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sabato 15 novembre 2025

Avellino: scegliere ragionando è solo per chi faccia punto d'orgoglio il rispetto di una Comunità..!


Roberto Fico

Alle elezioni regionali del 23-24 novembre 2025 in Campania, la contrapposizione politica assume un carattere simbolico: 

da una parte lo schieramento del centrosinistra, dall’altra la coalizione di centrodestra. 

Roberto Fico, ex presidente della Camera e figura di rilievo del Movimento 5 Stelle, è candidato alla presidenza della Regione per la coalizione che comprende Pd, M5S e liste civiche.

Dall’altra parte si presenta Edmondo Cirielli, esponente del centrodestra con alle spalle una lunga carriera politica e una coalizione che include Fratelli d’Italia, Forza Italia e la Lega. 

Nel suo schieramento Fico viene presentato come un uomo dei territori, con una storia politica che, durante la militanza nel Movimento 5 Stelle, ha enfatizzato il ruolo della società civile, dei meno abbienti e della partecipazione diretta.

In contrapposizione, Cirielli, avrebbe proposto modelli di sviluppo regionale che stuzzicano i timori di diseguaglianze territoriali.

In un comunicato si cita addirittura la proposta di un Principato di Salerno come concetto polemico contro la prospettiva di una Regione unita.

Ad esempio, è emerso che avrebbe ipotizzato di dividere la Campania in due tronconi per favorire alcune aree, il Cilento, rispetto ad altre economicamente più fragili, come zone dell’Irpinia. 

La Russa, Lollobrigida e Cirielli

Il confronto non è solo tra destra e sinistra, è anche tra visioni diverse di come trattare i territori, le periferie, le aree meno attrezzate.

La candidatura di Fico può essere interpretata come l’occasione per una svolta che enfatizza umanità e trasparenza, mentre la proposta di Cirielli sembra insistere su differenziazione tra aree.

La posta in gioco è alta, la Campania è una delle regioni più popolose d’Italia, con enormi disparità territoriali interne tra Napoli e hinterland, montagne, coste e con un precedente governo uscente che gode ancora di una quota di consenso.

La svolta è determinante, e la visione di un viceministro meloniano con idee secessioniste, non farebbe gioco per una provincia qual è l'Irpinia, bisognosa di grandi sforzi economici e organizzativi, e di una visione d'aggregazione fra le parti, non certo di un abbandono dei più bisognosi.

RDM

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