C’è una continuità sottile ma inesorabile che attraversa la vita politica e amministrativa di Avellino: un passaggio di testimone dove le ricette del passato cambiano forma, ma mai sostanza.
Dietro la facciata di un rinnovamento formale, la città si ritrova immersa nell’ennesima stagione di populismo comunicativo e festismo di facciata, in cui la grande messa in scena spettacolare diventa il principale strumento di distrazione di massa.
L'esempio più evidente di questo approccio è il Natale avellinese.
Trasformato in un lucido palcoscenico di luminarie imponenti, grandi attrazioni e logiche puramente commerciali – il cosiddetto evento da scontrino, il periodo natalizio finisce per smarrire del tutto il suo significato spirituale, sociale e di coesione comunitaria.
Un concetto per pochi però, la piazza sarà riempita di luci per evitare che si vedano le crepe della gestione urbana quotidiana, affidandosi ancora una volta alle aspettative che l'amministrazione e figure come l'assessore Luca Cipriano, tradurranno in piena continuità con la linea del passato.
Tra silenzi strategici e riapparizioni calcolate, figure di spicco e vecchie opposizioni cercano di ritagliarsi uno spazio, per intercettare l'eredità politica lasciata dalla stagione dell'ex sindaco Gianluca Festa.
A farne le spese è la città reale e la sua memoria collettiva.
Il Centro Sociale Samantha Della Porta, un luogo che dovrebbe essere il cuore pulsante dell'aggregazione giovanile e di quartiere, viene invece utilizzato come vera e propria moneta di scambio politico.Un regalo elargito a sigle e sindacati che appaiono ormai del tutto scollegati dalle reali dinamiche e dai bisogni delle nuove generazioni.
La vicenda della Motorizzazione Civile consuma l'ennesimo paradosso legato al patrimonio pubblico comunale, per non utilizzare strutture di proprietà e di tutto rispetto come quella di Monteforte.
Infine, non manca il ricorso al classico catalizzatore emotivo della città, l'Avellino Calcio e la passione del tifo organizzato.
La fede calcistica viene puntualmente strumentalizzata dall'amministrazione per costruire consenso facile, e agire da vero e proprio ammortizzatore sociale.
Una cassa di risonanza perfetta per catalizzare le attenzioni dei cittadini e stendere un velo sui problemi strutturali, sui servizi che mancano e sul declino del tessuto urbano.
Avellino si ritrova così sospesa tra l'illusione della festa e la realtà di una gestione che ripropone sé stessa, dimostrando che cambiare l'imballaggio non basta a mascherare il vuoto del contenuto.
RDM


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