Il mosaico avellinese si arricchisce ogni giorno di nuovi tasselli in una mescolanza di mediocrità che sembra non conoscere fondo.
Tra inchieste giudiziarie che vedono protagonisti figure come Laura Nargi e Gianluca Festa, e la discutibile gestione del Pronto Soccorso, la città appare ormai come un organismo in decomposizione.
A completare il quadro intervengono le prediche elettorali del senatore fratellino di Meloni, Aldo Mattia, impegnato a sollecitare un consenso clientelare che sa di antico e stantio.
L’arrivo dell’epatite A rappresenta solo l’ultimo dei flagelli in ordine di tempo, quasi a voler confermare la trasformazione del capoluogo in un antro delle streghe;
dove si attende solo l'invasione delle cavallette per chiudere il cerchio delle piaghe bibliche.In questo contesto di sfacelo, appare quasi grottesco il tentativo di avvicinamento tra il presidente dell’ordine degli avvocati, Fabio Benigni, e la stessa Nargi.
Tale dinamica ignora deliberatamente come la reputazione e la storia individuale prescindano dal sigillo di una sentenza, radicandosi invece nel giudizio pubblico e nell'etica quotidiana.
La città è scivolata in uno stato di degrado morale e istituzionale ormai noto in tutto il Paese.
Il comando è affidato al peggio della classe dirigente, mentre le perversioni politiche e sociali si susseguono senza più sollevare alcun moto di sorpresa o sdegno.
Dalle gerarchie ecclesiastiche ai rappresentanti della società civile, le istituzioni hanno toccato il punto più basso degli ultimi decenni, consolidando un’immagine di vergogna che appare purtroppo difficile da emendare.
RDM
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