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sabato 27 giugno 2026

Avellino: i mega progetti inutili si facciano da parte, pensiamo alla città..!

 

Festa e D'Agostino

Il recente nubifragio che ha nuovamente devastato Piazza Macello e le aree circostanti rappresenta l'ennesima eredità lasciata da Nargi e Festa. 

I due storici protagonisti di cui la città è riuscita finalmente a liberarsi grazie a un sussulto di dignità. 

Sembra quasi che l'ex coppia al comando abbia voluto lasciare un promemoria della propria gestione fallimentare, ma i danni provocati in particolare da Festa durante il suo tragico mandato comunale sono ben lungi dall'esaurirsi.

Tra questi spicca la questione dello stadio che D'Agostino continua a caldeggiare insistentemente, elemosinando risorse ovunque, persino presso l'amministrazione provinciale.

L'immenso attaccamento allo sport manifestato dal sindaco di Montefalcione, già abilissimo nell'accumulare debiti per il proprio comune, appare chiaramente subordinato a una smisurata fame di profitti. 

Questo personaggio continua a pretendere fondi come se tutto gli fosse dovuto. 

Il centro direzionale inserito nel piano è diventato il requisito indispensabile per dare vita a un faraonico monumento al calcio.

Un'aspirazione di sconfortante volgarità che ben fotografa il provincialismo più ottuso di un centro urbano di appena cinquantatremila abitanti.

La realtà impone invece di mantenere i piedi per terra, poiché la città non possiede la cultura economica adatta nemmeno per quella massima serie calcistica che, secondo i calcoli dei due vecchi sodali Gianluchino e Angelo Antonello, sarebbe dovuta arrivare già da quattro anni. 

Attualmente le priorità dovrebbero essere ben altre, a partire dallo spostamento del mercato da Campo Genova per consentire il passaggio tempestivo delle ambulanze.

Inoltre si registra la perdita dei finanziamenti destinati al torrente Fenestrelle a causa dello smarrimento, da parte dell'amministrazione Festa, della documentazione relativa alla messa in sicurezza delle sponde. 

Questo disastro mette in luce l'urgenza di una profonda revisione degli uffici comunali, ormai assuefatti a un lassismo sfrenato che l'assenza totale di regole ha finito per normalizzare e radicare nel tempo.

RDM

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