La convinzione di Gianluca Festa di rappresentare, insieme ai suoi candidati, il meglio che la città possa offrire, stride violentemente con una realtà amministrativa consegnata al commissariamento.
E un orizzonte giudiziario che vede l'ex sindaco affrontare un processo con accuse pesantissime, dall'associazione a delinquere alla corruzione.
La sua narrazione di sindaco del fare, basata su una politica dell'apparenza fatta di eventi e visibilità, sembra aver attecchito in quella parte di cittadinanza che preferisce ignorare la gravità dei fatti contestati.
Cercare di comprendere la ratio che spinge ancora molti cittadini ad applaudire Festa nonostante il rischio di una condanna penale, significa analizzare alcuni meccanismi consolidati.
Per anni, l'amministrazione ha puntato su una spettacolarizzazione continua con feste, manifestazioni, Eurochocolate, che ha agito come un anestetico sociale, nascondendo dietro le luci degli eventi il declino dei servizi essenziali e la desertificazione commerciale.
L'utilizzo di liste civiche ha permesso di svincolarsi dalle responsabilità dei partiti tradizionali, creando un legame diretto e quasi fideistico tra il leader e il suo elettorato, basato più sull'affetto e sulla stima personale che su un programma concreto.
Una parte dell'elettorato identifica la rapidità degli affidamenti diretti e l'organizzazione di grandi eventi, come prova di capacità gestionale, ignorando o fingendo di farlo, che proprio quel sistema è oggi sotto la lente della magistratura per irregolarità negli appalti e nei concorsi pubblici.
Festa ha cavalcato la vicenda giudiziaria presentandosi come un martire perseguitato, una tesi di parte che mira a politizzare il processo, per trasformare l'appuntamento elettorale in un referendum sulla sua persona anziché sul suo operato.
Mentre l'ex sindaco affronterà il giudizio immediato a partire dal settembre 2026, rinunciando ai riti alternativi per cercare una completa assoluzione, la città resta ostaggio di una spaccatura morale.
Chi lo sostiene sembra voler premiare quella vacuità amministrativa che ha privilegiato la movida a discapito della trasparenza, scambiando la spregiudicatezza per competenza e le promesse elettorali per fatti compiuti.
RDM

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