Il Ponte sullo Stretto rappresenta, ancora una volta, un simbolo dell’inutilità travestita da grande opera.
Un progetto fondato più sul desiderio di maestosità e ritorno d’immagine politica che su reali necessità territoriali.
Un affare utile solo agli amici degli appaltatori e dannoso per due regioni, Sicilia e Calabria, che hanno basato per decenni la loro economia portuale proprio sulla mobilità marittima e sull’indotto che ne deriva.
La narrazione ufficiale, conforme al metodo ormai consolidato del chi non è con noi è contro di noi, non lascia spazio a un dibattito serio, chi critica viene tacciato di incompetenza o di ostilità ideologica.
Eppure, molti esperti del settore hanno espresso pareri tecnici ben diversi da quelli promossi dal governo e dai consorzi appaltatori, pareri che sembrano ignorati o derisi in nome di un interesse che, più che pubblico, appare privato.Viviamo in una realtà sempre più simile a una dittatura strisciante, dove l’opinione divergente viene marginalizzata e la trasparenza amministrativa sostituita dall’arroganza del potere.
Le imminenti elezioni regionali riflettono questo clima opaco: politici cacciati da un partito trovano rifugio in un altro, poco importa se sotto processo o privi di credibilità morale.
Conta solo il pacchetto di voti, nel solco del cinico principio latino pecunia non olet.
Emblematico il caso di Gianluca Festa, sotto processo per accuse gravi eppure presente con arroganza sulle pagine dei media, intento a raccontarci la propria attività politica come se nulla fosse.
Confida in un elettorato distratto, o forse rassegnato, incapace di riconoscere quanto sia urgente restituire alla politica un percorso etico.
Le liste elettorali che si presentano oggi dovrebbero, per dignità, sparire da sole, ma i candidati, privi di amor proprio, continuano a proporsi come modelli e riferimenti morali.
In realtà, non sono altro che il riflesso di un sistema malato, in cui l’interesse personale ha definitivamente sostituito l’interesse pubblico.
RDM

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