
Non basta al signor sindaco che la città sia rappresentata dai suoi avvisi e rinvii a giudizio, o quelli di altri della sua maggioranza;
non si sente soddisfatto dalla morte di Angelo e da quello che ha combinato il suo rappresentante, Cipriano, al Gesualdo, o i nuovi per i quali trova sempre denaro (nostro) fresco.
L'Acs di Gabrieli, e i parcheggiatori in mezzo a una strada, ancora, non lo appagano, lui vuole di più, deve superare ogni limite del buon gusto:
non si presenta a presiedere il Consiglio di ieri che avrebbe dovuto decidere contro l'ampliamento dello Stir di Pianodardine voluto
dal suo mentore, il governatore De Luca.
Sempre contro la sua città, prono al capobastone di turno, questo primo cittadino nefando, continua a imperversare facendo danni e sconquassi senza che nessun cittadino, e pensiamo ai tifosi del calcio che andavano sotto le finestre dei vari presidenti dell'US Avellino, con cori e sberleffi, si senta in dovere di fischiarlo per strada.
E' riuscito in questi quattro anni a relegarci all'ultimo posto in Italia, e lo squallore non finisce qui:
ieri si è fatto pignorare un quadro di valore nello studio del Comune...!
I suoi gendarmi che lo proteggono (?), non hanno potuto fermare un avvocato, Carmen Picariello, che ha messo in vendita la tempera Ritorno dalla festa di Montevergine al tramonto, dell'avellinese del XIX secolo, Cesare Uva.
Quello che noi vorremmo, invece, è che i beni da pignorare fossero a casa di Paolo Foti, artefice del più vistoso disastro che un amministratore potesse pensare per la città dei propri natali.
Senza pudore lui e i sodali che gli tengono il sacco, hanno svenduto Avellino con azioni scellerate di cui gli chiederemo il conto:
l'Azione Collettiva, che un Paese che non si riconosce chiama Class Action, non è lo sviluppo peregrino di un mero esercizio mentale, ma la forma di rivalsa che ogni corpo elettorale dovrebbe pretendere sui propri rappresentanti se ignobilmente fallimentari.
RDM
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