Durante il suicidio di Ciro Erra, le celebrazioni promosse da Cipriano proseguivano senza sosta, macinando incontri e proclami sui valori dello sport.
Tali iniziative apparivano come mere vacuità dal sapore ipocrita, incapaci di cogliere la realtà e la misura in cui un festeggiamento potesse acuire il dolore profondo di chi soffre.
Le politiche sociali rappresentano l'accusa più evidente, verso un'amministrazione illusa di poter decretare la felicità collettiva con un semplice gesto.
Organizzare una manifestazione pubblica non equivale a una festa privata tra invitati disposti al divertimento, ma costituisce un atto delicato che richiede rispetto nei confronti di chi vive una condizione di marginalità economica, sociale e fisica.
La storia della città di Pizza si conferma identica alle gestioni precedenti, riducendo a un'illusione la speranza di una svolta sui problemi concreti, mentre persistono il parcheggio selvaggio sui marciapiedi e la consueta arroganza del potere.
La nostra non vuole essere una contrapposizione dura e pura a questa amministrazione, di cui abbiamo tessuto lodi e speranze durante la campagna elettorale, ma la visione corretta di quanto stia accadendo:
una aiuto per chi incominci la propria azione gestionale col piede sbagliato.
RDM
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