L'analisi di Gianluca Festa coglie nel segno, prefigurando una giunta che si riduce a un banale copia e incolla di quella galassiana di venti anni fa.
Risulta umiliante trovarsi a confronto con veri e propri dinosauri che non hanno mai fatto nulla per la città.
Nessuno ha mai incrociato questi personaggi su alcuna problematica reale, al contrario di quanto fa quotidianamente Massimo Passaro, da anni al servizio gratuito dei meno abbienti e pronto a farsi carico di ogni esigenza da sempre ignorata dalle istituzioni.
Figure come Giacobbe, Trezza, Ambrosone e Cipriano, insieme ad altri in fieri che chiunque abbia buona memoria potrebbe aggiungere, vengono alla fine premiate da un elettorato sofferente di amnesia e nessuna cultura politica.
Tutti costoro hanno gestito la cosa pubblica per i propri interessi, dato che non si ricordano vantaggi fruiti dalla città al di fuori di qualche rinvio a giudizio.
Il nuovo sindaco, stimato e conosciuto, si è purtroppo infilato in un vicolo cieco da cui sarà difficile uscire.I condizionamenti saranno troppi e solo una persona dotata di enorme pazienza potrebbe riuscire a tirare avanti, anche perché basterebbe un minimo controllo sulla gestione della propria giunta, per non poter fare a meno di abbandonare.
Lo schifo pervade questa pseudo politica nelle sue pieghe più nascoste.
La boria, che fa rima con supponenza, fa sì che il potere nelle mani di chi vive di luce riflessa come Piero De Luca, diventi un'arma atta a distruggere orgoglio e umanità.
Quanto registrato da Enzo Costanza su quel palco al Corso, rappresenta il riassunto di anime malvage riunite per mostrare la propria miseria.
Rino Buonopane, ancora presidente della Provincia di Avellino, viene cacciato da un ragazzotto di Salerno in trasferta.
Gli schiaffi non sarebbero bastati per far capire a quel presuntuoso a capo di un gruppo di amebe che le persone hanno una dignità, a prescindere dal ruolo e dalla posizione occupata nella società.
Resta solo da sperare in una salvezza divina da questa banda di volgari arrivisti, accomodati ancora una volta sulle poltrone più alte.
RDM
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