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lunedì 17 novembre 2025

Avellino: quando istituzioni e politica smettono di ascoltare il Paese

Antonio Gengaro e Elly Schlein

L’inasprirsi del confronto tra il mondo politico e la stampa d’inchiesta, sul quale si è concentrata nelle ultime settimane l’attenzione dell’opinione pubblica, appare come il segnale più evidente di un malessere profondo. 

Gli attacchi rivolti a programmi come Report, che da anni rappresentano un presidio di controllo democratico attraverso l’informazione, suggeriscono l’esistenza di un sistema istituzionale sempre più refrattario alla trasparenza.

Preoccupa, in questo senso, anche la crisi di credibilità che investe alcune autorità chiamate a tutelare i cittadini. 

Il caso del Garante per la protezione dei dati personali è emblematico, le polemiche che hanno travolto l’istituzione e le resistenze dei vertici di fronte alle richieste di dimissioni hanno contribuito a incrinare ulteriormente la fiducia pubblica.

Si tratta di organi concepiti per essere indipendenti, ma che oggi appaiono esposti a tensioni e condizionamenti che il legislatore originario non aveva certo previsto.

La sensazione, sempre più diffusa, è quella di trovarsi di fronte a un meccanismo complesso, potente, ma privo di adeguati strumenti di autocorrezione. 

Un sistema che fatica a riconoscere i propri errori e, soprattutto, a porvi rimedio attraverso atti di responsabilità.

Il nodo politico più evidente riguarda tuttavia il tema delle dimissioni. 

In molti Paesi europei, lasciare l’incarico in presenza di vicende giudiziarie, pressioni mediatiche o conflitti d’interesse è considerato un gesto naturale di rispetto verso l’istituzione rappresentata.

In Italia, al contrario, questo principio sembra essersi progressivamente indebolito.

I casi recenti che hanno coinvolto figure di governo, tra cui Daniela Santanché o Elvira Calderone, o Francesco Lollobrigida, hanno riacceso il dibattito pubblico sulla mancanza di una cultura della responsabilità politica. 

A prescindere dagli esiti giudiziari, che competono esclusivamente alla magistratura, molti osservatori rilevano come la scelta di restare al proprio posto a ogni costo finisca per alimentare sfiducia e distacco nei confronti della cosa pubblica.

La procedura di revoca di un ministro, che richiede un atto formale del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio, non aiuta a risolvere rapidamente situazioni di imbarazzo istituzionale, e intermittenti tensioni tra poteri dello Stato rendono ancora più complessa la gestione politica di tali vicende.

Stampa sotto pressione, organi di garanzia delegittimati, politica impermeabile alla responsabilità, tre aspetti apparentemente distinti che, letti insieme, delineano il quadro di un sistema che ha smarrito un principio fondamentale della democrazia rappresentativa, la capacità di autocontrollarsi.

Ritrovare equilibrio tra potere, istituzioni e informazione non è solo un auspicio, è una necessità per il funzionamento stesso della Repubblica.

La credibilità di un Paese si misura infatti non dall’assenza di problemi, ma dalla capacità di affrontarli con maturità, trasparenza e senso delle istituzioni.

La vittoria della Campania al Tar contro la decisione del Ministero della Salute di tenerla sotto scacco, per non aver rispettato le prescrizioni del regolamento, sa tanto di redde rationem tra sinistra e destra.

Vincenzo Ciampi e Roberto Fico

In verità le azioni del Ministero tendevano a penalizzare una regione di sinistra e basta, un pò come ha fatto De Luca negli anni con l'Irpinia, troppo bella e capace per non disturbare gli equilibri che gli aggradavano.

La regola è sempre la stessa, chiunque si cimenti in politica, salvo rare eccezioni, speriamo tra queste ci sia Roberto Fico, lo fa per i cazzi propri.

Non ci resta che sperare nel buon senso degli elettori alle prossime regionali, Antonio Gengaro e Vincenzo Ciampi ci sembrano due persone di dignità e innamorate del proprio territorio, quel che resta lo abbiamo visto solo in questi giorni pre elettorali, e questo non va bene.

RDM


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