Luigi Barone, Lega irpina, incarna una figura politica che solleva perplessità immediate;
specialmente considerando la sua adesione a un movimento che storicamente, ha riservato al Mezzogiorno auspici di catastrofi naturali e insulti gratuiti.
Passare sopra a simili precedenti richiederebbe, in un mondo razionale, un consulto specialistico per accertare lo stato delle facoltà mentali di chi sceglie di dimenticare.
Non pago di tale amnesia, Barone decide di puntare orgogliosamente su Gianluca Festa come alfiere della destra, dimostrando una beata ignoranza, o un totale disinteresse per il passato e il presente dei personaggi che seleziona.
Questo modo di operare non è altro che il riflesso locale di un andazzo nazionale.
Mentre il governo centrale arranca tra inchieste giudiziarie che spuntano con regolarità disarmante, i referenti territoriali come Martusciello e Fruncillo sembrano aver eletto il sospetto e l'indagine, a requisiti di merito.
Per questa classe dirigente, avere un candidato chiacchierato appare come un vanto o una scorciatoia dorata verso il comando, confermando che il concetto di servizio pubblico, e le sofferenze della cittadinanza sono variabili del tutto estranee ai loro interessi.
In questo scenario desolante, Avellino scivola tristemente nelle cronache insieme preoccupanti e perfino nere, rappresentata da una gestione sportiva che arranca, e da una politica che pare aver smarrito ogni dignità.
RDM
Nessun commento:
Posta un commento