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giovedì 27 novembre 2025

Avellino: Marotta e Festa: un rapporto sospetto che porta a processo..!

 Gianluigi Marotta e Gianluca Festa

Il caso Gianluigi Marotta e l’ex sindaco Gianluca Festa rappresenta un esempio emblematico di come rapporti personali possano intrecciarsi con la gestione della cosa pubblica, con conseguenze giudiziarie rilevanti.

Quando Gianluca Festa entrò in carica come sindaco di Avellino, decise di non esautorare Marotta, dirigente di lungo corso del Comune, nonostante il suo passato giudiziario. 

Marotta, infatti, era già stato sottoposto ad accuse di falso in bilancio, circostanza che avrebbe reso prudente qualsiasi amministratore nell’affidargli la convalida di atti comunali. 

Eppure Festa, evidentemente legato da simpatia o fiducia verso il dirigente, scelse di mantenerlo al suo posto, permettendogli di continuare a gestire procedimenti comunali delicati.

Oggi, la vicenda ha assunto contorni più chiari e gravi. 

Marotta è di nuovo a processo, coinvolto in accuse penali molto serie nell’ambito dell’inchiesta Dolce Vita, insieme a ventisei persone davanti al giudice dell’udienza preliminare, Mauro Tringali. 

Nel frattempo, con il Commissario subentrato a luglio scorso, sembra che Marotta non sia più stato utilizzato quale dirigente di ragioneria. 

Già all’epoca scrivemmo di quanto fosse sospetto lasciare un amministratore con precedenti così rilevanti al suo posto; oggi, alla luce dei fatti e dei procedimenti giudiziari in corso, quella scelta appare ancora più discutibile.

La storia di Marotta e Festa, tra fiducia personale, gestione amministrativa e responsabilità penale, offre un quadro chiaro dei rischi che derivano dall’intreccio tra politica e amministrazione pubblica, con conseguenze che si riverberano non solo sul Comune ma sull’intera fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

                                    Petitto, Nargi e D'Agostino

All’epoca dell’intervento della Procura, Laura Nargi era finita sotto accusa per associazione a delinquere

Secondo le intercettazioni, portava il sacco a Gianluca Festa: le foto diffuse dai media mostravano infatti l’ex vice di Festa, insieme all’allora sindaco, mentre trafugavano documenti e un calcolatore elettronico.

Eppure, improvvisamente, Nargi è sparita dall’indagine. Nonostante fosse stata vittima di una perquisizione in casa, con tanto di cane antidroga, oggi sembra aver testimoniato capillarmente sulle attività ritenute illecite, collaborando presumibilmente con gli inquirenti. 

La sua uscita dall’inchiesta, quindi, potrebbe essere il frutto di una collaborazione giudiziaria che ha cambiato radicalmente il suo ruolo da indagata a testimone.

Oggi, però, vediamo Nargi festeggiare insieme a Petitto e D’Agostino, entrambi accusati di voltagabbana politico, per i cinquemila voti acquisiti in provincia. 

Il paradosso emerge evidente: l’elettore sembra ignorare, o forse scegliere di ignorare, gli sviluppi di un’inchiesta seria, continuando a premiare candidati il cui passato o coinvolgimento in indagini giudiziarie avrebbe richiesto maggiore attenzione.

La domanda che resta è chiara e amara, si segue davvero l’evoluzione delle indagini, oppure si continua a votare chi potrebbe risultare più utile, indipendentemente dalla legalità e dall’integrità? 

È una riflessione che, come scritto ieri, merita di essere posta, perché mette in luce il corto circuito tra politica, giustizia e opinione pubblica.

RDM

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