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lunedì 3 novembre 2025

Avellino è sintesi di una povertà dello spirito politico, mutuata da certi "grandi predecessori" di questa provincia..!

 

L'ex ministro Gennaro Sangiuliano con un braccialetto "mistico"..!

Sabino Morano, dopo aver tentato di dare vita a un movimento autonomo — Primavera irpina o meridionale, la definizione non è mai stata chiara — è ora approdato alla Lega, abbracciando le posizioni del generale Vannacci.

Un gesto più che di convinzione, sembra figlio del desiderio di contare, di appartenere a qualcosa, anche a costo di rinunciare alla propria autonomia di pensiero. 

E quando il bisogno di seguire prevale sulla dignità, la povertà non è più materiale ma spirituale.

A destra e sinistra la gara al ribasso è aperta, chi rappresenta meglio il peggio dell’italiano medio?

Intanto, gli stessi personaggi che si mostrano in pubblico come salvatori sono stati spesso assenti dai problemi reali di questa provincia. 

Ogni competizione elettorale si riaccende con grandi proclami, ma resta il vuoto delle azioni concrete.

Eppure il meccanismo funziona, perché l’elettore, anestetizzato, stanco, o forse rassegnato, continua a premiare chi promette senza mantenere. 

La vecchia massima il popolo ha il governo che merita trova, purtroppo, ancora conferma.

Nel frattempo, il commissario Giuliana Perrotta, estraneo ai giochi politici, ha provato a imprimere una svolta alla gestione del Comune, intervenendo anche sul tema degli inquinamenti. 

Tuttavia, nemmeno Perrotta pare aver voluto affrontare certi altarini, come la questione del poligono di tiro in pieno centro abitato, fonte di inquinamento acustico e ambientale.

E mentre le cose restano immobili, Nargi e Festa, personaggi ormai simbolo di un certo modo di fare politica, si apprestano a sfilare tra applausi e consensi, pronti a occupare ancora la scena, come se nulla fosse.

Alla fine, il problema non è solo chi governa, ma anche chi applaude.

E in un contesto dove morale e rispetto di sé sono diventati valori secondari, la politica non è che lo specchio fedele di una comunità che ha smesso di indignarsi.

Gennaro Sangiuliano, per esempio, lo potremmo eleggere a prototipo del nulla in via d’estinzione.

Eppure eccolo qui, fiero e aitante, orgoglioso dei propri trascorsi, capace perfino di offendere il buon senso con un braccialetto che vale quanto un tatuaggio: 

un segno di appartenenza a sé stesso, alla propria vanità.

Attoniti, lo vediamo incedere sicuro verso un traguardo che sembra fatto apposta per nascondere la coscienza, per occultare quel valore antico, inestimabile, che i nostri genitori ci avevano insegnato: la dignità.

RDM

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