavoro fatto, per una dinamica opposta.

Il rappresentante del Movimento è una figura non inserita nel sistema, o quasi, ha lavorato sulle questioni, non sugli interessi.

E questo, paradossalmente, in Irpinia non paga, inoltre la mancanza di una macchina organizzativa, crea quella differenza tra chi raccoglie 3.500 voti di sistema, e chi ne raccoglie 2.500 di opinione.

Da noi la politica non è opinione, è organizzazione: Ciampi ha fatto politica alta, non di scambio.

In provincia di Avellino chi lavora per il territorio non raccoglie voti, chi lavora per i singoli, sì.

I Cinque Stelle non hanno più una struttura, non hanno circoli, né reti di riferimento nei comuni, non esiste un apparato.

E senza apparato, l’Irpinia ti inghiotte, è un territorio dove non si perdona l’indipendenza, un politico che non è manovrabile, qui, non solo non vince…ma spesso viene isolato. 

Poi esiste il fenomeno contra legem, perdura una base contraria alle regole che stravolgano gli interessi, e il duo Festa - Nargi rappresenta evidentemente i riferimenti veri di un garantismo sfrenato.

Il successo di questi ex sindaci con un pacchetto di preferenze molto forte, non è un fenomeno politico nel senso nobile del termine.

È il prodotto di un sistema di potere cittadino ipercentralizzato, radicato in comitati elettorali permanenti, famiglie politiche strutturate, gruppi sociali fidelizzati. 

La gestione del consenso attraverso prossimità, presenza costante, attenzione ai singoli più che alla collettività, la strategia vincente: non un voto libero, ma un voto controllato.

Antonio Gengaro e Giuseppe Conte

E Avellino, in questo, è tristemente unica, una dinamica perfida che solo questo capoluogo riesce a offrire.

Non premia la competenza, chi abbia una visione, chi lavori senza chiedere niente, o chi non è legato a gruppi di potere.

Conta la gestione del bisogno, la dipendenza, il voto come merce, la fedeltà a una persona, non a un pensiero: insomma è una scelta che non costruisce nulla.

Il mantra è quello solito del Gattopardo, cambiare tutto per non cambiare nulla, e il terrotorio muore.

La frustrazione è legittima, il risultato non è il frutto di una scelta democratica consapevole, ma di un ecosistema politico malato. 

Il merito non conta, la memoria non esiste, le preferenze vengono messe insieme, non conquistate. E chi prova a fare politica diversa, come Vincenzo Ciampi, non trova terreno fertile.

RDM


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