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sabato 10 ottobre 2026

Avellino: Irpinia, esplode il bancomat e salta anche la sicurezza...forse qualche targa in meno alle Autorità, gioverebbe..!

 


C'è una puntualità che in Irpinia non conosce ritardi: quella della criminalità. 

Alle 5:50 del mattino, quando Lacedonia dorme ancora e i cittadini si affidano alla tranquillità di un nuovo giorno, la banda dell'esplosivo torna a colpire. 

Nel mirino, ancora una volta, il bancomat della Banca Popolare di Milano, in via Giovanbattista Vico. 

Metodo collaudato, la cosiddetta marmotta, deflagrazione violenta, fuga dei malviventi e strada cosparsa di liquido per ostacolare gli inseguimenti.

Un copione già visto, quasi una replica annunciata. 

Cambia il luogo, si aggiorna l'orario, ma la sostanza rimane la stessa: i criminali agiscono, i cittadini si svegliano di soprassalto e le forze dell'ordine arrivano quando il fragore dell'esplosione ha già squarciato il silenzio.

A Lacedonia sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Sant'Angelo dei Lombardi, i vigili del fuoco e la vigilanza Cosmopol. 

Per mettere in sicurezza l'area e procedere alla bonifica è stato necessario richiedere l'intervento degli artificieri da Napoli. 

Una mobilitazione indispensabile, naturalmente, ma che restituisce anche la misura della gravità di episodi ormai tutt'altro che isolati.

La domanda, però, è inevitabile: quanto può essere rassicurante un sistema di sicurezza che sembra costretto a rincorrere la criminalità, anziché prevenirne le mosse?

Mentre i malviventi dimostrano di conoscere tempi, obiettivi e modalità operative, i cittadini restano spettatori di una partita nella quale il copione sembra scritto sempre dagli stessi protagonisti. 

E il problema non riguarda soltanto il denaro eventualmente sottratto, ancora da quantificare, o i danni materiali provocati dall'esplosione. 

Riguarda la percezione di vulnerabilità di intere comunità, soprattutto nei territori periferici, dove ogni episodio alimenta la sensazione di essere lasciati ai margini delle priorità istituzionali.

Nel frattempo, c'è sempre qualcuno pronto a celebrare risultati, inaugurare iniziative, distribuire dichiarazioni rassicuranti e rivendicare l'efficienza delle istituzioni. 

La retorica dell'impegno pubblico, però, si misura sulla realtà, non sulla quantità di comunicati stampa. E quando un bancomat viene fatto saltare con modalità già sperimentate, le domande diventano più scomode delle cerimonie ufficiali.

Le istituzioni non possono essere considerate responsabili, automaticamente, di ogni azione criminale. 

Sarebbe un'accusa semplicistica e ingiusta. Ma hanno il dovere di spiegare quali strategie preventive siano state messe in campo, quali risultati abbiano prodotto e come intendano proteggere i territori più esposti. 

La sicurezza non si garantisce con le pacche sulle spalle reciproche, né con l'autocertificazione della propria efficienza.

E soprattutto, non basta arrivare dopo l'esplosione per poter dire che lo Stato c'è. Bisogna dimostrare che c'è anche prima.

A Lacedonia, intanto, restano i detriti, i danni, la paura dei residenti e un interrogativo che attraversa tutta l'Irpinia: 

quante altre esplosioni dovranno svegliare i cittadini prima che la prevenzione diventi una priorità concreta?

Perché, a forza di assistere a questo spettacolo, il rischio è che a esplodere non sia soltanto il prossimo bancomat, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

E quella, diversamente dal denaro contenuto in uno sportello automatico, non si recupera chiamando gli artificieri da Napoli.

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